{"id":1172,"date":"2009-12-17T17:26:58","date_gmt":"2009-12-17T17:26:58","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/12\/17\/editoriale-il-tramonto-della-superpotenza\/"},"modified":"2009-12-17T17:26:58","modified_gmt":"2009-12-17T17:26:58","slug":"editoriale-il-tramonto-della-superpotenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/12\/17\/editoriale-il-tramonto-della-superpotenza\/","title":{"rendered":"EDITORIALE: Il tramonto della superpotenza"},"content":{"rendered":"<p>ARCATA, California, 17 dicembre 2009 (IPS) &#8211; Poche settimane fa, il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino ha ricordato agli americani quando fosse inebriante il momento in cui una America trionfante cavalcava una Unione Sovietica al collasso. Due decenni pi&ugrave; tardi, gli americani sono sconcertati e risentiti per lo stato del loro paese, e molti si chiedono: &ldquo;Dove &egrave; finito ci&ograve; che eravamo?&rdquo;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1527\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1527\" class=\"size-full wp-image-1527\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/MarkSommer.jpg\" alt=\"Mark Sommer, giornalista statunitense e produttore esecutivo del programma radiofonico \"A World of Possibilities\" www.aworldofpossibilities.com\" width=\"200\"\/><p id=\"caption-attachment-1527\" class=\"wp-caption-text\">Mark Sommer, giornalista statunitense e produttore esecutivo del programma radiofonico &#8220;A World of Possibilities&#8221;<br \/>www.aworldofpossibilities.com<\/p><\/div><\/div>\n<p>In verit&agrave;, il declino della supremazia americana era nell&rsquo;aria da molto tempo. Anche al culmine della potenza Usa, alcune tendenze decisive cominciavano a minare la buona salute di cui la societ&agrave; americana godeva da tempo. Una umiliante sconfitta in Vietnam, un&rsquo;estenuante guerra scatenata per scelta in Iraq, una classe politica sempre pi&ugrave; legata alle casse delle grandi aziende, infrastrutture educative, sanitarie e pubbliche fatiscenti, e un&rsquo;economia guidata dal debito di rischiose speculazioni finanziarie a spese dell&rsquo;attivit&agrave; produttiva: tutto questo ha indebolito le risorse essenziali della forza nazionale.<\/p>\n<p>Adesso, mentre gli americani vedono i propri sogni frantumarsi, le risposte a questo destino riflettono profonde divisioni. Il collasso finanziario del settembre 2008 ha privato molti americani di ci&ograve; che possedevano lasciandoli senza fiato. Dopo lo shock e le perdite iniziali, qualcuno ha deciso di adattarsi ad una vita pi&ugrave; semplice; molti si sono detti pronti ad accettare il cambiamento per assaporare i piaceri della famiglia, gli amici, la natura, invece della folle corsa al consumismo. I media hanno annunciato a gran voce una &ldquo;nuova tendenza alla frugalit&agrave;&rdquo;, mentre gli scettici scommettevano sulla fine di questa tendenza con la prima ripresa della borsa valori. <\/p>\n<p>I ricchi, nonostante la sfida etica, non hanno messo fine ai loro sprechi, ma lo scandalo pubblico dei bonus premio che andavano alle banche, salvate dalla bancarotta con il denaro dei contribuenti, li ha messi di fronte a un delicato problema di pubbliche relazioni, obbligandoli a tacere sulle loro fortune, per paura di provocare l&rsquo;ira della gente e la richiesta di nuove regole. <\/p>\n<p>Il collasso finanziario &egrave; arrivato giusto in tempo per consegnare nelle mani di Barack Obama una bomba a orologeria. Alcuni documenti divulgati di recente rivelano che il disastro era gi&agrave; in atto negli ultimi giorni dell&rsquo;amministrazione Bush, e tutto era pronto per dare alle banche e alle societ&agrave; di investimento statunitensi un lasciapassare per coprire le malefatte e riemergere non solo illese, ma con un ruolo ancor pi&ugrave; centrale nell&rsquo;economia americana. All&rsquo;amministrazione Obama &egrave; stato passato un calice avvelenato e gli &egrave; stato imposto di berlo.<\/p>\n<p>Ma Obama ha peggiorato la situazione aggiungendo i propri errori, che hanno scoraggiato i suoi sostenitori. Invece di difendere i cittadini americani dai saccheggi di un settore finanziario senza scrupoli, ha passato il timone ai banchieri.<\/p>\n<p>Oggi, i repubblicani amareggiati alimentano la rabbia e il risentimento tra ci&ograve; che resta di una cultura &ldquo;ribelle&rdquo; delle antiche conferazioni del sud, che non hanno mai smesso di combattere la guerra civile. Praticano la strategia della terra bruciata, negando a Obama, e al paese, ogni risorsa indispensabile per ottenere il successo.<\/p>\n<p>Il risultato &egrave; che, dopo quasi un anno di ondate di speranza progressista, il &ldquo;momento liberale&rdquo; &egrave; gi&agrave; in declino. Al suo posto, sta emergendo un populismo molto pi&ugrave; minaccioso, che sfrutta con destrezza le paure di chi &egrave; stato lasciato indietro dalla nuova economia e attizza paura e avversione attraverso velenose dichiarazioni lanciate dagli ospiti di talk show incendiari, come Fox News di Rupert Murdoch. <\/p>\n<p>Questo populismo retrogrado si gloria della propria ignoranza. Negli ultimi decenni i Repubblicani avevano trovato la formula vincente, proponendo quattro candidati alla presidenza evidentemente non qualificati per quella carica, rivolgendosi ad una significativa fascia della popolazione che non &egrave; contenta di essere guidata da qualcuno che ne sa pi&ugrave; di loro. Come Sarah Palin, incarnazione e quintessenza dell&rsquo;ignoranza carismatica, che disse di Barack Obama, afro-americano ed educato ad Harvard, in un linguaggio attentamente codificato: &ldquo;Non &egrave; uno di noi&rdquo;.<\/p>\n<p>  Il populismo di estrema destra &egrave; alimentato dalle fantasie cospiratorie e da un duro disprezzo per i fatti e i discorsi ben argomentati. Lo storico Richard Hofstadter una volta lo ha chiamato &ldquo;lo stile paranoico della politica americana&rdquo;. Come un virus politico letale, esso irrompe normalmente nei periodi di difficolt&agrave; economica e disordine sociale. <\/p>\n<p>Tutto suona spaventosamente familiare, evocando l&rsquo;eco della nascita del fascismo in Europa due generazioni fa. Il declino della potenza e dell&rsquo;influenza degli Stati Uniti dopo decenni di mal funzionamento e cattivo governo fa nascere la questione su come gli americani reagiranno al fatto di non essere pi&ugrave; il numero uno al mondo.<\/p>\n<p>I populismi contrastanti di destra e di sinistra offrono risposte completamente diverse. A sinistra sta emergendo nei movimenti post-politici un nuovo localismo che cerca l&rsquo;autosufficienza, la semplicit&agrave; e un rinnovato spirito di comunit&agrave; interdipendente. Molti vorrebbero vedere il proprio paese liberato dal fardello dell&rsquo;impero, cos&igrave; da potersi concentrare sulla ricostruzione di un &ldquo;sogno americano&rdquo; pi&ugrave; equo e sostenibile.<\/p>\n<p> Con le stesse inquietanti tendenze, il retropopulismo condivide l&rsquo;impulso del ritorno alla famiglia, agli amici e alla comunit&agrave;. Si esprime per&ograve; attraverso la rabbia contro gli immigrati, le minoranze, e le &eacute;lite culturali che ritiene stiano minando i valori americani tradizionali. E rifiuta con forza un futuro in cui gli Stati Uniti non siano percepiti come la &ldquo;pi&ugrave; grande nazione della Terra&rdquo;. <\/p>\n<p>I progressisti avvertono da tempo dei pericoli di un fascismo statunitense. Fino ad ora la natura di autoequilibrio interno del suo governo e la zavorra della classe media hanno sempre evitato che la nazione soccombesse ai suoi peggiori eccessi. Ma ora, il declino del suo status di superpotenza, la forte insicurezza economica, la rabbia orchestrata, e una popolazione poco istruita e informata potrebbero combinarsi con gli effetti di amplificazione dei mezzi d&rsquo;informazione di partito per sconvolgere la storia americana. La democrazia in crisi troppo spesso sprofonda nella demagogia. &Egrave; fondamentale che gli americani affrontino la situazione adesso, e che si uniscano con coraggio per rifiutarla, prima che il cancro dilaghi. &copy; IPS<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ARCATA, California, 17 dicembre 2009 (IPS) &#8211; Poche settimane fa, il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino ha ricordato agli americani quando fosse inebriante il momento in cui una America trionfante cavalcava una Unione Sovietica al collasso. 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