{"id":151,"date":"2004-09-17T02:28:42","date_gmt":"2004-09-17T02:28:42","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2004\/09\/17\/iraq-il-movimento-pacifista-italiano-e-la-resistenza-irachena\/"},"modified":"2004-09-17T02:28:42","modified_gmt":"2004-09-17T02:28:42","slug":"iraq-il-movimento-pacifista-italiano-e-la-resistenza-irachena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2004\/09\/17\/iraq-il-movimento-pacifista-italiano-e-la-resistenza-irachena\/","title":{"rendered":"IRAQ: Il movimento pacifista italiano e la resistenza irachena"},"content":{"rendered":"<p>ROMA, 17 settembre 2004 (IPS) &#8211; Senza essere del tutto incoraggiante, il movimento pacifista italiano sembrava in parte propendere verso la resistenza irachena. Ora pare che l&rsquo;idillio sia finito.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il comitato &ldquo;Fermiamo la Guerra&rdquo; che riunisce molte associazioni non governative (Ong) sta ancora chiedendo a gran voce il &ldquo;ritiro di tutte le truppe straniere dall&rsquo;Iraq&rdquo;. &ldquo;Vogliamo evitare di lasciare gli iracheni sotto il potere arbitrario delle forze di occupazione&rdquo;, ha dichiarato in un comunicato stampa. Ma gli italiani sono ora sotto shock a causa del rapimento delle volontarie e del giornalista italiano.<\/p>\n<p>Le due volontarie italiane Simona Torretta and Simona Pari cha lavorano per l&rsquo;organizzazione non governativa italiana &ldquo;Un Ponte Per..&rdquo; sono state rapite dal loro ufficio di Baghdad marted&igrave; 7 settembre. Anche i loro colleghi iracheni Ra&rsquo;ad Ali Abdul-Aziz and Mahnaz Bassam sono stati sequestrati. <\/p>\n<p>Le due donne, entrambe ventinovenni, stavano coordinando la distribuzione di acqua potabile per le province di Baghdad e Bassora. <\/p>\n<p>Il pacifista e giornalista free-lance Enzo Baldoni &egrave; stato sequestrato in Iraq il 20 agosto. E&rsquo; stato ucciso sei giorni dopo, quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha rifiutato di ritirare le truppe italiane dall&rsquo;Iraq come chiesto dai sequestratori. <\/p>\n<p>La societ&agrave; civile italiana ha reagito fermamente ad entrambi i sequestri. Il giorno seguente al rapimento delle due attiviste, come nel caso degli altri sequestri, molte persone sono scese nelle strade con le bandiere arcobaleno, e questa volta la richiesta di pace &egrave; rivolta sia ai militanti sia alle forze di occupazione. <\/p>\n<p>La grande maggioranza degli italiani &egrave; contraria all&rsquo;invasione dell&rsquo;Iraq cominciata nel marzo dell&rsquo;anno scorso. Circa tre milioni di persone hanno partecipato alle manifestazioni contro la guerra del 15 febbraio 2003. Nonostante l&rsquo;opposizione, il governo di Berlusconi ha inviato le truppe in Iraq nel maggio dell&rsquo;anno scorso. Circa 3000 soldati italiani si trovano ora in Iraq. <\/p>\n<p>A maggio 2004 un sondaggio realizzato dall&rsquo;istituto Simulation Intelligence ha mostrato che il 69,3 per cento degli italiani &egrave; contrario all&rsquo;occupazione. Sono state vendute circa 2 milioni e mezzo di bandiere della pace in Italia dalla fine del 2002. <\/p>\n<p>La societ&agrave; civile ha risposto vivacemente anche quando quattro guardie private italiane che lavoravano per una compagnia di sicurezza statunitense sono state sequestrate in aprile. Uno di loro, Fabrizio Quattrocchi, &egrave; stato ucciso. <\/p>\n<p>Circa 10.000 persone si sono radunate davanti al Vaticano il 29 aprile dopo che i sequestratori avevano chiesto agli italiani di manifestare contro il governo di Berlusconi. Tre dei quattro ostaggi sono stati rilasciati poi l&rsquo;8 giugno, dopo 56 giorni di prigionia. <\/p>\n<p>Dopo gli ultimi sequestri, l&rsquo;associazione &ldquo;Un Ponte Per..&rdquo; ha spiegato in un comunicato che le due attiviste &ldquo;si trovano in Iraq per aiutare gli iracheni&rdquo;, e si &egrave; rivolta ai sequestratori chiedendo il loro rilascio immediato. &ldquo;Vi chiediamo di prendere in considerazione il danno enorme che le vostre azioni stanno infliggendo alla causa della pace e del popolo iracheno&rdquo;, diceva il comunicato. <\/p>\n<p>&#39;Un Ponte Per..&#39; fornisce aiuti umanitari agli iracheni dal 1992. Ha sempre lavorato in prevalenza con personale iracheno, con il supporto di coordinatori italiani. Il gruppo &egrave; rimasto in Iraq anche durante gli attacchi anglo-americani dell&rsquo;anno scorso. <\/p>\n<p>&#8220;Non vogliamo lasciare gli iracheni da soli. Chiediamo la restituzione della sovranit&agrave; agli iracheni&rdquo;, aveva detto ad IPS il presidente dell&rsquo;Ong Fabio Alberti lo scorso luglio. Alberti ha visitato l&rsquo;Iraq 28 volte negli ultimi dieci anni. Ha lavorato con le donne rapite il 7 settembre. <\/p>\n<p>L&rsquo;organizzazione ha criticato fortemente il coinvolgimento italiano nella guerra e nell&rsquo;occupazione. &ldquo;Abbiamo sempre chiesto al governo italiano di ritirare le truppe dall&rsquo;Iraq&rdquo;, ha detto Alberti. &ldquo;Non &egrave; mai stata una missione di pace. E&rsquo; solo una occupazione americana&rdquo;. Il gruppo ha l&rsquo;impressione di stare pagando per le decisioni del governo. <\/p>\n<p>In Iraq lavorano ancora undici Ong italiane con una ventina di attivisti. Tra queste, Intersos e il Consorzio Italiano di Solidariet&agrave;, una sigla che coordina le Ong italiane. Entrambe le organizzazioni stavano condividendo l&rsquo;ufficio con &ldquo;Un Ponte Per..&rdquo;. Ed entrambe hanno deciso di rimanere a Baghdad. <\/p>\n<p>&ldquo;Un Ponte Per..&rdquo; decider&agrave; se rimanere in territorio iracheno solo dopo che il caso delle due ragazze rapite sar&agrave; risolto. <\/p>\n<p>&#8220;E&rsquo; venuta meno la distinzione tra i milioni di italiani che sono contro la guerra e coloro che hanno voluto e stanno combattendo questa guerra&rdquo;, ha detto Gino Strada dell&rsquo;associazione umanitaria Emergency, che fornisce assistenza medica nel Kurdistan iracheno. &ldquo;Siamo allo stadio finale di una guerra sbagliata&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA, 17 settembre 2004 (IPS) &#8211; Senza essere del tutto incoraggiante, il movimento pacifista italiano sembrava in parte propendere verso la resistenza irachena. 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