{"id":438,"date":"2005-11-26T13:52:51","date_gmt":"2005-11-26T13:52:51","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2005\/11\/26\/comunicazione-la-povert-smarrita-nellagenda-dellinformazione\/"},"modified":"2005-11-26T13:52:51","modified_gmt":"2005-11-26T13:52:51","slug":"comunicazione-la-povert-smarrita-nellagenda-dellinformazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2005\/11\/26\/comunicazione-la-povert-smarrita-nellagenda-dellinformazione\/","title":{"rendered":"COMUNICAZIONE: La povert&agrave; smarrita nell&#8217;agenda dell&#8217;informazione"},"content":{"rendered":"<p>MONTEVIDEO, 25 novembre 2005 (IPS) &#8211; Come far s&igrave; che i problemi della povert&agrave;, l&rsquo;educazione, la salute, l&rsquo;ambiente e l&rsquo;uguaglianza di genere conquistino un loro spazio tra i titoli dei giornali o nelle notizie della radio e della televisione?<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Questa domanda scatena solitamente una specie di catarsi di giornalisti, quando riferiscono le loro &ldquo;penurie&rdquo; per informare di certi fatti che i mezzi di comunicazione non ritengono sufficientemente attrattivi o &ldquo;degni di fare notizia&rdquo;.<\/p>\n<p>Del ruolo dei mezzi di comunicazione nello sviluppo si &egrave; discusso questo luned&igrave; in un incontro organizzato a Montevideo dall&rsquo;agenzia di notizie IPS (Inter Press Service), per giornalisti di Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Cile, Paraguay e Uruguay, a cui hanno partecipato reporter, editor e capi dei servizi stampa e di media elettronici grandi e piccoli, metropolitani e di localit&agrave; con pochi abitanti.<\/p>\n<p>A un primo sguardo, gli otto Obiettivi di sviluppo del millennio &#8211; verso cui si sono impegnati i leader mondiali nel settembre 2000 &#8211; sono un tema difficile da collegare alle &ldquo;notizie&rdquo; locali con cui ogni giorno combattono cronisti e reporter, solitamente orientati dall&rsquo;agenda politica locale, secondo alcuni partecipanti al seminario.<\/p>\n<p>Conduttori e giornalisti di radio di piccole citt&agrave; dell&rsquo;interno dell&rsquo;Uruguay hanno descritto un campo minato, dai proprietari o concessionari delle onde, nel quale alcuni argomenti restano esclusi, pena il licenziamento, o la chiusura del programma in questione.<\/p>\n<p>In Per&ugrave;, dopo dieci anni di rigide restrizioni alla libert&agrave; di stampa per mano del regime di Alberto Fujimori (1990-2000), i mezzi di comunicazione oggi sono liberi, e per di pi&ugrave; sono in vigore delle norme che obbligano i funzionari a rendere pubblica l&rsquo;informazione che passa per le loro mani.<\/p>\n<p>Tuttavia, &ldquo;la qualit&agrave; e l&rsquo;immagine del giornalismo decadono continuamente&rdquo;, ha riferito Angel P&aacute;ez, direttore dell&rsquo;unit&agrave; di ricerca del quotidiano peruviano La Rep&uacute;blica, citando un&rsquo;inchiesta secondo cui otto persone su dieci in questo paese non hanno fiducia nei media.<\/p>\n<p>A suo parere, ci&ograve; avviene perch&eacute; la concorrenza tra i giornali per conquistare pi&ugrave; lettori si gioca sul terreno del ridurre i costi abbassando gli stipendi dei giornalisti, e promuovendo un&rsquo;informazione superficiale.<\/p>\n<p>Dei problemi della concentrazione mediatica e dell&rsquo;omogeneizzazione dei contenuti ha parlato il rappresentante dell&rsquo;Associazione mondiale delle radio comunitarie (Amarc), Gustavo G&oacute;mez, osservando che l&rsquo;unico canale televisivo aereo nelle citt&agrave; dell&rsquo;interno dell&rsquo;Uruguay ritrasmette una sintesi dei notiziari della capitale, nel mezzo di una programmazione stracolma di programmi della vicina Argentina.<\/p>\n<p>Dov&rsquo;&egrave; lo spazio per l&rsquo;informazione locale?, si &egrave; chiesto G&oacute;mez, membro del Forum di comunicazione e partecipazione cittadina dell&rsquo;Uruguay, che ha anche suggerito la necessit&agrave; di sviluppare media alternativi, diversi dai privati e da quelli di propriet&agrave; dello Stato.<\/p>\n<p>Alle diagnosi e alla catarsi, sono seguite alcune proposte di autocritica sull&rsquo;esercizio della professione.<\/p>\n<p>In Argentina non esiste una struttura di concentrazione dei media diversa da quella di altri settori dell&rsquo;economia, come banche o supermercati, ha segnalato il giornalista Mario Wainfeld, columnist del quotidiano P&aacute;gina 12.<\/p>\n<p>Alcuni colleghi tendono a mimetizzarsi con la proposta &ldquo;antipolitica&rdquo; dei proprietari dei media, che cercano di ridurre tutti i problemi, compresi quelli del sottosviluppo, alla &ldquo;mala amministrazione&rdquo; e alla &ldquo;corruzione&rdquo; dei governi, e secondo i quali il giornalista dovrebbe essere un &ldquo;pubblico ministero&rdquo;, ha aggiunto.<\/p>\n<p>Si pu&ograve; addirittura arrivare alla &ldquo;semplificazione&rdquo; che &ldquo;laddove c&rsquo;&egrave; un povero, bisogna cercare il corrotto responsabile&rdquo;, quando sappiamo tutti che i problemi della povert&agrave; sono &ldquo;molto pi&ugrave; complessi&rdquo;, ha sostenuto Wainfeld.<\/p>\n<p>Alcuni editor e conduttori di notiziari televisivi in Uruguay hanno segnalato che dei problemi della povert&agrave; e dell&rsquo;ambiente si parla tutti i giorni nei telegiornali, per iniziative e piani sociali lanciati dal governo, o per la campagna contro l&rsquo;insediamento di industrie di cellulosa nel paese.<\/p>\n<p>Secondo Magdalena Riverso, del quotidiano del Paraguay Ultima Hora, la tematica sociale pu&ograve; conquistare i titoli dei giornali del suo paese quasi esclusivamente con &ldquo;toni lacrimevoli&rdquo;.<\/p>\n<p>Da parte sua, Emiliano Cotelo, conduttore e direttore del programma radio En Perspectiva, dell&rsquo;Uruguay, ha segnalato le difficolt&agrave; di approfondire alcuni temi, &ldquo;perch&eacute; a volte noi giornalisti siamo dominati dal breve periodo&rdquo;.<\/p>\n<p>Ma ha anche indicato che le questioni trattate nei grandi vertici mondiali perdono peso, per il discredito acquisito dall&rsquo;Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) e altri enti internazionali, davanti alla scarsa risposta ad alcuni impegni presi.<\/p>\n<p>Il rappresentante in Uruguay del Fondo Onu per l&rsquo;infanzia, Tom Bergmann-Harris, ha sostenuto che il raggiungimento degli obiettivi del millennio &egrave; una &ldquo;responsabilit&agrave; dei governi&rdquo;, che la cittadinanza, attraverso i mezzi di comunicazione, dovrebbe poter controllare. Ha poi invitato a &ldquo;scoraggiare l&rsquo;idea che gli obiettivi non siano raggiungibili&rdquo;. In definitiva, non sono altro che &ldquo;i diritti umani fondamentali&rdquo;, ha aggiunto.<\/p>\n<p>Gli otto obiettivi si propongono di dimezzare la percentuale di popolazione mondiale che vive nell&rsquo;indigenza e nella fame, con una scadenza stabilita tra il 1990 e il 2015.<\/p>\n<p>Inoltre, puntano a raggiungere l&rsquo;insegnamento universale di base, promuovere l&rsquo;uguaglianza di genere e l&rsquo;autonomia delle donne, ridurre di due terzi la mortalit&agrave; infantile, e di tre quarti quella materna; combattere l&rsquo;Aids, la malaria e altre malattie; garantire la sostenibilit&agrave; ambientale, e promuovere un partenariato globale per lo sviluppo.<\/p>\n<p>Si tratta di obiettivi &ldquo;conservatori, minimalisti e poco ambiziosi&rdquo;, secondo la valutazione iniziale effettuata da organizzazioni della societ&agrave; civile, ha ricordato l&rsquo;attivista uruguayano Roberto Bissio, portavoce della Campagna globale di azione contro la povert&agrave; (GCAP, la sigla in inglese).<\/p>\n<p>&ldquo;Quando abbiamo chiesto il perch&eacute; di certe percentuali ai tecnici del sistema delle Nazioni Unite che le hanno formulate, la risposta che abbiamo avuto &egrave; stata semplice: si &egrave; trattato di proiettare al 2015 il ritmo degli avanzamenti registrati nei decenni precedenti&rdquo;, ha segnalato.<\/p>\n<p>&ldquo;Ci&ograve; significava, fondamentalmente, non chiedere niente in pi&ugrave; ai governi e alle istituzioni multilaterali&rdquo;, ha aggiunto.<\/p>\n<p>Tuttavia, &ldquo;per una volta&rdquo; , ha riferito, le organizzazioni non governative hanno colto la sfida di accettare questi impegni e di chiedere ai governi ogni anno cosa avessero fatto per osservare l&rsquo;agenda verso cui si erano impegnati loro e le organizzazioni multilaterali come Banca mondiale, Fondo monetario internazionale e Organizzazione mondiale del commercio.<\/p>\n<p>La cosa certa, ha concluso Bissio, &egrave; che, a partire dagli anni &rsquo;90, gli anni delle grandi conferenze internazionali che hanno prodotto importanti documenti e impegni, &ldquo;gli indicatori dello sviluppo hanno cominciato a ristagnare e, in alcuni casi, addirittura a retrocedere&rdquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;incontro di giornalisti si &egrave; realizzato nel quadro del seminario &ldquo;Governi locali per l&rsquo;inclusione sociale e contro la povert&agrave; &#8211; Le citt&agrave; davanti alla sfida degli Obiettivi di sviluppo del millennio&rdquo;, convocato dal governo di Montevideo, l&rsquo;apparato dell&rsquo;Onu in Uruguay, GCAP e IPS, e sotto gli auspici del Comune di Roma.<\/p>\n<p>I sindaci Ricardo Ehrlich, della capitale uruguayana, Marcos Car&aacute;mbula, del dipartimento meridionale di Canelones, e Fernando Damata Pimentel, della brasiliana Belo Horizonte, e la vicesindaco di Roma, Maria Pia Garavaglia, hanno discusso nella mattinata delle strategie locali di lotta contro la povert&agrave; e della necessit&agrave; di combattere la frammentazione sociale delle citt&agrave;, in parte provocata dalla globalizzazione.<\/p>\n<p>&ldquo;Siamo molto lontani dal raggiungere gli obiettivi del millennio, e il cittadino &egrave; molto lontano dal capirli&rdquo;, ha detto il direttore generale di IPS, Mario Lubetkin.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONTEVIDEO, 25 novembre 2005 (IPS) &#8211; 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