{"id":428,"date":"2005-11-11T23:39:19","date_gmt":"2005-11-11T23:39:19","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2005\/11\/11\/tecnologia-benvenuti-a-ruralkenya-com\/"},"modified":"2005-11-11T23:39:19","modified_gmt":"2005-11-11T23:39:19","slug":"tecnologia-benvenuti-a-ruralkenya-com","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2005\/11\/11\/tecnologia-benvenuti-a-ruralkenya-com\/","title":{"rendered":"TECNOLOGIA: Benvenuti a Ruralkenya.com"},"content":{"rendered":"<p>NAIROBI, 11 novembre 2005 (IPS) &#8211; Un generatore rimbomba dietro l&rsquo;edificio a due stanze, simile a uno dei mulini di granturco che punteggiano il paesaggio rurale del Kenya. Non vi troverete per&ograve; nessun tipo di raccolto, bens&igrave; nutrimento per la mente.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Si tratta di un internet caf&egrave; in una tranquilla zona rurale della circoscrizione di Emuhaya, a circa 500 chilometri dalla capitale, Nairobi. Secondo esperti delle tecnologie dell&rsquo;informazione, solo il due per cento dei kenioti con accesso a internet vive in aree rurali. Tuttavia, la vita di coloro che riescono a collegarsi in rete &egrave; cambiata. <\/p>\n<p>&rdquo;&Egrave; stata la cosa migliore che potesse succedermi&rdquo;, ha dichiarato Beliha Ndanyi, 65 anni e un grande sorriso, che sta aspettando per scaricare le sue e-mail su uno dei due computer nel cybercaf&eacute;. <\/p>\n<p>&rdquo;Proprio l&rsquo;altro giorno, quando mi hanno rubato i miei due buoi, ho scritto una e-mail ai miei due figli in America, e in pochi giorni, tramite Western Union Money Transfer, mi hanno mandato il danaro per comprarne un altro&rdquo;.<\/p>\n<p>Accanto, due ragazzi sono assorti a navigare sul web. <\/p>\n<p>&rdquo;&Egrave; davvero magnifico&rdquo;, dice Joseph Odinga, studente al Politecnico di Maseno, istituto di formazione locale del governo. &ldquo;Puoi rimanere in contatto con i compagni di studio ed essere sempre aggiornato, come gli altri ragazzi della capitale&rdquo;.<\/p>\n<p>Nel distretto di Kiambu, a circa 50 chilometri da Nairobi, la situazione &egrave; pi&ugrave; o meno la stessa. <\/p>\n<p>Fanice Njoki, 58 anni, imprenditrice agricola di piccole dimensioni, utilizza un internet caf&egrave; per comunicare con il figlio che vive negli Stati Uniti e la figlia in Gran Bretagna. <\/p>\n<p>&rdquo;Prima, dovevo aspettare mesi prima di riuscire a comunicare con i miei ragazzi e raccontare loro i miei problemi. Da quando questa cosa (il computer) &egrave; stata portata qui, se voglio posso parlare tutti i giorni con loro&rdquo;, racconta Njoki. <\/p>\n<p>L&rsquo;aumento degli internet caf&egrave; nel paese &egrave; il risultato di una politica di governo che ha abolito le tasse di importazione sui computer. Da quando &egrave; stata annunciata l&rsquo;iniziativa due anni fa, i prezzi di computer e attrezzature informatiche sono precipitosamente caduti; una macchina che costava all&rsquo;incirca 1.300 dollari, adesso si vende a 650 dollari. <\/p>\n<p>Individui intraprendenti hanno creato internet caf&egrave; nella capitale e altrove, anche se &egrave; difficile stabilire la cifra esatta dei punti internet nelle aree rurali. <\/p>\n<p>Per scaricare la mail si pagano dai venti ai quaranta centesimi, meno di met&agrave; di quello che costerebbe spedire una lettera all&rsquo;estero &ndash; ma sicuramente molto per gli standard di vita del Kenya, dato che circa il 56 per cento della popolazione sopravvive con meno di un dollaro al giorno. Ndanyi e Njoki possono permettersi le tariffe internet grazie alle rimesse che ricevono dai figli residenti all&rsquo;estero. <\/p>\n<p>Le spese non sono per&ograve; l&rsquo;unica barriera per questi nuovi appassionati della rete. <\/p>\n<p>I bassi livelli di alfabetizzazione implicano che Ndanyi e Njoki devono dettare i loro messaggi a membri della famiglia o ad addetti dell&rsquo;internet caf&eacute;. Ndanyi viene aiutata dalla nipote di 21 anni, Jane Ayoki, che sta per iniziare l&rsquo;universit&agrave;. <\/p>\n<p>C&rsquo;&egrave; anche un problema di distanza. Il caf&egrave; usato da Ndanyi &ndash; uno dei due di Emuhaya &ndash; serve una comunit&agrave; di circa 20.000 persone, alcune delle quali devono camminare pi&ugrave; di 10 chilometri per raggiungere un collegamento internet. <\/p>\n<p>Inoltre, entrambe dicono di essere diventate tanto affezionate alla rete, che qualunque interruzione del servizio le fa molto innervosire. &ldquo;Sento crescere in me una vera e propria rabbia&rdquo;, racconta Ndanyi. <\/p>\n<p>Secondo Peter Owuor, proprietario del caf&egrave;, la gente utilizza la sua struttura per avere informazioni su affari, o anche su questioni commerciali e agricole. Le cose vanno tanto bene che sta pensando di acquistare un altro computer. <\/p>\n<p>Purtroppo, aggiunge, alcuni clienti giovani hanno iniziato a visitare siti pornografici, che lui non &egrave; ancora riuscito a bloccare.<\/p>\n<p>Tuttavia, non &egrave; questa la sola sfida che deve affrontare Owuor. &ldquo;Il problema principale &egrave; l&rsquo;elettricit&agrave;&rdquo;, racconta. &ldquo;Spendo moltissimo di combustibile&rdquo;. <\/p>\n<p>Solo una persona su 30 nell&rsquo;area ha la luce elettrica. Owuor, che usa un generatore per alimentare i suoi due computer, sostiene che i servizi di rete nelle regioni rurali si diffonderebbero pi&ugrave; rapidamente se non fosse per la mancanza di alimentazione e la penuria di linee telefoniche. <\/p>\n<p>Attualmente servono circa 60 dollari per installare una linea telefonica, e pi&ugrave; di 200 per acquistare un generatore che alimenti un computer in mancanza di elettricit&agrave;: costi che in Kenya pochi possono permettersi. <\/p>\n<p>Ciononostante, mentre gli utenti di internet stanno superando queste barriere, stanno iniziando ad emergere anche altri dibattiti sul World Wide Web, in particolare sulle lingue usate dai siti internet. <\/p>\n<p>&rdquo;La questione &egrave; che se le nostre comunit&agrave; devono cogliere i vantaggi della societ&agrave; dell&rsquo;informazione, le loro lingue devono strare sul web&rdquo;, sostiene Owuor. <\/p>\n<p>Durante la Conferenza preparatoria africana in vista della seconda riunione del Vertice mondiale sulla societ&agrave; dell&rsquo;informazione (WSIS, World Summit on the Information Society) tenutosi all&rsquo;inizio dell&rsquo;anno ad Accra, in Ghana, linguisti ed esperti di tecnologia africani hanno proposto l&rsquo;istituzione di un fondo che aiuterebbe a collocare e mantenere le lingue africane in rete. <\/p>\n<p>&rdquo;L&rsquo;unico modo per far entrare l&rsquo;Africa nella societ&agrave; dell&rsquo;informazione &egrave; garantire che le lingue africane siano accettate nel cyberspazio&rdquo;, ha dichiarato, rivolgendosi alla platea del WSIS, Salam Diakite, direttore per la ricerca e la documentazione all&rsquo;Accademia africana delle lingue con sede a Bamako. La seconda fase del WSIS si terr&agrave; tra breve in Tunisia. <\/p>\n<p>Alcuni esperti informatici si chiedono se i siti in queste lingue sarebbero economicamente vantaggiosi. <\/p>\n<p>Guardando l&rsquo;esempio di Njoki e Ndanyi, tuttavia, si capisce che gli africani sono pronti ad abbracciare la rete. E se parler&agrave; la loro lingua, tanto meglio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NAIROBI, 11 novembre 2005 (IPS) &#8211; Un generatore rimbomba dietro l&rsquo;edificio a due stanze, simile a uno dei mulini di granturco che punteggiano il paesaggio rurale del Kenya. 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