{"id":247,"date":"2005-03-16T13:02:29","date_gmt":"2005-03-16T13:02:29","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2005\/03\/16\/sviluppo-africa-difficile-il-cammino-dal-basso-verso-lalto\/"},"modified":"2005-03-16T13:02:29","modified_gmt":"2005-03-16T13:02:29","slug":"sviluppo-africa-difficile-il-cammino-dal-basso-verso-lalto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2005\/03\/16\/sviluppo-africa-difficile-il-cammino-dal-basso-verso-lalto\/","title":{"rendered":"SVILUPPO-AFRICA: Difficile il cammino  &quot;dal basso verso l&#8217;alto&quot;"},"content":{"rendered":"<p>KAMPALA, 16 marzo 2005 (IPS) &#8211; La povert&agrave; urbana ha un volto familiare: &egrave; l&rsquo;immagine delle baraccopoli, sovraffollate e cosparse di immondizia. Perci&ograve; &egrave; facile rimanere sorpresi del fatto che ben tre quarti delle persone pi&ugrave; povere nel mondo &#8211; circa 900 milioni &#8211; vivono in aree rurali.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&ldquo;La normale esperienza della maggior parte della popolazione rurale non solo &egrave; la povert&agrave;, ma la povert&agrave; estrema&rdquo;, dichiara il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), nel suo documento &ldquo;Strategie regionali per l&rsquo;Africa orientale e meridionale 2002&rdquo;. L&rsquo;IFAD &egrave; un&rsquo;agenzia delle Nazioni Unite che si batte per porre fine alla povert&agrave; rurale nelle nazioni in via di sviluppo.<\/p>\n<p>Il decentramento &#8211; ossia il passaggio di poteri dai governi, in capitali spesso lontane, alle autorit&agrave; locali &#8211; viene spesso considerato una delle strategie con maggiori promesse per aiutare i poveri rurali. Oggi, la maggior parte di queste persone dipendono dall&rsquo;agricoltura per la loro sopravvivenza; eppure, hanno sempre avuto uno scarso controllo sulle politiche rivolte alle aree rurali, e che influiscono direttamente sui risultati dell&rsquo;agricoltura.<\/p>\n<p>Nonostante le iniziative, rivolte al decentramento, di governi e agenzie per gli aiuti allo sviluppo, il bilancio sull&rsquo;esito di questi sforzi &egrave;, in molti casi, ancora incerto. La scorsa settimana, IFAD e il governo dell&rsquo;Uganda hanno organizzato un seminario nella capitale, Kampala, per discutere di come migliorare le politiche per il decentramento in tre paesi dell&rsquo;Africa orientale.<\/p>\n<p>James Carruthers, vicepresidente del Dipartimento di Programmazione dell&rsquo;IFAD, ha dichiarato: &ldquo;Vogliamo capire come migliorare la nostra presenza nel paese, immettendo qualche risorsa in pi&ugrave; all&rsquo;interno del paese stesso, nelle istituzioni presenti, e nei governi&rdquo;. I paesi in questione erano l&rsquo;Uganda, l&rsquo;Etiopia e la Tanzania.<\/p>\n<p>In Uganda, il decentramento &egrave; stato avviato da oltre dieci anni, dopo che ai cosiddetti &ldquo;Consigli della resistenza&rdquo; &#8211; che hanno reso possibile al Movimento di resistenza nazionale (NRM) di prendere il controllo del paese &#8211; fu concessa l&rsquo;autorit&agrave; per gestire le comunit&agrave; locali. L&rsquo;NRM &egrave; salito al potere dopo una guerra durata cinque anni contro il dittatore Milton Obote.<\/p>\n<p>Circa il 70 per cento della popolazione ugandese, che conta 24 milioni di abitanti, vive dell&rsquo;agricoltura.<\/p>\n<p>&ldquo;Il decentramento ha modificato il panorama politico della nazione. Questa politica ha messo radici, ed &egrave; pi&ugrave; o meno irreversibile&rdquo;, ha detto Henry Muganwa Kajura, secondo vice primo ministro e ministro dei servizi pubblici.<\/p>\n<p>&ldquo;In Uganda sappiamo bene che il decentramento non &egrave; una panacea, ma ha un forte potenziale per portare al buon governo, alla riduzione della povert&agrave; e allo sviluppo&rdquo;, ha per&ograve; aggiunto.<\/p>\n<p>Il ministro per il governo locale, Tarsis Kabwegyere, &egrave; dello stesso parere.<\/p>\n<p>&ldquo;Il processo di trasformazione deve ancora avanzare ed essere sostenuto, perch&eacute; siamo ancora lontani da ci&ograve; che dovremmo essere&rdquo;, ha detto. &ldquo;Siamo in una fase di crescente domanda per convertire il decentramento in trasformazione e sviluppo&rdquo;.<\/p>\n<p>In parte, i problemi dovuti al decentramento sembrano emergere dal fatto che le autorit&agrave; locali &#8211; pur avendo il potere per gestire alcune operazioni ordinarie nelle comunit&agrave;, e per pianificare il loro sviluppo &#8211; spesso non hanno i fondi per farlo.<\/p>\n<p>&ldquo;La mancanza di risorse finanziarie (in Uganda, Etiopia e Tanzania) colpisce proprio gli aspetti basilari della fornitura dei servizi. E la scarsit&agrave; di risorse per operare, anche a lungo termine, nei tre paesi rende difficile sostenere e designare le infrastrutture necessarie alla gestione dei governi locali&rdquo;, si legge nel rapporto IFAD 2004, intitolato &ldquo;Risultati e impatto dell&rsquo;IFAD in ambienti decentralizzati: le esperienze di Etiopia, Tanzania e Uganda&rdquo;.<\/p>\n<p>Come nel caso dell&rsquo;Uganda, anche l&rsquo;economia della Tanzania &egrave; prevalentemente agricola: circa il 70 per cento dei suoi 31,3 milioni di abitanti vive in aree rurali.<\/p>\n<p>Mentre, per&ograve;, le iniziative per il decentramento risalgono al periodo coloniale, il concetto di devoluzione dei poteri dalla capitale &egrave;, per alcuni aspetti, ancora controverso.<\/p>\n<p>&ldquo;Il decentramento &egrave; un processo politico, e i governi lo porteranno avanti solo se la barca non osciller&agrave;&rdquo;, ha osservato Charles Keenja, ministro dell&rsquo;agricoltura e della sicurezza alimentare della Tanzania.<\/p>\n<p>Il rapporto IFAD 2004 sottolinea anche i limiti politici del decentramento: dare potere alle autorit&agrave; locali non garantisce automaticamente che le preoccupazioni dei cittadini riusciranno a farsi sentire su quelle del governo centrale.<\/p>\n<p>&ldquo;Secondo quanto stabilito &#8211; segnala il rapporto &#8211; &egrave; l&rsquo;esecutivo, e non il ramo eletto del governo locale, a dominare le decisioni in questi tre paesi&rdquo;. &ldquo;L&rsquo;esecutivo, a sua volta, &egrave; controllato da un partito politico o coalizione che &egrave; stato al potere, al centro, per 12 anni in Etiopia, 33 in Tanzania e 18 in Uganda&rdquo;.<\/p>\n<p>Politiche di decentramento efficaci dovrebbero rivolgersi ai mali che colpiscono da sempre gli agricoltori africani, come l&rsquo;accesso limitato alla terra, adeguati rifornimenti di acqua e il capitale, necessario per superare il livello della sussistenza.<\/p>\n<p>Portare questi agricoltori al di sopra della povert&agrave; &egrave; fondamentale anche per realizzare gli Obiettivi del millennio dell&rsquo;Onu (MDG), che puntano a dimezzare il numero di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, entro il 2015. (Al vertice del Millennio dell&rsquo;Onu nel 2000 furono stabiliti otto obiettivi, tra cui l&rsquo;impegno a ridurre la fame estrema, raggiungere l&rsquo;educazione primaria universale, promuovere l&rsquo;uguaglianza di genere e combattere le malattie che hanno un&rsquo;alta incidenza nei paesi in via di sviluppo).<\/p>\n<p>&ldquo;Chiaramente &egrave; impossibile che esista un continente povero, con una popolazione che vive nella miseria, mentre il mondo continua a girare normalmente. Adesso la miseria qui &egrave; la miseria ovunque&rdquo;, ha detto Kabwegyere dell&rsquo;Uganda, nel workshop della scorsa settimana.<\/p>\n<p>&ldquo;&Egrave; compito di ognuno di noi fare in modo che tutti possano crescere&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>KAMPALA, 16 marzo 2005 (IPS) &#8211; La povert&agrave; urbana ha un volto familiare: &egrave; l&rsquo;immagine delle baraccopoli, sovraffollate e cosparse di immondizia. 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