{"id":1736,"date":"2011-08-24T18:34:49","date_gmt":"2011-08-24T18:34:49","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2011\/08\/24\/libia-per-i-libici-una-speranza-concreta\/"},"modified":"2011-08-24T18:34:49","modified_gmt":"2011-08-24T18:34:49","slug":"libia-per-i-libici-una-speranza-concreta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2011\/08\/24\/libia-per-i-libici-una-speranza-concreta\/","title":{"rendered":"LIBIA: Per i libici una speranza concreta"},"content":{"rendered":"<p>WAZZIN, Libia, 24 agosto 2011 (IPS) &#8211; Ho 60 anni e non avrei mai pensato di vedere con i miei occhi questo momento&rdquo;, dice Najib Taghuz dal confine libico-tunisino. Questo ingegnere della citt&agrave; di Gehryan, appena liberata, &egrave; diretto in Tunisia &#8211; la moglie deve essere operata alla mano sinistra. Ma spera di tornare presto in una nuova Libia.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1790\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1790\" class=\"size-full wp-image-1790\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/104865-20110824.jpg\" alt=\"Karlos Zurutuza\/IPS. Karlos Zurutuza\/IPS.\" width=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-1790\" class=\"wp-caption-text\">Karlos Zurutuza\/IPS.<br \/>Karlos Zurutuza\/IPS.<\/p><\/div><\/div>\n<p>&ldquo;Appena Gheddafi cadr&agrave;, la Libia potr&agrave; dire di essere finalmente entrata nel 21esimo secolo&rdquo;, aggiunge Taghuz. Si sta chiedendo se lo lasceranno entrare in Tunisia con un souvenir che ha appena trovato sul cammino, i frammenti di una granata anticarro. &ldquo;Devo assolutamente portarla oltre il confine come ricordo&rdquo;. <\/p>\n<p>Con la chiusura della frontiera settentrionale tra Tunisia e Libia &#8211; era in mano a Gheddafi fino a qualche giorno fa &#8211; il confine a sud controllato dai ribelli resta l&rsquo;unico modo per entrare e uscire dal paese in guerra. La linea Dehiba-Wazzin era stata presa dai ribelli ad aprile, e da allora &egrave; sotto controllo come centro vitale per i rifornimenti verso le montagne libiche di Nafusa.<\/p>\n<p>Con l&rsquo;impasse avuta per mesi sui fronti di Brega e Misrata, i libici di Nafusa hanno avuto un ruolo chiave nell&rsquo;ultima avanzata verso Tripoli.<\/p>\n<p>Le attivit&agrave; al confine sono febbrili. Ma la gioia dei rifugiati che tornano a casa dall&rsquo;ovest del paese contrasta con la delusione di chi &egrave; ancora costretto a lasciare la Libia. &ldquo;Non ci siamo sentiti sicuri a tornare alle nostre case a Tripoli, quindi ci siamo diretti qua&rdquo;, spiega il tripolino Hassan Harem alla frontiera. <\/p>\n<p>&ldquo;Negli ultimi mesi abbiamo vissuto condizioni terribili: continui bombardamenti degli aerei Nato, niente carburante, spesso niente cibo&#8230; dopo quello che abbiamo passato, non potevamo sopportare le continue sparatorie per le strade&rdquo;, aggiunge Harem, un impiegato di 32 anni che ha lasciato il lavoro due mesi fa. Ma con un po&rsquo; di fortuna, dice, tra pochi giorni potr&agrave; tornare. <\/p>\n<p>I libici non sono i soli a fuggire dal confine meridionale. Kadir Harthem, un oftalmologo egiziano, fa parte della legione di lavoratori stranieri che aspettano di essere evacuati via mare.<\/p>\n<p>&ldquo;Alcuni colleghi mi hanno detto che sarebbero partiti con la prima nave disponibile. Appena ho visto la possibilit&agrave;, ho preso la macchina e sono venuto qui&rdquo;. Dopo sette anni di lavoro a Tripoli, adesso spera di trovare un lavoro al Cairo. <\/p>\n<p>Dal lato tunisino, bisogna passare per lunghi ed irritanti controlli dei passaporti, mentre le operazioni sono molto pi&ugrave; veloci sul fronte controllato dai ribelli libici: non bisogna riempire nessun formulario, n&eacute; sottoporre i bagagli ad ispezioni. Un funzionario dei ribelli al comando registra il passaporto in una banca dati, e siamo gi&agrave; in Libia. <\/p>\n<p>A sole tre miglia da qui sorge il villaggio di Wazzin, il pi&ugrave; colpito tra le diverse roccaforti di pietra sparse nel deserto libico. Wazzin ha pagato il prezzo della sua prossimit&agrave; alla frontiera contesa: gli attacchi delle forze di Gheddafi lo hanno trasformato in un villaggio fantasma in rovina. Appena tre settimane fa, non c&rsquo;era nessun abitante nei paraggi con cui poter parlare. Ma dopo il recente bombardamento della Nato a Ghezaia, da cui erano stati lanciati i missili di Gheddafi contro Wazzin, alcuni abitanti del posto sono tornati a ricostruire le loro case. <\/p>\n<p>A circa 80 chilometri in Libia c&rsquo;&egrave; il checkpoint di Nalut. Qui, tre guerriglieri seduti all&rsquo;ombra lungo la strada seguono gli eventi di Tripoli in diretta TV. <\/p>\n<p>&ldquo;Dopo aver cacciato i fedeli di Gheddafi dalle loro basi nel deserto due settimane fa, siamo riusciti a ripristinare l&rsquo;elettricit&agrave;. Ci servono sette giorni per riparare tutta la rete, ma la luce &egrave; tornata definitivamente&rdquo;, dice un ribelle sorridente che indossa una maglia della squadra di calcio del Barcellona e un cappello con la bandiera dei ribelli.<\/p>\n<p>Sono i giorni del digiuno del Ramadan. Dopo il tramonto, e dopo le preghiere, i guerriglieri e i civili locali si riuniscono nella piazza del villaggio dove la Croce Rossa serve un pasto gratuito. <\/p>\n<p>Il ribelle Akram dice che restituir&agrave; il suo fucile il pi&ugrave; presto possibile, e torner&agrave; ad aprire il suo negozio di alimentari. <\/p>\n<p>&ldquo;Ho 40 anni, quando sono nato Gheddafi era gi&agrave; al potere da due anni. Non ho mai conosciuto nessun&rsquo;altra forma di governo. Mi sono sempre chiesto come sarebbe stata la democrazia, e quanto tempo avremmo dovuto aspettare per averla in Libia&rdquo;. Potrebbe non dover aspettare ancora a lungo. &copy; IPS<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>WAZZIN, Libia, 24 agosto 2011 (IPS) &#8211; Ho 60 anni e non avrei mai pensato di vedere con i miei occhi questo momento&rdquo;, dice Najib Taghuz dal confine libico-tunisino. 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