{"id":1640,"date":"2009-07-13T17:23:51","date_gmt":"2009-07-13T17:23:51","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/07\/13\/esclusivo-lamico-dei-sauditi-seconda-parte\/"},"modified":"2009-07-13T17:23:51","modified_gmt":"2009-07-13T17:23:51","slug":"esclusivo-lamico-dei-sauditi-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/07\/13\/esclusivo-lamico-dei-sauditi-seconda-parte\/","title":{"rendered":"ESCLUSIVO: L&#8217;amico dei sauditi (seconda parte)"},"content":{"rendered":"<p>WASHINGTON, 13 luglio 2009 (IPS) &#8211; Dopo l&rsquo;attentato a Khobar, nell&rsquo;Arabia Saudita orientale, che aveva ucciso 19 militari degli Stati Uniti, la polizia saudita aveva segretamente arrestato e torturato alcuni jihadisti islamici, veterani della guerriglia antisovietica in Afghanistan legati a Osama bin Laden. La notizia non fu passata per&ograve; all&rsquo;Fbi, responsabile delle indagini per parte americana.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Tra quei veterani c&rsquo;era Yusuf al-Uyayri, che poi si &egrave; saputo essere il vero capo di al Qaeda in Arabia Saudita (nel 2003, al-Uyayri conferm&ograve; in una pubblicazione di al Qaeda di essere stato arrestato e torturato dopo l&rsquo;attacco alle torri Khobar). <\/p>\n<p>Al-Uyayri fu rilasciato a met&agrave; del 1998; fu poi riarrestato alla fine del 2002 o inizio 2003, quando ormai la Cia lo aveva individuato come una figura molto importante di al Qaeda, anche se non ancora come il capo dell&rsquo;organizzazione nella penisola araba: ma fu di nuovo rilasciato. Il capo di Al Qaeda in Arabia Saudita e la polizia segreta saudita stavano giocando un gioco complesso. <\/p>\n<p>Il depistaggio <\/p>\n<p>Freeh continuava a non avere nessuna vera prova contro gli iraniani e i loro alleati in Arabia Saudita, finch&eacute; non ebbe accesso ai detenuti sciiti dei sauditi. Nelle sue memorie &ldquo;My Fbi&rdquo;, Freeh (&#8230;) sostiene che l&rsquo;ex presidente George Bush era intervenuto con il principe Abdullah perch&eacute; incontrasse lo stesso Freeh, cosa che avvenne presso la residenza di Bandar in Virginia il 29 settembre 1998. In quell&rsquo;occasione, Abdullah aveva accettato che l&rsquo;Fbi interrogasse i detenuti ma a condizione di assistere all&rsquo;interrogatorio da dietro un vetro a specchio. <\/p>\n<p>Quello che Freeh tralascia di dire &egrave; che la nuova offerta di Adbullah arrivava in un momento in cui i sauditi avevano pi&ugrave; bisogno di prima di tranquillizzare Washington sulle indagini delle torri Khobar. <\/p>\n<p>Infatti, nel maggio 1998, la Cia aveva appreso che l&rsquo;intelligence saudita aveva scoperto un piano di al Qaeda per trasportare clandestinamente missili anticarro Sagger dallo Yemen in Arabia Saudita, circa una settimana prima di una visita del vicepresidente Al Gore ai sauditi, e non aveva informato i servizi americani. <\/p>\n<p>Poco dopo, il 7 agosto 1998, due esplosioni a distanza di dieci minuti colpirono le ambasciate Usa a Nairobi, Kenya e a Dar Es Salaam, Tanzania. La Cia accert&ograve; subito la responsabilit&agrave; di al Qaeda negli attentati, e l&rsquo;intelligence Usa aument&ograve; la sua attenzione.<\/p>\n<p>Da tempo il regime saudita cercava di tenere lontani gli Usa dalla pista di Bin Laden in Arabia Saudita. Nella guerra afgana, gli alti ufficiali sauditi, compreso lo stesso ministro degli interni principe Nayef, avevano lavorato da vicino con Bin Laden. E sembra che i legami si fossero mantenuti anche dopo che il governo saudita aveva revocato la cittadinanza di Bin Laden, congelato i suoi beni, e avviato una dura repressione di alcuni estremisti islamici anti-governativi nel 1994. <\/p>\n<p>Presto emersero le prove che il regime aveva permesso agli sponsor sauditi di Bin Laden di finanziare le sue operazioni tramite enti di beneficienza sauditi, spingendo Bin Laden a concentrarsi sull&rsquo;esercito Usa invece che sul regime di Riyadh. <\/p>\n<p>Anzi, quando Bin Laden si trasfer&igrave; in Afghanistan nel maggio &rsquo;96, una delegazione di ufficiali sauditi aveva chiesto ai massimi leader taleban di dire a Bin Laden che se non avesse attaccato il regime, &ldquo;sarebbe seguita ricompensa&rdquo;, apprese pi&ugrave; tardi la commissione investigativa del Congresso sull&rsquo;11 settembre. <\/p>\n<p>Intanto, Nayef resisteva alle richieste della Cia di ottenere certificato di nascita, passaporto e dati bancari di Bin Laden. La Cia aveva condiviso le proprie informazioni su Bin Laden con la polizia segreta saudita Mabahith, incluse copie di intercettazioni dell&rsquo;Agenzia per la sicurezza nazionale di telefonate al cellulare tra sospetti agenti di al Qaeda. Poi i militanti smisero di usare i cellulari, evidentemente perch&eacute; informati dalla Mabahith. <\/p>\n<p>All&rsquo;inizio del 1997, la &ldquo;sezione Bin Laden&rdquo; della Cia comunic&ograve; al direttore George Tenet che l&rsquo;intelligence saudita era un &ldquo;servizio ostile&rdquo;. Insomma, nel settembre 1998, il regime saudita sentiva la tensione. E la proposta di Abdullah fu un modo per dimostrare la volont&agrave; di cooperare sul terrorismo contribuendo a far promuovere a Freeh la versione saudita sulle torri Khobar.<\/p>\n<p>La guerra di Osama bin Laden<\/p>\n<p>Osama bin Laden non aveva fatto segreto della sua intenzione di colpire la presenza militare Usa in Arabia Saudita. Aveva sollecitato gli attacchi sin dal suo primo appello-fatwa alla jihad contro l&rsquo;&ldquo;occupazione&rdquo; occidentale delle terre islamiche, all&rsquo;inizio del 1992. <\/p>\n<p>L&rsquo;11 luglio 1995, aveva scritto una &ldquo;lettera aperta&rdquo; a re Fahd promuovendo una campagna di attacchi per costringere le forze americane a lasciare il paese. L&rsquo;organizzazione di al Qaeda cominci&ograve; a mettere in atto i piani di Bin Laden quello stesso anno. Il 13 novembre 1995, un&rsquo;autobomba esplose distruggendo l&rsquo;Ufficio della Guardia nazionale saudita a Riyahd, uccidendo cinque aviatori americani e ferendone 34. Secondo le confessioni dei quattro jihadisti della guerra afgana sul bombardamento, divulgate dalla TV saudita, gli uomini erano stati ispirati da Osama bin Laden, e uno di loro menzion&ograve; un campo in Afghanistan, associato a Bin Laden. (&#8230;)<\/p>\n<p>Quando il direttore dell&rsquo;FBI Louis Reeh visit&ograve; Khobar, qualche giorno dopo l&rsquo;attentato nel giugno &lsquo;96, gli fu detto di non aspettarsi ulteriori informazioni sul bombardamento di Riyadh. Invece di insistere con l&rsquo;amministrazione Clinton per fare pi&ugrave; pressioni sui sauditi a collaborare sulla possibilit&agrave; di legami tra i due attacchi, Freeh semplicemente decise di abbandonare le indagini sulla bomba di Riyadh. <\/p>\n<p>Bin Laden dichiar&ograve; apertamente la propria responsabilit&agrave; sia per la bomba di Riyadh che per l&rsquo;attacco alle torri Khobar. (&#8230;) <\/p>\n<p>L&rsquo;unit&agrave; Bin Laden della CIA aveva raccolto informazioni concrete sul ruolo di Bin Laden nell&rsquo;attacco alle torri Khobar. A met&agrave; gennaio 1996, secondo queste informazioni, Bin Laden si era recato a Doha, Qatar, per discutere piani di attacco in Arabia Saudita orientale, e aveva organizzato la spedizione di 20 tonnellate di esplosivo al plastico C-4 dalla Polonia al Qatar, di cui due tonnellate da inviare in Arabia Saudita, secondo il rapporto. <\/p>\n<p>Bin Laden parlava specificamente di operazioni contro gli interessi Usa nel triangolo delle tre citt&agrave; di Dammam, Dhahran e Khobar nella provincia orientale, attraverso cellule clandestine di al Qaeda in Arabia Saudita, sempre secondo il dossier della Cia. Nonostante ci&ograve;, gli agenti dell&rsquo;Fbi incaricati del caso Khobar ignorarono ogni prova del coinvolgimento di Bin Laden nell&rsquo;attacco, perch&eacute; era gi&agrave; stata decretata la responsabilit&agrave; degli sciiti. (&#8230;) La citt&agrave; di Khobar era prevalentemente sunnita, non sciita, e il triangolo delle tre citt&agrave; ospitava una vasta popolazione di veterani della guerra afgana, seguaci di Bin Laden. Come riportava il periodico arabo di Londra nell&rsquo;agosto 1996, i sei jihadisti che confessarono il bombardamento venivano tutti da Al Thoqba, vicino Khobar. <\/p>\n<p>Tra i veterani jihadisti arrestati dopo il bombardamento, Yusuf al-Ayayri veniva da Dammam, e conosceva molto bene la comunit&agrave; jihadista nella regione, secondo l&rsquo;esperto norvegese di al Qaeda Thomas Hegghammer. <\/p>\n<p>Ma Cia e Fbi non sapevano nulla sul movimento di Bin Laden in quell&#039;area dell&#039;Arabia Saudita, poich&eacute; in questo dipendevano totalmente dalle informazioni saudite. In un memorandum della Cia del 1 luglio 1996 si legge che l&#039;Agenzia aveva &#8220;scarse informazioni&#8221; sulla &#8220;localizzazione, dimensioni, composizione e attivit&agrave;&#8221; delle cellule di al Qaeda in Arabia Saudita. (&#8230;)<\/p>\n<p>All&rsquo;inizio di novembre 1998, Louis Freeh invi&ograve; un team dell&rsquo;Fbi ad assistere agli interrogatori da parte degli agenti della polizia segreta saudita degli otto detenuti sciiti da dietro un vetro a specchio, a Riyahd. <\/p>\n<p>Come previsto, i racconti dei detenuti confermavano la versione del complotto sciita gi&agrave; avanzata dai sauditi due anni prima, adesso condita di dettagli allettanti sul diretto coinvolgimento degli iraniani. <\/p>\n<p>Uno dei detenuti disse che era stato il generale del Corpo della Guardie della Rivoluzione iraniane Ahmad Sherifi in persona a scegliere la caserma di Khobar come obiettivo. Un altro dichiar&ograve; che alcuni membri degli Hezbollah sauditi non solo erano stati addestrati ma anche pagati dagli iraniani. &ldquo;Siamo usciti di l&igrave; con solide prove sulla responsabilit&agrave; dell&rsquo;Iran&rdquo;, ricorda un ex agente dell&rsquo;Fbi.<\/p>\n<p>C&rsquo;era solo un problema: la polizia segreta saudita aveva avuto due anni e mezzo per istruire i detenuti Hezbollah sauditi su cosa dichiarare, dietro la minaccia continua di nuove torture. (&#8230;)<\/p>\n<p>Quando Freeh rifer&igrave; le testimonianze dei detenuti sciiti cui l&rsquo;Fbi aveva assistito, il dipartimento di giustizia non le consider&ograve; attendibili; rifiut&ograve; di procedere con le accuse, come Freeh aveva sperato, con la stessa obiezione che era stata sollevata due anni prima: gli sciiti erano stati interrogati sotto tortura. <\/p>\n<p>Nel gennaio 2001 per&ograve; il presidente George W. Bush, appena insediato, conferm&ograve; Freeh alla presidenza dell&rsquo;Fbi. Freeh disse al nuovo presidente che l&rsquo;Iran aveva diretto l&rsquo;attentato a Khobar, come lui stesso testimoni&ograve; alla Commissione 9\/11, e allora il dipartimento di giustizia cominci&ograve; a collaborare con Freeh sull&rsquo;accusa degli Hezbollah sauditi, che implicava l&rsquo;Iran. <\/p>\n<p>L&rsquo;accusa fu formalizzata il 21 giugno 2001 &#8211; l&#039;ultimo giorno di Freeh alla guida dell&rsquo;Fbi. Subito per&ograve; emersero prove molto attendibili sull&rsquo;uso da parte della Mabahith della tortura e della coercizione per costringere i detenuti a raccontare le versioni del regime saudita &#8211; anche davanti ad osservatori stranieri &#8211; e del fatto che lo fecero per proteggere al Qaeda dalle indagini degli Stati Uniti. <\/p>\n<p>(&#8230;) Solo dopo un attacco kamikaze di al Qaeda del maggio 2003 contro un complesso che ospitava 9&rsquo;00 espatriati, costrinse il ministro degli interni saudita, il principe Nayef, a riconoscere al Qaeda come minaccia terroristica in Arabia Saudita. <\/p>\n<p>Blandire gli amici <\/p>\n<p>Terminato il suo incarico, Freeh divenne in pratica l&rsquo;avvocato difensore del regime saudita sull&rsquo;attentato contro le torri Khobar. Il 9 ottobre 2002, testimoniando davanti a una giuria congiunta delle commissioni di intelligence di Camera e Senato, riabilit&ograve; la linea saudita nelle indagini dell&rsquo;Fbi. (&#8230;)<\/p>\n<p>Mancava per&ograve; il capitolo finale del legame di Freeh con Bandar e i sauditi. Nell&rsquo;aprile 2009, Freeh si &egrave; presentato come avvocato difensore di Bandar in un processo britannico, in cui Bandar &egrave; accusato di corruzione per aver preso illegalmente 2 miliardi di dollari in un accordo sulle armi tra Arabia Saudita e Gran Bretagna. <\/p>\n<p>Vista la difficile situazione finanziaria di Freeh e la sua amicizia con il principe Bandar, questa sequenza di sviluppi nelle relazioni coi sauditi di Freeh, finito sul libro paga di Bandar, avrebbe dovuto sollevare qualche dubbio a Washington. E Bandar non aveva fatto segreto di voler utilizzare la promessa di compensi economici per influenzare i funzionari americani mentre erano ancora in carica. <\/p>\n<p>Come scrivevano Robert G. Kaiser e David Ottaway sul Washington Post nel febbraio 2002, una volta aveva detto a un collega: &ldquo;Se ti fai la reputazione&#8230; che i sauditi si prendono cura degli amici quando questi non sono pi&ugrave; in carica, rimarrai sorpreso di quanti amici migliori avrai appena saliti in carica&rdquo;. <\/p>\n<p>Freeh ha rifiutato di farsi intervistare per questo reportage. &copy;il manifesto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>WASHINGTON, 13 luglio 2009 (IPS) &#8211; Dopo l&rsquo;attentato a Khobar, nell&rsquo;Arabia Saudita orientale, che aveva ucciso 19 militari degli Stati Uniti, la polizia saudita aveva segretamente arrestato e torturato alcuni jihadisti islamici, veterani della guerriglia antisovietica in Afghanistan legati a&hellip; <a href=\"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/07\/13\/esclusivo-lamico-dei-sauditi-seconda-parte\/\" class=\"more-link\"> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":384,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"amp_status":"","footnotes":""},"categories":[1,26,28,30,32],"tags":[],"class_list":["post-1640","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-headlines","category-iraq-e-asia-centrale","category-medioriente","category-nord-america","category-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1640","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/users\/384"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1640"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1640\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1640"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1640"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1640"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}