{"id":1713,"date":"2010-12-16T17:08:03","date_gmt":"2010-12-16T17:08:03","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2010\/12\/16\/la-siccit-colpisce-ancora-i-contadini-del-medio-oriente\/"},"modified":"2010-12-16T17:08:03","modified_gmt":"2010-12-16T17:08:03","slug":"la-siccit-colpisce-ancora-i-contadini-del-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2010\/12\/16\/la-siccit-colpisce-ancora-i-contadini-del-medio-oriente\/","title":{"rendered":"La siccit&agrave; colpisce ancora i contadini del Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p>AL-RAQQA, Siria, 16 dicembre 2010 (IPS) &#8211; I contadini, preoccupati, si ritrovano in questa giornata calda e tersa sulle loro terre ad al-Raqqa, arida regione nel nord della Siria, vicino al fiume Eufrate. In quest&#039;angolo della &ldquo;mezzaluna fertile&rdquo; il suolo &egrave; completamente sterile, fatto salvo un gregge di pecore in un podere di dieci ettari.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1692\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1692\" class=\"size-full wp-image-1692\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/Middle_East_farmers.jpg\" alt=\"Caterina Donattini Caterina Donattini\" width=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-1692\" class=\"wp-caption-text\">Caterina Donattini<br \/>Caterina Donattini<\/p><\/div><\/div>\n<p>Solitamente le piogge invernali iniziano a fine ottobre. Ma quando il periodo secco si estende fino a dicembre le colture vitali di grano, e quelle di lenticchie, e il loro sostentamento, sono cancellate per un altro anno consecutivo. <\/p>\n<p>Parti della Siria, Turchia, Iraq, Giordania, Libano, Israele e territori Palestinesi sono tutte state colpite da una siccit&agrave; devastante questo autunno. <\/p>\n<p>Nonostante la violenta tempesta che ha colpito la regione la scorsa settimana, con forti piogge e nevicate sulla Siria, i contadini ricordano la scorsa stagione invernale che inizi&ograve; bene. Poi le piogge si sono interrotte improvvisamente lasciando il posto a condizioni climatiche estreme e malattie, come la ruggine gialla, che hanno decimato il grano. <\/p>\n<p>&ldquo;Preghiamo per la pioggia e un buon guadagno&rdquo; dice il ventiduenne Issa Sheikh che insieme a suo fratello fa fatica a coltivare la tenuta di famiglia. &ldquo;Lo scorso anno la stagione &egrave; stata davvero brutta. I costi per il fertilizzante e le sementi erano troppo alti e non abbiamo avuto raccolto. Dipendiamo dal lavoro in citt&agrave; e abbiamo chiesto prestiti ad amici e alla banca&rdquo;.<\/p>\n<p>Per i governatorati siriani del nord-est di Al-Raqqa, Deir Ezzour e Al-Hassakeh &ndash; tra i confini di Turchia e Iraq e il centro dell&#039;industria petrolifera della nazione &ndash; la siccit&agrave; e le precipitazioni irregolari si sono estese per tre anni consecutivi. <\/p>\n<p>Le culture strategiche principali della Siria sono grano, orzo, barbabietola da zucchero e cotone. L&#039;impatto della siccit&agrave; ha costretto la Siria, forte esportatore di grano e autosufficiente dal punto di vista agricolo, a importare gli alimenti base per soddisfare i consumi locali. <\/p>\n<p>Molti esperti agrari denunciano il cambiamento climatico come il fattore determinante. &ldquo;Novembre quest&#039;anno &egrave; stato molto strano&rdquo; asserisce Mahmoud Solh, direttore del Centro Internazionale per la Ricerca Agricola nelle Zone Aride (ICARDA), con base vicino alla citt&agrave; settentrionale di Aleppo. &ldquo;C&#039;&egrave; un particolare andamento delle temperature, non c&#039;&egrave; dubbio. La sensazione &egrave; che ci sia stata grande variabilit&agrave; nell&rsquo;alternarsi delle piogge e delle temperatur, ma quelo che stiamo vivendo in questo momento non ha precedenti&rdquo;.<\/p>\n<p>Dopo una missione di valutazione in Siria lo scorso settembre Olivier De Schutter, relatore speciale dell&#039;ONU per il diritto al cibo, ha stimato che 1,3 milioni di persone sono direttamente interessate dalla siccit&agrave; ricorrente &ndash; 95 per cento delle quali nel nord-est &ndash; e 800 mila ne soffrono in maniera grave. &ldquo;Maggiormente colpiti sono piccoli contadini&#8230; e piccoli pastori, che hanno spesso perso l&#039;80-85 per cento del proprio bestiame dal 2005&rdquo;. <\/p>\n<p>&ldquo;Questi contadini hanno gi&agrave; sopportato tre anni di siccit&agrave;, un quarto sarebbe un disastro&rdquo; concorda Abdulla Tahir Bin Yehia, responsabile FAO a Damasco. &ldquo;La loro capacit&agrave; di sussistenza si &egrave; esaurita. Ed &egrave; per questo che necessitano di aiuto. Le famiglie del nordest hanno dagli otto ai dieci componenti &ndash; &egrave; un numero alto&rdquo;.<\/p>\n<p>Contadini come i fratelli Sheikh di Al-Raqqa sono stati costretti a lasciare le proprie famiglie per cercare lavoro altrove, nel loro caso per stipendi di sussistenza nell&#039;edilizia nel periodo estivo in Libano, o come lavoratori a giornata nelle fabbriche nei dintorni di Aleppo. <\/p>\n<p>Secondo il Piano di Risposta alla Siccit&agrave; dell&#039;ONU pubblicato nel 2010, dall&#039;inizio dell&#039;anno 65 mila famiglie si sono trasferite dai propri villaggi alle citt&agrave; della Siria. &ldquo;Questa scelta drastic non ha risparmiato le famiglie sfollate da ulteriori stenti e indigenza&rdquo; si legge nel rapporto. &ldquo;Invece esse hanno perso i propri legami sociali e sono spesso sfruttate, con salari al di sotto dello standard di mercato. Ha anche aumentato la pressione sul limitato mercato del lavoro, sulle risorse e sui servizi pubblici che erano gi&agrave; colpite dalla presenza di quasi un milione di rifugiati iracheni.<\/p>\n<p>Damasco &egrave; la destinazione principale dai migranti e fa affidamento sulle sorgenti di Fijieh e Barrada per soddisfare la popolazione assetata e in rapido aumento. Trasportata dalla vicina catena montuosa dell&#039;Atni-Libano, le riserve d&#039;acqua gi&agrave; scarse sono ulteriormente colpite dalla diminuzione dello scioglimento delle nevi, da perdite nelle tubature, dall&#039;evaporazione, da pozzi abusivi e dalla rapida espansione dell&#039;edilizia abusiva. <\/p>\n<p>Abdullah Droubi, direttore per le risorse idriche presso il centro arabo per gli studi delle zone e delle terre aride della Lega Araba in Siria, indica un&#039;altra causa. <\/p>\n<p>&ldquo;Il clima non &egrave; cambiato &ndash; abbiamo spesso queste variazioni. Ne sentiamo gli effetti per via della domanda e della cattiva gestione idrica&rdquo; afferma, stimando una crescita annua del 3 per cento della popolazione siriana, che oggi si aggira intorno ai 21 milioni.<\/p>\n<p>&ldquo;Dal 1986 abbiamo dimostrato come la popolazione sia un fattore decisivo in quest&#039;area della regione araba e questo &egrave; ci&ograve; che sta accadendo ora. Il governo deve avviare una politica di pianificazione demografica &ndash; non possiamo continuare in questo modo. Non abbiamo abbastanza risorse&rdquo;.<\/p>\n<p>Il Ministero dell&#039;agricoltura e della riforma agraria e il Ministero dell&rsquo;irrigazione stanno lavorando insieme a specialisti internazionali nel campo dell&#039;irrigazione e dell&#039;agricoltura su una serie di alternative e soluzioni idriche sostenibili. Ma gli aiuti da parte del governo e dei donatori per questa popolazione impoverita sono ostacolati dalla scarsit&agrave; di fondi. <\/p>\n<p>&ldquo;Noi riteniamo che le complesse sfide nelle zone aride richiederanno un approccio integrato&rdquo;, sostiene Solh dell&#039;ICARDA. E parla di tre fattori principali: gestione delle risorse naturali, comprese produttivit&agrave; ed efficienza idrica, miglioramento delle colture, comprese colture resistenti alla siccit&agrave;, al caldo e allo stress biotico e aspetti socio-economici e supporto istituzionale. <\/p>\n<p>Mahmoud el-Ahmad, contadino sulla trentina, ha sulle spalle una famiglia di nove figli nella settentrionale Al-Bab. Vivono dei frutti di un appezzamento di otto ettari coltivato a orzo e lenticchie; e lui incrementa il reddito arando la tenuta di un vicino pi&ugrave; ricco. Quest&#039;anno ha piantato semi con un trattore a &ldquo;lavorazione zero&rdquo; preso in prestito e introdotto da ICARDA. Il trattore non lavora la terra quando si piantano i semi, preservandone dunque l&#039;umidit&agrave;. El-Ahmad ha guadagnato 4 mila dollari lo scorso anno per questo intero raccolto e spera di poter risparmiare altri 20 dollari per ettaro con il nuovo metodo di aratura. <\/p>\n<p>Ma molti dei suoi amici stanno lavorando in aziende o in Libano, dice. &ldquo;La terra non sfama le famiglie, tutti dobbiamo cercare un altro lavoro&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AL-RAQQA, Siria, 16 dicembre 2010 (IPS) &#8211; I contadini, preoccupati, si ritrovano in questa giornata calda e tersa sulle loro terre ad al-Raqqa, arida regione nel nord della Siria, vicino al fiume Eufrate. 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