{"id":344,"date":"2005-08-04T17:18:39","date_gmt":"2005-08-04T17:18:39","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2005\/08\/04\/libano-uscire-dalla-devastazione-richiede-tempo\/"},"modified":"2005-08-04T17:18:39","modified_gmt":"2005-08-04T17:18:39","slug":"libano-uscire-dalla-devastazione-richiede-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2005\/08\/04\/libano-uscire-dalla-devastazione-richiede-tempo\/","title":{"rendered":"LIBANO: Uscire dalla devastazione richiede tempo"},"content":{"rendered":"<p>BEIRUT, 3 agosto 2005 (IPS) &#8211; Beirut &egrave; una citt&agrave; segnata dalla guerra civile e contrassegnata da divisioni che sopravvivono nelle fondamenta del paese e nell&rsquo;assetto della societ&agrave;. Con il tipico entusiasmo libanese, negli ultimi 15 anni &egrave; stato fatto molto per riparare i danni materiali, ma &egrave; stato fatto ancora di pi&ugrave; per mascherare quei problemi che erano stati all&rsquo;origine del conflitto.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ai libanesi piace vedersi come commercianti a ruota libera con un&rsquo;inclinazione per la bella vita, e la capitale Beirut ne &egrave; la prova.<\/p>\n<p>Dove prima sfrecciavano i proiettili, oggi pullulano grandi magazzini moderni. Dominano il centro citt&agrave; botteghe di designer esclusivi, e non pi&ugrave; edifici distrutti e sacchetti di sabbia. E il buon cibo, per chi conosce la capitale, &egrave; tornato a caratterizzarla pi&ugrave; di ogni altra cosa, al posto dei sequestri e dei bombardamenti.<\/p>\n<p>Qui e nella periferia circostante vivono oggi 1,4 milioni di persone. Se si considerano anche le zone pi&ugrave; remote, il conglomerato conta pi&ugrave; di due milioni di persone, sulla popolazione totale libanese di quattro milioni di abitanti.<\/p>\n<p>Gran parte della rinascita di Beirut viene associata all&rsquo;ex primo ministro e miliardario Rafiq Hariri. &Egrave; morto al limitare dell&rsquo;area ricostruita del centro citt&agrave;, dove la sua impresa per lo sviluppo Solid&egrave;re regna sovrana. Ironicamente, &egrave; stato colpito il giorno di san Valentino di quest&rsquo;anno, proprio davanti alla sola propriet&agrave; su cui non riusc&igrave; mai a mettere le mani: il lussuoso hotel St George di prima della guerra, sul lungomare.<\/p>\n<p>Hariri e la Solid&egrave;re hanno dominato la Beirut del dopoguerra. Lui era in grado di ottenere ci&ograve; che nessun altro poteva avere: costru&igrave; un nuovo eccellente aeroporto, elimin&ograve; vasti campi di grano per fare spazio alle autostrade, attraverso le bidonville che erano sorte durante la guerra, e restitu&igrave; il centro alla sua citt&agrave;.<\/p>\n<p>Ma il progetto del centro citt&agrave; ha anche ricevuto molte critiche sin dall&rsquo;inizio. Gli si obietta soprattutto che mentre gli antichi edifici sono stati sontuosamente rinnovati, l&rsquo;anima del luogo &egrave; andata perduta e i suoi abitanti originari non hanno potuto farvi ritorno. Gli affitti di uffici e negozi erano inizialmente cos&igrave; alti che pochi potevano permetterseli, e alla fine degli anni &rsquo;90 il centro aveva l&rsquo;aspetto e lo spirito di un museo all&rsquo;aria aperta.<\/p>\n<p>Michael Stanton, a capo del dipartimento di architettura dell&rsquo;Universit&agrave; americana a Beirut, concorda che il concetto iniziale &egrave; stato frainteso, ma si dice ottimista sul fatto che la compagnia stia imparando. &ldquo;Il potenziale &egrave; immenso, e sembra che ci sono stati sviluppi nel progetto per l&rsquo;area&rdquo;, ha detto.<\/p>\n<p>L&rsquo;universit&agrave; &egrave; uno dei principali tratti distintivi della citt&agrave;, con un campus che occupa una propriet&agrave; immobiliare di prim&rsquo;ordine lungo la cornice del lungomare a Beirut ovest. Fa anche parte della struttura sociale e culturale della citt&agrave;, oltre ad essere l&rsquo;unica area verde importante della zona centrale.<\/p>\n<p>Negli anni &rsquo;90, sorsero diverse localit&agrave; su entrambi i lati della &ldquo;green line&rdquo; di separazione tra cristiani e musulmani durante la guerra civile, che continuano ad attirare molte nuove imprese, negozi e vita notturna lontano dall&rsquo;area sempre pi&ugrave; affollata del centro citt&agrave;.<\/p>\n<p>In entrambi i lati della citt&agrave; ci sono oggi quartieri per shopping e intrattenimento, e la gente attraversa ormai con facilit&agrave; la sbiadita linea verde. Che per&ograve; &egrave; ancora l&igrave;. Pi&ugrave; ci si avvicina, pi&ugrave; si possono contare i fori dei proiettili nei muri degli edifici ancora da ristrutturare. <\/p>\n<p>Le divisioni nella citt&agrave; risalenti al periodo della guerra civile, anche se non assolute, permangono ampiamente. I cristiani possono fare acquisti a Beirut ovest, in particolare nell&rsquo;area chic di Verdun, ma pochi vi si sono trasferiti. I musulmani vivono la vita notturna nella zona di via Monot, nel quartiere cristiano di Ashrafiyeh, ma non vi si stabiliscono facilmente.<\/p>\n<p>Le divisioni si fanno pi&ugrave; evidenti a sud e a nord lungo la costa. Il quartiere sciita di Beirut sud gode di uno status virtualmente autonomo, dove il movimento degli Hezbollah sostituisce efficacemente l&rsquo;autorit&agrave; del governo centrale. Qui, nelle occasioni speciali, legioni in marcia di Hezbollah sventolano la loro bandiera contro Usa e Israele.<\/p>\n<p>Anche il nord, verso il centro portuale di Jounieh, ha le sue peculiarit&agrave;. Qui, le forze cristiano-libanesi e la Falange (un gruppo paramilitare cristiano-libanese) continuano a dominare.<\/p>\n<p>Nonostante le apparenze, Beirut, cos&igrave; come tutto il paese, &egrave; ancora molto divisa. E anche qui permangono alcune eredit&agrave; del tempo della guerra civile libanese, seppure la presenza, negli ultimi anni, dei soldati siriani accampati tra i palazzi del centro semi ristrutturati sia diventata un ricordo del passato. Adesso, anche i vecchi quartieri generali dei servizi segreti siriani, in un complesso condominiale di Beirut ovest, sono deserti.<\/p>\n<p>Ma altri problemi consolidatisi in 15 anni sin dalla fine della guerra, sono dovuti di pi&ugrave; agli stessi libanesi, ed &egrave; difficile liberarsene. Colpiscono tutti i servizi di base.<\/p>\n<p>Quasi tutti gli edifici di Beirut sono collegati a generatori elettrici, perch&eacute; i tagli alla corrente sono frequenti e durano per pi&ugrave; di un&rsquo;ora. E qui va meglio che nel resto del paese, dove talvolta la luce pu&ograve; andare via per ore. Le bollette sono alte, e spesso i conti non vengono saldati.<\/p>\n<p>Date in concessione, le centrali elettriche furono bombardate dagli israeliani nel 1999, ma furono ricostruite in fretta, con gli aiuti finanziari di Saddam Hussein.<\/p>\n<p>L&rsquo;acqua &egrave; un altro dei problemi. In estate pu&ograve; arrivarne meno che nel resto dell&rsquo;anno, e spesso la pressione non basta neanche a portarla ai piani alti dei grandi edifici.<\/p>\n<p>In questi giorni i telefoni funzionano, la rete &egrave; gestita da un&rsquo;impresa di Hariri. Ma i costi, soprattutto per le chiamate internazionali, sono cos&igrave; alti e poco competitivi da escludere decisamente Beirut dal mercato internazionale.<\/p>\n<p>Internet ad alta velocit&agrave; &egrave; disponibile solo su alcune linee particolari e non su quelle normali del telefono, e funziona male. Si sospetta che i servizi segreti controllino il traffico sul web.<\/p>\n<p>La televisione via cavo &egrave; un altro campo assai sregolato e caotico. Osservando tutti i cavi di elettricit&agrave;, telefono, Internet e televisione che collegano gran parte dei palazzi, alcune zone della citt&agrave; sembrano davvero tenute insieme dai fili.<\/p>\n<p>Se si aggiungono poi l&rsquo;inquinamento, il traffico infernale e il recente aumento della violenza, diventa ancora pi&ugrave; difficile capire perch&eacute; tante persone rimangano cos&igrave; attratte dal posto.<\/p>\n<p>Ma le montagne circondano la citt&agrave; e i complessi sciistici sono ad appena un&rsquo;ora di viaggio dalla sporca costa mediterranea. Cibo, musica, shopping e una popolazione dinamica fanno s&igrave; che rimanga tra le cose che il Medio Oriente ha di meglio da offrire.<\/p>\n<p>&Egrave; uno dei luoghi pi&ugrave; liberali della regione, e gode di libert&agrave; d&rsquo;espressione e di qualcosa affine alla democrazia, pi&ugrave; di ogni altro paese arabo. Il Libano si percepisce talvolta come un&rsquo;enclave a rischio nella regione, con Beirut che &egrave; il suo cuore cosmopolita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BEIRUT, 3 agosto 2005 (IPS) &#8211; Beirut &egrave; una citt&agrave; segnata dalla guerra civile e contrassegnata da divisioni che sopravvivono nelle fondamenta del paese e nell&rsquo;assetto della societ&agrave;. 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