{"id":1576,"date":"2008-08-22T12:09:32","date_gmt":"2008-08-22T12:09:32","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2008\/08\/22\/sviluppo-sfuggire-alla-trappola-della-povert\/"},"modified":"2008-08-22T12:09:32","modified_gmt":"2008-08-22T12:09:32","slug":"sviluppo-sfuggire-alla-trappola-della-povert","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2008\/08\/22\/sviluppo-sfuggire-alla-trappola-della-povert\/","title":{"rendered":"SVILUPPO: Sfuggire alla trappola della povert&agrave;"},"content":{"rendered":"<p>PRETORIA, 22 agosto 2008 (IPS) &#8211; Cos&rsquo;hanno in comune una vedova del Bangladesh con un figlio sordo, un minatore dodicenne del Kirghizistan, una coppia di contadini ugandesi con dodici bambini e una collaboratrice domestica sudafricana che perde la casa quando muore il marito e il lavoro quando si rompe una gamba? Sono intrappolati, bambini compresi, nella miseria cronica, anche quando i loro paesi mostrano segni di crescita economica.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1269\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1269\" class=\"size-full wp-image-1269\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/200808_ChronicPoverty_Edited.jpg\" alt=\"Mercedes Sayagues\/IPS Mercedes Sayagues\/IPS\" width=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-1269\" class=\"wp-caption-text\">Mercedes Sayagues\/IPS<br \/>Mercedes Sayagues\/IPS<\/p><\/div><\/div>\n<p>In tutto il mondo, sono tra i 320 e i 440 milioni le persone che vivono nella povert&agrave; cronica. Una trappola cui potrebbero sfuggire con l&#039;aiuto di cinque precise misure politiche, sostiene il secondo rapporto internazionale sulla povert&agrave; cronica 2008- 2009, presentato a luglio a Londra.<\/p>\n<p>Il rapporto &egrave; stato prodotto dal Chronic Poverty Research Centre (CPRC), una partnership globale tra universit&agrave;, istituti di ricerca e ONG di vari paesi tra i quali Bangladesh, India, Sud Africa, Uganda e Regno Unito, finanziata dal dipartimento per lo sviluppo internazionale del governo britannico. Il centro &egrave; diretto dall&rsquo;Universit&agrave; di Manchester e dall&rsquo;Overseas Development Institute (ODI) del Regno Unito.<\/p>\n<p>L&rsquo;indagine inframmezza queste storie personali con analisi e identifica cinque fattori che soggiacciono alla povert&agrave;: insicurezza, cittadinanza limitata, distribuzione spaziale, discriminazione sociale e scarse opportunit&agrave; di lavoro.<\/p>\n<p>Per risolvere queste &ldquo;trappole della povert&agrave;&rdquo; si propongono reti di protezione sociale, soprattutto mediante sovvenzionamenti alle famiglie; servizi pubblici per i poveri pi&ugrave; difficili da raggiungere; misure per combattere la discriminazione e aumentare le pari opportunit&agrave;; costruzione di risorse collettive e individuali e politiche urbanistiche e migratorie strategiche.<\/p>\n<p>Forse la proposta pi&ugrave; interessante del rapporto &egrave; quella di ampliare i sistemi di welfare per garantire un reddito minimo ai poveri cronici, sia come diritto sia come via d&rsquo;uscita dalla povert&agrave;. Le esperienze di Brasile, Cina, India e Sud Africa dimostrano che i sussidi sociali in denaro o in natura riducono la vulnerabilit&agrave;, consentono ai poveri di impegnarsi in attivit&agrave; economiche pi&ugrave; produttive e generalmente vengono spesi in modo assennato.<\/p>\n<p>Secondo gli autori della ricerca, la protezione sociale ha un costo sostenibile e pu&ograve; essere aumentata persino in paesi relativamente poveri come hanno dimostrato il Bangladesh e l&rsquo;Uganda.<\/p>\n<p>Tuttavia, spesso i governi hanno dubbi sui rischi dell&rsquo;assistenzialismo e sulle risorse economiche a lungo termine che esso comporta. Guadagnare il consenso sulla protezione sociale &egrave; fondamentale, afferma il rapporto, che fa appello ai leader mondiali affinch&eacute; si impegnino a redigere una Strategia di Protezione Sociale Globale entro il 2010, con l&rsquo;obiettivo di sradicare le forme pi&ugrave; estreme di povert&agrave; entro il 2025. Una strategia, questa, basata sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio che puntano a dimezzare la povert&agrave; entro il 2015 <\/p>\n<p>Polemicamente, il rapporto sottolinea come alcuni governi che hanno affrontato con efficacia il problema della povert&agrave; &ndash; Etiopia, Uganda e Vietnam &ndash; non sono del tutto democratici. La democrazia da sola non basta a garantire politiche contro la povert&agrave;, afferma il documento. Alcuni &ldquo;progetti d&rsquo;&eacute;lite&rdquo; (un eufemismo per indicare quei regimi con tendenze autoritarie) hanno forgiato un patto sociale tra cittadini e stato, ponendo in primo piano sull&rsquo;agenda politica la questione della miseria cronica. I legislatori devono cominciare &ldquo;a pensare oltre il mantra contemporaneo delle elezioni democratiche e della decentralizzazione&rdquo;.<\/p>\n<p>Ci&ograve; significa, spiega all&rsquo;IPS il direttore del CPRC Andrew Shepherd, che a volte si crea &ldquo;una tensione a livello internazionale tra le iniziative volte a promuovere la riduzione della povert&agrave;&#8230; e quelle che promuovono la democrazia pluripartitica competitiva&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;In molti casi le democrazie producono governi molto efficaci nel ridurre la povert&agrave;: basta vedere la recente esperienza del Brasile, per esempio&rdquo;, aggiunge.<\/p>\n<p>&ldquo;Esistono anche regimi meno democratici che sono stati e sono tuttora molto efficaci nel ridurre la povert&agrave;, e la comunit&agrave; internazionale deve riconoscere che parte di questa efficacia pu&ograve; essere dovuta anche alla natura del regime, laddove una forte connessione tra il regime e i cittadini &egrave; stata creata da un movimento popolare, che genera un &ldquo;patto sociale&rdquo; tra &eacute;lite e poveri nell&rsquo;ottica di un progetto di sviluppo nazionale.<\/p>\n<p>&ldquo;Cina e Vietnam sono due possibili esempi, e negli ultimi sessant&rsquo;anni ce ne sono stati altri. Questo implica che la comunit&agrave; internazionale dovrebbe muoversi con prudenza quando si aggiungono condizioni politiche agli aiuti o ad altri negoziati internazionali. Ovviamente questo non significa che in casi estremi (come lo Zimbabwe) la comunit&agrave; internazionale non debba assumere una forte posizione politica&rdquo;.<\/p>\n<p>Duncan Green, direttore della ricerca presso l&rsquo;ONG britannica Oxfam, trova &ldquo;coraggiosa&rdquo; questa analisi. &ldquo;Bisogna affrontare la questione senza pregiudizi&#039;&#039;, dice. &#039;&#039;Soprattutto dopo eventi traumatici, le autocrazie riescono a ricostruire i paesi con pi&ugrave; efficacia dei governi eletti. La politica non &egrave; soltanto una conta di voti&rdquo;.<\/p>\n<p>Solo alcuni &ldquo;progetti d&rsquo;&eacute;lite&rdquo; sono cos&igrave; accurati. In paesi ricchi di mineral, come Sudan, Myanmar, Angola e Congo (Brazzaville), le &eacute;lite razziano fondi attraverso sistemi fiscali non trasparenti, dirottando risorse che potrebbero alleviare la povert&agrave;. Peggio ancora, alcuni governi violentemente predatori incutono tanto terrore che i cittadini preferiscono evitare qualsiasi rapporto con lo stato, si legge nella ricerca.<\/p>\n<p>In uno dei capitoli pi&ugrave; interessanti, il rapporto analizza diversi stati. Dei 32 paesi identificati come &ldquo;cronicamente svantaggiati&rdquo;, 22 sono considerati stati fragili, tormentati da conflitti, guerre ed &eacute;lite avide. Per stato fragile si intende uno stato che non tutela i cittadini attraverso la garanzia di legalit&agrave;, servizi e infrastrutture.<\/p>\n<p>&ldquo;Per i donatori, il sostegno agli stati fragili dovrebbe avere altrettanta importanza della lotta al cambiamento climatico&rdquo;, ha dichiarato Shepherd.<\/p>\n<p>Negli stati ricchi di minerali ma poco attenti ai poveri, i donatori dovrebbero perorare iniziative per dare pi&ugrave; potere ai cittadini e fornire assistenza tecnica per la protezione sociale, principalmente per quanto riguarda salute e istruzione, spingendo tali stati a diventare istituzioni che interagiscono in modo significativo con i poveri.<\/p>\n<p>Nei paesi poveri di risorse, con governi attenti ai poveri, i donatori dovrebbero aumentare il sostegno economico, ridurre l&rsquo;instabilit&agrave; degli aiuti e farsi carico di gran parte dei costi legati alla fornitura di servizi essenziali e protezione sociale.<\/p>\n<p>Questo, finch&eacute; la crescita economica non alza il reddito di base. Col tempo, gli stati funzionali dovrebbero mettere a punto sistemi efficaci di finanze pubbliche. Chi deve pagare le tasse le paga, invece di evadere il fisco, e i poveri ne beneficiano.<\/p>\n<p>La crescita economica attenua la povert&agrave;, ma un&rsquo;onda montante non tiene a galla tutte le imbarcazioni, ammonisce il rapporto. La crescita da sola non reca automaticamente benefici ai poveri cronici. Vivendo in aree isolate, soffrendo di carenze alimentari e sanitarie, sfruttati nel lavoro, lontani dalla vita sociale ed economica, i poveri sono esclusi dai processi di crescita nazionale.<\/p>\n<p>Le Strategie per la Riduzione della Povert&agrave;, strumento tanto decantato, hanno fallito, sostiene il rapporto. Percepite come prodotti di propriet&agrave; dei donatori, esse non tengono conto dei cronicamente poveri, mancano di una seria analisi della povert&agrave; e ignorano i temi della giustizia, della discriminazione, delle pari opportunit&agrave; e della migrazione. Restano un&rsquo;opportunit&agrave; sprecata, afferma il rapporto, di costruire un patto sociale pi&ugrave; equo.<\/p>\n<p>Spiccano due tendenze: la drammatica riduzione del numero di poveri in Cina, e il fatto che in America Latina e nei Caraibi la povert&agrave; stia diventando urbana piuttosto che rurale. In altre parti del mondo in via di sviluppo, il 70 per cento dei poveri risiede in zone rurali, ma vista la rapida urbanizzazione del mondo, si pu&ograve; prevedere una svolta verso la povert&agrave; cronica metropolitana.<\/p>\n<p>Ci&ograve; richiede politiche coraggiose nei confronti della migrazione e della pianificazione urbana. Invece di vedere i migranti come un problema, come tendono a fare legislatori e residenti delle aree urbane, dovrebbero essere aiutati ad acquisire una parte di benefici urbani, produttivit&agrave; e crescita. In aree remote, stabilire dei poli di crescita urbana pu&ograve; fare da volano alle economie locali.<\/p>\n<p>Alla radice della povert&agrave; c&rsquo;&egrave; l&rsquo;impotenza. I poveri cronici hanno cittadinanza limitata e poca o nessuna voce in capitolo. La societ&agrave; per lo pi&ugrave; li ignora. Eppure, i movimenti sociali &ndash; dalle cooperative alle minoranze etniche, dai contadini senza terra agli squatter metropolitani &ndash; possono influenzare le politiche pubbliche necessarie per eliminare le trappole della miseria cronica.<\/p>\n<p>&ldquo;I poveri cronici dei paesi in via di sviluppo non devono aspettare in eterno&rdquo;, ha detto Shepherd all&rsquo;IPS.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PRETORIA, 22 agosto 2008 (IPS) &#8211; Cos&rsquo;hanno in comune una vedova del Bangladesh con un figlio sordo, un minatore dodicenne del Kirghizistan, una coppia di contadini ugandesi con dodici bambini e una collaboratrice domestica sudafricana che perde la casa quando&hellip; <a href=\"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2008\/08\/22\/sviluppo-sfuggire-alla-trappola-della-povert\/\" class=\"more-link\"> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":326,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"amp_status":"","footnotes":""},"categories":[2,38,13,15,1,25,33],"tags":[],"class_list":["post-1576","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-africa","category-sviluppo","category-cooperazione","category-diritti-umani","category-headlines","category-obiettivi-di-sviluppo-sostenibile","category-popolazione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1576","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/users\/326"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1576"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1576\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1576"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1576"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1576"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}