{"id":307,"date":"2005-06-17T11:07:55","date_gmt":"2005-06-17T11:07:55","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2005\/06\/17\/sviluppo-uruguay-tredici-ore-con-un-tetto-sulla-testa\/"},"modified":"2005-06-17T11:07:55","modified_gmt":"2005-06-17T11:07:55","slug":"sviluppo-uruguay-tredici-ore-con-un-tetto-sulla-testa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2005\/06\/17\/sviluppo-uruguay-tredici-ore-con-un-tetto-sulla-testa\/","title":{"rendered":"SVILUPPO-URUGUAY: Tredici ore con un tetto sulla testa"},"content":{"rendered":"<p>MONTEVIDEO, 17 giugno 2005 (IPS) &#8211; Ore 19: &egrave; gi&agrave; buio da un po&rsquo; a Montevideo, e il freddo invernale &egrave; arrivato tutto insieme. Una trentina di giovani uomini fanno la fila davanti a una vecchia casa nel centro della citt&agrave;. Non hanno vestiti pesanti, e portano con s&eacute; tutti i loro averi, in buste di plastica o zaini.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Si aprono le porte del rifugio all&rsquo;angolo tra le strade Uruguay e Arenal Grande: fa parte di un programma del municipio della capitale che viene attivato ogni inverno, sin dal 2000, per evitare le poche ma reiterate morti a causa del freddo. L&rsquo;offerta include un riparo per la notte, una doccia calda, un pasto, letto e colazione.<\/p>\n<p>Nessuno arriva tardi, anche se si pu&ograve; entrare fino alle 22. Due poliziotti vigilano l&rsquo;ingresso. Gli uomini passano uno ad uno, i loro fagotti vengono controllati per evitare che entrino droghe e armi, e il loro nome viene annotato su un modulo da un membro della Chiesa anglicana, che gestisce il rifugio.<\/p>\n<p>Uno di loro, Jos&eacute;, ha 36 anni ed &egrave; originario di Tacuaremb&oacute;, nel nord del paese. &ldquo;Ci&ograve; che voglio &egrave; lavorare&rdquo;, ci dice. Era un operaio edile, ma da anni &egrave; disoccupato. &Egrave; arrivato a Montevideo quando aveva 15 anni, e adesso passa le sue giornate raccogliendo metalli e altri rifiuti da riciclare. Questo &egrave; il secondo inverno che ricorre ai rifugi.<\/p>\n<p>Nel suo racconto prevale la preoccupazione di conservare quel poco che ha. &ldquo;Io mi curo, non prendo droghe, tengo i miei vestiti puliti, cerco di essere ordinato&rdquo;.<\/p>\n<p>Ore 20. Sono arrivati tutti gli ospiti. Ne rimane solo uno fuori, temporaneamente esiliato. &Egrave; molto giovane, grida e discute con quelli che entrano e con la polizia, che cerca di essere paziente con lui.<\/p>\n<p>La sua agitazione &egrave; dovuta alla pasta base, una droga economica e pi&ugrave; tossica della cocaina, che sta facendo strage tra i giovani, mi spiegano.<\/p>\n<p>&ldquo;Ieri stava male, e gli abbiamo detto che se oggi non tornava tranquillo non poteva entrare&rdquo;, racconta uno degli operatori sociali all&rsquo;entrata. &ldquo;In questo stato, crea conflitti e richiede un&rsquo;attenzione continua&rdquo;, chiarisce.<\/p>\n<p>Dentro il rifugio, il clima &egrave; pi&ugrave; tranquillo. L&rsquo;edificio &egrave; stato ridipinto da poco e i bagni sono puliti. Le porte all&rsquo;interno sono state tolte e non c&rsquo;&egrave; riscaldamento, ma &egrave; molto meglio che restare all&rsquo;intemperie.<\/p>\n<p>L&rsquo;arrivo di un improvviso vento freddo aveva costretto a spostare la mensa nella hall all&rsquo;entrata, liberando pi&ugrave; spazio per i dormitori. Adesso la casa ha 70 posti disponibili.<\/p>\n<p>Sui lettini di legno grezzo ci sono materassi comprati da poco, molti ancora avvolti nella plastica. Ogni occupante riceve le lenzuola e una coperta, ma mancano pigiami e cappotti per chi ne avesse bisogno.<\/p>\n<p>Ore 20.30. Gli ospiti fanno una doccia e poi si siedono intorno ai tavoli di legno ricoperti con tovaglie di plastica. Alcuni parlano tra loro e ridono, altri si isolano.<\/p>\n<p>La cena (un piatto di stufato o una zuppa con riso, pasta, verdure e un po&#039; di carne, e un frutto, banana o mela) viene preparata dall&rsquo;esercito, che la porta ogni sera in camion militari, alimentati con carburante proveniente dall&rsquo;impresa pubblica petrolifera, la Ancap.<\/p>\n<p>&ldquo;Cerchiamo in questo contesto di diffondere un&rsquo;abitudine all&rsquo;igiene, alla convivenza, ma non &egrave; facile perch&eacute; la vita in strada li deteriora&rdquo;, dice la psicologa Dora Dur&aacute;n, della Chiesa anglicana e una delle tre persone responsabili del funzionamento del rifugio.<\/p>\n<p>Un ragazzo ci passa accanto ed emette un sonoro rutto, ma chiede scusa quando si accorge della nostra presenza.<\/p>\n<p>Un altro si avvicina a Dur&aacute;n e gli chiede se pu&ograve; andare al bar all&rsquo;angolo, che ha la televisione, perch&eacute; stasera trasmettono il film &ldquo;Rocky&rdquo;. &ldquo;Ne abbiamo gi&agrave; parlato, non si pu&ograve;&rdquo;, risponde la psicologa con un sorriso inflessibile.<\/p>\n<p>&ldquo;Bisogna mettersi nei panni dell&rsquo;altro per capire cosa succede, e cercare di puntare sul fatto che non perdano pi&ugrave; di quello che gi&agrave; hanno perso&rdquo;, dice Dur&aacute;n riassumendo l&rsquo;essenza del suo lavoro, che opera da tre anni nel settore.<\/p>\n<p>&ldquo;Io cerco di sfruttare questa occasione per andare avanti&rdquo;, racconta Roberto, 33 anni. Non lavora dal 1996, e da tre anni non ha un posto fisso dove vivere. &ldquo;Ho fatto di tutto, persino il pompiere&rdquo;. Aveva una famiglia, ma quando ha rotto con la moglie &egrave; rimasto per strada.<\/p>\n<p>&ldquo;Ho due figli, la pi&ugrave; piccolina ha gi&agrave; un anno, ma non li vedo. Credo che siano a Montevideo, non so dove&rdquo;, dice.<\/p>\n<p>I suoi unici mezzi di sostentamento li ricava ad una fermata di taxi, che divide con un altro disoccupato. &ldquo;Non ricaviamo molto, al massimo 50 pesos al giorno&rdquo;, due dollari, afferma.<\/p>\n<p>Ore 22. &Egrave; il momento di andare a dormire, quando l&rsquo;intimit&agrave; in cui sono costretti questi uomini si fa pi&ugrave; pesante.<\/p>\n<p>Il &ldquo;Plan Invierno&rdquo; &egrave; stato avviato il 15 maggio, con 330 posti distribuiti in 13 rifugi della capitale, amministrati da organizzazioni non governative (Ong), e con la speranza di arrivare a 700 prima della fine della stagione invernale.<\/p>\n<p>Ma questi aiuti sono lontani dal risolvere il problema dei senzatetto. Nessuno sa bene quanti sono, perch&eacute; si tratta di una popolazione fluttuante che oggi pu&ograve; trovarsi in una pensione, domani in casa di un familiare o di un vicino, e dopodomani per strada.<\/p>\n<p>&ldquo;Quando giriamo per la citt&agrave; vediamo solo ci&ograve; che &egrave; visibile. Come trovare chi si rifugia dietro un muro, o occupa uno spazio per una notte?&rdquo;, si chiede Nicol&aacute;s Minetti, del Ministero per lo sviluppo sociale.<\/p>\n<p>Non esistono studi sulla popolazione uruguayana che vive per strada. Alcune stime indicano tra 6000 e 8000 persone in tutto il paese, aggiunge.<\/p>\n<p>Altri problemi derivano dai diversi profili di chi occupa la strada come unico spazio possibile.<\/p>\n<p>&ldquo;Quest&rsquo;anno abbiamo accolto molte famiglie con figli, e molti giovani uomini che fanno uso della pasta base&rdquo;, afferma Minetti.<\/p>\n<p>Ci sono poi i cosiddetti &ldquo;cronici strutturali&rdquo;, quelli che vivono da decenni per strada e hanno ormai assimilato le sue logiche e i suoi ritmi, ai quali spesso non vogliono rinunciare, anche se per cambiare in meglio.<\/p>\n<p>&ldquo;Non mi piace andare (nei rifugi). Ci sono stata l&rsquo;anno scorso, ma si prendono i pidocchi e la scabbia. Qualcuno non si vuole lavare&rdquo;, racconta una donna anziana, che si sta sistemando per passare la notte su un piazzale coperto di un edificio nella Citt&agrave; vecchia, il quartiere storico e finanziario. Mi avvicino per sentirla meglio e sbatto contro una specie di muro che puzza di sporcizia.<\/p>\n<p>Il suo compagno ha steso un materassino per terra e prende delle coperte. La donna ricomincia a parlare: &ldquo;Sto aspettando il mio pastore, loro s&igrave; che stanno costruendo degli alloggi, e saranno pronti prima dell&rsquo;arrivo dell&rsquo;inverno pieno&rdquo;.<\/p>\n<p>Alcune squadre percorrono ogni notte percorsi prestabiliti, offrendo a queste persone un panino o una bevanda calda. In un secondo momento, si cerca di farli andare nei rifugi con norme pi&ugrave; flessibili.<\/p>\n<p>Quando arriva la primavera, cambia tutto. I rifugi vengono chiusi, ma &ldquo;grazie alla continua assistenza riusciamo a seguirli fino a novembre o dicembre&rdquo;, racconta Dur&aacute;n.<\/p>\n<p>Con l&rsquo;estate si chiudono definitivamente i rapporti. Alcuni trovano un lavoro e affittano persino una stanza. Ma in molti casi &ldquo;c&rsquo;&egrave; un deterioramento incredibile&rdquo;, afferma.<\/p>\n<p>Il nuovo governo di sinistra di Encuentro Progresista-Frente Amplio-Nueva Mayor&iacute;a, al potere dallo scorso marzo, intende prolungare il servizio per tutto l&rsquo;anno e incorporare dei centri diurni, rifugi per la terza et&agrave;, per persone con problemi psichiatrici o dipendenze da droga e per famiglie con bambini.<\/p>\n<p>Il Ministero per lo sviluppo sociale, appena costituito, sta inserendo l&rsquo;iniziativa nel &ldquo;Piano di assistenza nazionale all&rsquo;emergenza nazionale&rdquo;, un pacchetto di misure per far uscire dalla povert&agrave; estrema tra 200.000 e 300.000 persone in tutto il paese.<\/p>\n<p>Il &ldquo;Plan Invierno&rdquo; ha riunito istituzioni statali e Ong, che hanno cominciato a coordinare diverse iniziative sparse.<\/p>\n<p>Vi partecipano diverse istituzioni e ministeri, e la gestione dei rifugi &egrave; a carico del &ldquo;Centro di ricerca pastorale francescano ecologico&rdquo;, Chiesa anglicana e &ldquo;Centro di promozione per la dignit&agrave; umana&rdquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;Uruguay ha 3,2 milioni di abitanti. Secondo i dati dell&rsquo;Istituto nazionale di statistica, rielaborati ad aprile di quest&rsquo;anno, la povert&agrave; colpisce il 28 per cento della popolazione (circa 900.000 persone), e la povert&agrave; estrema il due per cento (64.000).<\/p>\n<p>Ma questi dati si basano sul &ldquo;Sondaggio continuo sugli alloggi&rdquo; che si realizza in centri di almeno 5000 abitanti. Il Ministero per lo sviluppo sociale assicura di aver trovato molte pi&ugrave; persone in povert&agrave; estrema quando i suoi funzionari sono andati in giro per citt&agrave; e localit&agrave; pi&ugrave; piccole.<\/p>\n<p>In ogni caso, le cifre mostrano un fenomeno che esiste nelle strade: la povert&agrave; persistente e talvolta degradante, intensificatasi negli ultimi dieci anni in questo paese, che in passato amava chiamarsi &ldquo;la Svizzera americana&rdquo;.<\/p>\n<p>Le Nazioni Unite (Onu) calcolano che nel mondo quasi un miliardo di persone vive in alloggi fatiscenti, di cui circa 128 milioni in America Latina. Tra i suoi Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), l&rsquo;Onu stabilisce il miglioramento sostanziale delle condizioni di vita per circa 100 milioni di questi abitanti.<\/p>\n<p>Ma gli obiettivi del millennio non dicono nulla di quanti non hanno nemmeno un tetto precario sulla testa.<\/p>\n<p>Ore 7. &Egrave; l&rsquo;alba e bisogna alzarsi. Gli operatori sociali svegliano gli ospiti. C&rsquo;&egrave; il tempo di andare al bagno e fare colazione con pane e latte caldo. &ldquo;Possiamo prenderne fino a tre bicchieri&rdquo;, dice Roberto. Conviene esaurire la quota.<\/p>\n<p>Ore 8. Le porte di aprono, tutti per strada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONTEVIDEO, 17 giugno 2005 (IPS) &#8211; Ore 19: &egrave; gi&agrave; buio da un po&rsquo; a Montevideo, e il freddo invernale &egrave; arrivato tutto insieme. 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