{"id":1647,"date":"2009-09-15T16:28:48","date_gmt":"2009-09-15T16:28:48","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/09\/15\/italia-tv-le-donne-non-sono-ornamenti\/"},"modified":"2017-11-08T17:57:48","modified_gmt":"2017-11-08T17:57:48","slug":"italia-tv-le-donne-non-sono-ornamenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/09\/15\/italia-tv-le-donne-non-sono-ornamenti\/","title":{"rendered":"ITALIA-TV: Le donne non sono ornamenti"},"content":{"rendered":"<p>ROMA, 15 settembre 2009 (IPS) &#8211; Qualcosa si sta muovendo sugli schermi in Italia. Era ora, si potrebbe dire.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1489\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1489\" class=\"size-full wp-image-1489\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/videocracy1.jpg\" alt=\" \" width=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-1489\" class=\"wp-caption-text\"><br \/><\/p><\/div><\/div>\n<p>Il documentario &ldquo;Videocracy&rdquo; di Erik Gandini racconta la fisionomia della televisione italiana, con circa il 90 percento dell&rsquo;audience controllato dal Primo Ministro Berlusconi attraverso Mediaset, il suo impero mediatico privato, e la tv di Stato, la RAI. <\/p>\n<p>Dal &rsquo;94, anno della sua prima elezione ad oggi, le voci discordanti sono state ridotte al silenzio sulla TV di stato. Su quella privata regnano il gossip e l&rsquo;intrattenimento di bassa lega. Quanto alle donne, sono state ridotte ad oggetti decorativi.<\/p>\n<p>Almeno gli artisti cominciano a farsi sentire, spiega Gandini in un&rsquo;intervista telefonica da Stoccolma. Ne &egrave; esempio Lorella Zanardo, autrice de &ldquo;Il corpo delle donne&rdquo;, documentario sull&rsquo;utilizzo del corpo femminile in televisione. &ldquo;Da quando abbiamo messo in rete il video, pi&ugrave; di 250 mila persone hanno scaricato il film.<\/p>\n<p>Prodotto in Svezia in collaborazione con la Scandinavian media organisation, &ldquo;Videocracy&rdquo; &egrave; stato presentato alla sessantaseiesima Mostra del Cinema di Venezia e al Toronto Film Festival.<\/p>\n<p>Il trailer del film non ha trovato spazio su RAI e Mediaset che lo considerano un &ldquo;messaggio politico&rdquo; contro il governo. Il film non avrebbe potuto uscire in un momento peggiore per Berlusconi, dopo i recenti scandali legati al giro di escort. <\/p>\n<p>Gandini parla dell&rsquo;uso strumentale del corpo femminile in televisione e del lavaggio del cervello subito dai telespettatori italiani in trent&rsquo;anni di televisione commerciale.<\/p>\n<p><b>IPS: Nel film lei dice che per comprendere i cambiamenti apportati dalla televisione in Italia bisogna &ldquo;andarci dentro&rdquo;, ma lei &egrave; andato fuori, ovvero in Svezia, per produrre il suo film&#8230;<\/b><\/p>\n<p>ERIK GANDINI: Questa scelta &egrave; sintomo della condizione dei documentari in Italia, che fanno molta fatica ad essere prodotti, perch&eacute; la televisione li finanzia o molto poco o affatto, e vengono trasmessi in televisione tardi la sera o di notte.<\/p>\n<p>La Scandinavia ha una tradizione documentaria molto pi&ugrave; forte, il documentario ha pi&ugrave; dignit&agrave; ed &egrave; pi&ugrave; finanziato ed esposto in televisione, &egrave; riconosciuto come forma artistica di grande rispetto, e visto come un importante elemento per la salute della societ&agrave;, legato alla libert&agrave; d&rsquo;espressione, in quanto forma artistica in cui il film maker racconta la sua versione dei fatti ed il mondo come lo vede lui. <\/p>\n<p>Potrebbe essere cos&igrave; anche in Italia, &egrave; una questione di scelta, ma in Italia questa scelta non &egrave; mai stata fatta ed il documentario &egrave; stato dunque marginalizzato.<\/p>\n<p><b>IPS: Questo film avrebbe potuto essere prodotto in Italia?<\/b><\/p>\n<p>EG: Io sono nato e cresciuto in Italia, vivo in Svezia ma vengo spessissimo in Italia. E&rsquo; chiaro per&ograve; che il mio punto di vista, da italiano che vive all&rsquo;estero, diventa una lente particolare di lettura di una realt&agrave; che per molti italiani &egrave; ormai normale, normalizzata, totalizzante. Io penso che sia un elemento fondante dell&rsquo;arte vedere le stesse cose che vedi tutti i giorni, ma vederle con occhi diversi.<\/p>\n<p><b>IPS: Appurata la mancanza di pluralismo in campo informativo in Italia, pensa che i film siano una strada per risvegliare le coscienze?<\/b><\/p>\n<p>EG: Certo che lo penso. La critica e la messa in discussione &egrave; avvenuta finora principalmente nel mondo della stampa, ma penso che riappropriarsi di questo linguaggio delle immagini sia importante, perch&eacute; in una &ldquo;videocrazia&rdquo; come l&rsquo;Italia sono le immagini ad avere il potere massimo.<\/p>\n<p><b>IPS: E&rsquo; anche vero che gli elettori di Berlusconi non riempiranno le sale, a vederlo sar&agrave; soprattutto un pubblico che forse &egrave; gi&agrave; conscio della situazione&#8230;<\/b><\/p>\n<p>EG: Non sono convinto che sia cos&igrave;. Ho seguito una serie di proiezioni in Italia, e molti giovani sono venuti a vedere il film. Molte persone mi hanno detto: &ldquo;io faccio l&rsquo;insegnante nelle scuole, voglio portare i miei studenti a vedere il film&rdquo;. <\/p>\n<p>Su Io Donna (inserto del sabato del Corriere della Sera) il film ha ricevuto una votazione molto alta, ed &egrave; stato consigliato per la visione nelle scuole. Inoltre molti andranno a vedere il film per i personaggi famosi che vi figurano, e li vedr&agrave; in questo modo raccontati in un modo abbastanza diverso ed inusuale.<\/p>\n<p>E&rsquo; chiaro che c&rsquo;&egrave; sempre il rischio di rimanere un prodotto per gli addetti ai lavori, per&ograve; questo &egrave; un tipo di linguaggio che raggiunge molta pi&ugrave; gente rispetto ai giornali.<\/p>\n<p><b>IPS: Lei propone immagini molto dure sulle donne in tv. Cosa pensa del ruolo della donna in Italia? E le donne cosa pensano a suo parere, perch&eacute; non reagiscono?<\/b><\/p>\n<p>EG: La mia impressione, entrando in questo mondo, &egrave; stata che le donne fossero ridotte ad essere una specie di presenza di scenografia, dello sfondo; non sono presentate in tv come degli esseri pensanti con una volont&agrave; propria, vengono trattate come una specie di elemento puramente feticistico nel mondo della televisione che ho raccontato nel film. Io ho 2 figlie e mi farebbe una tristezza pazzesca se loro crescessero pensando che &egrave; il loro corpo ad essere lo strumento principale di affermazione in Italia.<\/p>\n<p>Penso che sia arrivata l&rsquo;ora per le donne in Italia di infuriarsi e di stravolgere la situazione, perch&eacute; l&rsquo;Italia, come racconta il film, &egrave; molto in basso nella classifica internazionale della parit&agrave; dei sessi. Non si pu&ograve; evitare di vedere che questo &egrave; uno dei prezzi che la rivoluzione culturale della televisione commerciale ha portato con s&eacute;. <\/p>\n<p>Ogni comunit&agrave; sviluppa un sistema di valori che diventa normale in quel gruppo, e in Italia &egrave; diventato normale che le donne vengano usate per pubblicizzare ogni cosa praticamente svestite, cio&egrave; che il loro corpo sia uno strumento di marketing, ma penso che sia arrivato il momento di mettere in discussione tutto questo. <\/p>\n<p>Berlusconi stesso, come italiano che pi&ugrave; di tutti ha condizionato il contenuto della televisione commerciale in Italia, ha rappresentato nelle sue televisioni un&rsquo;immagine di donna che appartiene a lui, &egrave; sua. E&rsquo; una mentalit&agrave; machista e anacronistica, e non si pu&ograve; ignorare il legame tra lui e trent&rsquo;anni di rappresentazione femminile nella televisione commerciale.<\/p>\n<p>C&rsquo;&egrave; chi dice &ldquo;agli italiani piacciono tette e culi, non &egrave; colpa di Berlusconi&rdquo;. Io penso che non sia cos&igrave;, credo che non sia una cosa totalmente casuale ed arbitraria. Chi fa cultura televisiva e che pu&ograve; decidere sul controllo di questi programmi ha una responsabilit&agrave; enorme, ce l&rsquo;ha nei confronti dei nostri figli, per cui ha la responsabilit&agrave; dell&rsquo;idea di donna che trasmette. Non bisogna assolutamente rassegnarsi, dire che &egrave; una questione genetica dell&rsquo;italiano medio. Non si pu&ograve; solo pensare al profitto, al massimizzare lo share di pubblico. Ci sono altre componenti che sono pi&ugrave; importanti, per il benessere di un paese.<\/p>\n<p><b>IPS: L&rsquo; hanno chiamata il Michael Moore italiano, &egrave; d&rsquo;accordo?<\/b><\/p>\n<p>EG: Nonostante il grande rispetto per quello che ha fatto, poich&eacute; il documentario &egrave; diventato grazie a lui una forma cinematografica autorevole, stilisticamente siamo molto diversi. Moore appartiene ad una tradizione anglosassone, che predilige il narrato, mentre il mio modo di fare un documentario &egrave; molto scandinavo, molto europeo: prevalgono le immagini ed uno sguardo osservatore. <\/p>\n<p>Io sono per natura un osservatore, e cerco di raccontare in modo che lo spettatore associ quello che vede e che faccia la met&agrave; del film nella sua testa. Io cerco di descrivere lo stato delle cose in una maniera emotiva, non basandomi solo sulla logica ed i fatti.<\/p>\n<p><b>IPS: Nel suo film mostra che tutto inizi&ograve; con una casalinga che si spogliava davanti ad una telecamera. Come finir&agrave;?<\/b><\/p>\n<p>EG: Io spero di ispirare i giovani a fare quello che ho fatto io, cio&egrave; di non fare lo spettatore passivo, ma di prendere in mano il mezzo di comunicazione. Spero sia questa la soluzione: non accettare una rassegnazione di fronte alla realt&agrave;, che &egrave; tipica dello spettatore. E&rsquo; arrivato il momento di prendersi la libert&agrave; di raccontare il mondo come lo vogliamo noi.&copy; IPS<\/p>\n<p>*Miren Gutierrez &egrave; Editor in Chief di IPS<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA, 15 settembre 2009 (IPS) &#8211; Qualcosa si sta muovendo sugli schermi in Italia. 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