{"id":739,"date":"2007-03-23T11:30:06","date_gmt":"2007-03-23T11:30:06","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2007\/03\/23\/giornata-mondiale-dellacqua-kenya-buchi-nel-sistema-e-negli-acquedotti\/"},"modified":"2007-03-23T11:30:06","modified_gmt":"2007-03-23T11:30:06","slug":"giornata-mondiale-dellacqua-kenya-buchi-nel-sistema-e-negli-acquedotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2007\/03\/23\/giornata-mondiale-dellacqua-kenya-buchi-nel-sistema-e-negli-acquedotti\/","title":{"rendered":"GIORNATA MONDIALE DELL&#8217;ACQUA-KENYA: Buchi nel sistema, e negli acquedotti"},"content":{"rendered":"<p>NAIROBI, 23 marzo 2007 (IPS) &#8211; Il nome della capitale keniana Nairobi derive dal termine masai che significa &ldquo;luogo delle acque fresche&rdquo;. In alcune parti della citt&agrave;, tuttavia, l&rsquo;espressione suona pi&ugrave; che altro ironica, visto che la domanda di acqua supera abbondantemente l&rsquo;offerta.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>L&rsquo;Athi Water Services Board (AWSB), ente governativo che gestisce la fornitura dell&rsquo;acqua a Nairobi e nelle aree circostanti, sostiene che la domanda di acqua &egrave; attualmente di 337.487 metri cubi al giorno, ma ai consumatori ne arrivano solo 248.000 metri cubi. <\/p>\n<p>Il peggio &egrave; che la domanda arriver&agrave; a 573.871 metri cubi al giorno entro il 2015 e a 728.229 metri cubi entro il 2020 &ndash; fino a superare il milione di metri cubi entro il 2030, secondo un nuovo rapporto dell&rsquo;AWSB: dal titolo &ldquo;Fornitura d&rsquo;acqua e servizi fognari: previsione per la citt&agrave; di Nairobi 2005-2030&rdquo;. <\/p>\n<p>La sfida di estendere ulteriormente le forniture idriche &egrave; arrivata al foro mentre tutti i paesi della terra ricordavano la Giornata mondiale dell&rsquo;acqua &ndash; che quest&rsquo;anno proponeva il tema: &ldquo;Fronteggiare la scarsit&agrave; d&rsquo;acqua&rdquo;. <\/p>\n<p>Tuttavia, a Nairobi portare l&rsquo;acqua a chi ne ha bisogno &egrave; complicato dal fatto che le leggi attuali non riconoscono gli insediamenti informali, ostacolando cos&igrave; un&rsquo;adeguata pianificazione per il problema della fornitura idrica in queste aree. Le cifre del governo indicano che circa il 75 per cento della popolazione di Nairobi, quasi 2,6 milioni di persone, abitano in alloggi miseri e al di sotto dello standard. <\/p>\n<p>Se questo problema venisse superato e la fornitura idrica fosse assicurata in queste baraccopoli, si potrebbe presentare un&rsquo;altra difficolt&agrave; dato lo scontento che provocherebbe tra i venditori d&rsquo;acqua. &ldquo;Il fenomeno dei venditori privati d&rsquo;acqua negli slum &egrave; una delle conseguenze dell&rsquo;inefficacia della fornitura ufficiale&rdquo;, sostiene Patrick Owuori, ingegnere per la pianificazione del servizio presso l&rsquo;AWSB. <\/p>\n<p>&rdquo;Saboteranno il vostro servizio, cercheranno di respingere il governo, che considerano un concorrente, lo terranno lontano perch&eacute; non sottragga loro gli affari: &egrave; la legge di mercato&rdquo;.<\/p>\n<p>Daniel Makau &egrave; uno dei venditori in questione. &ldquo;Guadagno dai 58 ai 72 dollari al mese vendendo acqua, e riesco a mantenere me e la mia famiglia&rdquo;, ha raccontato all&rsquo;IPS. <\/p>\n<p>Makau &egrave; presidente della Maji Bora Kibera (Acqua pulita a Kibera), organizzazione di venditori privati d&rsquo;acqua a Kibera, un insediamento informale abitato da 700.000 persone, pochi chilometri a sud-ovest di Nairobi, e considerato lo slum pi&ugrave; grande dell&rsquo;Africa sub-sahariana. Circa 500 venditori sono registrati alla Maji Bora Libera: vendono acqua ai residenti dell&rsquo;insediamento a un costo di tre centesimi ogni 20 litri. <\/p>\n<p>Se questo prezzo pu&ograve; sembrare irrilevante per qualcuno, per molti dei residenti di Kibera &#8211; dove la disoccupazione &egrave; fortissima &#8211; &egrave; troppo elevato. &ldquo;Uso circa 40 contenitori al mese (taniche da 20 litri) per la mia famiglia di cinque persone. Non &egrave; sufficiente, ma se voglio di pi&ugrave; devo spendere di pi&ugrave;, e non ho i soldi&rdquo;, ha detto all&rsquo;IPS uno dei residenti, Linus Sijenyi. <\/p>\n<p>Secondo il sito web dell&rsquo;Organizzazione mondiale della sanit&agrave;, ogni membro di una famiglia dovrebbe poter usufruire di minimo 20 litri d&rsquo;acqua al giorno. Per una famiglia di cinque persone, equivale a 3.000 litri mensili, molto lontano dagli 800 litri che usa Sijenyi, secondo le sue stesse stime. <\/p>\n<p>Il prezzo dell&rsquo;acqua nelle zone informali &egrave; elevato anche rispetto al costo di questo bene in altre aree. Secondo uno studio pubblicato l&rsquo;anno scorso con i dati del Centro di ricerca per la popolazione e salute africana con sede a Nairobi &#8211;  dal titolo &ldquo;Il luogo delle acque fresche: donne e acqua nelle baraccopoli di Nairobi, Kenya&rdquo; &#8211; la popolazione degli insediamenti informali paga l&rsquo;acqua circa otto volte di pi&ugrave; rispetto alle aree pi&ugrave; agiate. <\/p>\n<p>Secondo il rapporto, gli abitanti della baraccopoli pagano dai tre ai trenta centesimi circa per una tanica d&rsquo;acqua da 20 litri, a seconda della disponibilit&agrave;. Chi abita nelle aree pi&ugrave; esclusive paga una quota standard di circa 1,7 dollari per 10.000 litri d&rsquo;acqua &ndash; ovvero, meno di un centesimo per 20 litri.  <\/p>\n<p>Lo studio fa notare inoltre che l&rsquo;acqua venduta agli abitanti degli slum non sempre &egrave; pulita. <\/p>\n<p>Anche i venditori sono considerati in parte responsabili della scarsit&agrave; d&rsquo;acqua negli insediamenti informali, dai quali prendono il loro sostentamento. La maggior parte ottiene le scorte attraverso l&rsquo;attacco illegale ai tubi, a danno di altri consumatori. <\/p>\n<p>&rdquo;Sappiamo che queste connessioni provocano scarsit&agrave; idrica negli slum, e dobbiamo affrontare il problema&rdquo;, dichiara Mildred Ogendo dell&rsquo;azienda idrica di Nairobi, assunta dall&rsquo;AWSB per estendere la fornitura dei servizi idrici nella citt&agrave;. <\/p>\n<p>L&rsquo;azienda ha invitato i venditori d&rsquo;acqua degli insediamenti informali a legalizzare le loro attivit&agrave; chiedendo nuovi attacchi, per i quali sar&agrave; stabilito il pagamento di una quota mensile. <\/p>\n<p>Tuttavia, &ldquo;Alcuni dei venditori non vogliono ordine, perch&egrave; con l&rsquo;acqua si fanno grandi affari nelle baraccopoli. Questa &egrave; la nostra sfida pi&ugrave; difficile&rdquo;, aggiunge Ogendo. <\/p>\n<p>Fino al 50 per cento del consumo idrico di Nairobi rimane non documentato, il che si pu&ograve; imputare anche alle fughe d&rsquo;acqua. Molti degli acquedotti della capitale risalgono a prima dell&rsquo;indipendenza, nel 1963, e dimostrano la loro veneranda et&agrave;. <\/p>\n<p>Le autorit&agrave; hanno iniziato a valutare lo stato degli impianti usati per la fornitura, ma finch&eacute; l&rsquo;acqua potabile non arriver&agrave; regolarmente a tutti in citt&agrave;, quelli come Sijenyi dovranno continuare a scervellarsi per sopravvivere, come succede oggi. <\/p>\n<p>&rdquo;Se vedeste da dove passano i tubi, vi chiedereste com&rsquo;&egrave; possibile che siamo ancora vivi dopo aver bevuto quell&rsquo;acqua: i tubi sono vicini alle fogne. A volte sono bucati e la fognatura cola nel tubo, mescolandosi con l&rsquo;acqua, la stessa che beviamo e usiamo per cucinare&rdquo;, racconta, indicando un tubo che poggia su una fognatura, spruzzando acqua in tutte le direzioni. <\/p>\n<p>Secondo Amina Mustafa, coordinatore di Ushirika wa Usafi Kibera (Associazione per la pulizia a Kibera), &ldquo;In queste condizioni, malattie come tifo, colera e diarrea sono molto comuni qui a Kibera.&#8221; <\/p>\n<p>A prescindere dalla malattia, l&rsquo;acqua bisogna pur prenderla da qualche parte, e cos&igrave; tanti abitanti di Kibera usano il tubo indicato da Sijenyi. Ci sono persone con le taniche in mano, in fila per prendere l&rsquo;acqua da qui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NAIROBI, 23 marzo 2007 (IPS) &#8211; Il nome della capitale keniana Nairobi derive dal termine masai che significa &ldquo;luogo delle acque fresche&rdquo;. 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