{"id":1486,"date":"2007-03-05T15:48:55","date_gmt":"2007-03-05T15:48:55","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2007\/03\/05\/congo-brazzaville-storie-di-successo-tra-i-bambini-di-strada\/"},"modified":"2007-03-05T15:48:55","modified_gmt":"2007-03-05T15:48:55","slug":"congo-brazzaville-storie-di-successo-tra-i-bambini-di-strada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2007\/03\/05\/congo-brazzaville-storie-di-successo-tra-i-bambini-di-strada\/","title":{"rendered":"CONGO-BRAZZAVILLE: Storie di successo tra i bambini di strada"},"content":{"rendered":"<p>BRAZZAVILLE, 5 marzo 2007 (IPS) &#8211; Bamanandoki Pitchou, 16 anni, non ha ancora finito l&rsquo;apprendistato di parrucchiere, ma ha gi&agrave; la sua piccola attivit&agrave;. Ex bambino di strada che vive a Kinsoundi &#8211; sobborgo a sud della capitale congolese, Brazzaville &#8211; Pitchou fa pratica la mattina, e il pomeriggio lavora con i clienti.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&rdquo;&Egrave; completamente cambiato nel giro di poco tempo; non &egrave; pi&ugrave; il bambino di strada che avevamo accolto pochi mesi fa, vestito di stracci. Si sta assumendo la responsabilit&agrave; per s&eacute; e per la sua famiglia&rdquo;, ha detto Jean Didier Kibinda, capo del Progetto per la reintegrazione familiare dei bambini di strada, uno dei tanti gruppi che assistono i bambini che vivono in difficolt&agrave; nella Repubblica del Congo. <\/p>\n<p>Secondo il direttore generale del gruppo di aiuti Social Action, Florent Niama, l&rsquo;unico studio sui bambini di strada &egrave; stato realizzato tre anni fa, e ha stabilito che sono circa 1.900: &ldquo;Oggi&#8230; pensiamo siano 3.000, se non di pi&ugrave;, dato che la tendenza nelle citt&agrave; &egrave; in crescita&rdquo;.<\/p>\n<p>Ogni bambino ha una storia diversa, a seconda dei fattori che lo spingono sulla strada: molti vengono da genitori divorziati, racconta Kibinda; altri sono orfani a causa della guerra civile 1997-1999, o per l&rsquo;Aids. Secondo il Programma congiunto delle Nazioni Unite sull&rsquo;Hiv\/Aids, il tasso di incidenza di Hiv tra gli adulti a Brazzaville &egrave; del 5,3 per cento. <\/p>\n<p>Il Progetto per la reintegrazione familiare dei bambini di strada &egrave; stato avviato dal governo nell&rsquo;agosto 2005, con finanziamenti del Fondo per l&rsquo;infanzia delle Nazioni Unite (UNICEF). <\/p>\n<p>&rdquo;Il nostro obiettivo &egrave; andare a cercare i bambini nei loro &#039;ngunda&#039; (rifugi), (e) riportarli ai genitori, o anche a parenti lontani, dopo esserci assicurati che accetteranno il bambino&rdquo;, ha detto all&rsquo;IPS Kibinda. <\/p>\n<p>&rdquo;Nella fase pilota abbiamo reintegrato 60 bambini, di cui 40 a Brazzaville e 20 a Pointe Noire, dove un centro della Caritas se ne prende cura&rdquo;, ha aggiunto. (La Caritas &egrave; un&rsquo;organizzazione umanitaria; Pointe-Noire &egrave; una citt&agrave; portuale nel sud del Congo.) <\/p>\n<p>L&rsquo;anno scorso circa altri 40 bambini si sono ricongiunti con le loro famiglie. Alcuni di loro adesso vanno a scuola e altri imparano un mestiere in alcune botteghe commerciali legate al progetto. <\/p>\n<p>&rdquo;Alle famiglie che ricevono i bambini di strada reintegrati, forniamo assistenza finanziaria per creare un&rsquo;attivit&agrave; redditizia, in modo che siano in grado di sostenere i nuovi arrivati. Sappiamo che i bambini di strada sono un indice della povert&agrave;&rdquo;, ha detto Kibinda. <\/p>\n<p>&rdquo;L&rsquo;anno scorso, abbiamo lavorato con un budget di 40.000 dollari. Nel 2007, ci aspettiamo di aumentare le nostre attivit&agrave; cercando di reintegrare 400 bambini&rdquo;. <\/p>\n<p>Il Centro di integrazione e reintegrazione dei bambini vulnerabili (Centre d&#039;insertion et de r&eacute;insertion des enfants vuln&eacute;rables, CIREV) &egrave; un&rsquo;altra iniziativa del governo. <\/p>\n<p>&rdquo;Attualmente, abbiamo 84 bambini presi dalla strada. Di questi, 32 vivono con i genitori, ma noi ci occupiamo ancora della loro istruzione e del loro futuro lavoro. Se non passano dal centro a met&agrave; giornata, portiamo il cibo a casa loro la sera&rdquo;, ha detto all&rsquo;IPS Martin Malanda, vice direttore di CIREV. <\/p>\n<p>&rdquo;Oltre ai bambini che portiamo o che facciamo rientrare a scuola, ne abbiamo circa 20 che fanno apprendistato in attivit&agrave; commerciali. Ce ne sono, per esempio, sei nella lavorazione della pelle, quattro nella manifattura di abiti (e) quattro in botteghe di fornai&rdquo;, racconta Malanda. <\/p>\n<p>&rdquo;Questi bambini, avendo meno di 18 anni, non possono ancora andare a lavorare: la legge lo vieta. Quindi estendiamo la durata del loro training a tre anni&rdquo;.<\/p>\n<p>Il CIREV si occupa solo di ragazzi tra gli otto e i diciassette anni. <\/p>\n<p>Anche il Centro Jarot di Brazzaville accoglie i bambini di strada; bench&eacute; il gruppo sia privato, riceve assistenza dal governo, che in particolare sostiene 60 famiglie che hanno accolto dei bambini. <\/p>\n<p>Gildas Okoungou, 19 anni, &egrave; tra quelli che sono stati aiutati dall&rsquo;organizzazione. <\/p>\n<p>Grazie ai finanziamenti dell&rsquo;UNICEF e della Don Bosco, un&rsquo;organizzazione umanitaria cattolica, Okoungou ha avviato un&rsquo;impresa per la manifattura delle scarpe che utilizza tela jeans e vecchie borse, nel mercato di Total, uno dei pi&ugrave; grandi di Brazzaville. &rdquo;Prima che le suore cattoliche mi salvassero, dormivo sotto il Centenary Bridge di Brazzaville. Vivevo di elemosina, qualche lavoretto e alcuni furti. Oggi guadagno circa 10 dollari al giorno, e non solo riesco ad aiutare mia nonna, ma anche dei bambini di strada che vengono da me a chiedere l&rsquo;elemosina&rdquo;, ha raccontato Okoungou all&rsquo;IPS. (Il Centenary Bridge &egrave; stato inaugurato nel 1980 dal Presidente francese Jacques Chirac, allora sindaco di Parigi, per il centesimo anniversario di Brazzaville.) <\/p>\n<p>Entrambi i genitori sono stati uccisi durante la guerra, lasciandolo con la nonna che non poteva permettersi di farlo studiare, ha spiegato il ragazzo. <\/p>\n<p>Tuttavia, trovare fondi sufficienti per sostenere i programmi per i bambini di strada rimane una sfida. <\/p>\n<p>Tra i ragazzi aiutati dal Progetto per la reintegrazione familiare dei bambini di strada, 11 sono tornati sulla strada, per mancanza delle risorse necessarie a seguire il loro caso. <\/p>\n<p>Come osserva Niama, di Social Action, &ldquo;se quest&rsquo;anno il numero di bambini da reintegrare sar&agrave; raddoppiato, dovremo anche raddoppiare i fondi. Purtroppo abbiamo un grande problema: oltre ai 135.000 dollari che abbiamo ricevuto (nel 2006) dal nostro finanziatore (UNICEF), lo stato ci ha dato solo 40.000 dollari&rdquo;. <\/p>\n<p>&rdquo;&Egrave; molto meno della cifra che ci aspettavamo. Ora dovremo bussare ad altre porte per poter portare avanti adeguatamente il progetto&rdquo;, aggiunge Niama, che &egrave; anche coordinatore di tutti i programmi di reintegrazione. <\/p>\n<p>&rdquo;Con l&rsquo;aiuto dell&rsquo;UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l&rsquo;educazione, la scienza e la cultura), per esempio, abbiamo aiutato 12 bambini che oggi hanno una preparazione specifica&rdquo;, ha detto, osservando che il prossimo anno circa 20 bambini dovrebbero completare il training.<\/p>\n<p>Un buon numero di bambini di strada aiutati da questo tipo di iniziative ha trovato uno sbocco nella vita, e aggiunge: &ldquo;Ce ne sono tanti, e abbiamo le prove: alcuni sono diventati tassisti, fornai, sarti&rdquo;.<\/p>\n<p>Anche Malanda si lamenta dei finanziamenti. &ldquo;Oggi (2006) abbiamo un budget di 84.000 dollari, ma bisogna riconoscere che i meccanismi per erogare questi soldi sono cos&igrave; complessi che non riusciamo ad accedere a tutti i fondi. A quanto pare, vi &egrave; uno scarso interesse da parte delle autorit&agrave;&rdquo;.<\/p>\n<p>Il CIREV &egrave; stato avviato con i finanziamenti dell&rsquo;UNESCO, che ha dato circa 6.000 dollari nel 2004. <\/p>\n<p>Secondo Kibinda, &ldquo;il fenomeno dei bambini di strada &egrave; esteso, ed &egrave; una vergogna per il nostro paese, che all&rsquo;estero viene considerato molto ricco a causa del suo petrolio. Forse non riusciremo a sradicare il fenomeno, ma almeno stiamo cercando di ridurlo&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BRAZZAVILLE, 5 marzo 2007 (IPS) &#8211; Bamanandoki Pitchou, 16 anni, non ha ancora finito l&rsquo;apprendistato di parrucchiere, ma ha gi&agrave; la sua piccola attivit&agrave;. 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