{"id":593,"date":"2006-07-28T13:22:35","date_gmt":"2006-07-28T13:22:35","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2006\/07\/28\/afghanistan-una-strada-senza-uscita\/"},"modified":"2006-07-28T13:22:35","modified_gmt":"2006-07-28T13:22:35","slug":"afghanistan-una-strada-senza-uscita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2006\/07\/28\/afghanistan-una-strada-senza-uscita\/","title":{"rendered":"AFGHANISTAN: Una strada senza uscita"},"content":{"rendered":"<p>KABUL, 28 luglio 2006 (IPS) &#8211; L&rsquo;imprevista crisi afgana si riassume in un pugno di dati concatenati che, se non troveranno soluzione, potrebbero renderla irreversibile. Se cos&igrave; fosse, ha commentato un diplomatico europeo a Kabul, &ldquo;tutti noi corriamo il rischio di finire come gli inglesi&rdquo;, le cui truppe furono sconfitte dagli afgani agguerriti non una, ma tre volte: nel 1842, nel 1880 e nel 1919.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La speranza riposta negli stranieri si &egrave; esaurita in fretta e la ribellione &egrave; andata aumentando, cos&igrave; come la debolezza del governo. Le truppe statunitensi e britanniche, che cominciano ad essere viste come invasori, hanno scatenato due mesi fa la pi&ugrave; vasta offensiva militare dal settembre 2001, quando in meno di due mesi rovesciarono il governo talebano.<\/p>\n<p>Adesso, l&rsquo;obiettivo dichiarato &egrave; &ldquo;ripulire&rdquo; il territorio controllato dai talebani a sud e ad est del paese, prima che gli Stati Uniti facciano un passo indietro e il comando delle operazioni passi all&rsquo;Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO).<\/p>\n<p>Con l&rsquo;aumento degli scontri e dei morti da una e dall&rsquo;altra parte, c&rsquo;&egrave; da dubitare che la &ldquo;pulizia&rdquo; si compia nel tempo sperato. Alcuni minimizzano, dicendo che si tratta della classica offensiva estiva, e che con i primi freddi torner&agrave; la &ldquo;calma&rdquo;.<\/p>\n<p>Pi&ugrave; cauto, il generale Rahim Wardak, ministro della difesa afgano, ha dichiarato la settimana scorsa al quotidiano inglese Financial Times che la resistenza talebana nel sud del paese verr&agrave; sconfitta entro la fine dell&rsquo;anno.<\/p>\n<p>Il giorno dopo, il portavoce talebano Mohammad Hanif ha annunciato: &ldquo;Aumenteremo i nostri attacchi, intensificheremo le azioni suicide e trascineremo le truppe &lsquo;infedeli&rsquo; in una guerriglia&rdquo;.<\/p>\n<p>Secondo altri, ancora pi&ugrave; cauti, &ldquo;abbiamo davanti a noi sei mesi dall&rsquo;esito incerto&rdquo;.<\/p>\n<p>Il nuovo comandante della NATO, il tenente generale inglese D.J.Richards, &egrave; arrivato lo scorso maggio portando con s&eacute; ottimismo e una volont&agrave; di capire basata sulla sua intelligenza politica e su due concetti chiave: sostituire il termine terroristi con &ldquo;insorti&rdquo;, e dialogare rispettosamente con la popolazione.<\/p>\n<p>Cos&igrave; ha spiegato nel suo primo incontro con i media afgani e internazionali: &ldquo;Ho imparato che questo rapporto &egrave; imprescindibile&rdquo;, ha detto all&rsquo;IPS.<\/p>\n<p>Poco dopo &egrave; stato informato di una situazione potenzialmente drammatica: i maggiori finanziatori del rapido sviluppo dei mezzi di comunicazione afgani &#8211; la Commissione Europea (CE) e l&rsquo;Agenzia USA per lo sviluppo internazionale (USAID) &#8211; non hanno pi&ugrave; fondi a disposizione per continuare a sostenerli.<\/p>\n<p>Per di pi&ugrave;, dopo quasi cinque anni dalla caduta del regime talebano, il presidente del paese Hamid Karzai non ha ancora la possibilit&agrave; di parlare a tutto il paese attraverso la radio e la televisione. L&rsquo;ambasciatore di un paese europeo vede con preoccupazione i primi sintomi di ci&ograve; che nell&rsquo;ambiente della cooperazione internazionale viene chiamata &ldquo;stanchezza del donatore&rdquo;. &ldquo;&Egrave; uno specchio del successo o del fallimento, ed &egrave; generalmente pi&ugrave; facile attribuire questo secondo al governo, anzich&eacute; riflettere su cosa possiamo aver sbagliato noi&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;Abbiamo accumulato quattro anni di errori&rdquo;, ha detto lo stesso diplomatico, che teme una situazione irreversibile, e che preferisce rimanere anonimo. &ldquo;Ricostruiremo davvero, o continueremo con il disarmo e con la lotta alla droga, come attivit&agrave; pi&ugrave; visibili? Bisogna costruire scuole, ospedali, fabbriche, e dare alle persone la speranza che almeno i loro figli potranno vivere meglio&rdquo;, ha affermato.<\/p>\n<p>Davanti alla mancanza di un piano concreto per convertire la produzione di papavero, gli agricoltori si rivolgono ai talebani e ai &ldquo;signori della droga&rdquo; per proteggere la loro unica fonte di reddito.<\/p>\n<p>Diversi concordano ora sul fatto che l&rsquo;errore iniziale sia stato l&rsquo;applicazione dell&rsquo;Accordo di Bonn, firmato il 5 dicembre 2001. A quella firma &egrave; seguita una rapida successione di passi istituzionali che si sono conclusi con &ldquo;elezioni libere e giuste&rdquo;, che hanno confermato alla presidenza, nell&rsquo;ottobre 2004, l&rsquo;uomo scelto dagli Stati Uniti, Karzai, e portato all&rsquo;elezione di un parlamento (settembre 2005).<\/p>\n<p>La fretta non ha permesso la formazione di partiti politici, e per questo i &ldquo;signori della guerra&rdquo; abbondano alla guida dei ministeri e siedono negli scranni del parlamento.<\/p>\n<p>&ldquo;A Bonn hanno inventato una scatola senza pensare a cosa sarebbe accaduto al suo interno&rdquo;, ha detto all&rsquo;IPS, a Kabul, un parlamentare afgano che ha preferito anche lui restare anonimo. &ldquo;Karzai &egrave; stata la prima scelta sbagliata; la seconda, indebolire il re, che invece avrebbe potuto giocare un ruolo di pacificatore&rdquo;.<\/p>\n<p>Esprimere un&rsquo;opinione senza voler essere identificati &egrave; un altro segno dell&rsquo;attuale clima di incertezza, nel quale tutti continuano a deliberare con tutti, cercando soluzioni che non possono essere compromesse da una qualche opinione controversa.<\/p>\n<p>Non ha questo problema Shahir Zahine, ex combattente contro i sovietici, presidente di una organizzazione non governativa (Ong) afgana che d&agrave; lavoro a 1.500 persone, e di un gruppo che possiede gli unici due settimanali distribuiti in tutto il paese e di due radio, a Herat e a Kabul.<\/p>\n<p>&ldquo;L&rsquo;accordo di Bonn &egrave; cartesiano. Questo paese non &egrave; la Bosnia, la Palestina o il Pakistan. Non ci sono modelli che possano essere applicati in modo meccanico&rdquo;, ha detto. &ldquo;Imporre alla nostra societ&agrave; un sistema chiamato democrazia occidentale, ha prodotto la maschera di una democrazia&rdquo;.<\/p>\n<p>Il portavoce dell&rsquo;ex re dell&rsquo;Afghanistan Zahir Shah, oggi &ldquo;padre della patria&rdquo;, si dice sorpreso per la mancanza di memoria degli occidentali. &ldquo;Ci hanno studiato per 300 anni, e ci&ograve; non ha impedito loro di applicare una formula sbagliata&rdquo;, ha detto Aziz Ahmad all&rsquo;IPS.<\/p>\n<p>Secondo lui, le radici sociali gerarchiche di una realt&agrave; tribale sono cos&igrave; importanti che solo il re poteva legittimare l&rsquo;unit&agrave;, &ldquo;della quale &egrave; stato un simbolo impeccabile&rdquo;.  L&rsquo;errore, ha precisato, potrebbe essere corretto, con un emendamento della costituzione che conceda a Zahir Shah il potere di esercitare quel ruolo.<\/p>\n<p>Anche se potrebbe essere tardi, la proposta non &egrave; molto diversa da quella gi&agrave; avanzata da persone come Zahine, che suggeriva di dimenticare le elezioni presidenziali, rinnovare il mandato per cinque anni a Karzai, avere un &ldquo;padre della patria&rdquo; con funzioni reali e costruire, senza fretta, delle forze politiche rappresentative in grado di eliminare i &ldquo;signori della guerra&rdquo; e consentire negoziazioni dignitose con i poteri stranieri.<\/p>\n<p>La guerra ad oltranza contro i talebani pu&ograve; essere una semplificazione destinata al fallimento, se non si fa spazio alla politica. &ldquo;Gran parte dell&rsquo;appoggio che ricevono non &egrave; per le loro idee, &egrave; solo un modo opportunistico di manifestare l&rsquo;opposizione al governo&rdquo;, ha detto un cooperante europeo che lavora in Afghanistan da 15 anni.<\/p>\n<p>Su questo concorda Zahine. &ldquo;Bisogna costruire, ricostruire e fare politica per risolvere i problemi reali: l&rsquo;ingiustizia, la mancanza di istruzione, e di una corretta distribuzione&rdquo;, ha detto, mettendo a fuoco la realt&agrave; di un paese che, secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, &egrave; una delle sei nazioni pi&ugrave; povere al mondo.<\/p>\n<p>&ldquo;Karzai &egrave; un pashtun, ma viene considerato un traditore da due delle trib&ugrave; che rappresentano il 70 per cento dell&rsquo;etnia pashtun&rdquo;, ha aggiunto. &ldquo;Bisogna sedersi intorno a un tavolo, negoziare e distribuire potere. E accettare l&rsquo;idea che se ci sar&agrave; una pace afgana, le truppe straniere non avranno niente da fare qui&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>KABUL, 28 luglio 2006 (IPS) &#8211; L&rsquo;imprevista crisi afgana si riassume in un pugno di dati concatenati che, se non troveranno soluzione, potrebbero renderla irreversibile. 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