{"id":672,"date":"2006-12-05T10:36:52","date_gmt":"2006-12-05T10:36:52","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2006\/12\/05\/aids-i-bambini-del-mozambico-vittime-dellhiv-e-del-pregiudizio\/"},"modified":"2006-12-05T10:36:52","modified_gmt":"2006-12-05T10:36:52","slug":"aids-i-bambini-del-mozambico-vittime-dellhiv-e-del-pregiudizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2006\/12\/05\/aids-i-bambini-del-mozambico-vittime-dellhiv-e-del-pregiudizio\/","title":{"rendered":"AIDS: I bambini del Mozambico, vittime dell&#8217;Hiv e del pregiudizio"},"content":{"rendered":"<p>MAPUTO, 5 dicembre 2006 (IPS) &#8211; In jeans e maglione, Julia* guarda timidamente la madre che parla al posto suo. Durante l&rsquo;intervista per&ograve;, acquista fiducia e inizia a parlare anche lei.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&rdquo;Non ho mai pianto, ma ho pensato che sarei morta. Era il 12 dicembre 2005&rdquo;, ha continuato senza esitazione. La madre le sorride, e poggia le mani sulle mani serrate di Julia, in segno di incoraggiamento. <\/p>\n<p>La donna pensa che Julia potrebbe essere stata contagiata dal virus con una trasfusione di sangue che risale a circa dieci anni 10 fa, quando aveva la malaria. Julia &egrave; l&rsquo;unica sieropositiva della famiglia. <\/p>\n<p>La bambina prosegue parlando in portoghese, la lingua ufficiale del Mozambico. &ldquo;La psicologa con un disegno poi mi ha spiegato come il virus aveva attaccato le mie cellule. Per questo mi sono ammalata. Pesavo appena 49 chili e il totale delle mie cellule CD4 era solo cento&rdquo;. <\/p>\n<p>Il CD4 misura il numero di cellule immunitarie; quando questo numero scende sotto i 200, la persona colpita non &egrave; pi&ugrave; in grado di combattere efficacemente i virus, e per prolungarne la vita servono i farmaci anti-retrovirali (ARV). <\/p>\n<p>&rdquo;La psicologa mi ha spiegato il modo in cui i farmaci anti-retrovirali attaccano l&rsquo;Hiv nel mio corpo&rdquo;.<\/p>\n<p>Julia ora &egrave; in cura con gli ARV, e dice che ricorda da sola di prenderli ogni mattina alle otto e ogni sera, sempre alle otto. La sua salute &egrave; migliorata, ora per lei una delle sfide pi&ugrave; grandi &egrave; come vivere in una societ&agrave; che stigmatizza le persone contagiate dall&rsquo;Hiv\/Aids, anche se sono bambini.    Il mistero che avvolge il virus contribuisce alla crescita del tasso di Hiv\/Aids in Mozambico. Si stima che il 16,2 per cento della popolazione dai 15-49 anni sia sieropositiva, e Julia &egrave; tra i 100.000 bambini sotto i 15 anni che hanno contratto il virus. <\/p>\n<p>La maggioranza dei bambini con l&rsquo;HIV &egrave; stata infettata dalla madre durante gravidanza, parto o allattamento. La maggior parte dei piccoli non ha dovuto affrontare il trauma psicologico di vivere con il virus perch&eacute; sono morti entro i primi due anni di vita. <\/p>\n<p>Tuttavia, grazie all&rsquo;introduzione degli ARV, i bambini sieropositivi vivono pi&ugrave; a lungo, ma i giovanissimi come Julia, che hanno contratto il virus in et&agrave; pi&ugrave; avanzata, si portano dietro un enorme peso psicologico. <\/p>\n<p>Julia frequenta il Day Hospital pediatrico nella capitale, Maputo, aperto nel maggio 2004 con l&rsquo;aiuto dell&rsquo;ambasciata francese e del Fondo Delle Nazioni Unite per l&rsquo;infanzia; la struttura garantisce cure ambulatoriali ad oltre 2.000 bambini che vivono con l&rsquo;Hiv. <\/p>\n<p>Il motivo fondamentale per cui i bambini in cura con gli ARV muoiono &egrave; che i loro genitori li portano troppo tardi, dichiara la Dottoressa Paula Vaz, direttrice dell&rsquo;ospedale. La ragione, aggiunge, &egrave; lo stigma. <\/p>\n<p>Secondo Vaz, &ldquo;i bambini accettano il loro status di sieropositivi pi&ugrave; facilmente dei loro genitori; questi ultimi spesso negano la malattia dei loro figli&rdquo;.<\/p>\n<p>Ricorda come un giovanissimo paziente di 11 anni sia stato espulso dalla scuola per il suo status di sieropositivo. &ldquo;Mi sono arrabbiata moltissimo quando l&rsquo;ho saputo&rdquo;.<\/p>\n<p>Tuttavia, ha deciso di organizzare una giornata della consapevolezza su Hiv\/Aids a scuola per formare insegnanti e direttori didattici. Lei e il suo staff fanno conferenze, e organizzano attivit&agrave; ludiche tra cui un torneo di calcio. <\/p>\n<p>&rdquo;Ho riconosciuto alcuni dei miei pazienti a scuola. L&rsquo;atmosfera era di grande allegria&rdquo;, ha proseguito.  Secondo Vaz, i bambini accettano facilmente la terapia. &ldquo;Ad oggi, il nostro pi&ugrave; grande successo &egrave; la percentuale di sopravvivenza dei bambini, che &ndash; dopo due anni di somministrazione degli ARV &#8211; &egrave; arrivata al 95 per cento. Possiamo farcela, ma ci vuole una squadra motivata&rdquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;ospedale offre un pacchetto che include trattamento e supporto medico, psicosociale e nutritivo. Solo pochi bambini fanno una terapia ARV di &#8220;seconda linea&#8221;, e sono casi di somministrazione degli ARV in cui si riscontra resistenza dei pazienti o gravi effetti collaterali. <\/p>\n<p>Consulenza e aiuto psicosociale per i bambini costituiscono il nucleo della terapia al Day Hospital pediatrico. Due volte a settimana vengono in ospedale artisti che lavorano con i piccoli per disegnare le bellissime opere che si vedono sui muri dell&rsquo;ospedale. &ldquo;Aiuta i bambini a tirar fuori emozioni che talvolta non possono esprimere a parole&rdquo;, ha sottolineato Vaz. <\/p>\n<p>Julia ama dipingere e scrivere poesie sull&rsquo;Hiv\/Aids e sulle sue sensazioni. &ldquo;Il messaggio delle mie poesie &egrave; che noi non siamo soli, perch&eacute; ci sono tanti nelle nostre stesse condizioni. Io mi sento normale, come gli altri bambini&rdquo;. <\/p>\n<p>Secondo la psicologa dell&rsquo;ospedale, Caterina Mboa Fer&atilde;o, oggi che esiste una cura, &egrave; diventato pi&ugrave; facile dire ai bambini che sono sieropositivi. &ldquo;Prima Hiv significava morte; ma ora possiamo parlare di vita, e vedere crescere i nostri piccoli&rdquo;.<\/p>\n<p>Pu&ograve; essere ancora difficile decidere quando dire a un bambino che &egrave; sieropositivo. Fer&atilde;o lavora con i genitori per valutare insieme se il figlio &egrave; pronto a ricevere questa informazione. In genere per loro &egrave; meglio saperlo il pi&ugrave; presto possibile. <\/p>\n<p>&rdquo;Raccomandiamo ai genitori di preparare i propri figli e di scegliere le risposte giuste alle loro domande&rdquo;, riferisce Fer&atilde;o. &ldquo;Tutto &egrave; pi&ugrave; difficile per un bambino quando capisce che gli si sta nascondendo qualcosa&rdquo;.<\/p>\n<p>Quando le viene chiesto di Julia, risponde che lei &ldquo;ha accettato la sua situazione facilmente, e cerca di guardare all&rsquo;&rsquo;Hiv in maniera positiva&rdquo;.<\/p>\n<p>Ma Julia sa che tanta gente non la pensa come lei sull&rsquo;Hiv\/Aids. &ldquo;Solo la mia famiglia sa che sono sieropositiva. Non lo dico n&eacute; ai miei amici n&eacute; alla maestra&rdquo;.<\/p>\n<p>&rdquo;La mia psicologa mi ha detto che a causa del pregiudizio, non devo dire niente a nessuno se non dopo averne discusso con mia madre o con lei, e parlare solo se ci fidiamo davvero di quella persona&rdquo;, ha aggiunto, a testa alta.<\/p>\n<p>*Il mome &egrave; stato cambiato per proteggere la privacy.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MAPUTO, 5 dicembre 2006 (IPS) &#8211; In jeans e maglione, Julia* guarda timidamente la madre che parla al posto suo. 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