{"id":576,"date":"2006-07-02T10:55:32","date_gmt":"2006-07-02T10:55:32","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2006\/07\/02\/diritti-kenya-possibile-disastro-umanitario-fra-i-rifugiati-somali\/"},"modified":"2006-07-02T10:55:32","modified_gmt":"2006-07-02T10:55:32","slug":"diritti-kenya-possibile-disastro-umanitario-fra-i-rifugiati-somali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2006\/07\/02\/diritti-kenya-possibile-disastro-umanitario-fra-i-rifugiati-somali\/","title":{"rendered":"DIRITTI-KENYA: Possibile disastro umanitario fra i rifugiati somali"},"content":{"rendered":"<p>DADAAB, Kenya nord-orientale, 2 Luglio 2006 (IPS) &#8211; Ad Aaliya Omar Alas, il 20 marzo 2006 suscita memorie amare. Quel giorno, suo marito e suo figlio sono stati uccisi in Somalia, durante l&#039;ondata di violenze in cui anche gli altri suoi familiari sono rimasti dispersi.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&ldquo;Soffro perch&eacute; ho perso mio marito e mio figlio, e non so dove siano finiti gli altri membri della famiglia, quattro figlie e un figlio: ci siamo persi mentre fuggivamo dalle violenze&rdquo;, ha raccontato all&rsquo;IPS nel campo profughi Ifo, dove &egrave; arrivata ad aprile. &Egrave; uno dei tre campi installati nelle vicinanze della citt&agrave; di Dadaab, nell&rsquo;arido nord-est del Kenya.<\/p>\n<p>Alas adesso spera di avere notizie dei figli sopravvissuti. <\/p>\n<p>&ldquo;Prego perch&eacute; qualche buon samaritano mi faccia riavere i miei figli. Ho sentito dire che sono arrivati a Garissa. Se vengono qui, non ho niente da dargli, ma almeno staremo insieme&rdquo;. (Garissa &egrave; il distretto in cui si trovano i campi profughi).<\/p>\n<p>Secondo l&rsquo;Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), tra gennaio e maggio 2006 sarebbero arrivati ai campi vicino Dadaab circa 10.000 rifugiati somali, a seguito dei recenti focolai di violenze nel paese, mentre a giugno ne sarebbero arrivati altri 500. La popolazione totale dei campi di Dadaab aveva gi&agrave; raggiunto le 130.000 unit&agrave; prima dell&rsquo;ultima ondata, e la maggior parte dei profughi sarebbe somala.<\/p>\n<p>&ldquo;Abbiamo bisogno di altri fondi per gestire i nuovi arrivi. Di fronte ad un eventuale forte afflusso di persone domani, potremmo non riuscire a provvedere a loro secondo gli standard previsti&rdquo;, ha spiegato all&rsquo;IPS Niaz Ahmad, ufficiale di campo dell&rsquo;UNHCR a Dadaab.<\/p>\n<p>&ldquo;Abbiamo costruito latrine e ripari arrangiati, ma non abbiamo abbastanza tela per costruire altre strutture&rdquo;, ha aggiunto.<\/p>\n<p>Le insufficienze di cui parla Ahmad sono evidenti: capanne adattate alla meglio sono ricoperte da pezzi di polietilene, cartoni e vecchi indumenti, tutti materiali che non offrono una protezione adeguata.<\/p>\n<p>&ldquo;Di notte fa molto freddo. Dai buchi delle capanne entrano moltissime zanzare, ed &egrave; pericoloso per i bambini, ma cosa posso fare?&rdquo;, chiede Dahira Maalim Abdi, mentre ci mostra le punture sul viso della nipotina di sei mesi, dicendo di temere i rischi della malaria.<\/p>\n<p>Fino ad oggi, non si sono verificate epidemie di malaria. Ma il rappresentante dell&rsquo;UNHCR Nemia Temporal afferma che le risorse insufficienti, insieme al sovraffollamento dei campi, fa aumentare il pericolo di epidemie.<\/p>\n<p>L&rsquo;agenzia ha chiesto 2,5 milioni di dollari per poter provvedere a servizi sanitari, rifugi adeguati, cibo e altri rifornimenti per i nuovi profughi provenienti dalla Somalia.<\/p>\n<p>Secondo i dati delle Nazioni Unite, nelle ultime settimane oltre 300 persone sono state uccise in questo paese dell&rsquo;Africa orientale; 1.500 sono rimaste ferite, mentre 17.000 sono state sfollate in seguito alla ripresa delle ostilit&agrave;.<\/p>\n<p>Le violenze sono cominciate quando i leader dell&rsquo;Alleanza per il ripristino della pace e contro il terrorismo (ARPCT), che ha appoggiato gli Stati Uniti nella loro guerra al terrorismo, hanno iniziato ad opporsi alle corti islamiche istituite per riportare l&rsquo;ordine nella capitale Mogadiscio.<\/p>\n<p>All&rsquo;inizio di giugno, i militanti islamici appartenenti all&rsquo;Unione delle Corti islamiche hanno assunto il controllo della citt&agrave;; in precedenza, Mogadiscio era controllata dai leader della fazione, dopo che la caduta del governo di Muhammad Siad Barre nel 1991 aveva fatto precipitare nel caos la capitale e l&rsquo;intero paese. I militanti islamici hanno poi conquistato la citt&agrave; di Jowhar, a nord-ovest di Mogadiscio, un&rsquo;altra ex roccaforte dei leader della fazione.<\/p>\n<p>Il governo somalo ad interim, instauratosi nel 2004, non ha ricevuto grande sostegno. L&rsquo;insicurezza a Mogadiscio aveva allontanato i legislatori dalla capitale, che oggi operano dalla citt&agrave; centro-meridionale di Baidoa.<\/p>\n<p>Lo scorso 22 giugno, i rappresentanti del governo e i leader dell&rsquo;Unione delle Corti islamiche si sono incontrati nella capitale del Sudan, Khartoum, concordando la cessazione delle ostilit&agrave;, e riconoscendosi reciprocamente; l&rsquo;accordo &egrave; stato approvato con l&rsquo;intermediazione della Lega Araba.<\/p>\n<p>Un altro round di consultazioni tra i due gruppi &egrave; previsto per il 15 luglio.<\/p>\n<p>Alcuni rapporti riferiscono che Hassan Dahir Aweys, oppositore del Presidente somalo Abdullahi Yusuf, sarebbe stato nominato a capo di un consiglio di consulenza dell&rsquo;Unione. Sembra inoltre che ad Aweys sia stato proibito di recarsi negli Stati Uniti, per i suoi presunti legami con il terrorismo.<\/p>\n<p>Gli osservatori fanno notare che i leader della fazione che non hanno preso parte all&#039;incontro di Khartoum, potrebbero compromettere gli accordi raggiunti e creare nuovo scompiglio in Somalia. Ci&ograve; potrebbe portare ad una nuova ondata di rifugiati verso i paesi vicini, fra cui anche bambini come Said Mohamed Abdullahi, otto anni.<\/p>\n<p>&ldquo;Sono scappato dall&rsquo;ultima guerra civile. Adesso non vado a scuola, ma quando ero in Somalia ci andavo&rdquo;, ha raccontato all&rsquo;IPS.<\/p>\n<p>&ldquo;Spero che la guerra finir&agrave; presto, cos&igrave; potr&ograve; tornare a scuola (e) terminare gli studi, perch&eacute; voglio diventare ingegnere.&rdquo;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DADAAB, Kenya nord-orientale, 2 Luglio 2006 (IPS) &#8211; Ad Aaliya Omar Alas, il 20 marzo 2006 suscita memorie amare. 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