{"id":14,"date":"2003-10-14T06:05:29","date_gmt":"2003-10-14T06:05:29","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2003\/10\/14\/cooperazione-che-fine-ha-fatto-la-cooperazione-con-lamerica-latina\/"},"modified":"2003-10-14T06:05:29","modified_gmt":"2003-10-14T06:05:29","slug":"cooperazione-che-fine-ha-fatto-la-cooperazione-con-lamerica-latina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2003\/10\/14\/cooperazione-che-fine-ha-fatto-la-cooperazione-con-lamerica-latina\/","title":{"rendered":"COOPERAZIONE: Che fine ha fatto la cooperazione con l&#8217;America Latina"},"content":{"rendered":"<p>MONTEVIDEO, 14 ott (IPS) &#8211; L&rsquo;America Latina, regione che presenta le maggiori differenze tra ricchi e poveri, vede sempre pi&ugrave; ridursi l&rsquo;appoggio della cooperazione internazionale ed europea in particolare. E ci&ograve; mentre i mercati del Nord industrializzato restano chiusi a molti dei prodotti latinoamericani e la povert&agrave; colpisce il 44% dei 505 milioni d&rsquo;abitanti del territorio.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Anche per questo, le rimesse che i lavoratori emigrati al Nord rimandano al loro paese d&rsquo;origine sono diventate una fonte di reddito che supera di molto i fondi della cooperazione. <\/p>\n<p>La zona che pi&ugrave; risente del calo degli aiuti internazionali &egrave; l&rsquo;America Centrale, dove pi&ugrave; della met&agrave; della popolazione &egrave; povera e i principali prodotti d&rsquo;esportazione &#8211; come il caff&egrave; &#8211; assistono ad uno storico crollo dei prezzi.<\/p>\n<p>Secondo Cecilia Cort&eacute;s, direttrice della Fondazione locale per la Pace e la democrazia, gli aiuti all&rsquo;istmo centroamericano si sono ridotti dal 40 al 50% negli ultimi dieci anni. <\/p>\n<p>Questo taglio drastico &egrave; dovuto alla fine dei conflitti armati in diversi paesi (come Nicaragua, El Salvador e Guatemala, al termine degli anni &rsquo;80); alla fine della Guerra Fredda; e all&rsquo;emergere di nuove aree di attenzione, come i paesi sorti a seguito dei conflitti armati di secessione nella ex-Yugoslavia.<\/p>\n<p>La cooperazione dell&rsquo;Unione europea verso l&rsquo;America centrale sar&agrave; di 74,5 milioni di euro nel periodo 2000-2006.<\/p>\n<p>Le priorit&agrave; europee indicano che il 60% &egrave; destinato al rafforzamento di &ldquo;politiche comuni e al consolidamento delle istituzioni comunitarie&rdquo;.<\/p>\n<p>Il 30% andr&agrave; ad alleviare gli effetti dei disastri naturali &#8211; come l&rsquo;uragano Mitch, che devast&ograve; Honduras e Nicaragua nel 1998 o i gravi terremoti del 2002 nel Salvador &#8211; mentre il restante 10% andr&agrave; a progetti legati alla societ&agrave; civile.<\/p>\n<p>Dall&rsquo;altra parte, l&rsquo;assistenza internazionale &ndash; e in particolare quella dell&rsquo;UE &ndash; &egrave; praticamente inesistente per paesi come Argentina, Brasile, Cile, Messico o Venezuela.<\/p>\n<p>Con la fine della Guerra Fredda sono diminuiti gli aiuti allo sviluppo che, per motivi ideologici, erano rivolti a frenare la presunta avanzata del comunismo, secondo l&rsquo;opinione di un diplomatico brasiliano che non ha voluto rivelare il nome.<\/p>\n<p>Al Brasile non &egrave; destinata nessuna assistenza, e grazie alla &ldquo;cooperazione tecnica&rdquo; bilaterale riceve circa 100 milioni di dollari l&rsquo;anno; di questi, nel 2002, il Giappone ha contribuito per 53 milioni e l&rsquo;UE per 41 milioni.<\/p>\n<p>A livello locale, con la &ldquo;cooperazione tecnica&rdquo; non entra denaro dal momento che gran parte &egrave; riservata alle retribuzioni di tecnici stranieri o alle borse di studio all&rsquo;estero. &ldquo;Il budget di ogni progetto rimane di solito in parte o totalmente all&rsquo;estero&rdquo;, ha assicurato la fonte diplomatica.<\/p>\n<p>In tal senso, Mauricio Mendon&ccedil;a, direttore per la cooperazione e lo sviluppo dell&rsquo;Istituto statale di Ricerca economica applicata, ha dichiarato all&rsquo;IPS che &ldquo;ci sono stati casi di progetti destinati solamente a pagare i tecnici dei paesi ricchi per dirci cosa dobbiamo fare qui&rdquo;.<\/p>\n<p>Ci&ograve; che maggiormente interessa il Brasile &egrave; la cooperazione scientifica e tecnologica che per&ograve; non &egrave; mai stato un punto forte dei paesi con cui esso &egrave; in relazione, come il Portogallo o la Spagna.<\/p>\n<p>Quanto alla ricerca, &ldquo;il Brasile supera la Cina, l&rsquo;India e il Sud Africa&rdquo; e offre costi minori rispetto all&rsquo;Europa, un ambiente molto diversificato biologicamente e lo sviluppo nella medicina e le biotecnologie.<\/p>\n<p>Tra il 1992 e il 2000, il Venezuela &ndash; dove il 45% dei 25 milioni di abitanti &egrave; povero, pur essendo uno dei principali esportatori mondiali di petrolio &ndash; ha ricevuto appena 96,5 milioni di euro dall&rsquo;Ue, per programmi di educazione, salute, ambiente, diritti umani e lotta contro la povert&agrave;.<\/p>\n<p>Anche il Messico riceve appena 34 milioni di dollari in aiuti per lo sviluppo, di cui 12,2 milioni dagli Stati Uniti e 11 milioni dall&rsquo;Ue.<\/p>\n<p>Germ&aacute;n De la Reza, esperto in commercio e cooperazione, ha spiegato all&rsquo;IPS che quest&rsquo;intervento &ldquo;&egrave; insignificante, se messo a confronto con le esportazioni del Paese&rdquo;, che equivalgono a 160.000 milioni di dollari.<\/p>\n<p>&ldquo;Il Messico non appartiene pi&ugrave; alla categoria dei paesi poveri&rdquo;, ha affermato il ministro Jorge Casta&ntilde;eda; &ldquo;tra quattro o cinque anni dovr&agrave; devolvere aiuti allo sviluppo, invece che riceverli&rdquo;. Tuttavia, il 60% dei 100 milioni d&rsquo;abitanti del Messico vive in situazione di povert&agrave;.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l&rsquo;Argentina, dove i poveri sono gi&agrave; il 52% della popolazione &ndash; di 38 milioni di abitanti &ndash; l&rsquo;UE fornir&agrave; aiuti per 65,7 milioni di euro per il periodo 2000-2006.<\/p>\n<p>Per di pi&ugrave;, gli accordi di cooperazione tecnica del Giappone con l&rsquo;Argentina (di circa 20 milioni di dollari l&rsquo;anno) non prevedono &ldquo;esborsi in denaro ma seminari, viaggi di tecnici e vincitori di borse di studio, ecc.&rdquo;, ha precisato all&rsquo;IPS Antonio Rivolta, membro della Direzione di Cooperazione Internazionale del ministero argentino.<\/p>\n<p>D&rsquo;altra parte, il blocco europeo sostiene un programma di cooperazione di 20 milioni di dollari con l&rsquo;Uruguay per il periodo 2000-2006. E tra il 1991 e il 2003, l&rsquo;Ue ha fornito al Paraguay circa 100 milioni di euro.<\/p>\n<p>&ldquo;La cooperazione dell&rsquo;UE in Paraguay &egrave; assai inefficiente&rdquo;, ha dichiarato all&rsquo;IPS Sergio Britos, capo economista dell&rsquo;impresa di consulenza PriceWaterhouseCoopers. &ldquo;In generale, si sovrappone nei suoi obiettivi e persino nei finanziamenti a progetti che contano gi&agrave; su altri organismi esterni&rdquo;. <\/p>\n<p>&ldquo;Poco pi&ugrave; del 50% degli aiuti ricevuti viene usato per aumentare il personale dei funzionari pubblici, e perci&ograve; non adempie il suo obiettivo&rdquo;, ha assicurato Britos, che &egrave; stato membro della Direzione di Studi Economici della Banca Centrale.<\/p>\n<p>LO SQUILIBRIO DELLE PREFERENZE<\/p>\n<p>La domanda &egrave;: &ldquo;Gli schemi commerciali preferenziali dell&rsquo;Ue alleviano in qualche modo gli effetti distorti delle sue sovvenzioni agricole. La risposta &egrave; no. <\/p>\n<p>Secondo Pablo Amor, a capo della delegazione comunitaria per Uruguay e Paraguay, gli aiuti servono ad attenuare le tensioni commerciali.<\/p>\n<p>&ldquo;Non c&rsquo;&egrave; modo di mitigare l&rsquo;impatto generato dall&rsquo;Ue con i suoi sussidi sulle esportazioni uruguaiane&rdquo;, ha replicato l&rsquo;analista indipendente Marcos Algorta. &ldquo;L&rsquo;accesso ai mercati in un ambito di concorrenza sano &egrave; l&rsquo;unica via possibile, ma ci&ograve; non si avverte n&eacute; sul breve n&eacute; sul lungo periodo&rdquo;.<\/p>\n<p>Grazie al sistema di preferenze commerciali dell&rsquo;Ue con i paesi andini che combattono il narcotraffico, il Venezuela ha diritto a esportare fino all&rsquo;80% dei suoi prodotti, esenti dalle tasse doganali, verso il blocco europeo.<\/p>\n<p>In pratica, per&ograve;, questa protezione copre solo il 40% delle vendite venezuelane all&rsquo;Ue, che lo scorso anno ammontavano a 2.680 milioni di dollari. <\/p>\n<p>Il Brasile, invece, risulta compromesso dagli schemi preferenziali delle grandi potenze verso i paesi poveri. <\/p>\n<p>I benefici dell&rsquo;Ue rivolti all&rsquo;insieme delle ex-colonie europee di Asia, Carabi e Pacifico e ai paesi andini tolgono competitivit&agrave; ai prodotti brasiliani come lo zucchero e il caff&egrave; solubile. Lo stesso accade con le produzioni dei Caraibi e dell&rsquo;America centrale, che vengono favorite per entrare far parte del mercato statunitense.<\/p>\n<p>Gli effetti dei sussidi non si attenuano neanche per il Messico, nonostante l&rsquo;accordo di associazione economica, di coordinamento e di cooperazione politica con l&rsquo;Ue (in vigore dal 2000) che comprende solo alcuni prodotti agricoli che non entrano in conflitto.<\/p>\n<p>Il Sistema di Preferenze Generalizzato dell&rsquo;Ue, rinnovato fino al 2004 con l&rsquo;America centrale, favorisce l&rsquo;accesso ai mercati europei di prodotti agricoli, come il banano, e alcuni beni industriali.<\/p>\n<p>Ma le vendite complessive di caff&egrave; e banano dell&rsquo;Honduras, suoi principali prodotti d&rsquo;esportazione, equivalgono alla met&agrave; delle entrate provenienti dalle rimesse nello scorso anno.<\/p>\n<p>Il funzionario comunitario Amor ha garantito che l&rsquo;ampliamento dell&rsquo;Unione europea da 15 a 25 membri, prevista per il 2005, non aumenter&agrave; i sussidi agricoli interni n&eacute; colpir&agrave; le risorse destinate alla cooperazione.<\/p>\n<p>Ma l&rsquo;Ue manterr&agrave; lo stesso bilancio destinato al settore agricolo, di 51.700 milioni di dollari, che successivamente dovr&agrave; essere distribuito anche tra i futuri Stati membri.<\/p>\n<p>Brasilia non si aspetta niente di buono dall&rsquo;ampliamento comunitario di Bruxelles e prevede una maggiore riluttanza ad abolire i sussidi agricoli del blocco e la perdita di alcune esportazioni che oggi pu&ograve; ancora collocare sul mercato dei futuri membri.<\/p>\n<p>Secondo il messicano De la Reza, potrebbe esserci addirittura un &ldquo;ri-indirizzamento&rdquo; degli aiuti del blocco ai propri membri meno fortunati: questo ridurrebbe ancora di pi&ugrave; l&rsquo;assistenza all&rsquo;America Latina, senza produrre alcun cambiamento nel commercio. Pessime prospettive.<\/p>\n<p>SCHEDA: BEATE RIMESSE<\/p>\n<p>&middot;\tCirca quattro milioni di centroamericani risiedono negli Stati Uniti, la maggior parte occupati in impieghi modesti. &middot;\tQuest&rsquo;anno El Salvador ricever&agrave; 2 miliardi di dollari in rimesse, equivalenti al 64,5% delle sue esportazioni e al 13,5% del prodotto interno lordo. Con quest&rsquo;afflusso, il paese copre tra il 70 e l&rsquo;80% del suo deficit commerciale. &middot;\tLo scorso anno il Nicaragua ha ricevuto 700 milioni di dollari, e per il 2003 &egrave; prevista all&rsquo;incirca la stessa somma. &middot;\tNel 2002, in Honduras sono entrati 700 milioni di dollari in rimesse, provenienti dai 600.000 lavoratori emigrati negli Usa, il doppio di ci&ograve; che ricava dalle vendite complessive di caff&egrave; e banano. &middot;\tIl Brasile ha ricevuto 2.627 milioni di dollari nel 2002. &middot;\tIn Venezuela queste entrate non vengono quantificate ufficialmente, essendo un paese che accoglie lavoratori immigrati. &Egrave; l&rsquo;unico Stato latinoamericano che appare sulla lista della Banca Mondiale &ndash; capeggiata dagli Stati Uniti &ndash; tra le 20 fonti principali di rimesse nel mondo; &egrave; al 19&deg; posto, sopra la Norvegia. &middot;\tGli emigrati cileni hanno mandato 181 milioni di dollari nel loro paese. &middot;\tL&rsquo;Uruguay, con appena 3,3 milioni di abitanti e un crescente flusso emigratorio, lo scorso anno ha ricevuto 40 milioni di dollari dai suoi lavoratori all&rsquo;estero, sia in denaro sia in acquisti di alimenti via Internet. &middot;\tLe rimesse dei paraguaiani dall&rsquo;estero ammontavano a circa 150 milioni di dollari fino al 2001. Ma queste entrate sono scese dai 98,7 milioni del 2002 ai 24,5 milioni del 2003, a causa della svalutazione monetaria nella vicina Argentina, dove risiedono molti immigrati del Paraguay. &middot;\tLe rimesse messicane sono in aumento. Nei primi sette mesi dell&rsquo;anno hanno raggiunto i 7.255 milioni di dollari, il 30% in pi&ugrave; rispetto allo stesso periodo del 2002.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>(*) Con contributi di Mario Osava (Brasile), Humberto M&aacute;rquez (Venezuela), Jos&eacute; Eduardo Mora (Costa Rica), Ra&uacute;l Pierri (Uruguay), Alejandro Sciscioli (Paraguay), Gustavo Gonz&aacute;lez (Cile) e Marcela Valente (Argentina).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONTEVIDEO, 14 ott (IPS) &#8211; L&rsquo;America Latina, regione che presenta le maggiori differenze tra ricchi e poveri, vede sempre pi&ugrave; ridursi l&rsquo;appoggio della cooperazione internazionale ed europea in particolare. 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