{"id":1588,"date":"2008-09-18T12:21:05","date_gmt":"2008-09-18T12:21:05","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2008\/09\/18\/libri-iraq-labbiamo-fatta-a-pezzi\/"},"modified":"2008-09-18T12:21:05","modified_gmt":"2008-09-18T12:21:05","slug":"libri-iraq-labbiamo-fatta-a-pezzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2008\/09\/18\/libri-iraq-labbiamo-fatta-a-pezzi\/","title":{"rendered":"LIBRI-IRAQ: L&#8217;abbiamo fatta a pezzi"},"content":{"rendered":"<p>MARFA, Texas, 18 settembre 2008 (IPS) &#8211; A parte il popolo iracheno, nessuno pu&ograve; sapere che cosa sta facendo l&rsquo;esercito statunitense in Iraq meglio dei soldati stessi. Un nuovo libro offre un resoconto vivido e dettagliato della devastazione provocata dall&rsquo;occupazione americana nel paese, nelle parole dei soldati che l&rsquo;hanno vissuta.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1290\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1290\" class=\"size-full wp-image-1290\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/winter_soldier_protest_916_final.jpg\" alt=\"Bob Haynes\/IPS Bob Haynes\/IPS\" width=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-1290\" class=\"wp-caption-text\">Bob Haynes\/IPS<br \/>Bob Haynes\/IPS<\/p><\/div><\/div>\n<p>&#8220;Winter Soldier Iraq and Afghanistan: Eyewitness Accounts of the Occupation,&#8221; pubblicato marted&igrave; scorso da Haymarket Books, presenta una cronaca storica lacerante di ci&ograve; che l&rsquo;esercito americano ha fatto in Iraq, e di quello che i soldati hanno fatto. <\/p>\n<p>Scritto dall&rsquo;associazione Veterani dell&rsquo;Iraq contro la Guerra (IVAW, Iraq Veterans Against the War) e dal giornalista Aaron Glantz, il libro &egrave; una raccolta delle udienze di Silver Spring, Maryland, realizzate tra il 13 e il 16 marzo 2008 presso il National Labour College. <\/p>\n<p>&ldquo;Ricordo una donna che camminava&rdquo;, racconta Jason Washburn, caporale dei marines americani per tre volte in servizio in Iraq. &ldquo;Aveva con s&eacute; una grossa borsa e sembrava che venisse verso di noi, cos&igrave; le abbiamo sparato con un Mark 19, che &egrave; un lanciagranate automatico. Quando la polvere si &egrave; diradata, abbiamo scoperto che la borsa era piena di cibo. Voleva portarci da mangiare, e noi l&rsquo;abbiamo fatta a pezzi&rdquo;. <\/p>\n<p>Washburn ha testimoniato davanti ad una giuria che discuteva le regole di ingaggio in Iraq, e di quanto fossero morbide, al punto da essere in realt&agrave; inesistenti. <\/p>\n<p>&rdquo;Nel periodo complessivo in cui ho prestato servizio, le regole di ingaggio sono cambiate moltissimo&#8221;, prosegue Washburn nella testimonianza. &ldquo;Maggiore era la minaccia, pi&ugrave; ci veniva permesso di essere brutali, e pi&ugrave; si aspettavano che lo fossimo&rdquo;. <\/p>\n<p>La sua testimonianza carica di emozione &#8211; come tutte quelle riportate nel libro che ha seguito il lavoro della commissione concentrandosi sugli aspetti di disumanizzazione, le testimonianze dei civili, il sessismo tra i militari, l&rsquo;assistenza sanitaria per i veterani e il crollo emotivo dell&rsquo;esercito &#8211; ha sollevato questioni che si sono ripresentate di continuo tra molti veterani. <\/p>\n<p>&rdquo;Un&rsquo;altra cosa che ci spingevano a fare, quasi con aria complice, era portare con noi delle &ldquo;armi di scorta&rdquo; o, al mio terzo incarico, &#8220;dei badili&#8221;, cos&igrave;, se avessimo colpito accidentalmente un civile, avremmo potuto lasciarle accanto ai cadaveri per farli sembrare dei ribelli&rdquo;, racconta Washburn. <\/p>\n<p>Il volume racconta quattro giornate di testimonianze dolorose, difficili da leggere. Una pagina dopo l&rsquo;altra, scorrono le storie devastanti dei soldati sui fatti avvenuti in Iraq. <\/p>\n<p>C&rsquo;&egrave; di tutto, dalle foto che ritraggono le persone uccise come &ldquo;trofei&rdquo;, alla tortura e al massacro di civili.<\/p>\n<p>&rdquo;Stiamo cercando di costruire un archivio storico di ci&ograve; che continua ad accadere in questa guerra, &egrave; di che cos&rsquo;&egrave; veramente la guerra&rdquo;, ha detto Glantz all&rsquo;IPS.<\/p>\n<p>Hart Viges, membro dell&rsquo;82esima Divisione Airborne dell&rsquo;esercito che ha servito un anno in Iraq, racconta degli ordini che riceveva via radio.<\/p>\n<p>&rdquo;Una volta hanno detto di sparare a tutti i taxi perch&eacute; il nemico li stava usando come mezzo di trasporto&#8230;Uno dei cecchini ha chiesto, &lsquo;Come? Ho capito bene? Colpire tutti i taxi?&#039;&rdquo;. Il tenente colonnello ha risposto: &ldquo;Mi hai sentito bene, soldato, colpire tutti i taxi&rdquo;. Dopodich&eacute;, la citt&agrave; ha cominciato a bruciare, con tutte le unit&agrave; che sparavano contro le auto. &Egrave; stata la mia prima esperienza di guerra, ed &egrave; stato cos&igrave; per tutto il resto del servizio&rdquo;. <\/p>\n<p>Vincent Emanuele, un tiratore che ha trascorso un anno nella zona di al-Qaim vicino al confine siriano, ha parlato dei fiumi di proiettili scaricati sulla citt&agrave; senza obiettivi precisi, dei veicoli humvee che passavano sopra i cadaveri e si fermavano per scattare foto dei corpi come trofeo. &ldquo;Un&rsquo;operazione che avveniva piuttosto spesso in Iraq era quella di sparare a caso alle macchine di passaggio&rdquo;, ha ricordato. &ldquo;Non erano episodi isolati, ed &egrave; stato cos&igrave; per quasi tutti gli otto mesi del nostro servizio l&igrave;&rdquo;. <\/p>\n<p>Kelly Dougherty, direttrice esecutiva di IVAW, attribuisce il comportamento dei soldati in Iraq alle politiche del governo americano. &ldquo;Gli abusi commessi durante le occupazioni non sono assolutamente il risultato del cattivo comportamento di &lsquo;poche mele marce&rsquo;, ma sono la conseguenza della politica del nostro governo in Medio Oriente, elaborata tra le pi&ugrave; alte sfere del potere statunitense&rdquo;, ha spiegato. <\/p>\n<p>Sapere questo, per&ograve;, non serve ad attenuare la devastazione emotiva e morale dei fatti riportati. <\/p>\n<p>&ldquo;Se vedi un uomo con la bandiera bianca che non fa altro che avvicinarsi a te lentamente e obbedire agli ordini, consideralo un inganno e uccidilo&rdquo;. Michael Leduc, un caporale dei marines che ha preso parte all&rsquo;attacco Usa contro Fallujah nel novembre 2004, spiega che questi erano gli ordini ricevuti dal suo ufficiale di battaglione prima di entrare in citt&agrave;. <\/p>\n<p>Ci troviamo di fronte ad una importante pubblicazione, soprattutto per gli Stati Uniti, poich&eacute; le testimonianze del Winter Soldier non sono state riportate da nessuno dei principali media, a parte il Washington Post, che ha pubblicato un solo articolo sull&rsquo;evento, sepolto tra le pagine dell&rsquo;edizione gratuita per la metro. <\/p>\n<p>New York Times, CNN e i canali televisivi ABC, NBC e CBS lo hanno completamente ignorato.<\/p>\n<p>Questo &egrave; particolarmente importante alla luce del fatto che, come ha dichiarato l&rsquo;ex marine Jon Turner, &ldquo;ogni qualvolta avevamo un giornalista embedded, le nostre azioni cambiavano completamente. Non ci comportavamo come facevamo di solito. Ci adeguavamo alla situazione, e facevamo ogni cosa come da manuale&rdquo;.<\/p>\n<p>&rdquo;Per me &egrave; come tracciare un quadro di che cos&rsquo;&egrave; davvero la guerra&rdquo;, ha aggiunto Glantz, &ldquo;perch&eacute; qui negli Stati Uniti abbiamo una visione molto ripulita della guerra. Ma la guerra non &egrave; altro che un gruppo di persone armate che uccidono un mucchio di altre persone. Ed &egrave; questa l&rsquo;immagine che avr&agrave; la gente leggendo le testimonianze dei veterani&#8230; il vero volto della guerra&rdquo;.<\/p>\n<p>Dal libro emerge l&rsquo;aspetto disumano degli stessi soldati, nelle testimonianze degli atti di sessismo, razzismo e la disgrazia dei veterani al loro rientro a casa, nella loro battaglia per ricevere assistenza dall&rsquo;Amministrazione per i veterani (Veterans Administration). <\/p>\n<p>Sono molte anche le testimonianze degli atti disumani contro il popolo iracheno. Brian Casler, caporale dei marines, racconta ci&ograve; che ha visto durante l&rsquo;invasione dell&rsquo;Iraq.<\/p>\n<p>&rdquo;&#8230;Ho visto alcuni marines defecare nelle borse del MRE (Ready-to-Eat, il pasto pronto dei marines) o urinare nelle bottiglie per poi lanciarle contro i bambini in strada&rdquo;, ricorda. <\/p>\n<p>Dai diversi racconti dei soldati emerge l&rsquo;uso frequente di termini sprezzanti verso gli iracheni, come &ldquo;haji&rdquo; (pellegrini della Mecca), &ldquo;towel-head&rdquo; (teste bendate), e &ldquo;sand-niggers&rdquo; (negri della sabbia). <\/p>\n<p>Scott Ewing, che ha servito in Iraq nel 2005-2006, ha ammesso davanti a una commissione che le unit&agrave; militari offrivano intenzionalmente caramelle ai bambini iracheni, ma non certo per &ldquo;conquistare menti e cuori&rdquo;. <\/p>\n<p>&ldquo;C&rsquo;era un altro motivo&rdquo;, spiega Ewin: &ldquo;Se i ragazzi gironzolavano intorno ai nostri veicoli, i cattivi non avrebbero attaccato. Usavamo i bambini come scudi umani&rdquo;. <\/p>\n<p>Glants ammette che pu&ograve; risultare difficile per un cittadino medio americano leggere questo libro, e crede che sia importante tenere a mente durante la lettura che cosa ha voluto dire per i veterani offrire queste testimonianze storiche.<\/p>\n<p>&ldquo;Potevano essere degli eroi, ma ci&ograve; che stanno facendo adesso &egrave; ancora pi&ugrave; eroico &#8211; cio&egrave; dire la verit&agrave;&rdquo;, ha detto Glantz all&rsquo;IPS. &ldquo;Non sono stati costretti a farsi avanti. Hanno scelto di farsi avanti&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MARFA, Texas, 18 settembre 2008 (IPS) &#8211; A parte il popolo iracheno, nessuno pu&ograve; sapere che cosa sta facendo l&rsquo;esercito statunitense in Iraq meglio dei soldati stessi. 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