{"id":242,"date":"2005-03-09T13:50:27","date_gmt":"2005-03-09T13:50:27","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2005\/03\/09\/sviluppo-uruguay-un-quartiere-nato-dal-nulla\/"},"modified":"2005-03-09T13:50:27","modified_gmt":"2005-03-09T13:50:27","slug":"sviluppo-uruguay-un-quartiere-nato-dal-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2005\/03\/09\/sviluppo-uruguay-un-quartiere-nato-dal-nulla\/","title":{"rendered":"SVILUPPO-URUGUAY: Un quartiere nato dal nulla"},"content":{"rendered":"<p>MONTEVIDEO, 9 marzo 2005 (IPS) &#8211; Non c&rsquo;erano ombre a &ldquo;El Monarca&rdquo;, quando arriv&ograve; Angel Mart&iacute;nez &ldquo;El Viejo&rdquo; (il Vecchio), ma solo arbusti secchi e un sole cocente. Ben presto per&ograve; cominciarono a nascere alberi e case, come fiori innaffiati dal sudore.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Tutto ebbe inizio un Venerd&igrave; santo del 1995, ricordano i vicini. Un gruppo di quattro o cinque famiglie senza casa decisero di occupare quella terra alla periferia di Montevideo. Il fondo apparteneva a un latifondista poi deceduto, e i suoi discendenti lo avevano abbandonato tra i grovigli della burocrazia, quando decisero di trasferirsi in Spagna.<\/p>\n<p>I nuovi occupanti recisero il filo spinato in un atto quasi rituale e misero in pratica ci&ograve; che da settimane progettavano. Con un filo di lana, suddivisero il terreno in lotti di 12 metri per 30 per ogni famiglia e si installarono con quel poco che ancora possedevano: baracche, lamiere, sacchi di plastica. Era nato l&rsquo;insediamento &ldquo;El Monarca&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;All&rsquo;inizio sembrava un cimitero&rdquo;, ricorda El Viejo, con lo sguardo rivolto alla terra in cui pensa di passare il resto della sua vita, anche se non ne sar&agrave; mai proprietario.<\/p>\n<p>La notizia del nuovo insediamento &egrave; giunta immediatamente a molte persone senza casa di Montevideo, che si sono unite alla disperata impresa. Famiglie sloggiate, uomini soli disoccupati, lavoratori agricoli in cerca di fortuna in citt&agrave; cominciarono a stabilirsi in quell&rsquo;area.<\/p>\n<p>Le famiglie fondatrici capirono che bisognava organizzarsi. Crearono un comitato di quartiere, compilarono una lista dei residenti, stabilirono il pagamento di una &ldquo;quota sociale&rdquo; per ogni famiglia e collocarono delle bandiere rosse nei lotti ancora vuoti, per evitare che qualcuno ne occupasse pi&ugrave; d&rsquo;uno.<\/p>\n<p>Con il denaro delle quote, le donazioni di materiali e il lavoro solidale della comunit&agrave; furono costruite strade, case e una piccola sala comunale con un&rsquo;insegna: &ldquo;I bisogni dei poveri si soddisfano con la partecipazione, l&rsquo;azione e la determinazione&rdquo;.<\/p>\n<p>Alle baracche di lamiere cominciarono a sostituirsi le case di mattoni. Ogni residente contribuiva come poteva, con ore di lavoro, procurando la sabbia, o gli attrezzi, e insieme cominciarono a costruire la nuova comunit&agrave;, senza l&rsquo;aiuto di nessuna organizzazione non governativa.<\/p>\n<p>Qualcuno, come Marta Casanova, conserva ancora, dietro alla nuova casa, i resti delle prime, precarie, costruzioni di El Monarca. &ldquo;Il fatto &egrave; che &egrave; stata la prima casa davvero mia&rdquo;, ha spiegato all&rsquo;IPS.<\/p>\n<p>Nel frattempo, per le terre &egrave; stata indetta un&rsquo;asta giudiziaria e, in assenza di compratori, sono rimaste nelle mani del Ministero per gli alloggi. Il comitato di El Monarca sta ancora negoziando perch&eacute; gliene sia concessa la propriet&agrave;.<\/p>\n<p>I residenti hanno chiesto e ottenuto l&rsquo;allaccio di elettricit&agrave;, acqua potabile e linee telefoniche. Sia la manodopera che i fondi per ciascun incarico sono venuti solo dagli sforzi della stessa comunit&agrave;.<\/p>\n<p>Adesso gli obiettivi sono costruire una casa di cura, risolvere il problema della raccolta rifiuti e ottenere che una linea del trasporto pubblico arrivi all&rsquo;insediamento. I bambini devono camminare sul bordo della strada per arrivare alla scuola pi&ugrave; vicina.<\/p>\n<p>El Monarca &egrave; un esempio di nuovo insediamento autogestito. Nel quartiere vivono oggi 2500 persone distribuite in 272 lotti. Il 40 per cento degli abitanti &egrave; disoccupato o ha un lavoro precario.<\/p>\n<p>&ldquo;Non &egrave; facile ottenere l&rsquo;impegno degli abitanti, quando ciascuno deve pensare a come dar da mangiare alla propria famiglia. Eppure, praticamente tutti danno il proprio contributo per la comunit&agrave;&rdquo;, ha detto all&rsquo;IPS El Viejo, oggi presidente del comitato.<\/p>\n<p>Costruire un quartiere dal nulla &egrave; una sfida quotidiana, spiega questo agricoltore, che ha piantato il suo &ldquo;Giardino della dignit&agrave;&rdquo; in prossimit&agrave; del fiume che segna i confini del quartiere con la citt&agrave; di Montevideo.<\/p>\n<p>In Uruguay, il numero degli insediamenti sta crescendo del 10 per cento in media ogni anno, secondo uno studio dell&rsquo;organizzazione Servicio Paz y Justicia (Serpaj), contenuto nel suo rapporto sui diritti umani 2004.<\/p>\n<p>Ci&ograve; comporta, tra le altre cose, il crescente spopolamento delle zone centrali della citt&agrave;, e la simultanea espansione periferica e metropolitana.<\/p>\n<p>Tra il 1985 e il 1996, gli anni degli ultimi due censimenti nazionali, 62 quartieri pi&ugrave; centrali di Montevideo hanno perso pi&ugrave; del 10 per cento dei loro abitanti, mentre nelle aree periferiche il numero degli abitanti &egrave; aumentato del 13 per cento, e nella fascia metropolitana &#8211; ma gi&agrave; fuori citt&agrave; &#8211; del 35 per cento.<\/p>\n<p>&ldquo;Un&rsquo;espansione periferica sregolata contribuisce alla segregazione urbana e all&rsquo;isolamento di ampi settori della popolazione a cui manca l&rsquo;accesso ai servizi di base&rdquo;, ha avvisato il Serpaj.<\/p>\n<p>Un totale di 153.000 uruguayani vivono in 412 insediamenti, 300 dei quali a Montevideo, secondo le ultime stime dell&rsquo;Istituto nazionale di statistica (1998).<\/p>\n<p>Ma non tutti sono come El Monarca. Quasi tutti crescono in modo caotico ai margini della citt&agrave;, costituiti da squallide baracche di lamiere, cartone e legno. Sono i &ldquo;cantegriles&rdquo;, un&rsquo;ironica allusione al Cantegril Country Club, l&rsquo;esclusivo stabilimento termale di Punta del Este.<\/p>\n<p>Sovraffollamento, violenza domestica, giovani intrappolati in droga e delinquenza, bassi livelli di insegnamento e mancanza totale di un accesso ai servizi di base sono moneta corrente in queste baraccopoli, dove gli abitanti precipitano nella pi&ugrave; totale emarginazione.<\/p>\n<p>L&rsquo;ultima crisi economica ha aggravato i problemi di alloggio in Uruguay, gi&agrave; in crescita a partire dalla dittatura militare (1973-1985).<\/p>\n<p>Questo paese di 3,2 milioni di abitanti ha subito una recessione economica tra il 1999 e il 2002, quando croll&ograve; il sistema finanziario, la disoccupazione sfior&ograve; il record storico del 20 per cento, il salario si svalut&ograve; e le riserve internazionali praticamente scomparvero.<\/p>\n<p>Oggi, dopo il costante recupero registrato sin dal 2003, la disoccupazione &egrave; scesa a poco pi&ugrave; del 13 per cento degli attivi.<\/p>\n<p>Il Serpaj calcola che, per il 20 per cento della popolazione povera, l&rsquo;incidenza degli affitti sulle entrate familiari &egrave; aumentata del 30 per cento dal 1987. Allo stesso tempo, gli sfratti sono saliti moltissimo, secondo i dati della Corte Suprema di giustizia.<\/p>\n<p>L&rsquo;Universit&agrave; della Repubblica stima un deficit di 80.511 alloggi. Per abbatterlo, entro i prossimi 20 anni, ci vorrebbe un investimento annuale di 270 milioni di dollari.<\/p>\n<p>L&rsquo;ultimo censimento ha inoltre rivelato che quasi il 20 per cento dei 775.499 alloggi uruguayani &egrave; in uno stato di sovraffollamento.<\/p>\n<p>Nel 1999, il governo ha firmato un accordo con la Banca interamericana per lo sviluppo (BID) per creare un Programma di integrazione degli insediamenti irregolari. L&rsquo;obiettivo era migliorare la qualit&agrave; della vita e assicurare l&rsquo;integrazione urbana e sociale degli abitanti. Fu anche proposto di regolarizzare la situazione di almeno 10.000 nuclei familiari.<\/p>\n<p>Ma non tutti gli insediamenti hanno i requisiti per usufruire del piano: devono essere precedenti al 1996, trovarsi in terreni pubblici e non privati, in zone non soggette a inondazioni e in citt&agrave; di pi&ugrave; di 10.000 abitanti.<\/p>\n<p>Degli 81 milioni di dollari consegnati dal BID, ne sono stati utilizzati 26 milioni, per 70 insediamenti regolarizzati.<\/p>\n<p>I rappresentanti del nuovo governo di sinistra presieduto da Tabar&eacute; V&aacute;zquez, in carica dal 1 marzo, promettono di trovare un alloggio alle persone che vivono negli insediamenti, verso zone urbane spopolate della capitale, dotate dei servizi di base come acqua, elettricit&agrave;, fognature e trasporti.<\/p>\n<p>In Uruguay si ripete, su scala minore, la stessa realt&agrave; di molti paesi poveri.<\/p>\n<p>Nel 2001, 924 milioni di persone nel mondo vivevano in insediamenti precari, e il numero potrebbe salire a 1,5 miliardi per il 2020, secondo l&rsquo;Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu).<\/p>\n<p>Il traguardo numero 11 degli Obiettivi di sviluppo del millennio, stabiliti dall&rsquo;Assemblea Generale dell&rsquo;Onu a settembre 2000, si propone di &ldquo;ottenere entro il 2020 un miglioramento significativo della vita di almeno 1 miliardo di abitanti degli insediamenti&rdquo;.<\/p>\n<p>Tra gli obiettivi del millennio c&rsquo;&egrave; poi l&rsquo;impegno a garantire entro il 2015 l&rsquo;educazione universale per bambini e bambine e ridurre della met&agrave;, rispetto al 1990, la percentuale di popolazione povera, affamata e delle persone senza accesso all&rsquo;acqua potabile.<\/p>\n<p>Nel frattempo, l&rsquo;autogestione e la solidariet&agrave; sembrano la sola via d&rsquo;uscita per chi vive in quartieri come El Monarca.<\/p>\n<p>O almeno cos&igrave; conclude El Viejo. Appoggiato ad un improvvisato bastone, fa notare ai visitatori la frase dell&rsquo;insegna posta all&rsquo;entrata del suo giardino, che secondo lui definisce lo spirito della comunit&agrave;: &ldquo;Uomini di lavoro e di rispetto&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONTEVIDEO, 9 marzo 2005 (IPS) &#8211; Non c&rsquo;erano ombre a &ldquo;El Monarca&rdquo;, quando arriv&ograve; Angel Mart&iacute;nez &ldquo;El Viejo&rdquo; (il Vecchio), ma solo arbusti secchi e un sole cocente. 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