{"id":1648,"date":"2009-09-22T12:56:25","date_gmt":"2009-09-22T12:56:25","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/09\/22\/politica-italia-dove-sono-le-donne-prima-parte\/"},"modified":"2009-09-22T12:56:25","modified_gmt":"2009-09-22T12:56:25","slug":"politica-italia-dove-sono-le-donne-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/09\/22\/politica-italia-dove-sono-le-donne-prima-parte\/","title":{"rendered":"POLITICA-ITALIA: Dove sono le Donne? (Prima parte)"},"content":{"rendered":"<p>ROMA, 22 settembre 2009 (IPS) &#8211; Ventuno ministeri, quattro ministre; 952 seggi in Parlamento (Camera dei Deputati e Senato), di cui 193 occupati da donne. Perch&eacute; una presenza femminile cos&igrave; ridotta nella politica italiana?<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1491\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1491\" class=\"size-full wp-image-1491\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/italy1.jpg\" alt=\"Oriana Boselli\/IPS Oriana Boselli\/IPS\" width=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-1491\" class=\"wp-caption-text\">Oriana Boselli\/IPS<br \/>Oriana Boselli\/IPS<\/p><\/div><\/div>\n<p>&ldquo;Il movimento femminista in Italia &egrave; stato fortissimo, ha espresso delle idee importanti in questo paese, richiamando per&ograve; sin dall&rsquo;inizio la necessit&agrave; che, affinch&eacute; si affermasse l&rsquo;ingresso delle donne in politica, la politica stessa dovesse cambiare &#8211; afferma Luisa Capelli -. Il femminismo italiano ha inciso per molti anni sulla politica dei partiti, soprattutto dei partiti di sinistra, ma &egrave; stato messo ai margini, tanto che in Italia se oggi una donna dice di essere femminista viene guardata con sospetto&rdquo;.<\/p>\n<p>Questa &egrave; una delle ragioni identificate da Luisa Capelli, membro del partito l&rsquo;Italia dei Valori e a capo della casa editrice Meltemi Editore. Ci sono per&ograve; altre cause.<\/p>\n<p>&ldquo;Sono anni che esiste l&rsquo;esposizione del corpo della donna, la svalutazione quotidiana del talento femminile se non &egrave; legato alla bellezza o a qualit&agrave; televisive &#8211; afferma Capelli in un&rsquo;intervista rilasciata all&rsquo;IPS -. A cosa doveva portare? Se &egrave; possibile sostenere impunemente che almeno due delle ministre che siedono nel Consiglio dei Ministri sono l&igrave; perch&eacute; entrate nelle grazie sessuali del Presidente del Consiglio, di cosa stupirsi? Altro esempio, due anni fa Berlusconi augurava ad una giovane e brillante laureata di trovarsi un ricco marito, augurandole un roseo futuro&#8230;&rdquo;.<\/p>\n<p>Secondo Chiara Volpato, docente di Psicologia Sociale all&rsquo;Universit&agrave; Bicocca di Milano, esistono anche &ldquo;fattori storici che possono spiegare la situazione&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;Lo sviluppo democratico italiano &egrave; stato interrotto dal ventennio fascista &ndash; afferma Volpato -. Il maschilismo del regime si &egrave; espresso attraverso una serie di leggi che hanno fatto regredire i gi&agrave; scarsi diritti delle donne, ad esempio veniva vietato alle donne l&rsquo;insegnamento nei licei della filosofia e della storia, considerate le discipline pi&ugrave; alte&rdquo;.<\/p>\n<p>Nonostante questo, le donne hanno partecipato alla lotta di liberazione dal nazi-fascismo e ottenuto nel 1946 il diritto di voto, e negli anni Sessanta e Settanta il movimento femminista ha contribuito al cambiamento della societ&agrave; italiana e all&rsquo;introduzione di leggi innovative (divorzio, interruzione di gravidanza, diritto di famiglia, servizi sociali). &ldquo;Questa spinta si &egrave; per&ograve; esaurita negli anni successivi &#8211; riprende Volpato &#8211; e nel vuoto di idee e iniziative, si &egrave; inserito il sistema delle TV commerciali berlusconiane&rdquo;.<\/p>\n<p>Circa il 90 per cento della televisione italiana &egrave; controllata dal Primo Ministro Silvio Berlusconi, attraverso le reti Mediaset e Rai, a cui si aggiungono le case editrici e le testate di sua propriet&agrave;.<\/p>\n<p>La televisione di Berlusconi &ldquo;ha diffuso una cultura basata sulla banalizzazione e sulla ossessiva valorizzazione dell&rsquo;aspetto fisico &#8211; dice Chiara Volpato &#8211; imponendo cos&igrave; un modello di donna superficiale, spesso volgare. Una donna la cui funzione principale &egrave; la decorazione, che non esiste per s&eacute;, ma solo in funzione dello sguardo maschile. Questo modello di donna non &egrave; solo italiano; negli altri paesi occidentali non &egrave; per&ograve; l&rsquo;unico modello offerto dai mass media&rdquo;.<\/p>\n<p>Tra le nazioni europee, l&rsquo;Italia si trova agli ultimi posti del Global Gender Gap (GGG) 2008, ossia la ricerca pubblicata annualmente dal World Economic Forum sulla disparit&agrave; sessuale. Solo Repubblica Ceca, Romania, Grecia, Cipro e Malta presentano un maggiore dislivello tra uomini e donne.<\/p>\n<p>&Egrave; un grave problema. Negare alle donne l&rsquo;accesso al potere &egrave; uno &ldquo;spreco strategico&rdquo; secondo Saadia Zahidi, co-autrice del GGG report, intervistata precedentemente da IPS. &ldquo;Il sistema pu&ograve; trarre beneficio da una maggiore presenza femminile in politica&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;Una ricerca firmata da Esther Duflo del MIT (Massachusetts Institute of Technology) e da Rohini Pande di Harvard &#8211; aggiunge &#8211; studia la differente gestione del potere politico nei villaggi indiani. Dall&rsquo;indagine risulta che se il potere &egrave; in mani femminili, le risorse vengono stanziate in misura maggiore per settori quali l&rsquo;educazione e la sanit&agrave;, mentre quando sono gli uomini ad avere un potere maggiore, i fondi vengono destinati a prodotti di consumo, difesa, macchine, che sono importanti ma non fondamentali&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;In Italia la concentrazione di potere &egrave; particolarmente forte tra gli ultra cinquantenni, che occupano il 55 per cento dei posti in parlamento, pur essendo solo il 17 per cento della popolazione&rdquo;, dice Anne Maass, docente di psicologia all&rsquo;Universit&agrave; di Padova. &ldquo;La concentrazione del potere politico in mano ad un unico genere comporta una serie di rischi, tra cui quello di ridurre artificialmente la variabilit&agrave; sia dei problemi affrontati sia delle soluzioni proposte per risolverli&rdquo;. &ldquo;Ricerche psicologiche e sociologiche dimostrano inoltre che, mediamente, le donne sono pi&ugrave; propense a condividere valori democratici come l&rsquo;uguaglianza, la responsabilit&agrave; sociale, la protezione dell&rsquo;ambiente e sono meno propense ad accettare una struttura sociale gerarchica in cui un gruppo domina su un altro e in cui le minoranze non vengono rispettate&rdquo;, aggiunge Maass.<\/p>\n<p>Secondo Capelli, &ldquo;non &egrave; solo una questione di contenuti che sono cari alle donne. Dalla mia esperienza di insegnamento all&rsquo;universit&agrave; ho compreso che le donne sono abituate a parlare tra loro in un modo diverso, e se trovano davanti a s&eacute; sempre e solo dei maschi, &egrave; pi&ugrave; facile che siano loro a cambiare il proprio modo di parlare, piuttosto che viceversa. Una maggiore presenza numerica &egrave; un modo per garantire che le donne esprimano il meglio di s&eacute;&rdquo;.<\/p>\n<p>Le donne in Italia sono il 51,4 per cento della popolazione ed il 55,8 per cento degli studenti all&rsquo;universit&agrave;. Ma l&rsquo;eguaglianza politica ed economica tra generi &egrave; ancora lontana.<\/p>\n<p>In base al GGG, l&rsquo;Italia si trova al 67esimo posto su 130 paesi presi in analisi in base a criteri quali la salute, l&rsquo;educazione e l&rsquo;accesso al potere economico e politico per le donne (la Norvegia si trova al primo posto, con la minor differenza tra uomini e donne). Se si prende in esame solo il dato relativo all&rsquo;accesso alla politica, l&rsquo;Italia si posiziona al 46esimo posto, ad un livello inferiore rispetto a paesi quali il Bangladesh (13) ed il Mozambico (17), e molto al di sotto della media europea.<\/p>\n<p>Gli italiani, rispetto alla media europea, si sentono pi&ugrave; a disagio rispetto al resto dell&rsquo;Europa e alla prospettiva di avere un leader donna, secondo i dati della ricerca &ldquo;Discriminazione nell&rsquo;Unione Europea 2008&rdquo; dell&rsquo;Eurobarometro.<\/p>\n<p>Anne Maass pensa che i pregiudizi nei confronti delle donne facciano parte di un pi&ugrave; vasto problema di discriminazione nei confronti delle minoranze. &ldquo;Questi atteggiamenti non sorprendono se si considera la sistematica e martellante propaganda alla quale gli italiani sono esposti da circa 15 anni dalla televisione, che ha contribuito alla diffusione di sessismo, razzismo e omofobia&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;&Egrave; anche vero per&ograve; che, in termini assoluti, la maggioranza della popolazione non avrebbe problemi ad avere una donna come Capo dello Stato, secondo l&rsquo;Eurobarometro, a differenza dei partiti, che candidano poche donne&rdquo;, aggiunge Maass. &ldquo;Nei sessantatre anni della Repubblica, nessuna donna &egrave; mai stata segretario di un partito importante n&eacute; primo ministro o presidente della Repubblica, e nessuna ha avuto la responsabilit&agrave; di uno dei quattro ministeri di prima fascia (esteri, economia, interni, difesa). Quindi sono i partiti, e non la popolazione, ad avere problemi con la leadership femminile in politica&rdquo;.<\/p>\n<p>Nelle scorse elezioni europee, solo il 19 per cento dei candidati eletti era di sesso femminile (solo Cipro, Malta e la Polonia hanno una rappresentanza femminile inferiore, secondo dati ISTAT).<\/p>\n<p>Capelli era una delle candidate, ma non &egrave; stata eletta.<\/p>\n<p>&ldquo;Nelle liste dell&rsquo;Italia dei Valori erano candidate poco meno del 30 per cento di donne. Su sette parlamentari europei eletti, solo una &egrave; donna&rdquo;, afferma Capelli. &ldquo;Vi sono per&ograve; alcune liste in cui la presenza in proporzione &egrave; ancora inferiore. &Egrave; veramente un disastro&#8230; [Le donne candidate], anche se non sono state marginalizzate, certamente non sono state messe nelle condizioni di essere elette&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;Sono stata a lungo estremamente contraria alla politica delle quote&#8230;ma dalla mia esperienza all&rsquo;universit&agrave;, ho capito che i numeri fanno la differenza in Italia&rdquo;, aggiunge Capelli. &ldquo;Bench&eacute; ci siano delle leggi che assicurano che la presenza in lista non debba essere inferiore al 30 per cento, le donne poi non vengono elette. La presenza delle donne all&rsquo;interno delle istituzioni andrebbe riconsiderata (attraverso quote)&rdquo;.<\/p>\n<p>Anne Maass pensa inoltre che se meno del 50 per cento della popolazione controlla pi&ugrave; dell&rsquo;80 per cento delle istituzioni, sia necessario &ldquo;un intervento correttivo decisivo&rdquo; attraverso delle quote.<\/p>\n<p>Per Maass, il metodo pi&ugrave; efficace consisterebbe nell&rsquo;introduzione di &ldquo;zipper quota&rdquo;, in cui ogni secondo posto sulle liste elettorali &egrave; occupato da un dato genere.<\/p>\n<p>&ldquo;Nel caso dell&rsquo;Italia, l&rsquo;introduzione di quote legislative non &egrave; fattibile &#8211; aggiunge Maass -, considerando che le donne che potrebbero promuovere questa iniziativa in parlamento sono una minoranza irrisoria che si scontra con un gruppo maschile prepotente e, per la maggior parte, conservatore. Infatti, nel 2006, il tentativo di passare, nel parlamento italiano, una modestissima quota per donne del 30 per cento &egrave; fallito miseramente e con insulti come quello di Pippo Gianni, deputato UDC, che ha affermato &ldquo;le donne non devono scassarci la minchia&rdquo;.<\/p>\n<p>Molto ancora deve cambiare nella politica, secondo Capelli. &ldquo;Un sistema che premia non in base al merito ma in base all&rsquo;abilit&agrave; di muoversi all&rsquo;interno di un sistema di potere prevalentemente maschile naturalmente penalizza le donne&#8230; Per me la politica &egrave; la capacit&agrave; di negoziare e trasformare i principi in azioni collettive. Se la politica si riduce a mera lotta di potere, c&rsquo;&egrave; solo un gruppo che ha le risorse per farlo&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;Non le donne&rdquo;.&copy; IPS <\/p>\n<p>*Miren Gutierrez &egrave; Editor in Chief di IPS<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA, 22 settembre 2009 (IPS) &#8211; Ventuno ministeri, quattro ministre; 952 seggi in Parlamento (Camera dei Deputati e Senato), di cui 193 occupati da donne. 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