{"id":1306,"date":"2011-03-03T18:54:05","date_gmt":"2011-03-03T18:54:05","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2011\/03\/03\/libia-storie-di-orrore-quotidiano\/"},"modified":"2011-03-03T18:54:05","modified_gmt":"2011-03-03T18:54:05","slug":"libia-storie-di-orrore-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2011\/03\/03\/libia-storie-di-orrore-quotidiano\/","title":{"rendered":"LIBIA: Storie di orrore quotidiano"},"content":{"rendered":"<p>BENGASI, Libia, 3 marzo 2011 (IPS) &#8211; Le mura esterne dell&rsquo;ospedale di Al-Jala nel centro di Bengasi sono ricoperte di manifesti di persone scomparse, per lo pi&ugrave; giovani e adolescenti spariti dall&rsquo;inizio delle proteste. All&rsquo;interno, sono ricoverate centinaia di vittime degli scontri nelle strade di Bengasi contro le forze di Muammar Gheddafi.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1722\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1722\" class=\"size-full wp-image-1722\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/54681-20110302.jpg\" alt=\"Imed Halissa Seli Mike Elkin\/IPS.\" width=\"200\"\/><p id=\"caption-attachment-1722\" class=\"wp-caption-text\">Imed Halissa Seli<br \/>Mike Elkin\/IPS.<\/p><\/div><\/div>\n<p>Al-Jala, l&rsquo;unico ospedale per le emergenze della citt&agrave; che dispone di chirurghi ortopedici e neurochirurghi, accoglie la maggior parte delle vittime della carneficina. <\/p>\n<p>Lo scorso 19 febbraio, Adel Al Salini, 29 anni, stava andando al cimitero per assistere alla sepoltura del fratello Ayet, ucciso il giorno prima dagli uomini di Gheddafi. Appena &egrave; uscito dall&rsquo;auto, alcuni mercenari in tuta mimetica hanno cominciato a sparare contro di lui e tutti i partecipanti al funerale.<\/p>\n<p>Adel &egrave; stato colpito sotto le costole, con danni al fegato e ai reni. &Egrave; stato sottoposto a intervento chirurgico, e adesso gli &egrave; rimasta una profonda cicatrice sull&rsquo;addome, ma dovrebbe riprendersi completamente. &#8220;Alhamdulilah&#8221;, ha esclamato, che in arabo vuol dire &ldquo;grazie a Dio&rdquo;. <\/p>\n<p>Imed Halissa Seli, 31 anni, abita in un quartiere vicino a una base militare. Nella stessa giornata di sabato ha cominciato a sentire delle urla e degli spari in strada, ed &egrave; uscito per vedere cosa stava succedendo: &ldquo;Alcuni libici e africani neri con indosso lunghe giacche scure stavano scavalcando le mura della base per sparpagliarsi nelle strade&rdquo;, ha raccontato.<\/p>\n<p>&ldquo;Hanno cominciato a sparare contro chiunque si trovassero davanti. Anche io sono rimasto colpito. Gli abitanti sono rimasti nascosti finch&eacute; i mercenari non si sono ritrovati nel mezzo della strada, quindi hanno cominciato ad attaccarli da ogni lato con pietre, spade e asce. Siamo riusciti a catturare uno di loro e lo abbiamo consegnato al comitato di sicurezza di Bengasi&rdquo;.<\/p>\n<p>Dopo essere stato colpito alla nuca, Seli ha dovuto aspettare sette giorni prima di essere operato, perch&eacute; altri pazienti riportavano ferite pi&ugrave; gravi e avevano la precedenza. <\/p>\n<p>Secondo i dati riportati dalle fonti sanitarie di Bengasi alla Croce Rossa domenica scorsa, dall&rsquo;inizio degli scontri sarebbero 256 i morti e 2mila i feriti. <\/p>\n<p>Secondo i medici forensi della camera mortuaria dell&rsquo;ospedale, con i continui arrivi di nuovi corpi portati sulle barelle c&rsquo;&egrave; sempre meno spazio per lavorare. I corpi di due mercenari di Gheddafi &#8211; sembra uno di origine libanese e un secondo proveniente da un altro paese africano &#8211; sono rimasti l&igrave; in decomposizione. <\/p>\n<p>Alcuni esperti forensi stavano anche lavorando sull&rsquo;identificazione dei resti carbonizzati di nove soldati che sarebbero stati uccisi e bruciati perch&eacute; si erano rifiutati di sparare contro la folla. <\/p>\n<p>Tre medici con le mascherina esaminavano una massa scura &#8211; da cui si poteva intravvedere il collo, il torace fino e parte della coscia di un soldato. Con una piccola sega circolare, uno di loro ha cominciato a segare il femore per estrarre parti di osso da sottoporre ad esame del DNA. Per terra, nella stanza accanto, giacevano altri otto cadaveri chiusi in altrettante sacche verdi. <\/p>\n<p>&ldquo;Dobbiamo identificare i corpi&rdquo;, ha detto il dottor Sabah, mentre cercava una sezione di osso da usare come campione. &ldquo;Questa stanza adesso sembra vuota in confronto alla scorsa settimana, quando era strapiena. Continuano ad arrivare persone in cerca dei loro familiari scomparsi&rdquo;. <\/p>\n<p>Al Centro medico di Bengasi, un nuovo gigantesco ospedale appena fuori dal centro, la situazione al pronto soccorso non era tragica quanto ad Al-Jala, ma i dottori erano furiosi: &ldquo;Arrivano soprattutto vittime di armi da fuoco colpite alla testa, al petto e all&rsquo;addome, per la maggior parte giovani di meno di 25 anni&rdquo;, ha affermato il direttore Jamal Eltalhi.<\/p>\n<p>&ldquo;Alcuni entrano gi&agrave; morti, altri muoiono qua. E non solo persone colpite da armi da fuoco, ma anche da artiglieria pesante. Ferite terribili per tipo e dimensione. Alcuni corpi sono tagliati in due. Tutti dichiarano di essere state vittime di colpi di arma da fuoco sparati per uccidere&rdquo;. <\/p>\n<p>Tra gli abitanti di Bengasi &egrave; molto diffusa la paura degli attacchi di Gheddafi. <\/p>\n<p>&ldquo;Siamo in stato d&rsquo;allerta perch&eacute; non sappiamo cosa potrebbe ancora accadere&rdquo;, dice Eltalhi. &ldquo;Ma cerchiamo di andare avanti con il personale medico e infermieristico che abbiamo, ridotto al minimo. Non possiamo aprire altre corsie, non abbiamo servizi ambulatoriali funzionanti per la carenza di staff e rifornimenti. Mancano i farmaci antiepilettici, antitumorali e antidiabetici&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;Sono tutte medicine essenziali, ma non sono state una priorit&agrave; negli ultimi giorni. Se succede qualcos&rsquo;altro a Bengasi, questo ospedale non ce la far&agrave; a gestire la situazione. Dobbiamo anche pensare a quello che sta accadendo nella zona occidentale, dove c&rsquo;&egrave; una situazione di grave crisi. <\/p>\n<p>&ldquo;Ogni giorno ci sono nuove uccisioni. A Tripoli fanno sparire i corpi delle persone uccise perch&eacute; nessuno possa scoprirli. Mia madre &egrave; bloccata a Tripoli, e al telefono mi ha detto che nessuno pu&ograve; lasciare la propria casa per comprare da mangiare. Tutti si nascondono nelle loro case, cercando di risolvere interrogativi che restano senza risposta&rdquo;. &copy; IPS<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BENGASI, Libia, 3 marzo 2011 (IPS) &#8211; Le mura esterne dell&rsquo;ospedale di Al-Jala nel centro di Bengasi sono ricoperte di manifesti di persone scomparse, per lo pi&ugrave; giovani e adolescenti spariti dall&rsquo;inizio delle proteste. 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