{"id":1409,"date":"2013-04-11T18:03:49","date_gmt":"2013-04-11T18:03:49","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2013\/04\/11\/lintegrazione-latinoamericana-dopo-chvez\/"},"modified":"2013-04-11T18:03:49","modified_gmt":"2013-04-11T18:03:49","slug":"lintegrazione-latinoamericana-dopo-chvez","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2013\/04\/11\/lintegrazione-latinoamericana-dopo-chvez\/","title":{"rendered":"L&#8217;integrazione latinoamericana dopo Ch&aacute;vez"},"content":{"rendered":"<p>ROMA, apr 2013 (IPS) &#8211; Qual &egrave; l&rsquo;eredit&agrave; lasciata da Hugo Ch&aacute;vez in America Latina? Il modo migliore per giudicare un capo di stato &egrave; analizzare cosa si &egrave; lasciato alle spalle dopo la sua morte. Nel caso di Ch&aacute;vez, la sua immagine &egrave; offuscata da una serie di pregiudizi ideologici e culturali che ci impediscono di capire chi sia stato veramente.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1920\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1920\" class=\"size-full wp-image-1920\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/rsavio.jpg\" alt=\"Roberto Savio, fondatore e presidente emerito di IPS \" width=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-1920\" class=\"wp-caption-text\">Roberto Savio, fondatore e presidente emerito di IPS<br \/><\/p><\/div><\/div>\n<p>Gli evidenti errori commessi da Ch&aacute;vez sono stati gonfiati a dismisura per l&rsquo;estremismo ideologico che lo caratterizzava: era provocatorio al punto da usare l&rsquo;Iran, la Libia e la Siria per ostentare la sua indipendenza dagli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Il suo scopo comunque non era quello di essere riconosciuto come leader internazionale, ma come leader regionale. Per questo ha cercato di mettere in luce qualsiasi cosa potesse mostrare l&rsquo;impotenza e il declino di Washington.<\/p>\n<p>La sua politica estera, sostanzialmente focalizzata sull&rsquo;America Latina, era molto semplice: riprendiamo il messaggio del nostro liberatore, Sim&oacute;n Bol&iacute;var, per unire il nostro popolo e liberarci dallo storico dominio statunitense.<\/p>\n<p>L&rsquo;ascesa al potere dell&rsquo;ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush &egrave; stato provvidenziale per Ch&aacute;vez: essendo il lato peggiore degli Stati Uniti, Bush era la perfetta dimostrazione di ci&ograve; che il presidente venezuelano denunciava. Con Barack Obama, invece, ha dovuto moderare le critiche.<\/p>\n<p>La sua reputazione di paria internazionale non &egrave; dovuta al supporto dato a Cuba, che oggi nessuno considera pi&ugrave; come una minaccia rivoluzionaria e terroristica. <\/p>\n<p>Ma un capo di stato che abbraccia &ldquo;i rappresentanti del male&rdquo;, come il defunto leader libanese Muammar Gheddafi o il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad &egrave; destinato a suscitare il rifiuto di tutto l&rsquo;Occidente, non solo degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>A questo si &egrave; poi aggiunta una mancata comprensione del Venezuela, dato che la prolissit&agrave; di Ch&aacute;vez e il suo linguaggio inelegante ed informale, sebbene appropriato a stimolare la partecipazione e l&rsquo;identificazione delle classi pi&ugrave; povere, vero obiettivo politico del presidente, &egrave; stata interpretata dagli occidentali come demagogia piuttosto che come mezzo di comunicazione. Ma attraverso questa modalit&agrave; Ch&aacute;vez &egrave; riuscito a raggiungere le classi popolari non solo in Venezuela ma in tutta l&rsquo;America Latina.<\/p>\n<p>Quasi 200mila latinoamericani poveri hanno recuperato la vista grazie a Ch&aacute;vez, che nei paesi limitrofi ha pagato gli interventi di cataratta, eseguiti da drappelli di medici cubani. (I cubani sono rimasti sconcertati nel sapere che il sergente Mario Ter&aacute;n, giustiziere dell&rsquo;icona rivoluzionaria Che Guevara a La Higuera, era tra i beneficiari dell&rsquo;iniziativa in Bolivia).<\/p>\n<p>&Egrave; un dato di fatto che, grazie a Ch&aacute;vez, l&rsquo;America Latina ha fatto notevoli passi avanti verso l&rsquo;integrazione. Il suo nome &egrave; associato all&rsquo;Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), all&rsquo;Alleanza Boliviana per le Americhe (ALBA), alla BanSur (Banca del Sud) e alla spinta che l&rsquo;incorporazione del Venezuela ha dato al Mercato comune del Sud (Mercosur).<\/p>\n<p>&Egrave; facile etichettare tutto questo come populismo. Ma le etichette non bastano a cancellare una scomoda verit&agrave;: in America Latina la classe media &egrave; di gran lunga meno numerosa delle classi povere. E i politici tradizionali si sono interessati soltanto alla borghesia, se non addirittura solo all&rsquo;elite.<\/p>\n<p>Lo spostamento a destra del paese nell&rsquo;ultimo decennio &egrave; certamente una conseguenza del brutale impatto delle politiche neoliberiste dei decenni precedenti; ma anche dell&rsquo;ingresso sulla scena politica dei contadini locali e delle fasce pi&ugrave; povere della popolazione.<\/p>\n<p>Ecco perch&eacute; l&rsquo;eredit&agrave; lasciata da Ch&aacute;vez &egrave; molto pi&ugrave; ricca di quanto possa sembrare. Il Venezuela dovr&agrave; necessariamente fare dei tagli alla solidariet&agrave; internazionale (una prospettiva preoccupante soprattutto per Cuba), e smetter&agrave; di essere un modello nello scenario politico locale.<\/p>\n<p>D&rsquo;altra parte nell&rsquo;era della globalizzazione, lo sforzo di riprendere gli ideali bolivariani &egrave; inevitabile e rappresenta un&rsquo;autentica alternativa al tradimento del liberatore da parte delle elite del tempo. (Come disse lo stesso Bolivar, &ldquo;colui che serve una rivoluzione sta arando nel mare&rdquo;).<\/p>\n<p>Solo l&rsquo;egoismo delle elite pu&ograve; spiegare come l&rsquo;America Latina, che &egrave; sostanzialmente una regione omogenea, pi&ugrave; dell&rsquo;Europa e dell&rsquo;Africa, per non parlare dell&rsquo;Asia, non si sia integrata in modo da risultare pi&ugrave; fortemente ed efficacemente competitiva a livello mondiale.<\/p>\n<p>Mentre l&rsquo;influenza geopolitica in questo secolo si sta spostando verso l&rsquo;Asia, dove solo la Cina e l&rsquo;India prese individualmente sono pi&ugrave; potenti di tutta l&rsquo;America Latina, &egrave; in quest&rsquo;ultima regione che si stanno forgiando nuove politiche e nuovi sentieri per una democrazia pi&ugrave; partecipativa, non in Europa, Africa o Asia.<\/p>\n<p>&Egrave; difficile dire se l&rsquo;America Latina riuscir&agrave; a trovare la strada per l&rsquo;unit&agrave;. In questo senso, Ch&aacute;vez ha fatto molto pi&ugrave; di qualsiasi altro capo di stato della storia recente. &Egrave; questa la sua eredit&agrave;. Solo il tempo sapr&agrave; dire se ha arato il mare.<\/p>\n<p>Se s&igrave;, Hugo Ch&aacute;vez passer&agrave; alla storia come un sognatore frustrato, e certi dettagli come la sua amicizia con Ahmadinejad, la sua eccessiva prolissit&agrave; o il suo linguaggio volgare non basteranno a spiegare il fallimento dell&rsquo;unit&agrave; latinoamericana. Di questo &egrave; responsabile l&rsquo;intera classe politica e il suo egocentrismo nazionale.<\/p>\n<p>*Roberto Savio &egrave; il fondatore e presidente emerito dell&rsquo;agenzia stampa Inter Press Service (IPS) e direttore di Other News.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA, apr 2013 (IPS) &#8211; Qual &egrave; l&rsquo;eredit&agrave; lasciata da Hugo Ch&aacute;vez in America Latina? 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