{"id":1165,"date":"2009-11-09T19:40:33","date_gmt":"2009-11-09T19:40:33","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/11\/09\/intervista-questa-calma-non-durer\/"},"modified":"2017-11-08T18:13:00","modified_gmt":"2017-11-08T18:13:00","slug":"intervista-questa-calma-non-durer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/11\/09\/intervista-questa-calma-non-durer\/","title":{"rendered":"INTERVISTA: &quot;Questa calma non durer&agrave;&quot;"},"content":{"rendered":"<p>Amman, 9 novembre 2009 (IPS) &#8211; Nel 1969 Leila Khaled &egrave; diventata un&#039;icona della lotta palestinese. Aveva  24 anni quando prese parte al dirottamento di un Boeing 707 organizzato dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. La prima di una lunga serie di azioni di alto profilo mirate a dare spazio ai palestinesi sullo scenario politico mondiale.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Khaled faceva parte anche del gruppo che dirott&ograve; un volo TWA Roma &#8211; Atene nel 1969. Nel dirottamento non ci furono vittime, ma successivamente l&#039;aereo fu fatto esplodere.  L&#039;anno successivo prese parte a un tentativo di dirottamento di un volo El Al, ma venne catturata e consegnata alla polizia britannica, dopo il dirottamento su Londra del volo proveniente da Amsterdam e diretto a New York. Khaled fu poi rilasciata in uno scambio di prigionieri. <\/p>\n<p>Allontanata dalla sua casa di Haifa durante la creazione di Israele, l&#039;&#8221;eroina della lotta armata &#8220;, come la defin&igrave; il Time nel 1970, &egrave; ancora oggi &egrave; una delle principali leader della sinistra palestinese e strenua portavoce nella lotta incessante per l&#039;affermazione dei diritti dei Palestinesi. IPS l&#039;ha intervistata nella sua casa a Amman.<\/p>\n<p>D: Potremmo iniziare dal Rapporto Goldstone sull&#039;invasione di Gaza, e in particolare sulle ricadute politiche per il ruolo giocato dal Presidente dell&#039;Autorit&agrave; palestinese (AP), Mahmoud Abbas, nel rinviare il dibattito sul dossier a Ginevra. <\/p>\n<p>Leila Khaled: Abbiamo gi&agrave; detto che &egrave; stato un errore politico. Un grave errore, non solo tattico. Abbiamo chiesto un&#039;indagine completa. Chi diede l&#039;ordine di rimandare il dibattito?  Si tratta di un rapporto delle Nazioni Unite. Ci sono voluti mesi per completarlo. Avremmo dovuto accettarlo subito, perch&eacute; &egrave; una denuncia dell&#039;invasione e di tutto ci&ograve; che ne &egrave; derivato, al punto che Israele dovrebbe essere portato davanti al Tribunale Penale Internazionale per accusarne i criminali di guerra, sul piano politico o su quello militare.<\/p>\n<p>D: In generale, cosa pensa dell&#039;invasione di Gaza? <\/p>\n<p>LK: Non &egrave; una novit&agrave;, n&eacute; tantomeno &egrave; la prima volta. Ma ora abbiamo la possibilit&agrave; di far accusare i criminali di guerra.<\/p>\n<p>D: Quanto al conflitto tra Fatah e Hamas, cosa pensa di ci&ograve; che &egrave; accaduto a Gaza nel 2007, e di quanto &egrave; accaduto da allora in Cisgiordania (sotto l&rsquo;allora premier Salam) Fayyad e Abbas?<\/p>\n<p>LK: La situazione &egrave; molto grave, perch&eacute; i palestinesi sono ancora sotto l&rsquo;occupazione. Il nostro popolo a Gaza &egrave; sotto assedio. A Ramallah, l&#039;Autorit&agrave; Palestinese &egrave; priva di (sovranit&agrave;), sia nell&#039;entroterra che sul confine.  Ancora oggi gli Israeliani confiscano la terra, abbattono le case, arrestano la gente, in qualunque momento e in qualsiasi posto.<\/p>\n<p>In termini politici, la divisione tra i palestinesi compromette la nostra capacit&agrave; di affrontare tutte le sfide israeliane. Noi, ma non solo noi, stiamo chiedendo a gran voce una riconciliazione tra le due fazioni, perch&eacute; la divisione non favorisce il nostro popolo. Al contrario, ha indebolito i palestinesi (rispetto a) Israele, cos&igrave; come, a livello internazionale, ha minato la solidariet&agrave; verso la tutela dei diritti umani dei palestinesi. Dunque possiamo definirla una catastrofe.<\/p>\n<p>D: Pensa che l&rsquo;elezione di Hamas nel 2006 l&rsquo;abbia legittimata a governare, una legittimit&agrave; contestata a Gaza da Abbas e (dall&rsquo;alto ufficiale di Fatah) Mohammed Dahlan, oltre che dagli israeliani, nel loro intento di rovesciare l&rsquo;organizzazione integralista? Ognuno accusa l&rsquo;altro di tentato colpo di stato. Qual &egrave; il suo giudizio?<\/p>\n<p>LK: Riteniamo che Hamas non abbia usato la propria legittimit&agrave; nel modo giusto. Avevano ottenuto la maggioranza alle elezioni, ma non si sarebbero dovuti spingere a risolvere con le armi le loro contraddizioni con Fatah. Ci&ograve; non ha portato alcun beneficio ai palestinesi. Gaza &egrave; ancora sotto assedio, e nel frattempo, hanno lasciato che l&rsquo;Autorit&agrave; palestinese facesse ci&ograve; che voleva in Cisgiordania.<\/p>\n<p>Avrebbero potuto dialogare, discutere di pi&ugrave;, negoziare. Solo cos&igrave; dimostreremo di essere un popolo democratico. Storicamente, abbiamo sempre avuto idee e visioni diverse, ma non abbiamo mai cercato di risolverle con le armi. La principale contraddizione sta nell&#039;occupazione, non in noi.<\/p>\n<p>D: Il Generale americano Keith Dayton sta addestrando una forza di sicurezza palestinese apertamente schierata contro Hamas, ma anche contro il Fronte popolare (PFLP). Come interpreta la contraddizione di cui parla alla luce di questo?<\/p>\n<p>LK: L&rsquo;apparato costruito dal piano Dayton non serve a difendere il nostro popolo, bens&igrave; a impedirci di organizzare la resistenza. Ovvero, non si tratta solo di addestramento, ma anche di confronto diretto con le cellule della resistenza &#8211; di tutte le fazioni, non solo di Hamas. Nel frattempo, ogni giorno Israele entra nelle citt&agrave;, arrestando e uccidendo la popolazione.  L&rsquo;Autorit&agrave; palestinese (dovrebbe) potenziare il sostegno a chi &egrave; gi&agrave; pronto per la resistenza, ma purtroppo questa &egrave; una delle maggiori contraddizioni palestinesi: l&rsquo;AP, che sia o meno al governo, le forze di sicurezza o la polizia, sono create secondo la logica di Dayton, non a beneficio del nostro popolo.<\/p>\n<p>D: Secondo lei come si sta delineando la prossima intifada? Con il muro che racchiude le comunit&agrave; palestinesi, e le forze di sicurezza addestrate da Dayton, oggi molti in Cisgiordania pensano che la resistenza contro Israele sia compromessa. Si stanno forse creando i presupposti per un&rsquo;intifada rivolta contro la stessa Autorit&agrave; palestinese?<\/p>\n<p>LK: L&rsquo;intifada deve avere delle motivazioni ben precise e i tempi non sono ancora maturi per una terza intifada, che sia da parte palestinese o israeliana &ndash; c&rsquo;&egrave; troppa pressione sul nostro popolo.<\/p>\n<p>La gente si &egrave; resa conto di aver sacrificato moltissimo, con la prima e la seconda intifada: intere famiglie, case, bambini. Tutti si sono sacrificati, sia martiri che prigionieri. Oggi ci sono circa 11mila nostri prigionieri nelle carceri israeliane. Il che significa che sono coinvolte 11mila famiglie.<\/p>\n<p>Credo che innanzitutto dobbiamo mettere fine alla separazione, solo cos&igrave; il nostro popolo sar&agrave; pi&ugrave; forte. Lo abbiamo visto anche durante l&rsquo;invasione di Gaza: le manifestazioni sono state fermate dalla polizia palestinese, non da quella israeliana. Comunque, secondo me non ci sar&agrave; una terza intifada nel breve termine.<\/p>\n<p>D: Dove si collocano oggi la sinistra in generale e nello specifico il Fronte popolare in particolare, alla luce della divisione tra Hamas e Fatah? La sinistra sta vivendo uno dei momenti pi&ugrave; negativi nella storia del movimento nazionale.<\/p>\n<p>LK: Credo che gli accordi di Oslo siano stati un punto di svolta nella lotta palestinese. Una parte del nostro popolo, in Palestina, ha sostenuto i negoziati con Israele, ritenendo che avrebbero portato l&rsquo;indipendenza, la creazione di uno stato. Gli anni sono passati senza portare nulla di tutto ci&ograve;, la gente ha capito che non ne avrebbe tratto nulla e cos&igrave; si &egrave; scatenata la seconda intifada.<\/p>\n<p>Questi avvenimenti hanno colpito la sinistra, indebolita dalla sua scissione interna. Sono anni che tentiamo di unire la sinistra in un fronte unico; non come partito, ma come fronte con un programma  (unico), e per la politica e per la resistenza.<\/p>\n<p>Crediamo che se ce la faremo, avremo una terza via. I media parlano solo di Fatah e Hamas, ma la realt&agrave; &egrave; ben diversa; ci&ograve; mina l&rsquo;intera situazione.<\/p>\n<p>In particolare, il Fronte popolare ha sostenuto molte sfide. Il nostro Segretario generale, Abu Ali Mustafa, &egrave; stato assassinato; Ahmed Sa&#039;adat &egrave; in carcere; molte nostre cellule sono state arrestate, molte sono state uccise dagli israeliani. Centinaia di cellule e membri del fronte sono in carcere, e questo indebolisce il Fronte popolare.<\/p>\n<p>D: Nel 2003 parlai con il segretario generale Ahmed Sa&#039;adat di questo tema. Mi disse che Israele usava l&rsquo;intifada per puntare direttamente contro il Fronte Popolare, per segare le gambe all&rsquo;organizzazione con arresti e uccisioni. Sia perch&eacute; considerava il PFLP una minaccia storica, ma anche perch&eacute; era uscito molto indebolito &#8211; sia a livello internazionale che locale &#8211; dalla situazione politica degli anni &lsquo;90.<\/p>\n<p>LK: Abu Ali Mustafa &egrave; stato assassinato perch&eacute; aveva dichiarato subito che il PFLP doveva resistere e non scendere a compromessi, in tema di diritti del nostro popolo. Gli israeliani lo avevano capito bene: &egrave; stato il primo omicidio israeliano di una personalit&agrave; del calibro politico di Abu Ali Mustafa.  Israele sapeva bene che il Fronte avrebbe potuto resistere. E che ha un programma di resistenza, il che significa che non c&rsquo;&egrave; margine per dei negoziati. Sapeva bene che assassinando il leader o mettendolo in prigione avrebbe indebolito il Fronte, e lo ha fatto. Ma noi possiamo rinascere; anche se abbiamo ancora molto da fare in questo senso.<\/p>\n<p>In generale, comunque, la situazione non &egrave; favorevole alla resistenza; n&eacute; ai palestinesi, ma soprattutto agli arabi. Ci&ograve; rende il tutto pi&ugrave; fragile, non solo il Fronte popolare. D: Possiamo parlare degli sviluppi della lotta armata palestinese? Quali i limiti e quali le potenzialit&agrave;, entro i confini del muro e del nuovo &ldquo;ghetto&rdquo;? <\/p>\n<p>LK: Di solito la popolazione trova sempre il modo di resistere. Dopo il 1967, abbiamo iniziato i dirottamenti. Poi il nostro popolo ha usato le pietre come forma di resistenza; in seguito, gli attacchi suicidi, che adesso si sono fermati. Infine, da Gaza sono partiti i missili, perch&eacute; gli israeliani se ne erano andati (e c&rsquo;erano nuovi spazi); mentre in Cisgiordania la resistenza si &egrave; ammutolita.<\/p>\n<p>Lei parla di &ldquo;ghetti&rdquo;. S&igrave;, &egrave; vero, ora le nostre citt&agrave; sono dei ghetti. Circondate da insediamenti di guerra, cinte da mura, su tutte le porte delle citt&agrave; ci sono checkpoint.<\/p>\n<p>Eppure, la gente trover&agrave; il modo di resistere. Modi che neppure io riesco a immaginare. Nessuno aveva pensato all&rsquo;intifada con le pietre, n&eacute; che le avrebbero lanciate anche i bambini. Ci&ograve; ha suscitato molte critiche contro Israele e pi&ugrave; solidariet&agrave; verso i palestinesi.<\/p>\n<p>In conclusione: dove c&rsquo;&egrave; occupazione, ci sar&agrave; sempre resistenza. Ogni resistenza ha dei tempi e dei modi peculiari. Personalmente, credo che questa calma non durer&agrave;. Il mio popolo ha una lunga esperienza di lotta e non pu&ograve; accettare che la situazione continui cos&igrave;. Un giorno il mio popolo si ribeller&agrave; di nuovo. Non so come, ma lo far&agrave;. &copy; IPS<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Amman, 9 novembre 2009 (IPS) &#8211; Nel 1969 Leila Khaled &egrave; diventata un&#039;icona della lotta palestinese. Aveva 24 anni quando prese parte al dirottamento di un Boeing 707 organizzato dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. 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