{"id":679,"date":"2006-12-15T19:06:04","date_gmt":"2006-12-15T19:06:04","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2006\/12\/15\/sviluppo-qualche-miglioramento-in-vista-secondo-la-banca-mondiale\/"},"modified":"2006-12-15T19:06:04","modified_gmt":"2006-12-15T19:06:04","slug":"sviluppo-qualche-miglioramento-in-vista-secondo-la-banca-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2006\/12\/15\/sviluppo-qualche-miglioramento-in-vista-secondo-la-banca-mondiale\/","title":{"rendered":"SVILUPPO: Qualche miglioramento in vista, secondo la Banca Mondiale"},"content":{"rendered":"<p>BRUXELLES, 15 dicembre 2006 (IPS) &#8211; Entro il 2030, 1,2 miliardi di abitanti dei paesi in via di sviluppo (Pvs) faranno parte del ceto medio globale, rispetto ai 400 milioni di oggi. L&rsquo;incremento della ricchezza aumenter&agrave; le disuguaglianze nel reddito e le pressioni ambientali, prevede la Banca mondiale nel rapporto &ldquo;Gestire la prossima ondata di globalizzazione&rdquo;.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ma diverse organizzazioni non governative pensano che gli avvertimenti della Banca mondiale siano incongruenti con la sua posizione sul libero scambio.<\/p>\n<p>Secondo l&rsquo;istituto di credito, la crescita dell&rsquo;economia globale nei prossimi 25 anni sar&agrave; sempre pi&ugrave; alimentata dai paesi in via di sviluppo, in particolare dall&rsquo;Asia. La produzione globale salir&agrave; da 35 trilioni di dollari nel 2005 a 72 trilioni nel 2030, e il rapporto prevede che il contributo dei Pvs alla produzione globale aumenter&agrave; da un quinto a circa un terzo dell&rsquo;economia mondiale. <\/p>\n<p>Nonostante l&rsquo;atteso aumento della popolazione mondiale a 8 miliardi di persone nel 2030, il numero degli individui con un reddito inferiore a un dollaro al giorno caler&agrave; a 550 milioni, dagli attuali 1,1 miliardi. Con l&rsquo;aumento delle persone che nei Pvs passeranno dall&rsquo;agricoltura agli impieghi, meglio remunerati, nell&rsquo;industria e nei servizi, la classe media triplicher&agrave; la sua ampiezza.<\/p>\n<p>Entro il 2030, 1,2 miliardi di persone in questi paesi guadagneranno tra i 4.000 e i 17.000 dollari l&rsquo;anno. E questo permetter&agrave; a paesi tanto diversi come Cina, Messico e Turchia di assestarsi su una media standard di vita paragonabile a quella della Spagna di oggi.<\/p>\n<p>L&rsquo;aumento della ricchezza avr&agrave; tuttavia un prezzo, a livello sociale e ambientale. L&rsquo;Africa &egrave; il paese che ha maggiori probabilit&agrave; di rimanere ancora pi&ugrave; indietro, a causa della sua fragilit&agrave; politica e della sua vulnerabilit&agrave; alle fluttuazioni nei prezzi delle merci.<\/p>\n<p>Secondo la Banca mondiale, nei due terzi delle nazioni in via sviluppo, il divario di reddito tra i ricchi e i poveri &egrave; destinato ad ampliarsi ulteriormente. Questo perch&eacute; un&rsquo;economia globale pi&ugrave; integrata offre opportunit&agrave; alle persone pi&ugrave; istruite, mentre i lavoratori non qualificati devono competere di pi&ugrave; e guadagnare probabilmente di meno per mantenere i loro posti di lavoro.<\/p>\n<p>Le pressioni del mercato del lavoro saranno in parte bilanciate dal forte bisogno di India e Cina di energia, tecnologia e investimenti. Da qui, gli investimenti strategici nella ricerca, nell&rsquo;educazione e lifelong learning, l&rsquo;istruzione per tutta la vita, diventano pi&ugrave; importanti che mai, come una sorta di garanzia in un&rsquo;economia globale competitiva.<\/p>\n<p>Il rapporto propone di aumentare gli aiuti allo sviluppo e diminuire le barriere commerciali per i prodotti provenienti dai paesi in via di sviluppo, in particolare dall&rsquo;agricoltura e dall&rsquo;industria a manodopera intensiva.<\/p>\n<p>Secondo Etienne De Belder, di Oxfam, le linea guida della Banca mondiale dimostrano una terribile mancanza di coerenza. &ldquo;I paesi che hanno seguito il modello di sviluppo della Banca mondiale, imperniato sulle esportazioni, sono finiti in uno stato di caos. Basta guardare all&rsquo;impoverimento nell&rsquo;Africa sub-sahariana, o alla deforestazione in Indonesia&rdquo;.<\/p>\n<p>La Banca mondiale non sta imparando dal passato, e non &egrave; nella posizione di dare lezioni per il futuro, ha commentato De Belder all&rsquo;IPS. &ldquo;Non puoi avere la deregulation economica e al tempo stesso chiedere pi&ugrave; regole per risolvere i problemi ambientali e sociali. Gli imprenditori locali in Africa non sono pronti a sostenere la concorrenza globale. Finch&eacute; persisteranno le disuguaglianze, non potr&agrave; esserci un libero scambio benefico tra partner uguali&rdquo;.<\/p>\n<p>&rdquo;I successi di India e Cina nella spinta alle esportazioni e nella riduzione della povert&agrave; sono soprattutto dovuti ai loro immensi mercati interni&rdquo;, sostiene De Belder. &ldquo;I pi&ugrave; piccoli fra i paesi in via di sviluppo devono guardare a strategie diverse&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BRUXELLES, 15 dicembre 2006 (IPS) &#8211; Entro il 2030, 1,2 miliardi di abitanti dei paesi in via di sviluppo (Pvs) faranno parte del ceto medio globale, rispetto ai 400 milioni di oggi. 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