{"id":139,"date":"2004-08-25T02:50:00","date_gmt":"2004-08-25T02:50:00","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2004\/08\/25\/malaysia-il-nuovo-premier-contro-la-libert-di-stampa\/"},"modified":"2004-08-25T02:50:00","modified_gmt":"2004-08-25T02:50:00","slug":"malaysia-il-nuovo-premier-contro-la-libert-di-stampa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2004\/08\/25\/malaysia-il-nuovo-premier-contro-la-libert-di-stampa\/","title":{"rendered":"MALAYSIA: Il nuovo premier contro la libert&agrave; di stampa"},"content":{"rendered":"<p>Penang, 25 agosto 2004 (IPS) &#8211; Nonostante i pi&ugrave; importanti editori del paese abbiano richiesto l&#8217;abrogazione della legge draconiana che regola le pubblicazioni, il nuovo primo ministro della Malaysia, Abdullah Ahmad Badawi, ha cancellato ogni speranza di ridurre le restrizioni ai media nazionali<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Uno dei casi limite riguarda il portale web Malaysiakini.com che nel settembre del 2002 ha richiesto di pubblicare un settimanale cartaceo e che, ad oggi, non ha ottenuto alcuna risposta.<\/p>\n<p>Steven Gan, capo editore del portale d&#8217;informazione molto popolare in Malaysia, si dice pessimista.<\/p>\n<p>&#8220;Non penso riceveremo mai una risposta. &#8211; ha detto all&#8217;IPS -. Il governo non ha rifiutato la nostra domanda, solo non credo abbia intenzione di risponderci&#8221;.<\/p>\n<p>In Malaysia i giornalisti subiscono pressioni e minacce di persecuzione, attraverso il durissimo International Security Act (ISA), che legittima la detenzione a tre anni senza processo per chiunque sia giudicato &#8220;una minaccia per la sicurezza nazionale&#8221;. Ovviamente, nessun giornalista esce mai dalle righe. <\/p>\n<p>Ma proprio per la libert&agrave; che esiste solo nella rete, Malysiakini.com, visitato da 50.000 persone il giorno, rappresenta un&#8217;eccezione.<\/p>\n<p>Eppure, nel gennaio del 2003, in seguito alla denuncia dell&#8217;ala giovane del partito di governo United Malays National Organisation, infuriata per una lettera comparsa sul portale che lamentava la palese discriminazione nel paese a favore della popolazione malese, la polizia ha fatto irruzione negli uffici del giornale, confiscato i computer e interrogato il personale. <\/p>\n<p>Lo scorso novembre, per la prima volta si &egrave; sperato in una riforma, quando Abdullah &egrave; diventato primo ministro ed ha sostituito Mahathir Mohamad, per ben tre anni consacrato dalla Commissione di New York per la Difesa dei Giornalisti, tra i &#8220;10 peggiori nemici della stampa&#8221;.<\/p>\n<p>Ma le speranze si stanno dileguando in fretta. Abdullah, che &egrave; anche ministro della sicurezza e quindi responsabile dei permessi per le nuove pubblicazioni, non &egrave; apparso particolarmente intenzionato ad alleggerire le restrizioni imposte alla stampa.<\/p>\n<p>A giugno, il nuovo primo ministro ha lasciato intendere che la richiesta di Malaysiakini.com non sarebbe stata approvata per motivi di &#8220;sicurezza nazionale ed ordine pubblico&#8221;.<\/p>\n<p>Intanto, il partito islamico all&#8217;opposizione, che al momento cura una pubblicazione quindicinale, ha fatto richiesta di diventare un quotidiano ed &egrave; ancora in attesa di una risposta.<\/p>\n<p>Un editore associato di un giornale vicino al governo, ha affermato recentemente di avere intuito &#8211; da discorsi avuti con alcuni ufficiali &#8211; che il governo intende congelare le licenze per almeno dieci anni. <\/p>\n<p>Il 24 luglio, durante una consulta nazionale sui diritti umani, Rehman Rashid del &#8220;New Straits Times&#8221; ha detto rivolgendosi ai giornalisti che Pak Lah (cos&igrave; &egrave; conosciuto Abdullah) sta realizzando il suo obiettivo di &#8216;consolidamento&#8217;.<\/p>\n<p>&#8220;Mahathir controllava la quantit&agrave;, Pak Lah lavora sulla qualit&agrave;&#8221;, ha detto Rehman.<\/p>\n<p>Chia Kwang Chye, vice ministro alla sicurezza interna, ha detto a Malaysiakini.com che non ci sono stati cambiamenti e che la loro richiesta &egrave; ancora in esame.<\/p>\n<p>Chia ha affermato che chi vuole pubblicare un giornale, pu&ograve; presentare domanda al ministro ma ha poi ricordato che la decisione finale rimane a sua discrezione. &#8220;Non esiste una legge che regola il numero di pubblicazioni&#8221;, ha aggiunto Chia.<\/p>\n<p>Sembra gi&agrave; un ricordo lontano la richiesta di tre mesi fa dei principali editori del paese &#8211; forse nella speranza che la nuova amministrazione fosse pi&ugrave; aperta alle riforme &#8211; di accelerare il processo di liberalizzazione delle leggi sull&#8217;editoria.<\/p>\n<p>Per lanciare l&#8217;inaspettata richiesta di liberalizzazione, gli editori hanno scelto il World Press Freedom Day, intitolato quest&#8217;anno &#8220;Testing the Limits&#8221; ed organizzato dalla Conservative Union of Journalists, il sindacato dominato dai giornalisti dei media filo governativi.<\/p>\n<p>Wong Chun Wai, editore del &#8220;The Star&#8221;, il quotidiano in lingua inglese pi&ugrave; venduto nel paese, si &egrave; detto sorpreso dopo aver presentato le sue riserve sulla legge sulla stampa e le pubblicazioni del 1984 (Printing Presses and Publications Act, PPPA).<\/p>\n<p>Alcuni critici affermano che questa legge repressiva nega la libert&agrave; di stampa, poich&eacute; impone a editori e tipografi di richiedere il rinnovo della licenza ogni anno.<\/p>\n<p>Wong ha sottolineato che se questa legge non verr&agrave; abrogata, sar&agrave; comunque resa obsoleta dall&#8217;avvento delle nuove tecnologie come Internet. <\/p>\n<p>Un altro autorevole editore, Zainon Ahmad, editore capo del &#8220;The Sun&#8221;, secondo quotidiano in lingua inglese del paese, ha proposto l&#8217;abolizione del sistema attuale di licenze.<\/p>\n<p>Al suo posto, propone di rilasciare una licenza iniziale, senza obbligo di rinnovo, ma soggetta a sospensione nel caso si violi la legge.<\/p>\n<p>Le richieste degli editori non hanno portato a nulla e sembra invece che il paese dovr&agrave; continuare a subire il controllo sui media, a vedere gli &#8216;amici&#8217; del partito diventare i proprietari delle principali testate nazionali e a vivere in un clima di auto censura.<\/p>\n<p>Negli anni, l&#8217;autorit&agrave; centrale della Malaysia ha ricordato ai principali media nazionali la loro responsabilit&agrave; sociale in quanto partner del governo nella ricostruzione del paese.<\/p>\n<p>Mustafa K Anuar, analista dei media, ha rivelato come il &#8216;developmentalism&#8217; &#8211; che promuove il benessere materiale &#8211; e la crescente commercializzazione dell&#8217;industria della comunicazione, abbiano eroso i diritti dei cittadini.<\/p>\n<p>L&#8217;attenzione dei media del paese, ha aggiunto Mustafa, &egrave; sempre pi&ugrave; rivolta ai consumatori piuttosto che ai cittadini, che possono solo reclamare i propri diritti. <\/p>\n<p>&#8220;Gli unici malesi che contano oggi sono quelli che possono comprare&#8221;, continua Mustafa. &#8220;Mentre si ignorano purtroppo i diritti dei malesi marginalizzati&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Penang, 25 agosto 2004 (IPS) &#8211; 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