{"id":282,"date":"2005-05-15T18:07:16","date_gmt":"2005-05-15T18:07:16","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2005\/05\/15\/diritti-pi-di-12-milioni-le-vittime-del-lavoro-forzato\/"},"modified":"2005-05-15T18:07:16","modified_gmt":"2005-05-15T18:07:16","slug":"diritti-pi-di-12-milioni-le-vittime-del-lavoro-forzato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2005\/05\/15\/diritti-pi-di-12-milioni-le-vittime-del-lavoro-forzato\/","title":{"rendered":"DIRITTI: Pi&ugrave; di 12 milioni le vittime del lavoro forzato"},"content":{"rendered":"<p>LONDRA, 15 maggio 2005 (IPS) &#8211; Diversi milioni di persone nel mondo sono costrette al lavoro forzato, rivela un rapporto diffuso dall&rsquo;Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Lo studio dichiara che sono almeno 12,3 milioni, ma i forti limiti di affidabilit&agrave; dei dati ufficiali fanno ritenere possibile che il numero, in molti paesi, sia superiore rispetto alle cifre pubblicate.<\/p>\n<p>&rdquo;Il traffico e il lavoro forzato stanno aumentando vertiginosamente&rdquo;, ha riferito alla stampa Roger Plant, capo del programma speciale per la lotta al lavoro forzato dell&rsquo;OIL, durante l&rsquo;incontro per la pubblicazione del rapporto tenutosi mercoled&igrave; a Londra.<\/p>\n<p>L&rsquo;OIL definisce il lavoro forzato come &ldquo;qualunque forma non volontaria di lavoro o servizi imposti sotto la minaccia di una sanzione&rdquo;.<\/p>\n<p>La maggioranza del lavoro forzato, forse in conseguenza del crescente problema del traffico, riguarda gli individui nei loro paesi d&rsquo;origine. I meccanismi di forza, secondo il rapporto, includono schiavit&ugrave;, schiavit&ugrave; per debito, abuso delle norme consuetudinarie e sistemi di reclutamento ingannevoli.<\/p>\n<p>L&rsquo;OIL stima che, su almeno 12,3 milioni di vittime del lavoro forzato in tutto il mondo, circa 9,8 milioni sono sfruttate da privati ed imprese, e 2,4 milioni sono usati per la tratta di esseri umani. I restanti 2,5 milioni sono detenuti in campi di lavoro dallo stato o da gruppi di militari ribelli.<\/p>\n<p>Secondo la valutazione dell&rsquo;OIL, le donne costituiscono il 56 per cento del totale di lavoratori forzati.<\/p>\n<p>Il rapporto rivela che il numero maggiore di vittime si trova nel continente asiatico e nella regione del Pacifico (77 per cento), seguiti da America Latina e Caraibi (11 per cento). Si ritiene che i paesi industrializzati accolgano il tre per cento di tutti i lavoratori forzati, tre quarti dei quali provengono dal traffico di esseri umani.<\/p>\n<p>Il lavoro forzato resiste di fronte alle deboli leggi nazionali, prosegue Plant. &ldquo;Vi &egrave; il rischio di una definizione di traffico che non racchiuda tutti gli aspetti del lavoro forzato&rdquo;, ha detto. &ldquo;&Egrave; necessaria una legislazione nazionale sul lavoro forzato che ne colga tutti gli aspetti in maniera chiara. Ma i governi non stanno adottando misure restrittive in proposito&rdquo;.<\/p>\n<p>Il lavoro forzato pu&ograve; anche essere tutelato da normative generali, come la legge contro l&rsquo;estorsione, afferma Plant. &ldquo;Ma &egrave; necessario scontrarsi con il problema specifico, e favorire una legislazione basata sulle nostre convenzioni&rdquo;.<\/p>\n<p>Il Brasile ha una nuova legge specifica sul lavoro forzato. I paesi asiatici, in particolare India, Pakistan e Nepal, hanno legislazioni dettagliate contro il lavoro vincolato. La Gran Bretagna ha una legge contro il traffico, ma non contro il lavoro forzato. Altri hanno un divieto generico.<\/p>\n<p>L&rsquo;OIL stima che il tre per cento circa del lavoro forzato ha luogo nei paesi sviluppati. Ma quel numero potrebbe crescere, ha dichiarato.<\/p>\n<p>&rdquo;Il lavoro forzato &egrave; alla base delle nostre economie&rdquo;, riferisce il rapporto. &ldquo;Vi &egrave; una domanda crescente di lavoro stagionale, flessibile e a basso costo in settori quali l&rsquo;agricoltura e l&rsquo;edilizia&rdquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;OIL chiede ai paesi leggi e politiche forti, che bandiscano le diverse forme di lavoro forzato, proteggano le vittime e prevedano una punizione adeguata per i trasgressori.<\/p>\n<p>Ma l&rsquo;Organizzazione potr&agrave; garantire i principi e i diritti fondamentali solo grazie alla sua stessa supervisione circa l&rsquo;adempimento delle convenzioni approvate, e ad una cooperazione di assistenza tecnica che aiuti gli stati membri a rispettare i propri impegni.<\/p>\n<p>Il rapporto, dal titolo &ldquo;Un&rsquo;alleanza contro il lavoro forzato&rdquo;, fornisce anche la prima stima globale dei profitti generati dalla tratta di donne, bambini e uomini: 32 miliardi di dollari ogni anno, con una media di 13.000 dollari per ciascun lavoratore venduto, rivela il rapporto.<\/p>\n<p>&rdquo;Il lavoro forzato &egrave; l&rsquo;altra faccia della mondializzazione, un insulto ai diritti fondamentali e alla dignit&agrave; degli esseri umani&rdquo;, ha affermato Juan Somavia, direttore generale dell&rsquo;OIL, in una dichiarazione rilasciata alla presentazione del rapporto. &ldquo;Se si vuole una globalizzazione giusta e un lavoro dignitoso per tutti, lo sradicamento del lavoro forzato &egrave; imprescindibile&rdquo;.<\/p>\n<p>Secondo l&rsquo;OIL, il rapporto rappresenta l&rsquo;analisi pi&ugrave; completa mai condotta da un&rsquo;organizzazione intergovernativa sulle circostanze e le cause sottostanti l&rsquo;attuale condizione dei lavoratori forzati. Lo studio &egrave; stato avviato come &ldquo;seguito della dichiarazione sui principi e i diritti fondamentali del lavoro&rdquo;, riconosciuti dall&rsquo;OIL nel 1998, e sar&agrave; discusso in giugno all&rsquo;annuale Conferenza internazionale del lavoro.<\/p>\n<p>Lo studio afferma che lo sfruttamento economico forzato, in settori come agricoltura, edilizia, fabbricazione di mattoni e industria che utilizza non ufficialmente i lavoratori, &egrave; pi&ugrave; o meno equamente diviso tra i sessi; tuttavia, la prostituzione irretisce quasi esclusivamente le donne, anche le pi&ugrave; giovani.<\/p>\n<p>Pure il lavoro minorile ha un ruolo importante, dichiara il rapporto, con una percentuale che va dal 40 al 50 per cento sul totale delle vittime del lavoro forzato.<\/p>\n<p>Secondo lo studio, la proporzione dei lavoratori soggetti al traffico varia molto da regione a regione. In Asia, America Latina e Africa sub- sahariana, il numero di persone soggette al traffico &egrave; minore del 20 per cento sul totale dei lavoratori forzati, mentre nei paesi industrializzati e con economie di transizione, in Medio Oriente e Africa del nord, il traffico costituisce pi&ugrave; del 75 per cento del totale.<\/p>\n<p>La maggior parte del lavoro forzato &egrave; imposto ancora oggi nei paesi in via di sviluppo, &ldquo;dove le forme pi&ugrave; antiche di lavoro forzato si sono trasformate nelle forme pi&ugrave; attuali, in un insieme di attivit&agrave; di settore non ufficiali&rdquo;, afferma lo studio.<\/p>\n<p>Delle tante configurazioni possibili, &ldquo;la schiavit&ugrave; per debito colpisce spesso le minoranze &#8211; come gli indigeni, che hanno a lungo sperimentato la discriminazione nel mercato del lavoro &shy;- obbligandole in un circolo vizioso di povert&agrave; al quale sar&agrave; sempre pi&ugrave; difficile sfuggire&ldquo;, prosegue il rapporto. &ldquo;Molte vittime lavorano in aree geografiche remote, dove le ispezioni sono particolarmente difficili&rdquo;.<\/p>\n<p>Il rapporto getta nuova luce sulle forme emergenti di lavoro forzato che colpiscono i lavoratori migranti, con particolare attenzione rivolta alle migrazioni irregolari verso paesi di destinazione sia ricchi che poveri, e analizza anche le condizioni del mercato lavorativo sotto le quali il lavoro forzato ha maggior probabilit&agrave; di espandersi, ad esempio dove i controlli su agenzie di reclutamento e sistemi di subappalto sono inadeguati, o dove le ispezioni sul lavoro sono carenti.<\/p>\n<p>&rdquo;Nonostante i numeri siano elevati, non lo sono abbastanza da rendere impossibile l&rsquo;abolizione del lavoro forzato&rdquo;, ha detto Somavia. &ldquo;L&rsquo;OIL chiede pertanto un&rsquo;intesa globale contro il lavoro forzato che coinvolga i governi, le organizzazioni di datori di lavoro e lavoratori, le agenzie di sviluppo e le istituzioni finanziarie internazionali che si occupano di riduzione della povert&agrave;, nonch&eacute; la societ&agrave; civile, con le istituzioni di ricerca ed accademiche. Con la volont&agrave; politica e l&rsquo;impegno globale necessari, nei prossimi dieci anni, il lavoro forzato si potr&agrave; considerare storia del passato&rdquo;.<\/p>\n<p>Ma vi &egrave; preoccupazione per l&rsquo;incidenza del lavoro forzato, che potrebbe crescere nei paesi sviluppati a carico delle migrazioni. &ldquo;Teniamo sotto osservazione i soprusi nei singoli paesi&rdquo;, ha dichiarato Plant. L&rsquo;OIL sta esaminando il lavoro e lo sfruttamento sessuale dei migranti in Germania, e dei migranti cinesi in Francia.<\/p>\n<p>La Cina &egrave; in una situazione particolarmente critica. L&rsquo;OIL ha due convenzioni fondamentali contro il lavoro forzato, nessuna delle quali &egrave; stata ratificata dalla Cina.<\/p>\n<p>Ma la ratifica non significa la fine dello sfruttamento, afferma Plant. &ldquo;Quando un paese approva una convenzione, accetta di introdurla nella legge interna&rdquo;, ha detto. Tuttavia, ha concluso, permangono enormi differenze rispetto alla legislazione nazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LONDRA, 15 maggio 2005 (IPS) &#8211; Diversi milioni di persone nel mondo sono costrette al lavoro forzato, rivela un rapporto diffuso dall&rsquo;Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"amp_status":"","footnotes":""},"categories":[11,15,1,27,25],"tags":[],"class_list":["post-282","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-columnas","category-diritti-umani","category-headlines","category-le-citta-i-cittadini-e-gli-obiettivi-di-sviluppo","category-obiettivi-di-sviluppo-sostenibile"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/282","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=282"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/282\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=282"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=282"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=282"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}