{"id":1714,"date":"2011-01-03T14:20:02","date_gmt":"2011-01-03T14:20:02","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2011\/01\/03\/intervista-questa-volta-non-ci-sar-unarca-di-no\/"},"modified":"2017-11-08T17:31:53","modified_gmt":"2017-11-08T17:31:53","slug":"intervista-questa-volta-non-ci-sar-unarca-di-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2011\/01\/03\/intervista-questa-volta-non-ci-sar-unarca-di-no\/","title":{"rendered":"INTERVISTA: &#8216;Questa volta non ci sar&agrave; un&#8217;Arca di No&egrave;&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>CITT&Agrave; DEL MESSICO, 3 gennaio 2011 (IPS) &#8211; &ldquo;Il mercato non risolver&agrave; la crisi ambientale&rdquo;, sostiene il teologo ed ecologista Leonardo Boff, professore presso l&rsquo;Universit&agrave; brasiliana dello Stato di Rio de Janeiro. La soluzione, insiste, &egrave; nell&rsquo;etica, e nella battaglia dei popoli originari per cambiare la relazione dell&rsquo;uomo con la natura.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1693\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1693\" class=\"size-full wp-image-1693\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/507_3.jpg\" alt=\"Daniela Pastrana\/IPS Daniela Pastrana\/IPS\" width=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-1693\" class=\"wp-caption-text\">Daniela Pastrana\/IPS<br \/>Daniela Pastrana\/IPS<\/p><\/div><\/div>\n<p>Boff, che insegna etica, filosofia della religione ed ecologia, &egrave; uno dei principali rappresentanti della Teologia della Liberazione, corrente progressista della Chiesa cattolica in America Latina. Ha scritto pi&ugrave; di 60 libri e ha dedicato gli ultimi 20 anni a promuovere il movimento verde.<\/p>\n<p>&Egrave; stato uno dei 23 promotori della Carta della Terra nel 2000 e, un anno dopo, ha ricevuto il Right Livelihood Award, noto anche come &ldquo;premio Nobel alternativo&rdquo;, che viene concesso a personalit&agrave; di rilievo nella ricerca di soluzioni ai problemi globali pi&ugrave; pressanti.<\/p>\n<p>&ldquo;Se non cambiamo, andremo incontro al peggio&#8230; O ci salviamo o moriremo tutti&rdquo;, ha detto Boff in un&rsquo;intervista concessa a Tierram&eacute;rica nella capitale messicana, dopo aver assistito come osservatore alla 16esima Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (COP16) celebrata lo scorso dicembre a Canc&uacute;n.<\/p>\n<p><b>D: Qual &egrave; il suo giudizio sulla COP16? <\/b><\/p>\n<p>LEONARDO BOFF: Ha prevalso, tranne negli ultimi due giorni, un clima di delusione, di fallimento. Ma ci sono stati incredibilmente tre punti di convergenza: l&rsquo;impegno a lottare per non arrivare a un aumento di due gradi della temperatura globale; la creazione del Fondo Climatico Verde, di 30 miliardi di dollari (per il 2012), per aiutare i paesi pi&ugrave; vulnerabili, un segnale di solidariet&agrave; interessante; e la creazione di un grande fondo per la riduzione della deforestazione e il degrado delle foreste, perch&eacute; qui sta la causa principale del riscaldamento globale.<\/p>\n<p><b> D: Come dobbiamo interpretare la posizione della Bolivia, l&rsquo;unico paese che non ha accettato questi impegni? <\/b><\/p>\n<p>R: La Bolivia parte dal presupposto che la Terra &egrave; Pachamama, un organismo vivente che bisogna rispettare e di cui prendersi cura, e non solo sfruttare. &Egrave; una visione che va contro quella prevalente, che si inquadra nell&rsquo;ambito economico: vendere crediti di carbonio, per esempio, significa avere il diritto di inquinare.<\/p>\n<p>Le societ&agrave; dominanti vedono la Terra come un deposito di risorse che si possono sfruttare all&rsquo;infinito; invece adesso bisogna preoccuparsi della loro sostenibilit&agrave;, perch&eacute; cominciano a scarseggiare. (Queste societ&agrave;) non riconoscono dignit&agrave; e diritti agli esseri della natura, li considerano solo mezzi di produzione e la loro relazione &egrave; di pura utilit&agrave;. Questi sono temi che non entrano a Canc&uacute;n n&eacute; in nessuna conferenza COP.<\/p>\n<p><b>D: Perch&eacute; se ne dovrebbe parlare? <\/b><\/p>\n<p>R: Perch&eacute; il sistema che ha creato il problema non ci tirer&agrave; fuori dalle difficolt&agrave;. Se ogni paese deve crescere un po&rsquo; di pi&ugrave; ogni anno e facendolo deteriora la natura e aumenta il riscaldamento (globale), allora &egrave; un sistema ostile alla vita.<\/p>\n<p><b>D: L&rsquo;argomento &egrave; che la crescita &egrave; necessaria per lo sviluppo&#8230;<\/b><\/p>\n<p>R: Cosa significa crescere? Sfruttare la natura? &Egrave; proprio questo tipo di crescita e di sviluppo che pu&ograve; portarci nell&rsquo;abisso, perch&eacute; gli esseri umani stanno consumando il 30 per cento in pi&ugrave; di quello che la Terra riesce a ricostituire. &Egrave; un circolo vizioso. La Cina non pu&ograve; inquinare il 30 per cento, come fa, perch&eacute; l&rsquo;inquinamento non rimane in Cina, ma entra nel sistema globale.<\/p>\n<p>Il problema &egrave; la relazione dell&rsquo;essere umano con la Terra, perch&eacute; &egrave; violenta, a pugni stretti&#8230; Se non cambiamo questo sistema, andremo incontro al peggio. E questa volta non ci sar&agrave; un&rsquo;Arca di No&egrave;. O ci salviamo o moriremo tutti.<\/p>\n<p><b>D: La situazione &egrave; tanto grave? <\/b><\/p>\n<p>R: Ci sono regioni nel mondo che sono cambiate a tal punto da diventare inabitabili. Per questo ci sono 60 milioni di sfollati in Africa e nel sud-est asiatico, che sono i pi&ugrave; colpiti ma anche quelli che inquinano meno. Se non fermiamo questa tendenza, nei prossimi cinque, sette anni ci saranno 100 milioni di rifugiati climatici, e questo creer&agrave; un problema politico.<\/p>\n<p><b>D: Qual &egrave; il ruolo dell&rsquo;America Latina? <\/b><\/p>\n<p>R: &Egrave; il continente con pi&ugrave; probabilit&agrave; di contribuire in modo positivo alla crisi ambientale: ha le principali foreste umide e riserve di acqua, la maggiore biodiversit&agrave; e forse le aree pi&ugrave; estese per l&rsquo;agricoltura.<\/p>\n<p>Ma la coscienza ambientale, in gran parte della popolazione del continente, &egrave; ancora insufficiente. E, d&rsquo;altra parte, si assiste ad una pericolosa invasione delle grandi imprese che si stanno appropriando di vaste regioni. &Egrave; un&rsquo;appropriazione di beni comuni in funzione di benefici privati.<\/p>\n<p>In Argentina, Brasile, Cile, Venezuela, si stanno rendendo conto a poco a poco del nuovo gioco del capitale: una grande concentrazione di mezzi vitali per garantire il futuro del sistema.<\/p>\n<p><b>D: Quali sono le alternative?<\/b><\/p>\n<p>R: Abbiamo fondi e tecnologie, ma ci manca la volont&agrave; politica e la sensibilit&agrave; nei confronti della natura e dell&rsquo;umanit&agrave; sofferente. &Egrave; questo che bisogna riscattare. E insieme all&rsquo;etica della cura, serve l&rsquo;etica della cooperazione. Adesso si impone la cooperazione di tutti con tutti.<\/p>\n<p><b>D: &Egrave; possibile? Cosa bisogna fare? <\/b><\/p>\n<p>R: Ci sono dei movimenti, soprattutto nei gruppi che vedono le loro terre divise, come La V&iacute;a Campesina e i Sem Terra in Brasile, e i popoli indigeni, che non vedono la Terra solo come uno strumento di produzione, ma come l&rsquo;estensione di un corpo, e ne hanno bisogno per garantire la loro identit&agrave;.<\/p>\n<p>Stiamo cercando l&rsquo;equilibrio e questo &egrave; un compito collettivo degli esseri umani, che il mercato e l&rsquo;economia non risolveranno. Ognuno deve fare la sua parte, essere di pi&ugrave; con meno, avere un senso della giusta misura. Non &egrave; un problema di denaro. &copy; IPS<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CITT&Agrave; DEL MESSICO, 3 gennaio 2011 (IPS) &#8211; &ldquo;Il mercato non risolver&agrave; la crisi ambientale&rdquo;, sostiene il teologo ed ecologista Leonardo Boff, professore presso l&rsquo;Universit&agrave; brasiliana dello Stato di Rio de Janeiro. 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