{"id":309,"date":"2005-06-20T11:18:59","date_gmt":"2005-06-20T11:18:59","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2005\/06\/20\/rifugiati-ci-vuole-coraggio-a-chiedere-asilo-in-italia\/"},"modified":"2005-06-20T11:18:59","modified_gmt":"2005-06-20T11:18:59","slug":"rifugiati-ci-vuole-coraggio-a-chiedere-asilo-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2005\/06\/20\/rifugiati-ci-vuole-coraggio-a-chiedere-asilo-in-italia\/","title":{"rendered":"RIFUGIATI: Ci vuole coraggio a chiedere asilo in Italia"},"content":{"rendered":"<p>ROMA, 20 giugno 2005 (IPS) &#8211; &ldquo;Quando noi curdi chiediamo asilo politico, diciamo sempre che speriamo di vivere in Europa perch&eacute; qui c&rsquo;&egrave; la democrazia. Io so bene che anche in Europa, e in Italia, la democrazia non &egrave; per tutti&rdquo;.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>A parlare cos&igrave; &egrave; Aki, il nome &egrave; di fantasia, uno dei pochi fortunati ad aver ottenuto asilo politico dallo stato italiano. Ma, dopo lunghissimi mesi di angoscia e sofferenze, guarda amareggiato al suo risultato.<\/p>\n<p>A quanto pare, molti sanno gi&agrave; cosa li aspetta, dato che l&rsquo;Italia riceve poche domande di asilo. Secondo il Rapporto 2004 dell&rsquo;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR), l&rsquo;anno scorso sono state presentate 7.408 domande di asilo, pari allo 0,12 ogni mille abitanti, contro lo 0,6 della media dell&rsquo;Unione Europea (UE).<\/p>\n<p>Solo una parte di queste richieste verr&agrave; accolta. Nel 2004, appena 780 richiedenti hanno ottenuto lo status di rifugiato, mentre ad altri 2.352  &egrave; stata riconosciuta protezione umanitaria.<\/p>\n<p>Sono piccoli numeri, eppure si tratta di pi&ugrave; della met&agrave; dei richiedenti asilo che la Commissione Centrale per il Riconoscimento dello Status di Rifugiato &egrave; riuscita ad ascoltare. 2446 richiedenti non hanno potuto avere un colloquio perch&eacute; non hanno mai ricevuto una convocazione. <\/p>\n<p>Prima che la richiesta venga esaminata passano, infatti, almeno 18 mesi, durante i quali il richiedente asilo trova difficilmente alloggio, non pu&ograve; lavorare, n&eacute; ricevere un&rsquo;istruzione. Alcuni semplicemente scompaiono: chi non trova accoglienza nei centri di un Comune o di un&rsquo;organizzazione non governativa (Ong), non ha neanche un domicilio dove essere rintracciato.<\/p>\n<p> L&rsquo;Italia di recente &egrave; stata anche accusata di violare la Convenzione internazionale per i diritti dell&#039;uomo del 1951. <\/p>\n<p>Nell&rsquo;ultimo anno, migliaia di cittadini stranieri sbarcati sulle coste italiane sono stati rispediti forzatamente in Libia, dopo accertamenti frettolosi e discutibili sui loro diritti di accedere alle procedure per l&rsquo;asilo, e impedendo loro perfino di presentare domanda di asilo. In alcuni casi, &egrave; stato anche vietato a funzionari dell&rsquo;ACNUR di parlare con loro.<\/p>\n<p>Molti di loro sono stati poi costretti dalle autorit&agrave; libiche a tornare nei paesi di origine e almeno un centinaio di loro sono morti nella traversata del deserto.<\/p>\n<p>Le espulsioni di massa si sono per il momento arrestate, dopo che, a maggio, Parlamento europeo e Corte Europea dei Diritti dell&#039;Uomo, hanno condannato il governo italiano e indicato la Libia come &ldquo;paese terzo non sicuro&rdquo;. <\/p>\n<p>L&rsquo;Italia &egrave; l&rsquo;unico paese della UE a non avere una legge organica per la tutela del diritto di asilo, nonostante sia prevista come un dovere gi&agrave; nella Costituzione. Un disegno di legge &egrave; all&rsquo;esame del Parlamento dopo otto anni di dibattiti.<\/p>\n<p>Lo scorso 21 aprile sono entrate in vigore le norme sull&rsquo;asilo contenute nella legge Bossi-Fini sull&rsquo;immigrazione, che vi dedica appena due articoli.<\/p>\n<p>La legge prevede, in sostituzione dell&rsquo;unica commissione centrale, sette commissioni territoriali per l&rsquo;asilo delle quali fa parte l&rsquo;ACNUR con diritto di voto. Le procedure dovranno completarsi entro 35 giorni; ma sar&agrave; quasi impossibile fare ricorso contro un parere negativo: per restringere i tempi la persona viene espulsa e affidata all&rsquo;autorit&agrave; dell&rsquo;Ambasciata del paese di origine o verso &ldquo;paesi terzi sicuri&rdquo;. <\/p>\n<p>Una novit&agrave; che preoccupa molto gli operatori umanitari &egrave; la nascita dei centri di identificazione, che potrebbero trasformarsi in centri di detenzione. Attualmente, sui sette centri previsti funzionano tre e tutti nel sud.<\/p>\n<p>&ldquo;La triste realt&agrave; &egrave; che tali centri stanno sorgendo nelle stesse aree dei centri di permanenza temporanea per immigrati: spesso capannoni, container o roulotte, tristemente famosi per le condizioni di affollamento e invivibilit&agrave;&rdquo;, commenta sconsolato padre Francesco De Luccia, presidente della Fondazione Centro Astalli, un organismo di accoglienza del Jesuit Refugee Service. <\/p>\n<p>Le Commissioni territoriali hanno gi&agrave; iniziato a esaminare le domande presentate dopo il 21 aprile, ma &egrave; presto per fare un bilancio.<\/p>\n<p>Per&ograve;, tra i 22 e i 25mila stranieri sono in attesa di una decisione da prima di quella data. Per loro, spiega all&rsquo;IPS Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano dei Rifugiati, che raggruppa le organizzazioni non governative pi&ugrave; attive nell&rsquo;accoglienza degli stranieri in Italia, sta lavorando la Commissione Stralcio, un&rsquo;emanazione della Commissione centrale, con sede a Roma. <\/p>\n<p>La Commissione sta lavorando al ritmo di 50 colloqui al giorno, ma questo pu&ograve; significare un esame approssimativo delle pratiche. <\/p>\n<p>&ldquo;Sembra che la soluzione sia affidata al tempo: tanti, infatti, si sparpagliano in tutta Italia, cambiando indirizzo, in cerca di un lavoro in nero, o cercano rifugio in altri paesi&rdquo;, dice Hein.<\/p>\n<p>Per questo le organizzazioni umanitarie chiedono una procedura rapida ma equa per il riconoscimento del diritto di asilo, che garantisca l&rsquo;appello e blocchi l&rsquo;espulsione. Chiedono un sistema di accoglienza che non equivalga alla detenzione, priorit&agrave; per i minori soli e l&rsquo;estensione alle famiglie dello status di rifugiato.<\/p>\n<p>Il CIR, in particolare, chiede che la nuova legge non consideri solo quanti sono gi&agrave; in Italia. &ldquo;E&rsquo; necessario prevedere la possibilit&agrave; di arrivare legalmente in Italia&rdquo;, spiega Hein &ldquo;creando le condizioni per chiedere asilo nei paesi terzi o persino nel proprio paese, attraverso le ambasciate italiane&rdquo;. Questo ridurrebbe i rischi per la vita dei profughi e insieme i traffici degli scafisti.<\/p>\n<p>L&rsquo;ACNUR ha scelto &ldquo;il coraggio&rdquo; quale tema per la Giornata del Rifugiato 2005. Presentare domanda di asilo in Italia richiede proprio un bel coraggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA, 20 giugno 2005 (IPS) &#8211; &ldquo;Quando noi curdi chiediamo asilo politico, diciamo sempre che speriamo di vivere in Europa perch&eacute; qui c&rsquo;&egrave; la democrazia. 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