{"id":1621,"date":"2009-02-17T15:19:36","date_gmt":"2009-02-17T15:19:36","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/02\/17\/america-latina-la-recessione-minaccia-il-commercio-equo\/"},"modified":"2009-02-17T15:19:36","modified_gmt":"2009-02-17T15:19:36","slug":"america-latina-la-recessione-minaccia-il-commercio-equo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/02\/17\/america-latina-la-recessione-minaccia-il-commercio-equo\/","title":{"rendered":"AMERICA LATINA: La recessione minaccia il commercio equo"},"content":{"rendered":"<p>CITTA DEL MESSICO, 17 febbraio 2009 (IPS) &#8211; La recessione economica mondiale minaccia lo sviluppo del commercio equo latinoamericano. I dirigenti della rete di sostegno di questa forma di scambio alternativa cercano con urgenza nuovi contatti per valutare la situazione e definire nuove strategie d&rsquo;emergenza.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La maggior parte dei rappresentanti delle organizzazioni del commercio equo intervistati stima che l&rsquo;impatto sar&agrave; inevitabile, ma c&rsquo;&egrave; anche chi vede la crisi con ottimismo, come le reti e piattaforme di Argentina e Brasile, che sperano perfino in un miglioramento. <\/p>\n<p>Rub&eacute;n Ravera, portavoce della Rete argentina del commercio equo, &egrave; tra coloro che prevedono uno scenario difficile. &Egrave; assai probabile che a causa delle ristrettezze economiche, &ldquo;la convinzione del consumatore del commercio equo risulti compromessa&rdquo;, ha osservato.<\/p>\n<p>Eduardo Rojo, direttore della associazione civile del Commercio equo in Messico, sottolinea che &ldquo;si percepisce la disperazione e il senso di emergenza tra tutti i membri&rdquo; delle reti impegnate nel settore. <\/p>\n<p>Rojo ha avvertito che sebbene &ldquo;l&rsquo;impatto dei prezzi dei prodotti ancora non si avverta, i negoziati per la loro collocazione sul mercato sono sempre pi&ugrave; difficili&rdquo;.<\/p>\n<p>Il commercio equo utilizza i canali di mercato alternativi creati a partire dagli anni &rsquo;80 tra i consumatori, per la maggior parte dei paesi del Nord industriale, e i piccoli produttori agricoli e gli artigiani delle nazioni del Sud in via di sviluppo, sottraendosi al controllo delle multinazionali e fissando nuove regole per la produzione e il lavoro. <\/p>\n<p>Si stima che i produttori dediti a questa attivit&agrave; siano circa 1,4 milioni. <\/p>\n<p>Gli acquirenti pagano prezzi pi&ugrave; alti, in cambio di un&rsquo;attivit&agrave; certificata da diversi meccanismi, che rispetta l&rsquo;ambiente, punta ad una organizzazione sociale pi&ugrave; equa e produce beni di qualit&agrave;, per la maggior parte biologici. <\/p>\n<p>Le vendite globali del commercio equo hanno sfiorato nel 2007 i 2,9 miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2005, secondo i dati di Fair Trade Labelling Organizations International (FLO), con sede in Germania.<\/p>\n<p>Anche se mancano i dati definitivi per il 2008, Gabriela Frers, direttrice per l&rsquo;America Latina dell&rsquo;Organizzazione mondiale del Commercio equo, ha segnalato che lo scorso anno alcune reti che vendono in Europa, Stati Uniti e Canada hanno gi&agrave; registrato un calo del cinque per cento.<\/p>\n<p>&ldquo;La crisi finanziaria cominciata negli Stati Uniti sta generando recessione anche in altri paesi del Nord, che sono i principali consumatori del commercio equo, e questo si ripercuoter&agrave; senz&rsquo;altro sulle vendite&rdquo;, ha detto Frers dai suoi uffici in Paraguay.<\/p>\n<p>Zucchero, cacao, caff&egrave;, banane, fiori, frutta, miele e t&egrave; sono alcuni dei principali prodotti venduti sul mercato del commercio equo.<\/p>\n<p>Secondo Frers, il 64 per cento delle vendite latinoamericane va all&rsquo;estero, in particolare negli Stati Uniti, Canada, Spagna, Francia, Italia e Gran Bretagna. <\/p>\n<p>Le organizzazioni che lavorano sui mercati alternativi, motivate della crisi, hanno aperto un dialogo per definire nuove strategie, ha spiegato il messicano Rojo. <\/p>\n<p>Mancano stime precise sul numero dei produttori latinoamericani che partecipano al commercio equo, ma solo in Messico, tra i paesi pi&ugrave; dinamici nel settore, si calcola che coinvolga 50mila famiglie contadine. Tra l&rsquo;80 e il 90 per cento delle vendite messicane, in particolare il caff&egrave; biologico, sono dirette ai mercati del Nord ricco. <\/p>\n<p>Ma non sempre questo settore dipende dalle esportazioni. In Brasile e Argentina, ad esempio, sono le vendite sul mercato interno che hanno permesso alle reti di sostenersi. <\/p>\n<p>In Brasile, &ldquo;l&rsquo;economia solidale, vicina al commercio equo, rappresenta 3 miliardi di real (circa 1,304 miliardi di dollari), intorno all&rsquo;1,5 per cento del prodotto interno lordo, e 22mila attivit&agrave;&rdquo;, ha segnalato Rosemary Gomes, presidente di Faces do Brasil, una rete di gruppi che lavorano nel campo. <\/p>\n<p>&ldquo;L&rsquo;economia solidale e la sua rete commerciale sul mercato interno non risentono ancora degli effetti della crisi, mentre le esportazioni s&igrave;&rdquo;, ha precisato. <\/p>\n<p>Tra le strategie gi&agrave; promosse vi &egrave; il commercio equo Sud-Sud, soprattutto alimentare e fedele al principio della sovranit&agrave; alimentare, per esempio tra paesi latinoamericani, ha spiegato Gomes. <\/p>\n<p>La FLO stimola la diversificazione degli scambi in America del Sud e con il Messico, oltre a promuovere altre istanze nazionali per riuscire a competere con i supermercati: una strategia che nella crisi andr&agrave; rafforzata. Anche i produttori esportatori si sentono pi&ugrave; tutelati con il commercio equo, per i &ldquo;vantaggi nei prezzi e il pagamento gi&agrave; stabilito prima di iniziare la produzione&rdquo;. Per di pi&ugrave;, beneficiano di alcune politiche pubbliche, come gli incentivi all&rsquo;agricoltura familiare, e per questo la crisi non incoraggia l&rsquo;abbandono del progetto, ha sostenuto. <\/p>\n<p>Nelle crisi passate, tra i produttori di caff&egrave; biologico &ldquo;&egrave; sopravvissuto solo chi era nel settore del commercio equo, che ha mantenuto gli stessi prezzi&rdquo;, ha osservato.<\/p>\n<p>In tutto questo, saranno i &ldquo;diritti sociali&rdquo; ad essere pi&ugrave; colpiti, per la precarizzazione del lavoro e le condizioni di vita dei produttori&rdquo;, ha commentato Gomes. <\/p>\n<p>Edson Marinho, responsabile commerciale di &Eacute;tica Comercio Solidario, un&rsquo;impresa brasiliana formata da diversi gruppi non governativi e movimenti sociali, ha dichiarato che le vendite in Europa di frutta fresca, in particolare del mango, hanno subito una contrazione nel 2008, anche se attribuita ad un eccesso di offerta.<\/p>\n<p>Chi invece non ha problemi &egrave; Marcelo Paranhos, direttore della Associazione Mango del Brasile, cui aderiscono 80 produttori con 500 ettari di terra coltivata.<\/p>\n<p>Nel 2008, il suo raccolto di mango ha raggiunto le 3.500 tonnellate; ne &egrave; stato esportato il 40 per cento, di cui un terzo attraverso le reti del commercio equo. <\/p>\n<p>&rdquo;Quest&rsquo;anno prevediamo buoni risultati&#8230; Speriamo di duplicare le esportazioni&rdquo; del commercio equo, ha dichiarato Paranhos.<\/p>\n<p>A suo parere, la recessione &egrave; un&rsquo;opportunit&agrave; di valore aggiunto, per cercare nuovi mercati interni ed esterni, vendere prodotti confezionati ed abbattere i costi. Tutto questo &ldquo;&egrave; possibile proprio grazie al commercio equo&rdquo;, ha aggiunto. <\/p>\n<p>La pensa allo stesso modo anche Mar&iacute;a Minuet, presidente della Associazione donne microimprenditrici dell&rsquo;Argentina, incentrata sulla produzione di fibre naturali e creme cosmetiche elaborate a base di piante autoctone. <\/p>\n<p>&rdquo;Non vediamo alcun rischio. Abbiamo produttori competitivi, contatti fuori dal paese, e non puntiamo ad una produzione su larga scala&rdquo;, ha spiegato.<\/p>\n<p>Secondo Sebasti&aacute;n Homts, dell&rsquo;organizzazione Arte y Esperanza de Argentina, il commercio equo nel suo paese &egrave; un elemento nuovo e poco conosciuto. Il gruppo non esporta, ma ha tre punti vendita a Buenos Aires, dove si distribuiscono prodotti elaborati da 500 famiglie indigene di otto etnie diverse. <\/p>\n<p>Homts ha affermato che attraverso iniziative in grado di diffondere i benefici del commercio equo, il settore si manterr&agrave; relativamente integro nel mezzo della tempesta. <\/p>\n<p>Ma le voci ottimistiche non attenuano l&rsquo;allarme. &rdquo;La crisi mondiale si ripercuote anche sulle nostre reti. Il calo delle esportazioni in America Latina &egrave; gi&agrave; una realt&agrave;, e interessa anche i prodotti del commercio equo&rdquo;, ha fatto notare Frers, il cui gruppo ha venduto prodotti per circa 44 milioni di dollari nel 2007. <\/p>\n<p>Per affrontare il nubifragio, Frers e Rojo cercano di dare impulso ai mercati locali, e di stringere nuove relazioni tra le organizzazioni coinvolte nel settore.<\/p>\n<p>* Con il contributo di Mario Osava (R&iacute;o de Janeiro) e Marcela Valente (Buenos Aires). Questo articolo fa parte di una serie prodotta dall&rsquo;IPS-Inter Press Service e l&rsquo;IFEJ (acronimo inglese per Federazione internazionale dei giornalisti ambientali) per l&rsquo;Alleanza dei comunicatori per lo sviluppo sostenibile ( http:\/\/www.complusalliance.org). Tierram&eacute;rica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CITTA DEL MESSICO, 17 febbraio 2009 (IPS) &#8211; La recessione economica mondiale minaccia lo sviluppo del commercio equo latinoamericano. 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