{"id":952,"date":"2008-04-17T14:13:45","date_gmt":"2008-04-17T14:13:45","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2008\/04\/17\/diritti-leuropa-deve-essere-un-modello-per-i-diritti-umani\/"},"modified":"2008-04-17T14:13:45","modified_gmt":"2008-04-17T14:13:45","slug":"diritti-leuropa-deve-essere-un-modello-per-i-diritti-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2008\/04\/17\/diritti-leuropa-deve-essere-un-modello-per-i-diritti-umani\/","title":{"rendered":"DIRITTI: L&#8217;Europa deve essere un modello per i diritti umani"},"content":{"rendered":"<p>Bruxelles, 17 aprile 2008 (IPS) &#8211; Quando il cadavere di Stojan Miodrac fu identificato da sua moglie nel 1991, le sue orecchie erano state tagliate e i suoi occhi cavati. L&rsquo;uomo aveva incontrato la sua morte orribile recandosi all&rsquo;ufficio di previdenza sociale in Croazia, dove gli avevano chiesto di mostrare un documento di identit&agrave;. La sua unica colpa, portare un nome di etnia serba.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1164\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1164\" class=\"size-full wp-image-1164\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/Irene1.jpg\" alt=\" Amnesty International\" width=\"200\"\/><p id=\"caption-attachment-1164\" class=\"wp-caption-text\"><br \/>Amnesty International<\/p><\/div><\/div>\n<p>Miodrac era uno degli oltre 100 civili che vivevano nella cittadina industriale di Sisak, assassinati o non volontariamente scomparsi durante la guerra dell&rsquo;ex Jugoslavia. Oggi &ndash; dopo 17 anni &ndash; virtualmente nessuno dei responsabili di quei crimini &egrave; stato processato. <\/p>\n<p>La Croazia ha chiesto di entrare nell&rsquo;Unione Europea, ma Amnesty International ritiene che le istituzioni di Bruxelles abbiano il dovere di assicurare le responsabilit&agrave; per i crimini commessi durante il conflitto degli anni &rsquo;90, nel quale entrambe le etnie serba e croata furono perseguitate. Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty, ha sollevato la questione durante il suo colloquio il 15 aprile con i massimi leader dell&rsquo;Ue. <\/p>\n<p>Kahn ha parlato di questo e di altre questioni sui diritti umani con il corrispondente dell&rsquo;IPS a Bruxelles, David Cronin. <\/p>\n<p>IPS: Negli ultimi giorni avete chiesto la fine dell&rsquo;impunit&agrave; dei crimini di guerra in Croazia. Quando incontrer&agrave; Olli Rehn, commissario europeo che gestisce i negoziati sulla richiesta del paese di entrare nella comunit&agrave;, cosa gli chieder&agrave; di fare? <\/p>\n<p>IK: Quello che Amnesty chiede all&rsquo;Unione Europea &egrave; di accertarsi che l&rsquo;impunit&agrave; per i crimini di guerra venga affrontata e rimanga una questione fondamentale nei negoziati di adesione. <\/p>\n<p>Abbiamo visto dei progressi in Croazia in termini di cooperazione con il tribunale (internazionale per i crimini di guerra con sede all&rsquo;Aia). Ma vi sono alcuni temi fondamentali che riguardano la mancanza di processi e di indagini per i crimini di guerra; i timori riguardano in particolare ai crimini contro la minoranza serba. Vi &egrave; una pesante politicizzazione di indagini e processi, messaggi ambigui che provengono da alti livelli governativi, attacchi ai testimoni che non sono stati ascoltati. <\/p>\n<p>Quello che chiediamo &egrave; che quando il capitolo giustizia viene aperto (nei negoziati), non venga chiuso troppo rapidamente senza che queste questioni siano affrontate. <\/p>\n<p>Noi abbiamo incontrato vittime del conflitto in Croazia di entrambe le parti. Abbiamo incontrato la madri (di etnia croata) di Vukovar, per esempio, e siamo stati a Sisac, dove ci sono le vittime serbe. E da entrambe le parti, le ferrite sono ancora aperte. La gente vuole giustizia, e riconciliazione, ma questo non accadr&agrave; a meno che l&rsquo;approccio non sia corretto e imparziale. <\/p>\n<p>Per l&rsquo;Unione Europea &egrave; una grande sfida. &Egrave; la prima volta che deve affrontare crimini di guerra e impunit&agrave; in un contesto di annessione. Per questo &egrave; importante che se ne parli nel modo giusto, perch&eacute; lo stesso problema potrebbe porsi con altri paesi della regione in condizioni analoghe. In futuro dovranno occuparsi di Kosovo, Serbia, Bosnia, dunque &egrave; molto importante che gestiscano correttamente la questione Crota. <\/p>\n<p>IPS: Durante la sua visita, affronter&agrave; anche le questioni relative all&rsquo;asilo. Alcune organizzazioni hanno espresso preoccupazione sulle cosiddette direttive per i rimpatri dell&rsquo;Ue, che dovrebbero essere discusse dal Parlamento Europeo a breve. Amnesty condivide questi timori, il fatto che la detenzione per i richiedenti asilo si potrebbe trasformare in prassi? <\/p>\n<p>IK: I nostri timori sui richiedenti asilo nell&rsquo;Unione Europea sono di lunga data. Io discuter&ograve; le direttive sui rimpatri con il presidente del Parlamento Europeo (Hans-Gert Poeterring). I due aspetti che ci preoccupano maggiormente sono la questione della detenzione e il divieto a rientrare (per i richiedenti asilo  trasferiti). <\/p>\n<p>Tuttavia, abbiamo una preoccupazione pi&ugrave; a lungo termine sul processo di armonizzazione dell&rsquo;Ue (delle leggi di asilo e di immigrazione). Negli anni, gli standard si sono abbassati verso un minimo comune denominatore, mentre l&rsquo;obiettivo dovrebbe essere quello di armonizzare le pratiche migliori. Noi speriamo che quando l&rsquo;Unione Europea affronter&agrave; le sue politiche di asilo, cercher&agrave; di riparare gli errori del passato. A proposito della direttiva sulle procedure (di asilo), per esempio, Amnesty la descrive come un inventario di pessime pratiche. <\/p>\n<p>L&rsquo;Europa &egrave; un modello per gli altri, non pu&ograve; aspettarsi che i paesi vicini e altre parti del mondo siano generose verso rifugiati e richiedenti-asilo, quando lei stessa non &egrave; adeguatamente preparata. <\/p>\n<p>IPS: Amnesty ha sollecitato i governi Ue ad una maggiore generosit&agrave; nei confronti dei profughi iracheni. A che genere di generosit&agrave; vi riferite? <\/p>\n<p>IK: Sull&rsquo;Iraq, &egrave; davvero una lotteria. La probabilit&agrave; (che abbiano o meno diritto all&rsquo;asilo) dipende da dove atterra l&rsquo;aereo. In Slovenia, &egrave; dello zero per cento, mentre &egrave; piuttosto elevata in Svezia. <\/p>\n<p>&Egrave; il genere di lotteria sulla protezione che non vorremmo vedere in Europa. Ci aspetteremmo un approccio pi&ugrave; umano, basato sul bisogno di protezione delle persone. Da una parte, tutti conosciamo la situazione in Iraq, e la gravit&agrave; dei problemi relativi alla protezione e alla sicurezza, ma d&rsquo;altra parte spesso l&rsquo;accesso viene negato a chi cerca asilo in modo molto arbitrario, a seconda del paese nel quale arriva. <\/p>\n<p>IPS: Secondo Amnesty, i governi europei non sono riusciti a indagare adeguatamente la presunta collusione dell&rsquo;Europa con il cosiddetto programma di traduzioni speciali della CIA. Jos&eacute; Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, era primo ministro del Protogallo, al momento in cui si ritiene che i voli CIA abbiano attraversato il suo paese. Non deve rispondere sul caso? <\/p>\n<p>IK: Abbiamo chiesto chiarezza a tutti i governi dell&rsquo;Unione Europea coinvolti nella questione delle detenzioni illegali. E sappiamo che recentemente (David) Miliband, ministro degli esteri britannico, ha ammesso che gli americani hanno ritrattato le garanzie precedentemente fornite circa l&rsquo;utilizzo di Diego Garcia (dipendenza britannica nell&rsquo;Oceano Indiano). Questo mette in discussione anche le garanzie sulla base delle quali i governi europei dichiarano che il loro territorio non era stato utilizzato in maniera scorretta, e assegna proprio ai governi europei la responsabilit&agrave; di indagare e fare chiarezza. <\/p>\n<p>Ma la responsabilit&agrave; di andare pi&ugrave; a fondo su quello che &egrave; successo va anche alle istituzioni dell&rsquo;Unione Europea. Da un lato, l&rsquo;Unione Europea si basa sui valori dei diritti umani e della democrazia. Ma dall&rsquo;altro lato, si sta negando uno dei pi&ugrave; grandi scandali sui diritti umani nell&rsquo;Unione Europea. E questo ha enormi ripercussioni sull&rsquo;autorit&agrave; morale dell&rsquo;Europa, un modello per i diritti umani in tutto il mondo. <\/p>\n<p>IPS: Come vede la posizione dell&rsquo;Unione Europea &ndash; o meglio, la mancanza di una posizione comune &ndash; sugli ultimi eventi della Cina e del Tibet? <\/p>\n<p>IK: Mi pare che l&rsquo;Ue terr&agrave; il prossimo colloquio con la Cina sui diritti umani il 15 maggio. Questa sar&agrave; la sua ultima opportunit&agrave; di assumere una posizione di forza prima dei Giochi Olimpici. Il dialogo si svolge con regolarit&agrave;, ma non &egrave; chiaro quale progresso sia stato fatto in tutto questo processo. Amnesty dal suo punto di vista ha tenuto sotto controllo la Cina nell&rsquo;ultimo anno. E abbiamo stabilito alcuni punti di riferimento in base ai quali misurare la sua condotta. Vorremmo che anche l&rsquo;Unione Europea stabilisse con chiarezza dei punti da adottare e che sulla Cina esercitasse un&rsquo;adeguata pressione al riguardo. Si tratterebbe di un passo coerente nella politica dell&rsquo;Unione; sarebbero introdotti dei criteri per misurare i progressi ottenuti.  <\/p>\n<p>La pena di morte &egrave; una delle questione in campo, e credo che la Cina sia ancora il maggior responsabile delle esecuzioni nel mondo, malgrado anche l&igrave; si siano registrati dei progressi in proposito. Ma ci sono molti altri problemi: il Tibet, l&rsquo;uso della forza eccessiva in Tibet; il trattamento degli attivisti per i diritti umani in Cina; dissidenti e altri. In realt&agrave;, tutto questo &egrave; peggiorato in prossimit&agrave; dei Giochi. <\/p>\n<p>IPS: L&rsquo;Unione Europea prevede di includere una clausola sui diritti umani negli accordi formali che firma con i paesi di tutto il mondo. Ma c&#039;&egrave; stata grande riluttanza a invocare tale clausola nel caso degli accordi di cooperazione dell&rsquo;Ue con Israele, malgrado gli abusi perpetrati dalle forze israeliane nei territori palestinesi. Che senso ha includere delle clausole sui diritti umani se poi non vengono utilizzate? <\/p>\n<p>IK: Inserire le clausole &egrave; il primo passo, ma ora noi vorremmo vedere dei veri passi avanti da parte dell&rsquo;Unione Europea. Innanzitutto, misure concrete per cui queste clausole possano essere decisive o meno nel dialogo con i diversi governi. <\/p>\n<p>VI &egrave; la tendenza ad usare il dialogo sui diritti umani, una volta istituito, come un parcheggio. &Egrave; importante stabilire che i diritti non sono una questione isolata. Dovrebbe essere un tema trasversale, in accordo con i valori europei, una base per tutte le discussioni con tutti i governi. <\/p>\n<p>IPS: Amnesty tende a concentrarsi sui diritti civili e politici, piuttosto che economici e sociali. Mentre si avvicina il 60&deg; anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite di dicembre, pensa che dovreste assumere un approccio pi&ugrave; universale?<\/p>\n<p>IK: Negli ultimi sette, otto anni, Amnesty ha lavorato per includere i diritti economici e sociali (insieme ai diritti civili e politici). Abbiamo guardato al problema della violenza di genere e delle sue cause: discriminazione, impunit&agrave; e cos&igrave; via, che riguarda i diritti economici e sociali, ma anche quelli civili e politici. <\/p>\n<p>Vittime e sopravvissuti non fanno distinzione tra la violazione del diritto alla salute o a un giusto processo quando vengono picchiati e sbattuti in prigione. Da quel punto di vista, Amnesty assume una visione olistica. <\/p>\n<p>Non possiamo essere credibili nell&rsquo;affrontare il problema dei diritti umani se non riusciamo a riconoscere i problemi con cui la gente combatte: violenza di genere, povert&agrave; e discriminazione. In Europa, abbiamo guardato ai diritti dei bambini rom, compreso il diritto all&rsquo;istruzione. E questi si traducono in diritti economici e sociali, e in diritti civili e politici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bruxelles, 17 aprile 2008 (IPS) &#8211; Quando il cadavere di Stojan Miodrac fu identificato da sua moglie nel 1991, le sue orecchie erano state tagliate e i suoi occhi cavati. 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