{"id":675,"date":"2006-12-11T13:22:39","date_gmt":"2006-12-11T13:22:39","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2006\/12\/11\/africa-le-donne-sono-pi-avanti-rispetto-alloccidente\/"},"modified":"2006-12-11T13:22:39","modified_gmt":"2006-12-11T13:22:39","slug":"africa-le-donne-sono-pi-avanti-rispetto-alloccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2006\/12\/11\/africa-le-donne-sono-pi-avanti-rispetto-alloccidente\/","title":{"rendered":"AFRICA: Le donne sono pi&ugrave; avanti rispetto all&#8217;occidente"},"content":{"rendered":"<p>ROMA, 11 dicembre 2006 (IPS) &#8211; Circa la met&agrave; dei parlamentari in Rwanda sono donne; molti altri parlamenti africani contano pi&ugrave; donne dei paesi occidentali. Ma si &egrave; dovuto lavorare parecchio per arrivarci, come sa bene Gertrude Mongella, e come racconta in un&rsquo;intervista all&rsquo;IPS.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Negli anni &rsquo;70 &egrave; stata membro dell&rsquo;Assemblea legislativa dell&rsquo;Africa orientale, dieci anni dopo era Ministro di stato nel suo paese, la Tanzania, e nei primi anni &rsquo;90 Alto commissario della Tanzania in India, prima di entrare nella Commissione economica per l&rsquo;Africa sulle questioni di genere. <\/p>\n<p>Oggi, a 61 anni, &egrave; la prima presidente del Parlamento pan-africano, organo dell&rsquo;Unione africana con soli poteri consultivi, per il momento, ma che mira a diventare in futuro un&rsquo;istituzione con poteri legislativi, un po&rsquo; come il Parlamento europeo. Cinque delegati di ogni stato africano rappresentano nel parlamento i diversi schieramenti nazionali. <\/p>\n<p>La prima decisione presa da questa istituzione che ha sede in Sud Africa, &egrave; stata eleggere una donna alla presidenza. &ldquo;Le regole del nostro parlamento confermano la determinazione dell&rsquo;Unione africana nel progredire sull&rsquo;uguaglianza di genere&rdquo;, ha detto Gertrude Mongella all&rsquo;IPS. &ldquo;Almeno uno dei cinque rappresentanti deve essere donna, ma diverse delegazioni hanno scelto anche due o pi&ugrave; donne&rdquo;, ha aggiunto. <\/p>\n<p>&rdquo;Il Parlamento pan-africano rappresenta l&#039;intera popolazione africana, e il suo mandato deve garantire il coinvolgimento attivo della societ&agrave; civile nel dibattito politico sui problemi del nostro continente, dall&rsquo;integrazione alla risoluzione dei conflitti. Le donne africane devono avere una possibilit&agrave; reale di partecipare al processo di pace e sviluppo del continente, a tutti i livelli decisionali&rdquo;.   Estratti dall&rsquo;intervista:<\/p>\n<p>IPS: Quali sono i risultati pi&ugrave; concreti raggiunti sin&#039;ora? E quali paesi africani hanno realizzato i cambiamenti pi&ugrave; significativi? <\/p>\n<p>Mongella: Se si guarda alla rappresentanza in Parlamento, nel 1997 i capi di stato della Comunit&agrave; per lo sviluppo dell&rsquo;Africa del Sud (SADC) avevano firmato una Dichiarazione su genere e sviluppo, nella quale i rispettivi paesi si impegnavano a raggiungere almeno il 30 per cento di presenza femminile nelle strutture politiche e decisionali entro il 2005. Oltre a favorire un pieno accesso delle donne alle risorse produttive per ridurre il livello di povert&agrave; delle donne. Ma siamo andati oltre: il numero di donne parlamentari in Rwanda &egrave; maggiore della presenza femminile nei parlamenti nazionali di tutto il mondo, con il 49 per cento della rappresentanza. I paesi dell&rsquo;Africa meridionale hanno fatto i progressi anche maggiori. Tuttavia, anche altri paesi hanno raggiunto il 30 per cento o lo hanno superato. Nel mio paese abbiamo il 34 per cento della rappresentanza femminile, anche nei cabinet. <\/p>\n<p>IPS: Vede cambiamenti fondamentali per le donne dalla conferenza di Pechino, a parte l&#039;accesso alla politica? <\/p>\n<p>Mongella: Ci sono stati molti cambiamenti da allora, e molto positivi. La condizione femminile in molti dei nostri paesi sta cambiando drasticamente. L&rsquo;uguaglianza di uomini e donne sta diventando una realt&agrave;, non &egrave; pi&ugrave; solo un argomento di cui conversare.  Non abbiamo ancora raggiunto tutti i traguardi che ci eravamo prefissi a Pechino, per varie ragioni, ma si sono fatti molti sforzi riguardo alla disuguaglianza e la discriminazione contro le donne. Ci sono leggi, in alcuni paesi, che puniscono la violenza contro le donne, leggi che richiedono una percentuale minima di rappresentanza femminile a diversi livelli nella societ&agrave;. Questo s&igrave;, &egrave; un risultato della conferenza di Pechino.<\/p>\n<p>Naturalmente le sfide sono ancora molte, legate soprattutto ai conflitti politici e alle malattie. La prova pi&ugrave; importante che dobbiamo affrontare, secondo me, &egrave; la salute materna. Secondo le statistiche, ogni minuto nell&rsquo;Africa sub-sahariana una donna muore per complicazioni legate al parto, bisogna mettere fine a questo. <\/p>\n<p>IPS: Pensa che maggiori risorse economiche potrebbero aiutare? Perch&eacute; i donatori danno sempre meno per questi problemi?<\/p>\n<p>Mongella: Naturalmente s&igrave;, abbiamo bisogno di pi&ugrave; risorse per mettere in atto la piattaforma di Pechino, che comprende anche la garanzia di cure sanitarie per le donne. Stiamo provando a dedicare pi&ugrave; risorse alla salute materna, ma non sono ancora sufficienti, e la situazione resta estremamente difficile. I paesi in via di sviluppo non possono soddisfare i requisiti di base dell&rsquo;istruzione delle ragazze e quelli per la salute delle donne. Stiamo ancora lottando, ma io ho fiducia. Ci sono segnali di miglioramento.<\/p>\n<p>IPS: Come vede l&#039;influenza della religione sui diritti delle donne? <\/p>\n<p>Mongella: Il problema dell&rsquo;influenza religiosa non riguarda tanto il dogma, ma piuttosto la sua interpretazione, che &egrave; sempre lasciata agli uomini. Se si legge attentamente la Bibbia, o il Corano, vengono fuori altre verit&agrave;. La Bibbia dice che gli esseri umani sono stati creati a immagine di Dio, non che solo gli uomini sono stati creati a immagine di Dio. Ma quando si passa all&rsquo;interpretazione, i principi tradizionali pongono la donna a un livello inferiore. Il problema &egrave; l&rsquo;interpretazione, pi&ugrave; che la religione in s&egrave;.<\/p>\n<p>IPS: Qual &egrave; il ruolo degli uomini in questo processo di cambiamento?<\/p>\n<p>Mongella: Gli uomini sono sempre pi&ugrave; coinvolti, stiamo cambiando anche perch&eacute; loro stessi desiderano sempre di pi&ugrave; questo cambiamento. Devo dire che gli uomini di oggi sono molto diversi da quelli del passato, proprio perch&eacute; sono aperti al cambiamento, vogliono condividere il potere con le donne. La maggior parte delle volte, gli uomini guardano alle nostre capacit&agrave;, alle nostre competenze, anzich&eacute; considerarci solo come donne. E noi donne non dobbiamo aspettarci di essere coinvolte per il solo fatto di essere donne, dovremmo esserlo perch&eacute; siamo capaci.<\/p>\n<p>IPS: Quali sono gli errori pi&ugrave; comuni che le donne commettono nel loro cammino verso l&rsquo;uguaglianza?<\/p>\n<p>Mongella: &ldquo;Non li chiamerei errori, forse sono &#039;assunzioni&#039;. Nella leadership, per esempio, non si pu&ograve; applicare il principio di &lsquo;prima le signore&rsquo;. Non si viene invitati in parlamento come si &egrave; invitati a una festa, bisogna lottare, candidarsi, bisogna esserci e spingere. Molte donne lo stanno facendo. Nel continente africano abbiamo una donna alla presidenza della Liberia, lei ha dovuto lottare, si &egrave; candidata una prima volta, non ce l&rsquo;ha fatta, ha accettato una seconda sfida e ha vinto&rdquo;.<\/p>\n<p>IPS: Cosa dovrebbero fare le donne appena elette per rafforzare le istituzioni africane? <\/p>\n<p>Mongella: Dovremmo avere il maggior numero possibile di persone istruite, perch&eacute; sappiano gestire le istituzioni adeguatamente, compresi i governi. L&rsquo;istruzione &egrave; un fattore determinante. E poi dovremmo sfruttare le nostre risorse naturali, per usarle a vantaggio di tutta la popolazione africana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA, 11 dicembre 2006 (IPS) &#8211; Circa la met&agrave; dei parlamentari in Rwanda sono donne; molti altri parlamenti africani contano pi&ugrave; donne dei paesi occidentali. 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