{"id":455,"date":"2005-12-17T16:44:08","date_gmt":"2005-12-17T16:44:08","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2005\/12\/17\/speciale-wto-confronto-allombra-delle-lobby\/"},"modified":"2005-12-17T16:44:08","modified_gmt":"2005-12-17T16:44:08","slug":"speciale-wto-confronto-allombra-delle-lobby","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2005\/12\/17\/speciale-wto-confronto-allombra-delle-lobby\/","title":{"rendered":"SPECIALE-WTO: Confronto all&#8217;ombra delle lobby"},"content":{"rendered":"<p>HONG KONG, 17 dicembre 2005 (IPS) &#8211; Un meeting di alto profilo per l&rsquo;eliminazione delle barriere commerciali globali in ambito internazionale &egrave; quello iniziato marted&igrave;, tra le tensioni di paesi industrializzati e nazioni in via di sviluppo.  I contrasti riguardano il generoso contributo che le nazioni ricche concedono ai loro agricoltori, chiedendo allo stesso tempo ai paesi in via di sviluppo di aprire ulteriormente i propri mercati a merci e servizi.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Migliaia di partecipanti hanno animato Hong Kong per le consultazioni dell&rsquo;Organizzazione mondiale per il commercio (OMC), il cosiddetto &ldquo;Doha round&rdquo;, che prende il nome dalla capitale del Qatar, dove nel 2001 &egrave; iniziato il dialogo. Il  &ldquo;Doha round&rdquo; costituisce un ambizioso progetto che trasformerebbe le modalit&agrave; del commercio globale del XX secolo: liberalizzare completamente il mercato per ridurre o eliminare le tariffe a livello globale, lasciando campo libero alle multinazionali. <\/p>\n<p>Alcune zone centrali della citt&agrave; sono state bloccate al traffico, mentre una manciata di hotel di lusso hanno chiuso al pubblico per ospitare le riunioni di ministri del commercio, uomini d&rsquo;affari e leader della societ&agrave; civile, in occasione dei sei giorni dedicati alle vacillanti consultazioni. <\/p>\n<p>Unendosi ai funzionari provenienti dai 149 paesi qui rappresentati, migliaia di oppositori hanno dichiarato che il progetto &egrave; stato concepito dai paesi industrializzati a vantaggio delle loro compagnie, con scarsa attenzione ai costi sociali e ambientali, sia a casa propria che nel mondo in via di sviluppo. <\/p>\n<p>Fuori dalla zona di sicurezza, migliaia di protestanti e attivisti tra ambientalisti, sindacati di lavoratori e studenti e organizzazioni di agricoltori hanno dato vita a contestazioni, tra cui diverse marce e una grande manifestazione. <\/p>\n<p>Mentre si riunivano in citt&agrave;, molti portavano striscioni di denuncia contro le consultazioni dell&rsquo;OMC, appendice dell&rsquo;egemonia occidentale. Anche prima che iniziassero queste consultazioni, in centinaia hanno protestato in strada, accusando l&rsquo;accordo di aver impoverito agricoltori e lavoratori, e danneggiato l&rsquo;ambiente nelle nazioni ricche e in via di sviluppo. <\/p>\n<p>In testa all&rsquo;agenda dei ministri, vi &egrave; un conflitto commerciale tra Stati Uniti, Europa e Giappone da una parte, e pesi massimi regionali dei paesi in via di sviluppo come Brasile, Egitto e India dall&rsquo;altra, in merito alla misura dei contributi che le nazioni ricche assicurano ai loro agricoltori. <\/p>\n<p>La disputa ha inasprito l&rsquo;atmosfera durante la preparazione dei meeting, con la diffusa convinzione che le consultazioni sarebbero state deviate. Malgrado le intense trattative, i diplomatici commerciali non sono finora riusciti a sbloccare l&rsquo;impasse. <\/p>\n<p>Gli Usa, prima economia mondiale e probabilmente principale beneficiaria dell&rsquo;apertura dei mercati, sostiene di aver proposto un accordo globale per tagliare i propri contributi e tariffe, e rianimare il dialogo. Washington, tuttavia, ha accusato l&rsquo;Europa di ostacolare le consultazioni, non rispondendo con tagli sufficientemente ampi. <\/p>\n<p>Contrariamente a Washington, che annuncia riduzioni del 90 per cento, l&rsquo;Europa sostiene di poter abbattere il suo contributo solo del 45 per cento circa, concedendo agli Usa e agli altri paesi un accesso limitato ai propri mercati; gli europei affermano che la loro decisione sui contributi &egrave; regolata da leggi e accordi interni all&rsquo;Unione Europea (Ue).<\/p>\n<p>&Egrave; probabile che le nazioni ricche decidano di ripartire in piccole quantit&agrave; un pacchetto di incentivi per i paesi meno sviluppati, per salvare la faccia qualora le consultazioni fallissero. <\/p>\n<p>Il pacchetto comprenderebbe accesso esente da dogana e da quote per i paesi pi&ugrave; poveri, soprattutto per le esportazioni di cotone dall&rsquo;Africa occidentale, e maggior aiuto e preparazione al commercio. <\/p>\n<p>Alcuni attivisti hanno chiamato il &ldquo;pacchetto di sviluppo&rdquo;, come viene oggi propagandato dai diplomatici commerciali di Stati Uniti ed Europa, un&rsquo;esca per rompere la recente intesa tra le nazioni povere emersa in occasione dell&rsquo;ultimo giro di consultazioni a Cancun, Messico, nel 2003, contro la pressione dei paesi ricchi. <\/p>\n<p>Tra le forti proteste della societ&agrave; civile, molte nazioni in via di sviluppo sono scese in piazza a Cancun, obbligando alla sospensione delle consultazioni, dopo che i paesi ricchi avevano rifiutato di rivedere gli ingenti sussidi ai loro agricoltori. <\/p>\n<p>&rdquo;Un&rsquo;azione su questioni importanti per i paesi in via di sviluppo, come il cotone, gli aiuti al commercio e l&rsquo;accesso esente da dogana e da quote sarebbe la benvenuta, ma in quanto parte di un accordo pi&ugrave; generale, che tenga conto del grave danno causato dalle politiche agricole dei paesi ricchi&rdquo;, ha dichiarato Phil Bloomer, esperto commerciale dell&rsquo;organizzazione di difesa e aiuto Oxfam International. &ldquo;Non deve essere uno &lsquo;zuccherino&rsquo; per coprire il gusto amaro di un pessimo accordo globale&rdquo;.<\/p>\n<p>Paesi in via di sviluppo, come Brasile e India, protestano perch&eacute; i sussidi colpiscono gli agricoltori poveri, spingendo i prezzi sempre pi&ugrave; in basso. Chiedono inoltre che le nazioni ricche modifichino le loro norme anti-dumping, responsabili, secondo loro, di alzare le tariffe e introdurre altri ostacoli alle loro esportazioni, come per agrumi e acciaio. <\/p>\n<p>Altro oggetto di contenzioso alle consultazioni dell&rsquo;OMC sono gli aiuti alimentari Usa, attaccati da Europa, Canada e altri paesi che li considerano &ldquo;agroaffari&rdquo; camuffati da contributo alle esportazioni. <\/p>\n<p>Gli attivisti sostengono che gli aiuti alimentari Usa, intrapresi nel 1954, continuano ad essere spinti dalla motivazione di smaltire grosse eccedenze di cereali e conquistare nuovi mercati. <\/p>\n<p>Sono arrivati in forze gli inviati di aziende e industrie Usa ed europee, molti dei quali pretendono di esercitare pressioni sui responsabili delle decisioni, perch&eacute; aprano nuovi mercati ai loro prodotti, soprattutto su piazze evolute come Cina, India e Brasile. Agricoltura a parte, i paesi ricchi si battono per convincere le nazioni in via di sviluppo ad impegnarsi in accordi sull&rsquo;accesso ai servizi e al mercato industriale. <\/p>\n<p>&rdquo;Sembra che la gente dimentichi che i prodotti manifatturieri costituiscono il 75 per cento del commercio mondiale, e che non possiamo raggiungere un accordo senza tener conto dell&rsquo;effettiva liberalizzazione del mercato destinata anche a merci industriali e servizi&rdquo;, ha dichiarato John Engler, presidente della Associazione nazionale industriali manifatturieri, grande gruppo industriale Usa. <\/p>\n<p>Un rappresentante del gigante del software Microsoft, ha parlato all&rsquo;IPS chiedendo di mantenere l&rsquo;anonimato, e ha ammesso che il suo mandato a Hong Kong &egrave; di &ldquo;rimanere il pi&ugrave; vicino possibile ai responsabili delle decisioni&rdquo;, con lo scopo di &ldquo;indurli ad aprire nuovi mercati&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>HONG KONG, 17 dicembre 2005 (IPS) &#8211; Un meeting di alto profilo per l&rsquo;eliminazione delle barriere commerciali globali in ambito internazionale &egrave; quello iniziato marted&igrave;, tra le tensioni di paesi industrializzati e nazioni in via di sviluppo. 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