{"id":1651,"date":"2009-10-05T15:00:43","date_gmt":"2009-10-05T15:00:43","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/10\/05\/sviluppo-roma-capitale-mondiale-del-cibo-prima-parte\/"},"modified":"2009-10-05T15:00:43","modified_gmt":"2009-10-05T15:00:43","slug":"sviluppo-roma-capitale-mondiale-del-cibo-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/10\/05\/sviluppo-roma-capitale-mondiale-del-cibo-prima-parte\/","title":{"rendered":"SVILUPPO: Roma, capitale mondiale del cibo (Prima parte)"},"content":{"rendered":"<p>ROMA, 5 ottobre 2009 (IPS) &#8211; Ai tempi dell&rsquo;Impero, tutte le strade portavano a Roma. Oggi sono i solchi dei campi di grano, granoturco e riso a condurre alla capitale, dove risiedono le pi&ugrave; grandi organizzazioni mondiali che si occupano di lotta alla fame e dove &egrave; stato organizzato il Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare (16-18 nov).<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il momento non poteva essere pi&ugrave; opportuno.<\/p>\n<p>&ldquo;La carenza di cibo continua ad essere una seria minaccia per l&rsquo;umanit&agrave;&rdquo;, si legge sul sito del summit. Secondo le ultime proiezioni dell&rsquo;ONU, la popolazione mondiale aumenter&agrave; da 6,8 a 9,1 miliardi di persone nel 2050 &#8211; un terzo di bocche in pi&ugrave; da sfamare. E la crescita interesser&agrave; soprattutto i paesi in via di sviluppo. <\/p>\n<p>Gli alti prezzi dei generi alimentari nei paesi in via di sviluppo, la crisi economica mondiale, l&rsquo;aumento della povert&agrave; e della fame sono gli elementi di un quadro poco rassicurante.<\/p>\n<p>Quali sono quindi le aspettative delle organizzazioni a Roma? <\/p>\n<p>Secondo Kostas Stamoulis, capo dipartimento del settore agricoltura e sviluppo economico della FAO, il summit &ldquo;non &egrave; una raccolta fondi&#8230; L&rsquo;idea originale &egrave; eliminare la fame, preferibilmente entro il 2025, anche se non sono ancora certo che questo sar&agrave; l&rsquo;obiettivo, poich&eacute; i paesi non si sono ancora accordati.&rdquo;.<\/p>\n<p>Uno dei temi centrali, continua, sar&agrave; &ldquo;la riforma dell&rsquo;autorit&agrave; mondiale per la sicurezza alimentare. Deve essere pi&ugrave; coordinata, perch&eacute; finora ogni crisi si &egrave; trasformata in un disastro. Nonostante l&rsquo;aumento del benessere mondiale, il fenomeno della fame cronica &egrave; aumentato dal 1996&rdquo;.<\/p>\n<p>Un recente comunicato della FAO segnala che &ldquo;aumentare la produzione alimentare del 70 per cento per sfamare 2,3 miliardi di persone in pi&ugrave; entro il 2050, insieme alla lotta contro povert&agrave; e fame, utilizzando in modo pi&ugrave; efficiente le scarse risorse naturali e adattandosi ai cambi climatici, saranno le principali sfide dei prossimi decenni&rdquo;. <\/p>\n<p>Secondo Stamoulis, per produrre pi&ugrave; cibo &ldquo;dobbiamo assicurare un adeguato sostegno agli agricoltori nei paesi sviluppati e in via di sviluppo, senza che nessuno ne faccia le spese&rdquo;. Per ora non stiamo facendo un buon lavoro, dice. &ldquo;I paesi sviluppati offrono un forte sostegno al settore agricolo, mentre i paesi in via di sviluppo non ne hanno i mezzi&rdquo;. <\/p>\n<p>&ldquo;Uno degli obiettivi &egrave; far capire ai diversi paesi che bisogna investire molte pi&ugrave; risorse nell&rsquo;agricoltura. Non necessariamente durante il summit&#8230;questo non &egrave; il luogo per le promesse. Le promesse sono state fatte a luglio, quando il G8 ha assicurato 20 miliardi di dollari per l&rsquo;agricoltura. Questo vertice serve a riconfermare gli impegni presi, ai pi&ugrave; alti livelli&rdquo;.<\/p>\n<p>Al G8, tenutosi lo scorso luglio a L&rsquo;Aquila, i partecipanti avevano deciso di mobilitare 20 miliardi di dollari in tre anni per combattere la crisi alimentare, e si era detto che i fondi potevano essere utilizzati per lo sviluppo agricolo invece che per gli aiuti d&rsquo;emergenza. Ma persone come Paolo di Croce, segretario generale di Slow Food International, erano scettiche. &ldquo;Dobbiamo cambiare il modello che ha portato a questa situazione (di crisi alimentare), non riempire i buchi con il denaro destinato alle crisi&rdquo;, aveva detto in una precedente intervista all&rsquo;IPS. <\/p>\n<p>Per Stamoulis, dovrebbero essere aiutati innanzitutto i piccoli agricoltori, oltre ad investire nelle infrastrutture &#8211; strade, porti, magazzini. &ldquo;In termini di tecnologia e di accesso al mercato, dobbiamo essere certi che i piccoli proprietari ricevano la giusta quota dallo stanziamento di fondi, per poter incrementare la produttivit&agrave;&rdquo;.<\/p>\n<p>Considerando che 30 paesi stanno vivendo un&rsquo;emergenza alimentare, &ldquo;un altro obiettivo &egrave; creare un miglior sistema di allarme ed un coordinamento migliore in fase di risposta&rdquo;, aggiunge. <\/p>\n<p>Che cosa c&rsquo;&egrave; di nuovo rispetto alla crisi alimentare degli anni Settanta e la storica World Food Conference del 1974?<\/p>\n<p>&ldquo;Ora esiste la Commissione per la sicurezza alimentare della Fao (CFS), che ha le caratteristiche per diventare una vera e propria associazione mondiale dal basso verso l&rsquo;alto&rdquo;, dice Stamoulis. &rdquo;Uno dei temi di cui si parler&agrave; sar&agrave; proprio la riforma del CFS, di cui ho l&rsquo;onore di essere segretario generale&rdquo;. <\/p>\n<p>Per Stamoulis, il CFS si sta impegnando nel proporre riforme per coinvolgere la societ&agrave; civile nei processi decisionali, divenendo cos&igrave; &ldquo;un forum globale per la coordinazione delle iniziative nazionali ed internazionali riguardanti la sicurezza alimentare&rdquo;.<\/p>\n<p>Negli anni Settanta, il summit si svolse sotto la pressione della crisi alimentare. &ldquo;Ma ora vogliamo creare qualcosa che non affronti solo la crisi, ma anche temi strutturali e la fame cronica. E questo deve essere fatto con la partecipazione di tutti i protagonisti, non solo di un gruppo decisionale. C&rsquo;&egrave; una grande differenza. Questa volta abbiamo maggiori probabilit&agrave; di successo, perch&eacute; pi&ugrave; gruppi sono stati presi in considerazione&rdquo;.<\/p>\n<p>Le voci delle organizzazioni intervistate sembrano tradire la tensione su due problemi cruciali: la necessit&agrave; di risolvere immediatamente le crisi alimentari, e il bisogno di investire in soluzioni strutturali di lungo periodo. <\/p>\n<p>L&rsquo;organizzazione che ospita il summit, la FAO, &egrave; una delle tre agenzie alimentari dell&rsquo;ONU con sede a Roma. Ognuna di esse ha obiettivi diversi. La FAO agisce come forum neutrale, dove le nazioni si incontrano per negoziare accordi e discutere politiche d&rsquo;intervento.<\/p>\n<p>Il personale della FAO include agronomi, guardie forestali, guardapesca e specialisti del bestiame, nutrizionisti, scienziati sociali, economisti e statistici, &ldquo;che raccolgono, analizzano e forniscono dati per aiutare lo sviluppo&rdquo;.<\/p>\n<p>C&rsquo;&egrave; anche il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD). A differenza della FAO, l&rsquo;IFAD &egrave; specializzata nel finanziamento di progetti di sviluppo rurale. <\/p>\n<p>Kevin Cleaver, vicepresidente dell&rsquo;IFAD, afferma che l&rsquo;IFAD ha visto crescere i fondi per progetti agricoli &ldquo;con la percentuale pi&ugrave; alta di sempre&rdquo;. <\/p>\n<p>&ldquo;La crisi economica iniziata nel 2008 ha influito negativamente sulla produzione alimentare dei paesi in via di sviluppo&rdquo;, osserva. &ldquo;Le statistiche lo confermano: nel 2008 e 2009, il numero di persone che soffrono per la fame e la malnutrizione nel mondo &egrave; cresciuto di circa 100 milioni&rdquo;. <\/p>\n<p>&ldquo;Le cose stavano migliorando nei cinque anni precedenti&#8230;ma il 2008 &egrave; stato un punto di svolta &#8211; continua &#8211; per la concomitanza di diversi fattori: la crisi finanziaria, meno rimesse, meno entrate, meno soldi per comprare cibo. &ldquo;Il credito &egrave; diminuito nei paesi sviluppati, si pu&ograve; quindi dedurre cosa sia accaduto nei paesi ad alto rischio d&rsquo;investimento in Africa o in Asia. Il credito &egrave; semplicemente scomparso. E questo ha avuto un impatto fortemente negativo sull&rsquo;agricoltura&rdquo;. <\/p>\n<p>Poi c&rsquo;&egrave; stato il G8 a L&rsquo;Aquila. &ldquo;Uno dei motivi per cui l&rsquo;IFAD si &egrave; detta soddisfatta dei risultati &egrave; stato perch&eacute; i leader mondiali hanno ammesso che la crisi alimentare stava devastando i paesi in via di sviluppo e generando insicurezza alimentare&rdquo;, afferma Cleaver. &ldquo;L&rsquo;aumento della fame nel mondo era inaccettabile, ma era anche una minaccia alla sicurezza. Se gli affamati si arrabbiano, &egrave; pi&ugrave; facile che prendano una pistola, o emigrino in Europa o negli Stati Uniti..Il G8 ha ammesso l&rsquo;esistenza di un problema di sicurezza, ed &egrave; la prima volta che ci&ograve; accade&rdquo;.<\/p>\n<p>I soldi non sono stati l&rsquo;unica promessa fatta, &ldquo;alcuni paesi stanno iniziando ad agire, a dare&rdquo;, aggiunge. &ldquo;In passato ci sono state spesso solo parole. Ora iniziamo a vedere dei fatti&rdquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;IFAD &egrave; stata creata come istituzione finanziaria internazionale nel 1977 e rappresenta uno dei maggiori successi della Conferenza alimentare mondiale del 1974. Possiamo dire che oggi ci sia lo stesso spirito e la stessa volont&agrave; di creare ed agire?<\/p>\n<p>&ldquo;L&rsquo;IFAD &egrave; stata parte della risposta data dalla comunit&agrave; internazionale a simili crisi&rdquo;, segnala. &ldquo;I prezzi dei principali prodotti alimentari e del bestiame erano aumentati enormemente nel 1974 e 1975. C&rsquo;era carenza di cibo, carestia. La comunit&agrave; internazionale si riun&igrave;, e cre&ograve; l&rsquo;IFAD.<\/p>\n<p>&ldquo;Fece altre cose, come investire pi&ugrave; soldi nella ricerca. Molte agenzie di aiuti bilaterali fecero grandi investimenti nell&rsquo;agricoltura. L&rsquo;effetto fu, alla fine degli anni Settanta, l&rsquo;enorme calo dei prezzi del cibo. Negli anni Ottanta ci furono abbondanti riserve di cibo anche nei paesi in via di sviluppo&rdquo;. <\/p>\n<p>&ldquo;Il valore reale del cibo rispetto a quello di altre merci continu&ograve; a scendere. Il mondo speriment&ograve; l&rsquo;abbondanza. La funzione del Programma alimentare mondiale (PAM) fu quello di prendere alcune di queste eccedenze dai paesi industrializzati e distribuirle ai paesi in difficolt&agrave;&rdquo;, dice. &ldquo;Ora non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; un&rsquo;eccedenza a livello globale&rdquo;. <\/p>\n<p>&ldquo;Le scorte mondiali di cereali sono ai minimi storici&rdquo;, afferma Cleaver. &ldquo;Il valore reale del cibo &egrave; aumentato drasticamente. Guardando alle statistiche, il tasso di crescita della produttivit&agrave; agricola &egrave; diminuita di un terzo rispetto al passato. In altre parole, la scienza e la tecnologia non hanno generato crescita, non sono state al passo rispetto all&rsquo;aumento della popolazione mondiale. Le riserve di cibo non sono all&rsquo;altezza della richiesta reale&rdquo;.<\/p>\n<p>Perch&eacute;? &ldquo;Autocompiacimento; avevamo successo. I donatori non si sono pi&ugrave; interessati al settore agricolo. Abbiamo anche visto meno investimenti dal settore privato. Istituzioni come la Banca americana di sviluppo e USAID, e quasi tutte le agenzie bilaterali, si sono allontanate dall&rsquo;agricoltura. Questo ha distrutto la capacit&agrave; del settore agricolo&rdquo;. <\/p>\n<p>Per di pi&ugrave;, il cambiamento climatico e altri &ldquo;seri problemi ambientali di lungo termine&rdquo; hanno contribuito alla &ldquo;distruzione dell&rsquo;agricoltura&rdquo;. Cleaver menziona aree quali il Sud-est asiatico e la Cina, che hanno un settore agricolo legato all&rsquo;irrigazione naturale e devono ora fare i conti con la mancanza di pioggia.<\/p>\n<p>&ldquo;In queste aree &egrave; avvenuta la salinizzazione del suolo&rdquo;, aggiunge. &ldquo;L&rsquo;acqua &egrave; stata estratta in quantit&agrave; tanto elevate da comportare la scomparsa delle falde acquifere. Per questo, nel mondo ci sono enormi carenze d&rsquo;acqua nelle zone irrigate. In Messico, il 50 per cento delle falde &egrave; ormai prosciugato. Queste aree non sono pi&ugrave; produttive. L&rsquo;Uzbekistan aveva enormi zone ad irrigazione. Ora sembra che ci sia la neve, tanto &egrave; spesso lo strato di sale. E niente pu&ograve; crescere nel mezzo di quella &lsquo;neve&rsquo;, nemmeno le erbacce&rdquo;. <\/p>\n<p>&ldquo;Dobbiamo investire massicciamente in un differente tipo di agricoltura, meno dipendente dall&rsquo;acqua, meno distruttivo, meno basato sul petrolio, meno dipendente dalle macchine; un&rsquo;agricoltura di conservazione, un&rsquo;agricoltura complessa&rdquo;, afferma. &ldquo;E questo perch&eacute; se non lo facciamo, distruggeremo il pianeta e tutti moriranno di fame&rdquo;. <\/p>\n<p>Ecco cosa c&rsquo;&egrave; in gioco qui, a Roma.&copy;IPS<\/p>\n<p>*Miren Gutierrez &egrave; editor in chief di IPS.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA, 5 ottobre 2009 (IPS) &#8211; Ai tempi dell&rsquo;Impero, tutte le strade portavano a Roma. 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