{"id":1365,"date":"2011-10-27T18:54:04","date_gmt":"2011-10-27T18:54:04","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2011\/10\/27\/cittadini-di-nessun-luogo\/"},"modified":"2011-10-27T18:54:04","modified_gmt":"2011-10-27T18:54:04","slug":"cittadini-di-nessun-luogo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2011\/10\/27\/cittadini-di-nessun-luogo\/","title":{"rendered":"Cittadini di nessun luogo"},"content":{"rendered":"<p>WASHINGTON, 27 ottobre 2011 (IPS) &#8211; Quando Mona Kareem, della popolazione Bidoun del Kuwait, aveva 11 anni, una sua vicina kuwaitiana le chiese da dove venisse. Quando Kareem rispose &ldquo;Sono di Bidoun&rdquo;, la donna rise. &ldquo;Non esiste nessun paese chiamato Bidoun. Bidoun non esiste&rdquo;.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1819\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1819\" class=\"size-full wp-image-1819\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/105602-20111025.jpg\" alt=\"Donne Bidoun del Kuwait gentile concessione di Refugees International\" width=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-1819\" class=\"wp-caption-text\">Donne Bidoun del Kuwait<br \/>gentile concessione di Refugees International<\/p><\/div><\/div>\n<p>Fu in quel momento, racconta Kareem, che giunse all&rsquo;amara conclusione che essere Bidoun e kuwaitiani non era la stessa cosa. <\/p>\n<p>Marted&igrave; Kareem ha parlato di s&eacute; alla conferenza sull&rsquo;apolidia e la discriminazione sessuale promossa  dall&rsquo;organizzazione Refugees International (RI) presso l&rsquo;Istituto americano per la pace (USIP). Era la prima volta, ha detto, che un appartenente alla comunit&agrave; Bidoun del Kuwait raccontava la propria storia negli Stati Uniti. <\/p>\n<p>Si stima che siano circa 100mila i Bidoun, che significa &ldquo;senza&rdquo; in arabo, che vivono privi di cittadinanza in Kuwait e in altri stati. Sebbene non vi sia nessuna differenza linguistica o culturale rispetto agli altri cittadini kuwaitiani, qui i Bidoun vengono trattati come &ldquo;cittadini illegali&rdquo;, riferisce RI. <\/p>\n<p>Lo status di apolidia non consente l&rsquo;accesso a diritti e privilegi di cui i cittadini kuwaitiani godono, come la patente di guida e i certificati di nascita, morte, matrimonio e divorzio. <\/p>\n<p>Alla conferenza, i sostenitori dei diritti umani hanno esortato tutti i paesi presenti a intervenire sul problema dell&rsquo;apolidia, uno status di invisibilit&agrave; sul piano giuridico che l&rsquo;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) Antonia Guterres ha definito come &ldquo;il problema legato ai diritti umani forse pi&ugrave; dimenticato nell&rsquo;attuale agenda internazionale&rdquo;.<\/p>\n<p>Secondo RI, circa 12 milioni di persone nel mondo sono prive di cittadinanza, una condizione che le priva di diritti come la rappresentanza legale, i documenti d&rsquo;identit&agrave;, e l&rsquo;istruzione. E in molti paesi, la discriminazione contro le donne contenuta nelle leggi sulla cittadinanza aggrava o addirittura crea lo stato di apolidia. <\/p>\n<p>Ad esempio, le donne kuwaitiane, a meno che non siano divorziate o vedove, non possono passare la loro cittadinanza ai propri figli, secondo RI. Perci&ograve;, molti figli di padri Bidoun ereditano lo status di apolide dai loro padri. <\/p>\n<p>Nel mondo, 40 nazioni hanno leggi con espliciti contenuti di discriminazione di genere, e 30 paesi hanno leggi di cittadinanza che vietano alle madri di trasmettere la loro nazionalit&agrave; ai figli se sono sposate con apolidi o persone di differente nazionalit&agrave;. <\/p>\n<p>Queste leggi generano situazioni in cui &ldquo;lo status di apolidia viene praticamente creata ex novo perch&eacute; le madri non possono trasmettere la propria cittadinanza ai figli&rdquo;, afferma Guterres, che ha invitato i 30 paesi a rettificare le leggi nazionali per consentire &ldquo;a tutte le madri del mondo di trasmettere la loro nazionalit&agrave; ai figli al pari dei padri&rdquo;.<\/p>\n<p>Michel Gabaudan, presidente della RI, ha sottolineato la natura globale dell&rsquo;apolidia, riferendosi in particolare ai rom in Europa e ai cittadini del Sud Sudan, che attualmente vivono a Khartoum. Questi ultimi &ldquo;rischiano di diventare apolidi se lo Stato non adotter&agrave; delle misure per definire la cittadinanza&rdquo;, afferma Gabaudan. <\/p>\n<p>Anche Sonia Pierre, un&rsquo;attivista dominicana di origini haitiane, ha raccontato la sua storia. Parlando in spagnolo con l&rsquo;aiuto di un interprete, ha raccontato storie di persone di origine haitiana che vivono nella Repubblica Dominicana e che, dal 2010, sono state private in modo retroattivo della loro cittadinanza dominicana. Refugees International sta sollecitando la Repubblica Dominicana a fermare la denazionalizzazione dei dominicani di origine haitiana.<\/p>\n<p><b>La storia di Mona Kareem<\/b><\/p>\n<p>Kareem, un&rsquo;attivista che trascorre molto del suo tempo su twitter con il nickname @monakareem, &egrave; nata in Kuwait nel 1987, e a 14 anni ha cominciato a pubblicare poesie. Anche se molti Bidoun non possono frequentare l&rsquo;universit&agrave;, Kareem ha vinto una borsa di studio per un&rsquo;universit&agrave; privata del Kuwait e oggi &egrave; una studentessa di letteratura comparata alla State University di New York, Binghamton. Collabora con Global Voices, GV Advocacy, Jadaliyya.com e Migrant-rights.org. <\/p>\n<p>Ma Kareem osserva che la maggior parte delle sue simili ha avuto una sorte diversa. Molte giovani come lei cercano di evitare che i loro figli diventino apolidi sposando uomini kuwaitiani, oppure decidono di rimanere nubili; altre si suicidano; altre ancora &ldquo;stanno lottando per avere i documenti per impedire che altri bambini vivano la stessa tragedia&rdquo;. <\/p>\n<p>I giovani Bidoun che hanno scarse prospettive di lavoro e poche speranze di frequentare l&rsquo;universit&agrave;, abbandonano la scuola e cadono nella depressione, racconta Kareem. &ldquo;Non hanno speranze&rdquo;, dice. &ldquo;Nessuno di loro ha mai usato la parola speranza&rdquo;.<\/p>\n<p><b>Il progresso &egrave; possibile <\/b><\/p>\n<p>Nonostante i racconti strazianti degli apolidi di tutto il mondo, Guterres dice che ci sono motivi di speranza: di recente, ricorda, 10 paesi hanno fatto passi avanti o modificato la loro costituzione per ridurre o eliminare la discriminazione sessuale a livello legislativo, e ha portato l&rsquo;esempio della Tunisia. <\/p>\n<p>Dall&rsquo;esilio dell&rsquo;ex presidente Zine El Abidine Ben Ali nel gennaio 2011, i funzionari di governo tunisini hanno votato per aderire in maniera pi&ugrave; rigorosa alla Convenzione sull&rsquo;eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW), un trattato internazionale per la parit&agrave; tra i sessi, conferendo alle donne tunisine pari diritti in termini di nazionalit&agrave; e di uguaglianza all&rsquo;interno della famiglia, nelle questioni riguardanti il matrimonio, il divorzio e l&rsquo;affidamento dei figli. <\/p>\n<p>Guterres ha reso noto che l&rsquo;UNHRC sta attualmente collaborando con Sud Sudan, Nepal e Vietnam nella redazione di nuove costituzioni e leggi di cittadinanza per eliminare problemi ancora presenti in quei paesi. <\/p>\n<p>Sarnata Reynolds, responsabile per RI del progetto per l&rsquo;apolidia, osserva che anche la Libia ha modificato la legge di cittadinanza nel maggio 2011, e aggiunge che l&rsquo;UNHRC ha lanciato una grande campagna sull&rsquo;apolidia alla fine di agosto.<\/p>\n<p>&#8220;Siamo molto entusiasti&rdquo;, ha dichiarato Reynolds a IPS.<\/p>\n<p>Dall&rsquo;Algeria, l&rsquo;attivista Lalia Ducos ci parla di una storia di successo raccontando che, nel suo paese, gli artisti e gli attivisti per i diritti delle donne hanno formato nel 2003 il movimento &ldquo;20 anni sono abbastanza!&rdquo; in occasione del ventesimo anniversario, nel 2004, del codice algerino della famiglia: una legislazione discriminatoria nei confronti delle donne in materia di matrimonio, divorzio, eredit&agrave; e custodia dei figli.<\/p>\n<p>In occasione della campagna, alcune musiciste di Algeria, Francia e Argentina avevano preparato un video che ha molto circolato per promuovere la riforma del codice della famiglia algerino finch&eacute;, nel 2005, il codice &egrave; stato riformato. La vera svolta, afferma Ducos, &egrave; che il nuovo codice consente alle donne di trasmettere la cittadinanza ai figli. Prima, questo era un privilegio concesso solo agli uomini. (Adesso il codice) &ldquo;garantisce che una donna e i suoi figli avranno sempre una nazionalit&agrave;, indipendentemente da chi scelgono di amare o di sposare&rdquo;, ha detto Ducos. <\/p>\n<p>Ducos dice di avere delle speranze per le donne che nel mondo sono vittime di discriminazione. &#8220;La nostra liberazione dovrebbe sbocciare in parallelo con la primavera araba&rdquo;, ha concluso. &copy; IPS<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>WASHINGTON, 27 ottobre 2011 (IPS) &#8211; Quando Mona Kareem, della popolazione Bidoun del Kuwait, aveva 11 anni, una sua vicina kuwaitiana le chiese da dove venisse. 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