{"id":1291,"date":"2011-01-12T17:29:07","date_gmt":"2011-01-12T17:29:07","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2011\/01\/12\/editoriale-haiti-un-anno-dopo-amici-stranieri-lasciateci-soli\/"},"modified":"2011-01-12T17:29:07","modified_gmt":"2011-01-12T17:29:07","slug":"editoriale-haiti-un-anno-dopo-amici-stranieri-lasciateci-soli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2011\/01\/12\/editoriale-haiti-un-anno-dopo-amici-stranieri-lasciateci-soli\/","title":{"rendered":"EDITORIALE: Haiti un anno dopo. &quot;Amici stranieri, lasciateci soli&quot;"},"content":{"rendered":"<p>PORT-AU-PRINCE, 12 gennaio 2011 (IPS) &#8211; Dodici gennaio, un anno dopo il terremoto. Haiti non aveva mai visto tante vittime in un&rsquo;unica catastrofe e in cos&igrave; poco tempo. E gli haitiani non avevano mai visto tanta solidariet&agrave;, n&eacute; ricevuto cos&igrave; tanta attenzione dal mondo e dalla comunit&agrave; internazionale.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1700\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1700\" class=\"size-full wp-image-1700\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/97306-20110110.jpg\" alt=\"Bambini in un accampamento di sfollati per il terremoto Foto Onu\/Logan Abassi\" width=\"200\"\/><p id=\"caption-attachment-1700\" class=\"wp-caption-text\">Bambini in un accampamento di sfollati per il terremoto<br \/>Foto Onu\/Logan Abassi<\/p><\/div><\/div>\n<p>Talmente tanta che non hanno nemmeno avuto il tempo di piangere i propri morti, a parte qualche rara eccezione. Non abbiamo potuto piangere i nostri morti, perch&eacute; erano troppi; perch&eacute; molti erano ancora sepolti sotto le macerie; perch&eacute; c&rsquo;era troppa gente intorno a noi; perch&eacute; c&rsquo;erano troppe vittime, e troppi gi&agrave; condannati a morte. Non esiste dilemma pi&ugrave; grande: piangere i morti, o coloro che sono destinati a morire presto. <\/p>\n<p>Non abbiamo pianto i nostri morti come sarebbe stato giusto, e di questo non andiamo fieri. N&eacute; proviamo alcuna consolazione. Non ci piace piangere in pubblico, soprattutto davanti agli stranieri, e ci metteva a disagio l&rsquo;idea di piangere mentre il mondo intero ci guardava. Perch&eacute; il mondo intero era venuto per aiutarci, e per vederci piangere. Spettatori involontari, ma comunque spettatori. Nonostante le apparenze, non ci piace dare spettacolo di noi stessi. C&rsquo;&egrave; chi lo fa tutto il tempo, ma questo non significa che gli haitiani non siano riluttanti a mostrare le proprie emozioni in pubblico. <\/p>\n<p>Cos&igrave;, questa massiccia e forte presenza di amici stranieri giunti qui in nostro aiuto &egrave; diventato un grosso peso. In troppi sono venuti, e non se ne sono pi&ugrave; andati. Sono arrivati con tanti buoni propositi, troppe risorse, troppe promesse. A prendere troppe decisioni. Sono arrivati portando grande preparazione, ma scarso know-how. Cos&igrave; tante persone ci hanno abbracciato, che ne siamo rimasti storditi. Come &egrave; possibile? Il calore del loro abbraccio ci sta quasi soffocando. Se ne rendono conto? <\/p>\n<p>Prevedibilmente, oggi 12 gennaio 2011 diverse organizzazioni attive ad Haiti tenteranno di usare l&rsquo;anniversario del terremoto per aumentare la loro visibilit&agrave; di fronte agli haitiani e convincere i loro finanziatori dell&rsquo;importanza delle attivit&agrave; che hanno realizzato sull&rsquo;isola nell&rsquo;ultimo anno. Sottolineeranno anche la necessit&agrave; che il loro contributo continui negli anni a venire. <\/p>\n<p>Nonostante la ricostruzione cos&igrave; poco tangibile e visibile, l&rsquo;assenza di alloggi per i milioni di senzatetto e gli scarsi progressi nella rimozione delle macerie, queste organizzazioni, insieme certamente ad alcune autorit&agrave; locali, sono gi&agrave; pronte a presentare i loro piani su questa parte dell&rsquo;isola.<\/p>\n<p>Alcuni ripeteranno per l&rsquo;ennesima volta che Haiti sta ricevendo pi&ugrave; aiuti di qualunque altro paese, dopo l&rsquo;Afghanistan. E continueranno a sottolineare l&rsquo;importanza del loro sostegno al popolo haitiano, utilizzando cifre nuove o riciclate. <\/p>\n<p>Alcune Ong hanno messo nell&rsquo;agenda anche la lotta contro il colera, nonostante il disappunto per il diffondersi dell&rsquo;epidemia in aree che non avevano previsto. L&rsquo;ipotesi era che il colera sarebbe comparso prima negli accampamenti, per poi diffondersi nel paese. E in effetti diverse organizzazioni avevano gi&agrave; dato notizia dello scoppio dell&rsquo;epidemia nelle tendopoli, invece &egrave; successo il contrario. <\/p>\n<p>Il primo focolaio di colera &egrave; scoppiato nel dipartimento di Artibonite, non negli accampamenti dei sopravvissuti, e da l&igrave; si &egrave; diffuso inesorabilmente nel resto del paese. La missione Onu Minustah dovrebbe accettare le conseguenze delle conclusioni scientifiche sull&rsquo;origine di questo flagello ad Haiti. Finora, questo non &egrave; accaduto.     &Egrave; comprensibile che le organizzazioni che lavorano da un anno ad Haiti scelgano l&rsquo;anniversario del terremoto per parlare delle loro attivit&agrave;, e persino per farsi pubblicit&agrave;. Vorrei solo chiedere loro di non organizzare commemorazioni pubbliche, celebrazioni o inaugurazioni di nessun tipo in quella giornata. Che lo facciano in qualsiasi altro giorno di gennaio, ma non oggi. Lasciate questo giorno agli haitiani, per ricordare finalmente, da soli, i nostri morti. <\/p>\n<p>Chiedo agli amici stranieri di darci almeno un giorno, solo un giorno. Lasciateci soli il 12 gennaio 2011, e il 12 gennaio degli anni a venire. Lo ribadisco: chiedo solo un giorno ogni anno, dal 2011 in poi, per piangere i nostri morti, ricordarli, per riflettere su quello che ci &egrave; accaduto, e su come e perch&eacute; siamo arrivati al punto in cui siamo oggi. Dobbiamo ritrovare la pace in quel giorno, soli con noi stessi. <\/p>\n<p>Spero che i nostri amici stranieri capiscano, e che le ambasciate capiscano, che le agenzie multilaterali e bilaterali capiscano, che le Ong capiscano, che Minustah, Onu, Osa, Caricom, e tutti gli &ldquo;amici di Haiti&rdquo; capiscano. Abbiamo bisogno di restare soli, di ritrovare noi stessi.    Alcuni haitiani mi hanno persino detto di provare una certa nostalgia per i tempi in cui eravamo soli. Le cose non andavano tanto bene, &egrave; vero, ma non vanno tanto bene nemmeno oggi, che non siamo soli. Vorremmo tenere il 12 gennaio per noi. Si pu&ograve; dire che sia l&rsquo;unico atto di sovranit&agrave; che siamo in grado di fare adesso. <\/p>\n<p>Conto anche sul fatto che Bill Clinton e la sua squadra capiscano, e che P.J. Patterson capisca.    Auguri per il 2011. &copy; L&#039;Unit&agrave;<\/p>\n<p>* Ericq Pierre &egrave; un economista e agronomo haitiano che lavora per la Banca interamericana di sviluppo. <\/p>\n<p>** Articolo pubblicato su l&#039;Unit&agrave; il 12 gennaio 2011.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PORT-AU-PRINCE, 12 gennaio 2011 (IPS) &#8211; Dodici gennaio, un anno dopo il terremoto. Haiti non aveva mai visto tante vittime in un&rsquo;unica catastrofe e in cos&igrave; poco tempo. 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