{"id":658,"date":"2006-11-07T11:59:12","date_gmt":"2006-11-07T11:59:12","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2006\/11\/07\/asia-le-rimesse-dei-migranti-diventano-fondi-per-lo-sviluppo\/"},"modified":"2006-11-07T11:59:12","modified_gmt":"2006-11-07T11:59:12","slug":"asia-le-rimesse-dei-migranti-diventano-fondi-per-lo-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2006\/11\/07\/asia-le-rimesse-dei-migranti-diventano-fondi-per-lo-sviluppo\/","title":{"rendered":"ASIA: Le rimesse dei migranti diventano fondi per lo sviluppo?"},"content":{"rendered":"<p>BANGKOK, 7 novembre 2006 (IPS) &#8211; L&#039;attenzione degli attivisti per i diritti dei migranti &egrave; puntata in questi giorni sulla conferenza regionale aperta ieri a Bangkok per garantire maggiori tutele alla forza lavoro straniera, spesso sfruttata. Questo dopo che i governi della regione, come gi&agrave; succede altrove, si stanno preparando a convertire il denaro inviato dai lavoratori migranti nei  loro paesi d&rsquo;origine in programmi di sviluppo locali.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La maggiore preoccupazione per gli attivisti sono le lavoratrici migranti donne, che non solo svolgono una parte sostanziale del lavoro degli stranieri nei cosiddetti impieghi delle &ldquo;quattro D&rdquo; (Four Ds), ossia &ldquo;sporco, difficile, sminuente e pericoloso&rdquo; (dirty, difficult, demeaning and dangerous), ma sono anche le principali vittime della discriminazione, sia nell&rsquo;occupazione all&rsquo;estero che al loro ritorno nel paese natale. <\/p>\n<p>Il segretario generale dell&rsquo;Onu Kofi Annan, insieme ai funzionari di alcune istituzioni finanziarie internazionali come la Banca mondiale, &egrave; tra coloro che stanno animando questo nuovo dibattito politico, secondo il quale la migrazione internazionale, a un certo livello, potrebbe aiutare i paesi in via di sviluppo nella loro lotta per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDGs).<\/p>\n<p>Il primo degli MGDs, gli otto obiettivi di sviluppo da raggiungere entro il 2015, &egrave; l&rsquo;impegno a sradicare la fame e la povert&agrave; estrema. In quest&rsquo;ottica, le rimesse degli stranieri possono svolgere un ruolo cruciale, osserva il recente rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) sullo stato della popolazione mondiale 2006: &ldquo;Molte persone guardano sempre di pi&ugrave; alla migrazione come a un modo per provvedere alle loro famiglie&rdquo;.<\/p>\n<p>Molti degli otto paesi del sud-est asiatico che partecipano al meeting di Bangkok sembrano marciare compatti verso questa prospettiva. &ldquo;I paesi d&rsquo;origine (dei migranti) stanno cominciando a capire uno alla volta che le rimesse dei lavoratori migranti possono promuovere lo sviluppo&rdquo;, ha detto all&rsquo;IPS Jean D&rsquo;Cunha, direttore regionale dell&rsquo;ufficio per l&rsquo;est e il sud-est asiatico del Fondo delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Unifem). &ldquo;Stanno cominciando a cercare il modo di usare questo denaro per investimenti produttivi, invece che per il consumo immediato&rdquo;.<\/p>\n<p>Ma Unifem, che ha organizzato la due giorni del 6-7 novembre, avverte che i diritti e le preoccupazioni dei lavoratori migranti non possono venire sacrificati in questo processo. &ldquo;I paesi hanno sempre guardato alle lavoratrici migranti come beni da scambiare; come risorse che riporteranno indietro il denaro&rdquo;, sostiene D&rsquo;Cunha. &ldquo;Bisogna invece considerarle come esseri umani, e rispettare i loro diritti umani&rdquo;.<\/p>\n<p>Ci&ograve; &egrave; possibile se i paesi partecipanti &#8211; Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Filippine, Singapore e Tailandia &#8211; rispetteranno gli impegni sottoscritti a sostegno di un trattato internazionale che tutela i diritti delle donne, aggiunge D&rsquo;Cunha: la &ldquo;Convenzione sull&rsquo;eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne&rdquo;, adottata dall&rsquo;Assemblea generale dell&rsquo;Onu nel 1979, &egrave; stata ratificata da 184 paesi.<\/p>\n<p>La posizione del sud-est asiatico in questo nuovo approccio globale che collega le rimesse dei lavoratori migranti alle agende di sviluppo dei loro paesi d&rsquo;origine &egrave; fondamentale, e questo per l&rsquo;importanza di paesi come Filippine e Indonesia, dove il numero delle donne migranti ha superato di gran lunga quello degli uomini.<\/p>\n<p>&ldquo;Nel 2005, le donne costituivano oltre il 65 per cento dei quasi 3.000 abitanti delle Filippine che ogni giorno lasciavano il paese per lavorare o risiedere all&rsquo;estero&rdquo;, sostiene il rapporto Unfpa pubblicato a settembre. &ldquo;Tra il 2000 e il 2003, in media il 79 per cento del numero totale dei migranti che hanno lasciato l&rsquo;Indonesia per lavorare all&rsquo;estero era rappresentato da donne&rdquo;.<\/p>\n<p>Le Filippine sono ad oggi il principale esportatore di forza lavoro nel mondo, con la maggior parte degli impieghi concentrati in Medio Oriente, Asia orientale, Europa e Stati Uniti. Attualmente, si stima che sette milioni di filippini, ossia quasi un decimo della popolazione di 80 milioni di persone, sarebbero impiegati in paesi stranieri. Le loro rimesse annuali nel paese d&rsquo;origine ammontano a circa sei miliardi di dollari, di cui un terzo proverrebbe dalla forza lavoro femminile.<\/p>\n<p>Questa massa di impiegati fa parte dei 19 milioni di lavoratori migranti asiatici in Asia, e degli oltre 25 milioni di lavoratori migranti asiatici in tutto il mondo, secondo le Ong. &ldquo;Oggi, le donne rappresentano quasi la met&agrave; di tutti i migranti internazionali nel mondo: 95 milioni, o il 49,6 per cento&rdquo;, specifica il rapporto Unfpa.<\/p>\n<p>All&rsquo;origine di questa recente riflessione delle agenzie Onu, della Banca mondiale e di altre agenzie per lo sviluppo sui lavoratori migranti &#8211; sia uomini che donne &#8211; vi &egrave; il loro potenziale di rendimento. &ldquo;Nel 2005, le rimesse &#8211; ossia i fondi inviati dai migranti nei loro paesi d&rsquo;origine &#8211; ammontavano a circa 232 miliardi di dollari Usa&rdquo;, osserva il documento dell&rsquo;Unfpa. &ldquo;Con i 167 miliardi di dollari Usa, del totale, diretti ai paesi in via di sviluppo, le rimesse sono notevolmente maggiori degli aiuti pubblici allo sviluppo (APS)&rdquo;.<\/p>\n<p>Queste rimesse sono infatti diventate &ldquo;la seconda maggiore fonte di fondi esterni per i paesi in via di sviluppo dopo l&rsquo;investimento diretto estero (FDI)&rdquo;, si aggiunge. &ldquo;Gli esperti ritengono che l&rsquo;attuale ammontare sia ancora maggiore, visto che queste stime non prendono in considerazione i fondi trasferiti attraverso i canali informali&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;Nessun governo in Asia ha una politica esplicita su migrazione e sviluppo&rdquo;, ha dichiarato Rex Verona, direttore esecutivo dell&rsquo;Asian Migrant Centre, in un&rsquo;intervista telefonica da Hong Kong, sede di questa Ong. &ldquo;Stiamo cercando di fare in modo che i governi, l&rsquo;Onu, la Banca mondiale non creino politiche che potrebbero spostare il peso dello sviluppo sui lavoratori migranti&rdquo;.<\/p>\n<p>Ancor di pi&ugrave; perch&eacute; &ldquo;i lavoratori migranti non godono di condizioni eque al momento, poich&eacute; i loro diritti vengono negati e non vengono tutelati in prima istanza&rdquo;, ha aggiunto. &ldquo;Le rimesse non dovrebbero sostituire gli aiuti esteri e gli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) assegnati allo sviluppo&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BANGKOK, 7 novembre 2006 (IPS) &#8211; L&#039;attenzione degli attivisti per i diritti dei migranti &egrave; puntata in questi giorni sulla conferenza regionale aperta ieri a Bangkok per garantire maggiori tutele alla forza lavoro straniera, spesso sfruttata. 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