{"id":321,"date":"2005-07-04T17:12:41","date_gmt":"2005-07-04T17:12:41","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2005\/07\/04\/haiti-un-paese-sommerso-dallimmondizia\/"},"modified":"2005-07-04T17:12:41","modified_gmt":"2005-07-04T17:12:41","slug":"haiti-un-paese-sommerso-dallimmondizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2005\/07\/04\/haiti-un-paese-sommerso-dallimmondizia\/","title":{"rendered":"HAITI: Un Paese sommerso dall&#8217;immondizia"},"content":{"rendered":"<p>PORT AU PRINCE, 4 luglio 2005 (IPS) &#8211; I funzionari uruguaiani della forza di pace dell&rsquo;Onu ad Haiti non potevano credere che l&rsquo;acqua estratta a 70 metri di profondit&agrave; fosse contaminata da colibacilli. Ma era proprio cos&igrave;, e perci&ograve; sono dovuti ricorrere ancora una volta al loro depuratore portatile.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>L&rsquo;inquinamento dell&rsquo;acqua risultava particolarmente sorprendente perch&eacute; la base militare in cui era stato scavato il pozzo non si trovava in una popolosa citt&agrave; ma a Port Salut, una piccola localit&agrave; sulla costa sud-occidentale di Haiti circondata da tenute agricole ricche, almeno per i parametri dell&rsquo;isola.<\/p>\n<p>Questa sorta di paradiso naturale, dove persino la violenza che caratterizza il paese sembra stemperarsi tra le colline circostanti, appare oggi un po&rsquo; ripulita dopo che i caschi blu, insieme alla popolazione locale, hanno raccolto immondizia e piantato alberi, per smussare le asperit&agrave; e in segno di pace, secondo quanto spiegato da uno dei militari a Tierramerica.<\/p>\n<p>Ma i depuratori dell&rsquo;acqua bastano appena per gli 800 soldati che hanno percorso 5000 chilometri per raggiungere la Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti (Minustah), un&rsquo;autorit&agrave; che non basta a sostituire il governo municipale assente. Intanto, montagne di spazzatura invadono le strade e le acque turchesi dei Caraibi.<\/p>\n<p>L&rsquo;assenza dello stato mostra il suo lato pi&ugrave; patetico appena il visitatore esce dall&rsquo;aeroporto di Port au Prince e, circondato da acque di scarico e odori nauseabondi, percorre questa caotica citt&agrave; che, a differenza di altre metropoli latinoamericane come Rio de Janeiro o Caracas, diventa sempre pi&ugrave; pulita e fortificata man mano che si risalgono le montagne. <\/p>\n<p>Il prezzo dell&rsquo;acqua in bottiglia aumenta nella misura in cui cresce l&rsquo;altitudine sul livello del mare, e in cui aumentano le abitazioni che proteggono dalla sporcizia e dalla miseria coloro che sono al potere in questo paese di 8,5 milioni di abitanti, la met&agrave; dei quali vive stipata in minuscole case fatiscenti, molte ancora in attesa di porte e finestre.<\/p>\n<p>Negli ultimi 20 anni, la liberalizzazione del commercio ha contribuito al collasso dell&rsquo;agricoltura di Haiti, scatenando un esodo dalle aree rurali che ha raddoppiato la popolazione della capitale e riempito di baracche questa ed altre citt&agrave;.<\/p>\n<p>La costruzione sregolata di casupole ha inondato le aree dei canali di scolo, degli alvei fluviali e altri siti, danneggiando le risorse idriche, oltre ad ammassare Port au Prince a ridosso della baia, in particolare i quartieri Bel-Air, Cit&eacute; Soleil e Carrefour, che sono oggi l&rsquo;area pi&ugrave; violenta insieme alla citt&agrave; settentrionale di Gonaives.<\/p>\n<p>Nessuna citt&agrave; ha un sistema fognario in buone condizioni, e solo qua e l&agrave; compare qualche impianto per il trattamento delle acque reflue. Secondo gli organismi internazionali (le statistiche locali brillano per la loro assenza), l&rsquo;insufficiente sistema di evacuazione ha contaminato quasi tutte le forniture d&rsquo;acqua della capitale.<\/p>\n<p>Mancano i numeri e abbonda l&rsquo;immondizia. In ogni dove, a Port au Prince, chi cammina deve percorrere il pericoloso selciato schivando gli enormi mucchi di rifiuti lungo la strada, dove si nutrono i maiali.<\/p>\n<p>&ldquo;Possono volerci settimane prima che arrivi un camion del comune&rdquo;, ha commentato a Tierramerica un funzionario, ormai avvezzo, del centro logistico militare uruguaiano, situato tra vecchie ville e ambasciate della capitale.<\/p>\n<p>E per assurdo, sempre pi&ugrave; veicoli dismessi dagli Stati Uniti vengono introdotti senza passare per la dogana, aggiungendosi alle vecchie carrette e aumentando l&rsquo;inquinamento di questa citt&agrave; priva di controllo sul traffico e dove i semafori, quando ci sono, non funzionano.<\/p>\n<p>&ldquo;L&rsquo;acqua del rubinetto si pu&ograve; usare solo per la doccia&rdquo;: &egrave; stata la prima indicazione data al gruppo di giornalisti uruguaiani, tra cui l&rsquo;inviato di Tierramerica, invitati dalle forze di pace del paese. &ldquo;E non si pu&ograve; mangiare niente di ci&ograve; che si vende per strada&rdquo;.<\/p>\n<p>E comunque, a quest&rsquo;acqua poco raccomandata pu&ograve; accedere solo il 50 per cento della popolazione, mediante una insufficiente rete di collegamento tra le case o i rubinetti pubblici.<\/p>\n<p>Si vedono abitualmente nella citt&agrave; adulti e bambini che si lavano o lavano i vestiti intorno ai lavatoi pubblici, e nelle zone rurali &egrave; lo stesso, con i rivoli d&rsquo;acqua che scorrono gi&ugrave; per le montagne, quando non &egrave; stagione delle piogge, ossia da aprile a giugno, anche se quest&rsquo;anno &egrave; in ritardo. Quando piove, tutto si inonda.<\/p>\n<p>In questo scenario, e con l&rsquo;80 per cento degli haitiani che vive nella povert&agrave;, non stupisce che la mortalit&agrave; infantile raggiunga il 69 per mille, come ha segnalato ai giornalisti uruguaiani la danese Anne Poulsen, del Programma mondiale per l&rsquo;alimentazione.<\/p>\n<p>Le principali cause sono la diarrea, le infezioni respiratorie acute e la malnutrizione, che colpisce il 47 per cento della popolazione infantile. L&rsquo;aspettativa di vita &egrave; di poco superiore ai 50 anni.<\/p>\n<p>Anche la denutrizione ha cause ambientali. C&rsquo;&egrave; stato &ldquo;un saccheggio delle risorse naturali, al punto che resta solo il due per cento dei boschi originari&rdquo;, sottolinea Poulsen. Ogni anno l&rsquo;erosione pluviale trascina 20.000 tonnellate di terra coltivabile verso il mare.<\/p>\n<p>&ldquo;Per questo &egrave; molto difficile riuscire a produrre qui l&rsquo;alimentazione necessaria per la popolazione (se ne soddisfa appena la met&agrave;), e non ci sono infrastrutture per una produzione stabile&rdquo;, ha spiegato l&rsquo;esperta.<\/p>\n<p>Haiti, il paese pi&ugrave; povero dell&rsquo;America, &egrave; per di pi&ugrave; molto vulnerabile alle tormente tropicali. Per quest&rsquo;anno se ne prevedono 14, e alcune possono trasformarsi in uragani come Jeanne, che a settembre ha ucciso 2000 persone.<\/p>\n<p>*L&rsquo;autore &egrave; vice-editor regionale dell&rsquo;IPS per l&rsquo;America Latina e Caraibi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PORT AU PRINCE, 4 luglio 2005 (IPS) &#8211; I funzionari uruguaiani della forza di pace dell&rsquo;Onu ad Haiti non potevano credere che l&rsquo;acqua estratta a 70 metri di profondit&agrave; fosse contaminata da colibacilli. 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