{"id":1225,"date":"2010-06-01T18:38:12","date_gmt":"2010-06-01T18:38:12","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2010\/06\/01\/dalla-tailandia-allargentina-cooperative-tessili-contro-lo-sfruttamento-sul-lavoro\/"},"modified":"2010-06-01T18:38:12","modified_gmt":"2010-06-01T18:38:12","slug":"dalla-tailandia-allargentina-cooperative-tessili-contro-lo-sfruttamento-sul-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2010\/06\/01\/dalla-tailandia-allargentina-cooperative-tessili-contro-lo-sfruttamento-sul-lavoro\/","title":{"rendered":"Dalla Tailandia all&#8217;Argentina, cooperative tessili contro lo sfruttamento sul lavoro"},"content":{"rendered":"<p>BUENOS AIRES, 1 giugno 2010 (IPS) &#8211; Alcune cooperative tessili fondate da ex operai ridotti in condizioni di schiavit&ugrave; nelle fabbriche di Argentina e Tailandia, lanceranno questo mese un nuovo marchio di abbigliamento contro lo sfruttamento e per il lavoro decente nell&rsquo;industria del vestiario.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il 4 giugno, l&rsquo;organizzazione argentina La Alameda e quella tailandese Dignity Returns metteranno sul mercato centinaia di T-shirt con diversi disegni e fantasie ma tutte accomunate dalla stessa marca &ldquo;No Chains&rdquo; (senza catene). Il progetto &egrave; arrivare a produrre nuovi indumenti unendosi anche ad altre cooperative.<\/p>\n<p>&ldquo;&Egrave; un grido a favore del lavoro onesto e un modo per dimostrare che si possono produrre vestiti di alta qualit&agrave; anche senza sfruttare i lavoratori&rdquo;, ha dichiarato all&rsquo;IPS Gustavo Vera, uno dei promotori dell&rsquo;iniziativa e membro di La Alameda. <\/p>\n<p>La Alameda &egrave; nata inizialmente come una mensa sociale nel 2001, durante la grave crisi economica che colp&igrave; l&rsquo;Argentina in quegli anni. Offriva cibo a molti lavoratori boliviani clandestini scappati dalle fabbriche tessili che si erano rapidamente diffuse a Buenos Aires e che sfruttavano i dipendenti facendoli lavorare in condizioni disumane. <\/p>\n<p>Le continue denunce dell&rsquo;organizzazione sulle terribili condizioni dei lavoratori e il tragico incidente avvenuto in una di quelle fabbriche, dove persero la vita sei persone (tra cui cinque bambini), hanno portato l&rsquo;attenzione pubblica sul tema dello sfruttamento sul lavoro, che in Argentina riguarda soprattutto gli immigrati clandestini. <\/p>\n<p>Gli operai lavorano duramente per giornate intere senza sosta, ammassati in uno spazio dove oltre a lavorare vivono anche con le loro famiglie. Non hanno documenti n&eacute; denaro e hanno pochissima libert&agrave; perfino per uscire dalla fabbrica. <\/p>\n<p>Le fabbriche clandestine forniscono prodotti per le pi&ugrave; importanti marche d&rsquo;abbigliamento: Puma, Besimon, Lecoq, Soho e Kosiuko, secondo le testimonianze portate in tribunale dagli ex operai. I giudici hanno fatto sequestrare i macchinari da alcuni stabilimenti, ma ancora non hanno condannato i responsabili.<\/p>\n<p>Alcuni operai si sono uniti in una cooperativa tessile che vende prodotti con un marchio proprio, Mundo Alameda, e pu&ograve; contare sul supporto della Fondazione non governativa Avina. <\/p>\n<p>Allo stesso tempo, dall&rsquo;altra parte del mondo, in Tailandia, un gruppo di lavoratrici della Bed and Bath che erano state licenziate senza indennit&agrave; alla chiusura della fabbrica, hanno fondato la cooperativa Solidarity Factory che &egrave; poi diventata Dignity Returns.<\/p>\n<p>I lavoratori di Dignity Returns raccontano che la fabbrica produceva abbigliamento per marche come Nike, Gap e Reebok, e che loro erano obbligati a lavorare per moltissime ore al giorno. Come se non bastasse, in caso di lamentele lo stipendio veniva decurtato.<\/p>\n<p>I due gruppi, che si sono incontrati nel 2009 durante una conferenza internazionale ospitata dall&rsquo;Asia Monitor Resource Centre di Hong Kong, hanno deciso di unire le forze per far sentire la loro voce a tutto il mondo.<\/p>\n<p>Il nuovo marchio verr&agrave; lanciato contemporaneamente a Buenos Aires e a Bangkok. <\/p>\n<p>Sul sito internet di No Chains, la loro posizione &egrave; chiara: &ldquo;I vestiti prodotti nelle comuni industrie tessili incatenano gli operai con le catene del debito, del controllo dei boss interessati solo al guadagno e non ai lavoratori, con le catene della produzione mondiale, dove molti ricavano profitti provenienti dal sangue degli operai&rdquo;. <\/p>\n<p>Secondo i fondatori di No Chains, non si tratta quindi solo di un nuovo marchio o di una nuova attivit&agrave; autogestita, ma anche di un&rsquo;iniziativa che richiama l&rsquo;attenzione sulla necessit&agrave; di una produzione industriale che rispetti la dignit&agrave; dei lavoratori, che non li sfrutti e non li riduca in schiavit&ugrave;.<\/p>\n<p>&ldquo;Con un&rsquo;azione decisa, stiamo denunciando l&rsquo;esistenza dello sfruttamento sul lavoro che alimenta i mercati internazionali e che porta i marchi pi&ugrave; importanti a guadagnare sfruttando i gruppi vulnerabili della popolazione e le legislazioni troppo permissive per imporre il lavoro forzato in diverse parti del mondo&rdquo;, ha affermato Vera.<\/p>\n<p>Le cooperative hanno indetto un concorso internazionale per scegliere i disegni da stampare sulle T-shirt. Dei sei vincitori, due venivano dall&rsquo;Argentina, gli altri da Hong Kong, Indonesia, Corea del Sud e Stati Uniti.<\/p>\n<p>Le cooperative hanno cominciato la produzione per arrivare in tempo alla data del lancio, e l&rsquo;idea &egrave; distribuire le magliette consegnandole attraverso organizzazioni non governative e sindacati.<\/p>\n<p>Il prossimo obiettivo, ha detto Vera, &egrave; di espandere la rete per includere altre cooperative e societ&agrave; che in generale si adoperano contro il lavoro schiavo. Attualmente sono in contatto con altre due cooperative, una delle Filippine e l&rsquo;altra dell&rsquo;Indonesia.<\/p>\n<p>&ldquo;Vogliamo arrivare in pochi anni a 20 o 30 cooperative che provengano dai diversi paesi in via di sviluppo&rdquo;, ha aggiunto. Si pensa anche di diversificare la produzione cominciando a produrre altri tipi di indumenti.<\/p>\n<p>Secondo gli organizzatori, il progetto non &egrave; senza precedenti. La &ldquo;Clean Clothes Campaign&rdquo;, per esempio, guidata dalle organizzazioni dei consumatori, promuove la vendita di abiti che non vengono prodotti attraverso il lavoro schiavo.<\/p>\n<p>Ma No Chains &egrave; il primo progetto a essere guidato da due cooperative indipendenti: &ldquo;Per la prima volta i lavoratori che sono usciti dalla schiavit&ugrave; si stanno unendo per denunciare lo sfruttamento e per dimostrare che produrre abbigliamento in condizioni di lavoro umane &egrave; possibile&rdquo;, ha affermato Vera. &copy; IPS<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BUENOS AIRES, 1 giugno 2010 (IPS) &#8211; Alcune cooperative tessili fondate da ex operai ridotti in condizioni di schiavit&ugrave; nelle fabbriche di Argentina e Tailandia, lanceranno questo mese un nuovo marchio di abbigliamento contro lo sfruttamento e per il lavoro&hellip; <a href=\"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2010\/06\/01\/dalla-tailandia-allargentina-cooperative-tessili-contro-lo-sfruttamento-sul-lavoro\/\" class=\"more-link\"> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":30,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"amp_status":"","footnotes":""},"categories":[38,5,8,15,18,1,25,35,36],"tags":[],"class_list":["post-1225","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sviluppo","category-america-latina","category-asia-e-oceania","category-diritti-umani","category-economia","category-headlines","category-obiettivi-di-sviluppo-sostenibile","category-science-technologie","category-societa-civile"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1225","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/users\/30"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1225"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1225\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1225"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1225"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1225"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}