{"id":845,"date":"2007-09-26T12:04:21","date_gmt":"2007-09-26T12:04:21","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2007\/09\/26\/commercio-africa-una-migliore-integrazione-regionale-resta-la-chiave-del-successo\/"},"modified":"2007-09-26T12:04:21","modified_gmt":"2007-09-26T12:04:21","slug":"commercio-africa-una-migliore-integrazione-regionale-resta-la-chiave-del-successo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2007\/09\/26\/commercio-africa-una-migliore-integrazione-regionale-resta-la-chiave-del-successo\/","title":{"rendered":"COMMERCIO-AFRICA: Una migliore integrazione regionale resta la chiave del successo"},"content":{"rendered":"<p>PARIGI, 26 settembre 2007 (IPS) &#8211; Malgrado il suo brillante panorama economico, l&rsquo;Africa resta afflitta dagli stessi ostacoli che da sempre compromettono lo sviluppo economico della regione, ricca di risorse e manodopera. Molte di queste avversit&agrave; potrebbero essere risolte con un maggiore sviluppo del commercio interregionale.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&ldquo;Il peso relativamente limitato del commercio interregionale in Africa, nonostante la presenza di diversi (e spesso sovrapposti) accordi commerciali regionali, &egrave; in larga parte dovuto alla sua struttura produttiva, e alla natura delle sue esportazioni&rdquo;, secondo un rapporto diffuso all&rsquo;inizio di settembre dalla Conferenza Onu su Commercio e Sviluppo (UNCTAD).<\/p>\n<p>Secondo l&#039;UNCTAD, il continente farebbe continuo affidamento sull&rsquo;esportazione delle materie prime, importando dall&rsquo;estero i prodotti lavorati costosi: un modello commerciale che limiterebbe in modo significativo il commercio interregionale. <\/p>\n<p>Bench&eacute;, secondo il rapporto, la crescita del continente si attesti al 6 per cento nel 2007, e il PIL pro capite dell&rsquo;Africa sia aumentato di oltre il 15 per cento negli ultimi cinque anni, sulla stessa impronta di Asia occidentale e America Latina, gli analisti continuano a constatare la presenza di ostacoli sostanziali, che la regione dovr&agrave; superare se vuole raggiungere gli otto Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG). <\/p>\n<p>Gli MDG, stabiliti dall&rsquo;Onu nel 2000, fissano traguardi specifici che vanno dal dimezzare la povert&agrave; estrema e la diffusione di Hiv\/Aids, al raggiungimento dell&rsquo;educazione primaria universale entro il 2015. <\/p>\n<p>Anche se alcuni raggruppamenti  per il commercio regionale ed economico &#8211; come il Mercato comune per l&rsquo;Africa orientale e meridionale (COMESA), composto da 20 nazioni, e la Comunit&agrave; economica degli Stati dell&rsquo;Africa occidentale (ECOWAS), di 15 membri &#8211; hanno aiutato in certa misura l&rsquo;integrazione regionale, secondo gli osservatori molto resta ancora da fare. <\/p>\n<p>&rdquo;Questo dilemma rappresenta una sorta di microcosmo dei tanti diversi problemi dell&rsquo;Africa, perch&eacute; viene fatto moltissimo a livello macro, ma non &egrave; stato fatto niente su alcuni dei livelli pi&ugrave; strutturali e specifici&rdquo;, secondo Katherine Constabile, consulente economica ed esperta di energia che ha lavorato a lungo in Africa. <\/p>\n<p>&rdquo;Con organizzazioni come COMESA, c&rsquo;&egrave; meno protezionismo rispetto agli anni &rsquo;90, ma non ci sono sufficienti risorse per risolvere gli squilibri commerciali e rafforzare le reti di trasporto interregionali, che sono terribili. Anche i sistemi monetari regionali sono un problema&rdquo;, ha spiegato all&rsquo;IPS. <\/p>\n<p>In realt&agrave;, un elemento necessario per favorire il commercio all&rsquo;interno dell&rsquo;Africa sarebbe un qualche tipo di valuta comune tra i diversi paesi, in particolare nell&rsquo;Africa occidentale. <\/p>\n<p>Il franco CFA (comunemente chiamato c&eacute;fa, o semplicemente &ldquo;franc&rdquo; in francese), viene considerato da alcuni come il residuo coloniale di una valuta tuttora in uso in 12 paesi dell&rsquo;Africa prima governata dalla Francia, oltre che nell&rsquo;ex colonia portoghese Guinea-Bissau e nell&rsquo;enclave un tempo spagnola della Guinea equatoriale, scambiata a un tasso fisso di 655,957 con l&rsquo;euro.    In pratica, per&ograve;, il franco CFA si divide di fatto in due diverse valute: il franco CFA dell&rsquo;Africa occidentale e quello dell&rsquo;Africa orientale. Entrambi mantengono lo stesso nome e lo stesso tasso di cambio, ma hanno banconote e monete differenti, e i paesi che utilizzano una delle due forme di franco CFA non riconoscono quella scelta dai paesi che utilizzano l&rsquo;altra forma.<\/p>\n<p>Il gruppo dei cinque paesi che appartengono alla Zona monetaria dell&rsquo;Africa occidentale (West African Monetary Zone, WAMZ) ha annunciato l&rsquo;intenzione di introdurre entro il 2008 un&rsquo;unica valuta stabile comune a tutta l&rsquo;Africa occidentale in concorrenza con il franco CFA, ma molti analisti esprimono dubbi sul fatto che una simile operazione possa essere realizzata entro quella data. <\/p>\n<p>&Egrave; una situazione indicativa della natura spesso frammentata delle economie africane nel loro insieme, sostengono.<\/p>\n<p>&rdquo;Le economie in Africa sono pi&ugrave; competitive che complementari&rdquo;, ha osservato Brendan Vickers, ricercatore esperto di commercio multilaterale nell&rsquo;Institute for Global Dialogue del Sud Africa. &ldquo;Questo si riferisce all&rsquo;intero aspetto della produzione nell&rsquo;economia, che non &egrave; sufficientemente diversificato. Sono economie piccole e di sussistenza, e non attirano investimenti sufficienti per diversificare&rdquo;. <\/p>\n<p>Anche le difficolt&agrave; geopolitiche regionali dell&rsquo;Africa sono complesse. <\/p>\n<p>Nonostante la fine delle lunghe guerre civili in Liberia e in Sierra Leone, i conflitti continuano a imperversare in alcune zone della Somalia, Repubblica Democratica del Congo e nella regione sudanese del Darfur, mentre una nuova rivolta regionale, capeggiata dai nomadi Tuareg in Niger e Mali, si &egrave; estesa anche al Sahara meridionale. Anche la situazione in Costa d&rsquo;Avorio, dove le elezioni sono previste per il prossimo anno, resta tesa e confusa.<\/p>\n<p>Un altro ostacolo che l&rsquo;Africa dovr&agrave; superare nella sua ricerca di integrazione regionale &egrave; la capacit&agrave; dei paesi africani di negoziare tra loro accordi commerciali ed economici, con la stessa dose di precisione e visione che hanno quando si tratta di contrattare come blocco regionale con l&rsquo;esterno.    Anche se le nazioni africane stanno attualmente negoziando nuovi Accordi di partenariato economico (EPA) relativi all&rsquo;accesso al mercato e allo sviluppo con l&rsquo;Unione europea, che alcuni giudicano troppo onerosi e sfavorevoli, il livello del dibattito tra Africa e Europa rimane comunque pi&ugrave; alto rispetto a quello raggiunto finora da molti paesi africani nel negoziare fra loro. <\/p>\n<p>&rdquo;Si deve rinunciare in parte alla propria sovranit&agrave;, se si vuole costituire un&rsquo;unione doganale, o una tariffa esterna comune&rdquo;, secondo Brendan Vickers. &ldquo;Ma i governi finora non sembrano intenzionati a farlo&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PARIGI, 26 settembre 2007 (IPS) &#8211; Malgrado il suo brillante panorama economico, l&rsquo;Africa resta afflitta dagli stessi ostacoli che da sempre compromettono lo sviluppo economico della regione, ricca di risorse e manodopera. 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