{"id":39,"date":"2004-01-09T05:30:18","date_gmt":"2004-01-09T05:30:18","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2004\/01\/09\/argentina-quando-i-lavoratori-resuscitano-una-fabbrica\/"},"modified":"2004-01-09T05:30:18","modified_gmt":"2004-01-09T05:30:18","slug":"argentina-quando-i-lavoratori-resuscitano-una-fabbrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2004\/01\/09\/argentina-quando-i-lavoratori-resuscitano-una-fabbrica\/","title":{"rendered":"ARGENTINA: Quando i lavoratori resuscitano una fabbrica"},"content":{"rendered":"<p>BUENOS AIRES, gen (IPS) &#8211; Alla fine del 2002, i lavoratori di una fabbrica di lavaggio di tessuti a sud della capitale argentina non avrebbero mai immaginato un capodanno cos&igrave;, con un lavoro, tranquillit&agrave; e soldi da portare nelle loro case.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>In quel periodo, come centinaia di migliaia di altri argentini, si battevano per conservare la loro fonte di lavoro, un&rsquo;impresa che allora si disintegrava, e oggi &egrave; invece una cooperativa senza debiti, che capitalizza i guadagni e sviluppa progetti di esportazione.<\/p>\n<p>Lontano da l&igrave;, nel vecchio quartiere Palermo di Buenos Aires, Gabriela Farace ed altre sei maestre hanno celebrato il loro primo capodanno come proprietarie dell&rsquo;asilo che dava loro lavoro e di cui si sono fatte carico mentre rischiava di scomparire, a causa di un forte indebitamento e una cattiva amministrazione.<\/p>\n<p>In diverse zone del paese la situazione &egrave; simile, per 130 fabbriche metalmeccaniche, di alimenti, tessili, di carta e di ceramica recuperate nella provincia di Buenos Aires, nella Terra del fuoco e nella capitale, come anche per due quotidiani prodotti nella provincia centrale di C&oacute;rdoba.<\/p>\n<p>Luis Caro, avvocato cattolico delegato delle pastorali sociali delle diocesi di Avellaneda-Lan&uacute;s, due popolosi quartieri operai della provincia di Buenos Aires, ha dichiarato all&rsquo;IPS: &ldquo;Qualche giorno fa, i lavoratori della cooperativa &lsquo;La Prensa&rsquo; hanno ottenuto i diritti legali sul mezzo, le macchine e i marchi registrati&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;Lo hanno fatto con finanziamenti reali e all&rsquo;asta partecipavano anche due importanti quotidiani economici della capitale, Infobae e Ambito Financiero, ma hanno vinto i lavoratori&rdquo;, ha aggiunto Caro.<\/p>\n<p>Gli stabilimenti, che erano in fallimento o erano stati abbandonati dai padroni, oggi appartengono a circa 10.000 lavoratori, membri delle cooperative agricole riunite nel Movimento Nacional de F&aacute;bricas Recuperadas (MNFR), presieduto da Luis Caro.<\/p>\n<p>Il MNFR ha rapporti con altre organizzazioni non governative, con i gruppi di &ldquo;piqueteros&rdquo; (disoccupati che occupano le strade per protesta), con organizzazioni operaie e sindacati, ma non ha nessuna appartenenza politica n&eacute; religiosa.<\/p>\n<p>Lo scorso luned&igrave;, con l&rsquo;appoggio del movimento e l&rsquo;assistenza di Caro, e dopo otto mesi di lotta, i 58 operai della fabbrica tessile Brukman sono riusciti ad ottenere che il governo della citt&agrave; di Buenos Aires espropriasse le strutture dell&rsquo;impresa, le dichiarasse di pubblica utilit&agrave; e le cedesse in comodato alla cooperativa di lavoratori costituitasi.<\/p>\n<p>&Egrave; stata l&rsquo;ultima conquista del 2003 per il movimento di recupero delle fabbriche da parte degli stessi lavoratori, cominciato ad agosto 2000, quando l&rsquo;acutizzazione della crisi ha provocato il moltiplicarsi di chiusure e licenziamenti nella cintura industriale della Gran Buenos Aires (l&rsquo;area metropolitana della capitale).<\/p>\n<p>In questa occasione, e dal suo posto di lavoro nella diocesi, Caro ha affiancato la resistenza dei lavoratori di una fabbrica metalmeccanica di Avellaneda, licenziati nell&rsquo;ambito della bancarotta fraudolenta dell&rsquo;impresa.<\/p>\n<p>I lavoratori si sono rifugiati nei loro diritti costituzionali, rimanendo in sciopero nello stabilimento, denunciando legalmente i proprietari ed esigendo che con i profitti venisse garantito il pagamento dei loro stipendi.<\/p>\n<p>La giustizia ha accolto le loro proteste, dichiarando l&rsquo;impianto di pubblica utilit&agrave; ed espropriandolo. Cos&igrave; &egrave; nata la prima cooperativa del movimento, &ldquo;Uni&oacute;n y Fuerza&rdquo;, che si dedica alla produzione ed esportazione di tubi metallici.<\/p>\n<p>Da allora, migliaia di lavoratori hanno adottato lo stesso atteggiamento. Sentenze giudiziarie e decisioni delle legislature provinciali o comunali, come nel caso della citt&agrave; di Buenos Aires, hanno moltiplicato il processo di recupero delle fabbriche, con diverse modalit&agrave;.<\/p>\n<p>Secondo &#8220;Veraz&#8221;, un&rsquo;organizzazione privata che valuta i rischi creditizi e finanziari su scala nazionale, &ldquo;quest&rsquo;anno l&rsquo;aumento nel totale di fallimenti decretati ha superato del 75 per cento quello del 2002&rdquo;.<\/p>\n<p>Bisogna considerare che molte sentenze corrispondono a processi per bancarotta iniziati lo scorso anno, ma gli analisti economici ritengono che i dati siano allarmanti.<\/p>\n<p>I concorsi preventivi (appello ai creditori per negoziare i debiti), meccanismi cui ricorrono le imprese per affrontare le difficolt&agrave; finanziarie, sono aumentati quest&rsquo;anno del 14,3 per cento e la maggior parte di quelli sollecitati si sono conclusi col fallimento, secondo la societ&agrave; di certificazione dei rischi &#8220;Fidelitas&#8221;.<\/p>\n<p>Nei primi undici mesi del 2003, solo nella citt&agrave; di Buenos Aires si sono registrate 2.680 bancarotte, mentre nello stesso periodo del 2002 erano state 1.299, secondo &#8220;Fidelitas&#8221;.<\/p>\n<p>Caro ha sottolineato: &ldquo;Dal 2002, i lavoratori hanno deciso di non lasciare le fabbriche quando si decreta il fallimento o quando vengono abbandonate dai loro capi&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;I lavoratori stanno dimostrando a tutto il paese che &egrave; possibile recuperare migliaia di posti di lavoro nel quadro di un sistema solidale, dove i bisogni reciproci sono il motore di un&rsquo;economia primaria di sussistenza&rdquo;, ha affermato.<\/p>\n<p>Gregorio L&oacute;pez &egrave; presidente della cooperativa Lavalan, &ldquo;dove tutti i lavoratori &ndash; afferma &ndash;, dai professionisti a quelli che spazzano per terra, hanno lo stesso stipendio e dove tutte le decisioni vengono prese dall&rsquo;assemblea, che &egrave; sovrana&rdquo;.<\/p>\n<p>L&oacute;pez ha ricordato la resistenza di sessanta lavoratori della lavanderia industriale abbandonati l&rsquo;anno scorso dai loro padroni, che non pagavano nemmeno il consumo di acqua, indispensabile al funzionamento dell&rsquo;impianto.<\/p>\n<p>L&oacute;pez e i suoi colleghi lavoravano &ldquo;dalle quattordici alle diciotto ore al giorno, per ricevere meno di 500 pesos (170 dollari) al mese&rdquo;. Oggi lavorano otto ore e guadagnano tre volte di pi&ugrave;; la cooperativa non ha debiti e quest&rsquo;anno capitalizzer&agrave; le eccedenze per acquisire macchine pi&ugrave; moderne, dal momento che in futuro intende esportare.<\/p>\n<p>L&rsquo;introito medio dei lavoratori della cooperativa &egrave; di 350 dollari, anche se &ldquo;in una di esse i compagni guadagnano circa 1000 dollari al mese, e quest&rsquo;anno ognuno ricever&agrave; quasi 5000 dollari extra per le eccedenze. Questo dopo due anni di gestione dell&rsquo;impianto&rdquo;, ha dichiarato L&oacute;pez all&rsquo;IPS.<\/p>\n<p>L&rsquo;esperienza di Gabriela Farace e le compagne non &egrave; molto diversa. Lavorano in un asilo nido mal gestito, privo di manutenzione, che stava per essere sgombrato per non avere pagato l&rsquo;affitto.<\/p>\n<p>Con l&rsquo;appoggio del MNFR, sono riuscite a mantenere l&rsquo;asilo funzionante in un altro edificio, e con l&rsquo;aiuto dei genitori, che hanno dato fiducia al progetto della cooperativa e donato culle e giocattoli, hanno dipinto e sistemato i nuovi locali.<\/p>\n<p>Dallo scorso febbraio, il &#8220;Jard&iacute;n de Palermo&#8221; &egrave; una cooperativa di maestre. &ldquo;Non abbiamo debiti, il servizio &egrave; stato ottimizzato ed &egrave; triplicato il numero di bambini, dai quarantacinque giorni ai quattro anni d&rsquo;et&agrave;, che fa parte della struttura&rdquo;, ha segnalato Farace.<\/p>\n<p>La maestra ha precisato che insieme alle compagne, adesso lavora &ldquo;meno ore e in condizioni migliori di prima&rdquo;, offrono un servizio pi&ugrave; completo e, per di pi&ugrave;, percepiscono regolarmente il salario.<\/p>\n<p>Ma alla situazione attuale non si &egrave; arrivati facilmente. L&oacute;pez ricorda l&rsquo;opposizione di alcuni sindacati. &ldquo;Erano totalmente contrari alle cooperative, perch&eacute; perdevano iscritti, e in alcuni casi ci sono state aggressioni e liti&rdquo;.<\/p>\n<p>Il progetto di recupero delle fabbriche ha anche dovuto affrontare gli attacchi di alcune banche e studi legali, interessati a scoraggiare la formazione di cooperative perch&eacute; &ldquo;guadagnano molto liquidando le imprese che dichiarano la bancarotta&rdquo;, ha affermato Luis Caro.<\/p>\n<p>Nonostante ci&ograve;, il movimento &egrave; riuscito ad attirare l&rsquo;attenzione di funzionari, legislatori, professionisti, accademici, tecnici e studenti.<\/p>\n<p>Alle cooperative si avvicinano professori e studenti universitari, non solo per offrire collaborazioni, ma anche per conoscere profondamente i processi di queste nuove forme organizzative, sorte come un meccanismo di difesa sociale di fronte alla crisi.<\/p>\n<p>Secondo Javier Ona, un ingegnere membro del &#8220;Grupo de Apoyo T&eacute;cnico&#8221; del movimento, si tratta &ldquo;del capitale sociale di un&rsquo;Argentina che non si rassegna, che crea con le proprie capacit&agrave; imprese competitive dalle ceneri&rdquo;.<\/p>\n<p>Un aspetto particolarmente interessante del processo &egrave; che le stesse imprese fallite o diventate ingestibili sotto la gestione dei padroni, si sono rivelate redditizie quando l&rsquo;amministrazione &egrave; passata nelle mani dei lavoratori.<\/p>\n<p>In tal senso, Caro ha osservato che &ldquo;dopo essere stati finanziatori dei datori di lavoro, i lavoratori cominciano una nuova fase che segue una logica economica diversa dalla precedente&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;In queste fabbriche, i lavoratori hanno scelto di organizzarsi in cooperative, ma con modalit&agrave; particolari, hanno tenuto conto delle esperienze negative delle cooperative tradizionali&rdquo;, ha proseguito.<\/p>\n<p>&ldquo;Tutte le decisioni vengono prese dall&rsquo;assemblea, &egrave; una democrazia quasi diretta, e non si accettano ingerenze esterne; quel compito spetta ai lavoratori&rdquo;, ha spiegato ancora.<\/p>\n<p>Caro ha poi sottolineato che &ldquo;i lavoratori non cedono la commercializzazione, n&eacute; l&rsquo;amministrazione: tutto si decide nell&rsquo;assemblea&rdquo;, e alcune offerte di aiuti finanziari provenienti dall&rsquo;esterno non hanno avuto successo, &ldquo;poich&eacute; volevano diventare soci capitalisti&rdquo;.<\/p>\n<p>All&rsquo;inizio di dicembre, dopo un incontro con Caro e i dirigenti delle cooperative, il presidente N&eacute;stor Kirchner ha annunciato che destiner&agrave; due milioni di dollari in una serie di piccoli prestiti, per un massimo di 65.000 dollari a impresa, senza garanzia reale e con un tasso annuale del sette per cento, affinch&eacute; le fabbriche recuperate possano scaricarsi di alcuni oneri.<\/p>\n<p>Ad ottobre, il Consiglio comunale della Citt&agrave; di Buenos Aires ha deciso di sostenere i processi di recupero delle fabbriche, esonerando le cooperative dal pagamento delle tasse, autorizzandole a usare i marchi di fabbrica che caratterizzavano le imprese prima del fallimento e stabilendo che i lavoratori avrebbero pagato per macchinari ed impianti il prezzo stabilito in gara d&rsquo;appalto.<\/p>\n<p>Eduardo Mondino, difensore del popolo, ha presentato un progetto di modifica della legge sulla bancarotta vigente, in modo tale che i lavoratori possano essere definiti creditori.<\/p>\n<p>Anche il Governo ha manifestato interesse nel modificare la legge, secondo quanto espresso dai funzionari dei ministeri di Lavoro e Giustizia.<\/p>\n<p>Secondo Caro, &ldquo;&egrave; fondamentale mettere fine al vuoto legale che c&rsquo;&egrave; rispetto a questi processi, dal momento che circa 5000 fabbriche sono ferme e potrebbero essere recuperate dai lavoratori&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;&Egrave; imprescindibile riformare la legge sulla bancarotta, cos&igrave; che le fabbriche possano continuare a funzionare, amministrate dalle cooperative di lavoratori; i crediti di lavoro possano essere destinati all&rsquo;acquisizione di macchinari; gli impianti siano assegnati direttamente agli impiegati e siano tutelati i loro diritti&rdquo;, ha aggiunto.<\/p>\n<p>Ma servono anche altri cambiamenti, alcuni di tipo culturale. &ldquo;Perch&eacute; promuovere il lucro come motore dell&rsquo;economia ha portato l&rsquo;Argentina alla sua maggiore contraddizione: che nel paese delle mucche e dei campi, i bambini muoiano di fame&rdquo;, ha concluso Luis Caro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BUENOS AIRES, gen (IPS) &#8211; Alla fine del 2002, i lavoratori di una fabbrica di lavaggio di tessuti a sud della capitale argentina non avrebbero mai immaginato un capodanno cos&igrave;, con un lavoro, tranquillit&agrave; 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