{"id":938,"date":"2008-03-26T11:57:13","date_gmt":"2008-03-26T11:57:13","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2008\/03\/26\/commercio-dovrebbero-essere-i-paesi-ricchi-a-farsi-carico-degli-aggiustamenti-del-round-di-doha\/"},"modified":"2008-03-26T11:57:13","modified_gmt":"2008-03-26T11:57:13","slug":"commercio-dovrebbero-essere-i-paesi-ricchi-a-farsi-carico-degli-aggiustamenti-del-round-di-doha","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2008\/03\/26\/commercio-dovrebbero-essere-i-paesi-ricchi-a-farsi-carico-degli-aggiustamenti-del-round-di-doha\/","title":{"rendered":"COMMERCIO: Dovrebbero essere i paesi ricchi a farsi carico degli aggiustamenti del round di Doha"},"content":{"rendered":"<p>GINEVRA, 25 marzo 2008 (IPS) &#8211; I negoziati dell&rsquo;Organizzazione mondiale per il commercio sui tagli delle tariffe industriali &#8211; per il cosiddetto accesso al mercato dei prodotti non agricoli (NAMA, non-agricultural market access) &ndash; attraversano una fase critica. Faizel Ismail, capo dei negoziatori del Sud Africa con sede a Ginevra, e coordinatore di NAMA 11, coalizione delle economie emergenti in via di sviluppo, ne ha parlato con Aileen Kwa.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Aileen Kwa (AK): Perch&eacute; il Sud Africa &egrave; cos&igrave; preoccupato per i negoziati NAMA? <\/p>\n<p>Faizel Ismail (FI): Siamo stati coinvolti pi&ugrave; attivamente nei negoziati NAMA durante la conferenza ministeriale di Hong Kong (nel 2005). <\/p>\n<p>In quel momento, Usa e Ue avevano messo sul tavolo la formula svizzera (una formula sul taglio delle tariffe) con coefficiente 10 per i paesi sviluppati e 15 per i paesi in via di sviluppo. (I coefficienti sono le costanti da sostituire nella formula che determina la misura del taglio. Minore &egrave; il coefficiente, pi&ugrave; alto il taglio da applicare alla tariffa. Tuttavia, i diversi schemi tariffari tra paesi sviluppati e in via di sviluppo indicano che, malgrado il coefficiente pi&ugrave; elevato dovrebbe corrispondere ai paesi in via di sviluppo, i paesi ricchi finiscono per godere di una percentuale superiore sulle decurtazioni tariffarie). <\/p>\n<p>Abbiamo ritenuto che una simile richiesta sul tavolo di Ue e Usa fosse troppo onerosa rispetto alle offerte agricole di quei paesi, e che non fosse in accordo con il mandato di &ldquo;non totale reciprocit&agrave;&rdquo;. (la &lsquo;&lsquo;non totale reciprocit&agrave;&rdquo; sostenuta nella Dichiarazione di Doha del 2001, per molti lascia intendere che nei negoziati NAMA i paesi sviluppati debbano assicurarsi una maggiore percentuale di tagli o aggiustamenti delle tariffe, rispetto ai paesi in via di sviluppo). <\/p>\n<p>Di fatto, abbiamo verificato che il mandato di &ldquo;non totale reciprocit&agrave;&rdquo; andava nella direzione opposta a quanto auspicato, con l&rsquo;impegno pi&ugrave; gravoso riservato ai paesi in via di sviluppo, anche all&rsquo;interno dei negoziati NAMA. <\/p>\n<p>Quindi abbiamo iniziato a lavorare insieme (come) gruppo di paesi cui erano rivolte le richieste (della liberalizzazione), raccogliendo nell&rsquo;alleanza i principali paesi emergenti in via di sviluppo, compresi Brasile e India. La Cina, anche se fuori dal gruppo, si comporta comunque da stretto alleato. <\/p>\n<p>(Il Sud Africa) si &egrave; proposto per il ruolo di coordinatore, nella convinzione che il metodo migliore fosse attivare una difesa organizzata contro una proposta dei paesi sviluppati considerata estremamente ingiusta.<\/p>\n<p>Abbiamo partecipato attivamente ai negoziati con questo obiettivo, ma anche per costruire un&rsquo;alleanza che avesse un ruolo concreto nelle trattative. Fino a quel momento, i paesi in via di sviluppo non avevano mai dichiarato apertamente la loro posizione. <\/p>\n<p>Per il Sud Africa, la questione della produzione e dello sviluppo industriale &egrave; di estrema rilevanza. Con il nuovo governo in carica, abbiamo intrapreso un processo di riforme. La nostra &egrave; una democrazia molto robusta, dotata di istituzioni che possono negoziare interessi diversi, impegnate con altre forze sociali, come imprese, sindacati e governi. <\/p>\n<p>Il Sud Africa intende dare il suo contributo alle consultazioni di Doha, sempre proporzionalmente con le congiunture attuali. Incombe la minaccia del calo occupazionale, circostanza che pesa sulla produzione; e i relativi costi sociali possono essere significativi, dato l&rsquo;elevato tasso di disoccupazione. <\/p>\n<p>Per questo dobbiamo pesare molto attentamente ogni nostra promessa, e misurarne l&rsquo;impatto nel settore sociale e sullo sviluppo industriale della nazione. Ci sono anche questioni legate al processo di sviluppo industriale e alla necessit&agrave; di uno spazio politico che incoraggi lo sviluppo industriale. <\/p>\n<p>Qualunque contributo dovr&agrave; essere misurato sulla base delle diverse questioni politiche. Abbiamo alcune aziende &ldquo;labour intensive&rdquo;, soprattutto nei settori abbigliamento, tessile, calzaturiero, che sono relativamente non competitive e risulterebbero estremamente vulnerabili rispetto a qualunque aggiustamento rilevante. <\/p>\n<p>AK: Quali sono le sfide affrontate ad oggi dai negoziati NAMA? <\/p>\n<p>FI: Sin dall&rsquo;inizio, abbiamo sollecitato gli altri membri perch&eacute; aderissero innanzitutto al mandato di Doha di &ldquo;non totale reciprocit&agrave;&rdquo;, e poi al mandato del paragrafo 24 della dichiarazione di Hong Kong, che si pronuncia sulla compatibilit&agrave; relativamente al livello di ambizione (profondit&agrave; della liberalizzazione) tra agricoltura e NAMA (negoziati). <\/p>\n<p>A Hong Kong abbiamo discusso il paragrafo 24 che impone a tutti i membri il confronto circa il livello di ambizione tra i due punti. Finora i paesi sviluppati si sono rifiutati di rispettare lo spirito e le indicazioni di quel mandato.<\/p>\n<p>Tuttavia, il responsabile dei negoziati NAMA (l&rsquo;ambasciatore canadese Donald Stephenson) non ha mostrato alcuna intenzione di rispettare quel mandato, sostenendo come sin dal suo primo testo (luglio 2007) sia stata sempre una questione di interpretazione; ognuno usa il proprio metro, e Stephenson ritiene che non sia necessario essere coerenti con quel mandato. Per lui, il caso &egrave; chiuso. <\/p>\n<p>Anche nel suo secondo testo (febbraio 2008), l&rsquo;ambasciatore ha liquidato la questione. L&rsquo;unico modo per garantire totale adesione alla nostra interpretazione del paragrafo 24 nei negoziati conclusivi &egrave; avvalersi della NAMA 11, un&rsquo;alleanza che si mantiene ben salda. <\/p>\n<p>AK: Quali progressi spera di vedere nei negoziati dei prossimi mesi? <\/p>\n<p>FI: La questione numero uno &egrave; vedere l&rsquo;Ue e gli Usa attuare le riforme per garantire equit&agrave; sul piano agricolo, rimuovere le distorsioni in campo agricolo e creare opportunit&agrave; per i paesi in via di sviluppo nell&rsquo;esportazione di quei prodotti che possono considerarsi naturalmente vantaggiosi. Questo significa tenere fede al paragrafo 24. <\/p>\n<p>Secondo, dobbiamo guardare al mandato stesso dei NAMA. Se si legge il mandato di Doha, l&rsquo;orientamento in favore dei paesi in via di sviluppo &egrave; molto evidente, ed &egrave; chiarissimo che i paesi sviluppati devono realizzare gli aggiustamenti pi&ugrave; rilevanti. Se &egrave; vero che i cali occupazionali sono la prima conseguenza della liberalizzazione, il peso maggiore di una simile circostanza deve essere a carico dei paesi sviluppati. <\/p>\n<p>Per questo noi dell&rsquo;alleanza NAMA 11 siamo fermi al nostro impegno su quel mandato, pronti a offrire il nostro contributo. <\/p>\n<p>AK: Pensa che le consultazioni di Doha si possano concludere presto? <\/p>\n<p>FI: Adesso non vedo chiaramente come i pezzi si possano ricomporre. Non riesco a prevedere come si possa concludere il quadro delle consultazioni, ma credo comunque che sia possibile. &Egrave; l&rsquo;obiettivo per il quale stiamo lavorando. <\/p>\n<p>La promessa delle consultazioni &egrave; affrontare il deficit del sistema commerciale multilaterale che abbiamo ereditato da oltre 50 anni di GATT (Accordo generale sulle tariffe e il commercio, le cui regole sono state ampiamente riconosciute come inique per i paesi in via di sviluppo). <\/p>\n<p>L&rsquo;opportunit&agrave; oggi &egrave; rafforzare il sistema commerciale e combattere questo deficit in maniera significativa. I paesi in via di sviluppo sono ansiosi di assicurarsi che ci&ograve; avvenga, e noi lavoriamo per portare a termine le consultazioni. <\/p>\n<p>Tuttavia, dati i ritardi nel processo, e considerata la politica di molti dei principali paesi sviluppati, le consultazioni sembrano diventare un traguardo sempre pi&ugrave; arduo. <\/p>\n<p>Nutriamo la speranza che i paesi sviluppati diano il loro necessario contributo, (la cui mancanza) rappresenta ancora il principale ostacolo a un ulteriore progresso nelle consultazioni, soprattutto riguardo l&rsquo;elevato livello di ambizione in campo agricolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GINEVRA, 25 marzo 2008 (IPS) &#8211; I negoziati dell&rsquo;Organizzazione mondiale per il commercio sui tagli delle tariffe industriali &#8211; per il cosiddetto accesso al mercato dei prodotti non agricoli (NAMA, non-agricultural market access) &ndash; attraversano una fase critica. 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