{"id":987,"date":"2008-06-17T10:13:46","date_gmt":"2008-06-17T10:13:46","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2008\/06\/17\/uzbekistan-aumentano-i-casi-di-tortura\/"},"modified":"2008-06-17T10:13:46","modified_gmt":"2008-06-17T10:13:46","slug":"uzbekistan-aumentano-i-casi-di-tortura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2008\/06\/17\/uzbekistan-aumentano-i-casi-di-tortura\/","title":{"rendered":"UZBEKISTAN: Aumentano i casi di tortura"},"content":{"rendered":"<p>MOSCA, 17 giugno 2008 (IPS) &#8211; Aumenta il ricorso alla tortura in Uzbekistan dopo l&rsquo;elezione dell&rsquo;ultimo Presidente Islam Karimov. Lo sostiene un gruppo per la difesa dei diritti umani.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il numero dei casi di sparizioni e torture &egrave; aumentato dall&rsquo;inizio di quest&rsquo;anno, segnala Elena Ryabinina, esperta di abusi dei diritti nelle Repubbliche centro-asiatiche presso il Centro per i diritti umani Memorial di Mosca. <\/p>\n<p>Il suo centro, insieme al Gruppo d&rsquo;azione indipendente per i diritti umani di Tashkent, guidato dall&rsquo;attivista Surat Ikramov, hanno monitorato la nuova ondata di abusi nel paese. L&rsquo;Organizzazione di Ikramov, fondata nel 2002, comprende oggi 136 membri incaricati di esaminare e difendere i diritti dei cittadini uzbeki. <\/p>\n<p>Gli abusi sono stati collegati al regime di Karimov, che era gi&agrave; stato in carica per due mandati &#8211; il massimo consentito dalla costituzione dell&rsquo;Uzbekistan. Ma nel dicembre 2007 Karimov &egrave; stato eletto per un terzo mandato, contro quattro oppositori largamente sconosciuti.    L&rsquo;Uzbekistan &egrave; il paese pi&ugrave; popoloso dell&rsquo;Asia centrale. I suoi 26,8 milioni di abitanti, concentrati a sud e a est del paese, rappresentano quasi la met&agrave; dell&rsquo;intera popolazione della regione e sono per lo pi&ugrave; dediti alla coltivazione del cotone in piccole comunit&agrave; rurali.<\/p>\n<p>Secondo il rapporto dell&rsquo;Associazione, tra il 1997 e il 2007 pi&ugrave; di 12mila individui sarebbero stati arrestati e condannati per motivi politici e religiosi. Di questi, circa 8mila figurano in una lista pubblicata dal Centro. <\/p>\n<p>&rdquo;Pi&ugrave; il regime riesce a distruggere l&rsquo;opposizione democratica che sostiene la necessit&agrave; di un cambiamento pacifico del potere, pi&ugrave; la tortura si esplicita nelle sue forme pi&ugrave; terribili&rdquo;, ha detto Ryabinina all&rsquo;IPS.<\/p>\n<p>L&rsquo;allentamento delle sanzioni da parte dell&rsquo;Unione europea &egrave; stato interpretato dal regime come un&rsquo;indulgenza nei confronti di ulteriori violazioni, secondo Ryabinina. &ldquo;A me sembra un approccio estremamente miope&rdquo;. <\/p>\n<p>La famiglia di Gulnova Oltieva &egrave; stata distrutta dai metodi del regime. L&rsquo;anno scorso, suo marito &egrave; stato torturato e ucciso, e a dicembre 2007 lei &egrave; dovuta fuggire dall&rsquo;Uzbekistan con i figli; adesso vive in Kazakhstan.<\/p>\n<p>&ldquo;Ogni mese muore qualche detenuto dopo aver subito torture&rdquo;, ha denunciato Oltieva all&rsquo;IPS. &ldquo;Il personale della prigione ha un&rsquo;autorit&agrave; assoluta, percuotono i detenuti a loro piacimento, e talvolta finiscono per ucciderli&rdquo;. I corpi vengono nascosti a visitatori e parenti, e vengono portati sotto sorveglianza speciale in tombe segrete, ha spiegato. <\/p>\n<p>Il carcere di Bukhara, 600 chilometri a sud-ovest della capitale Tashkent, &egrave; noto per ospitare migliaia di detenuti sottoposti a tortura e tenuti in condizioni deplorevoli, racconta Oltieva, che aggiunge: &ldquo;Sia mio marito Yusuf Juma che mio figlio Mashrab Yusufjon sono stati uccisi qui sotto tortura&rdquo;. <\/p>\n<p>I comuni metodi di tortura prevedono botte con manganelli pieni d&rsquo;acqua, scosse elettriche, asfissia mediante sacchetti di plastica e maschere antigas, e umiliazioni sessuali. Chi viene maggiormente preso di mira e torturato sono le persone accusate di estremismo religioso, sostengono gli attivisti. <\/p>\n<p>&ldquo;L&rsquo;uso frequente della tortura &egrave; il segno di una vera e propria cultura politica adottata dalle autorit&agrave; per reprimere i gruppi d&rsquo;opposizione e di difesa dei diritti umani&rdquo;, ha spiegato all&rsquo;IPS Elena Urlaeva, dell&rsquo;Alleanza per i diritti umani di Tashkent. Le vittime non hanno nessun posto dove cercare una compensazione legale, ha aggiunto. <\/p>\n<p>Secondo Urlaeva, l&rsquo;istituzione di un tribunale indipendente ad hoc per i genocidi ad Andijan potrebbe servire per controllare i metodi arbitrari di Karimov e del suo governo. A maggio 2005, alcuni cecchini attaccarono diversi edifici governativi in questa citt&agrave; orientale dell&rsquo;Uzbekistan, liberando con la forza 23 uomini accusati di estremismo religioso. Gli scontri tra le forze di governo e i protestanti provocarono centinaia di vittime.<\/p>\n<p>Mihra Rittmann, ricercatore di Human Rights Watch (HRW) presso la divisione Europa e Asia Centrale, ha raccontato all&rsquo;IPS che &ldquo;per tanti anni il governo dell&rsquo;Uzbekistan ha cercato in tutti i modi di convincere i propri partner multilaterali di aver realizzato riforme decisive per porre fine alla tortura, sostenendo che questa e altre forme di maltrattamento non fossero un problema dilagante nel paese&rdquo;. Il governo, spiega Rittmann, dovrebbe riconoscere le responsabilit&agrave; di chi commette torture e maltrattamenti, e garantire ai detenuti di poter presentare reclamo contro la tortura senza temere ritorsioni. <\/p>\n<p>Il governo ha adottato delle leggi importanti per introdurre un &ldquo;habeas corpus&rdquo; e abolire la pena di morte, sostiene Rittmann, ma non c&rsquo;&egrave; stata nessuna riduzione significativa nell&rsquo;impiego diffuso della tortura. Servirebbe una riforma sostanziale, ci dice, per sradicare definitivamente questa pratica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MOSCA, 17 giugno 2008 (IPS) &#8211; Aumenta il ricorso alla tortura in Uzbekistan dopo l&rsquo;elezione dell&rsquo;ultimo Presidente Islam Karimov. 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