{"id":653,"date":"2006-10-30T12:54:39","date_gmt":"2006-10-30T12:54:39","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2006\/10\/30\/ambiente-salvare-la-vita-ai-confini-del-mondo\/"},"modified":"2006-10-30T12:54:39","modified_gmt":"2006-10-30T12:54:39","slug":"ambiente-salvare-la-vita-ai-confini-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2006\/10\/30\/ambiente-salvare-la-vita-ai-confini-del-mondo\/","title":{"rendered":"AMBIENTE: Salvare la vita ai confini del mondo"},"content":{"rendered":"<p>Roma, 30 ottobre 2006 (IPS) &#8211; Le comunit&agrave; di pescatori che hanno vissuto per secoli di pesca e prodotti silvestri nell&#039;arcipelago del Chilo&egrave;, in Cile meridionale, hanno iniziato ad abbandonare la loro terra. Non sarebbe impossibile per loro restare,  malgrado le condizioni difficili, ma l&#039;ambiente non &egrave; pi&ugrave; in grado di sostenerle.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Anche per le comunit&agrave; del Nord Africa che per secoli hanno vissuto intorno alle oasi, &egrave; iniziato l&#039;esodo. Gli antichi popoli indigeni sono i rifugiati di oggi.<\/p>\n<p>Luoghi difficili, ma comunque in grado di sfamare le comunit&agrave; locali, che per secoli hanno modellato l&#039;ambiente sviluppando nuove tecniche per il loro sostentamento, e non solo. <\/p>\n<p>Secondo alcuni agricoltori, il Chilo&egrave; ha dato al mondo la patata.<\/p>\n<p>Oggi che quelle condizioni difficili stanno diventando quasi impossibili, molti di questi luoghi hanno bisogno di aiuto. &Egrave; questo il messaggio lanciato dall&#039;Organizzazione per l&#039;alimentazione e l&#039;agricoltura (FAO) delle Nazioni Unite, che con il sostegno del Fondo mondiale per l&#039;ambiente ha avviato nel 2002 un&#039;iniziativa mondiale per proteggere i Globally Important Agriculture Heritage Systems (GIAHS). <\/p>\n<p>Lo studio condotto dalla FAO ha identificato circa 200 sistemi agricoli minacciati da cambiamenti climatici, impoverimento rurale, esodo verso le aree urbane, esclusione delle economie locali dal mercato globale, e altri fenomeni analoghi. <\/p>\n<p>&#8220;Questi sistemi agricoli possono garantire sicurezza alimentare a due milioni di persone in tutto il mondo e potenzialmente l&#039;umanit&agrave; intera potrebbe averne bisogno in futuro&#8221;, ha detto all&#039;IPS Parviz Koohafkan, direttore della divisione sviluppo rurale della FAO e coordinatore del progetto GIAHS. <\/p>\n<p>&#8220;Il settantacinque per cento dei poveri rurali vive grazie all&#039;agricoltura, ed &egrave; depositario di tecniche agricole importantissime. Tuttavia, la globalizzazione &egrave; una grossa sfida per l&#039;agricoltura e i piccoli coltivatori; l&#039;umanit&agrave; rischia di perdere questi patrimoni, se non ce ne prendiamo cura&#8221;. <\/p>\n<p>Durante i quattro anni della sua fase preparatoria (2002-2006), il progetto GIAHS ha identificato sette siti pilota in Per&ugrave;, Cile, Cina, Filippine, e nelle oasi del Magreb in Tunisia, Marocco e Algeria. <\/p>\n<p>In Marocco, &#8220;il 36 per cento della popolazione vive sotto la soglia della povert&agrave;&#8221;, ha detto all&#039;IPS Noureddine Nasr, responsabile del sito GIAHS nel Magreb. &#8220;La pressione demografica sulle risorse naturali delle oasi e la povert&agrave; intrinseca minacciano l&#039;ecosistema&#8221;. <\/p>\n<p>Molti  continuano ad abbandonare queste aree per tentare di raggiungere l&#039;Italia o altri paesi europei da rifugiati. <\/p>\n<p>Nei prossimi sette anni (2007-14) il progetto GIAHS lavorer&agrave; insieme alle comunit&agrave; indigene per mettere in pratica i nuovi metodi di conservazione individuati dalla ricerca condotta finora. <\/p>\n<p>&#8220;A livello locale, il nostro obiettivo &egrave; l&#039;empowerment delle comunit&agrave; indigene, che devono poter riconoscere l&#039;importanza del loro patrimonio, per se stessi prima che per il resto dell&#039;umanit&agrave;&#8221;, ha detto Koohafkan. &#8220;perch&eacute; prima di essere uno strumento per produrre cibo, l&#039;agricoltura &egrave; un modo di vivere&#8221;. <\/p>\n<p>Secondo Koohafkan, i gruppi indigeni spesso non sono nemmeno consapevoli dei tesori che custodiscono. &#8220;Il nostro obiettivo &egrave; aiutarli a capire e valorizzare ci&ograve; che hanno e a difendere i loro diritti, per evitare che i governi si assicurino la propriet&agrave; intellettuale su quei prodotti sottraendoli di fatto ai coltivatori, come spesso accade&#8221;. <\/p>\n<p>L&#039;esperienza dei primi cinque progetti pilota e la sfida rappresentata dall&#039;eventuale allargamento di questo programma sono state al centro del forum internazionale di tre giorni (dal 24 al 26 ottobre) sui sistemi agricoli tradizionali tenutosi nella sede FAO a Roma. L&#039;incontro ha riunito agricoltori, scienziati e rappresentanti dei gruppi indigeni arrivati da tutti i continenti. <\/p>\n<p>I progetti pilota hanno avuto un&#039;importanza fondamentale. &#8220;Nell&#039;area nella quale abbiamo lavorato negli ultimi quattro anni, lo standard di vita &egrave; estremamente basso&#8221;, ha detto all&#039;IPS Mario Tapia, coordinatore del progetto in Per&ugrave;. <\/p>\n<p>Il sito si trova nell&#039;area meridionale delle Ande peruviane e comprende la zona che va dal Machu Picchu a 1.900 metri sul livello del mare, fino al lago Titicaca, a 3.800 metri. Il percorso collega due municipalit&agrave; molto diverse fra loro e quattro comunit&agrave; di 1.800 famiglie contadine.<\/p>\n<p>Il progetto, in collaborazione con il gruppo ambientalista peruviano Consejo Nacional del Ambiente, ha l&#039;obiettivo di preservare le tecniche agricole antiche utilizzate per secoli in questi luoghi. <\/p>\n<p>&#8220;Esiste un collegamento diretto tra l&#039;esaurimento delle risorse naturali o la scomparsa delle biodiversit&agrave; e le sfide globali come l&#039;esodo verso le citt&agrave; o altri paesi&#8221;, ha detto all&#039;IPS Mario Tapia. &#8220;Aumentare i profitti dalla terra pu&ograve; servire ad arginare l&#039;emigrazione, come dimostra chiaramente la nostra esperienza in Per&ugrave;: grazie ad una partecipazione pi&ugrave; diretta delle comunit&agrave; locali alla conservazione della terra, l&#039;emigrazione  permanente si &egrave; ridotta del 20 per cento, e del 50 per cento quella temporanea (coloro che lasciano il proprio paese per circa due anni)&#8221;. <\/p>\n<p>Alipio Canahua, specialista in agricoltura andina, ha detto all&#039;IPS che in questa regione &#8220;c&#039;&egrave; carenza di cibo per sei mesi all&#039;anno&#8221;, e che l&#039;obiettivo del progetto GIAHS &egrave; &#8220;dimezzare questo deficit nei prossimi due anni&#8221;. <\/p>\n<p>Fondamentale &egrave; il contributo delle donne, &#8220;custodi della conoscenza sui semi&#8221;, ha proseguito Canahua. &#8220;Mentre gli uomini si spostano sempre pi&ugrave; spesso nelle grandi citt&agrave; in cerca di lavoro, le donne restano a casa e riscoprono le tradizioni culinarie che altrimenti andrebbero perdute. Sono loro a tenere in vita la biodiversit&agrave;&#8221;. <\/p>\n<p>Il progetto GIAHS si pone l&#039;obiettivo di identificare dai 100 ai 150 sistemi tradizionali in tutto il mondo, e creare un patrimonio agricolo mondiale (World Agriculture Heritage) riconosciuto, per garantire la sostenibilit&agrave; di questi sistemi eco-agricoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, 30 ottobre 2006 (IPS) &#8211; Le comunit&agrave; di pescatori che hanno vissuto per secoli di pesca e prodotti silvestri nell&#039;arcipelago del Chilo&egrave;, in Cile meridionale, hanno iniziato ad abbandonare la loro terra. 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