{"id":1158,"date":"2009-10-22T18:14:44","date_gmt":"2009-10-22T18:14:44","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/10\/22\/editoriale-elezioni-uruguay-un-ex-tupamaro-al-potere\/"},"modified":"2009-10-22T18:14:44","modified_gmt":"2009-10-22T18:14:44","slug":"editoriale-elezioni-uruguay-un-ex-tupamaro-al-potere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/10\/22\/editoriale-elezioni-uruguay-un-ex-tupamaro-al-potere\/","title":{"rendered":"EDITORIALE: Elezioni Uruguay, Un ex tupamaro al potere?"},"content":{"rendered":"<p>MONTEVIDEO, 22 ottobre 2009 (IPS) &#8211; Basta una breve passeggiata per Montevideo, per accorgersi che non si tratta di una tipica capitale latinoamericana. Malgrado alcune affinit&agrave; (molti negozi vendono oggetti fuori moda), il lungomare di Pocitos non assomiglia in nulla alla spiaggia di Copacabana, n&eacute; Punta del Este &egrave; come Benidorm o Mar del Plata (per fortuna). Un miscuglio impressionante di edifici Art D&eacute;co e insulsi caseggiati degli anni &rsquo;60 ci ricordano il degrado di una citt&agrave; che nel corso del ventesimo secolo &egrave; diventata il centro del vortice del resto del paese, nato come un tappo tra i giganti Brasile e Argentina.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Nonostante le lamentele dei suoi abitanti, la capitale appare moderatamente pulita, ordinata e caratterizzata da una dimensione umana assente nel resto del continente. Non si sentono rumori molesti ad eccezione di trombette e tamburi per attirare l&rsquo;attenzione degli elettori alle imminenti elezioni legislative e presidenziali. Ma perfino in questo esercizio democratico, gli uruguaiani sembrano marcare la distanza tanto con le latitudini lontane quanto con i loro vicini del R&iacute;o de la Plata, nel polemico scenario presieduto da Kirchner. Il brusco carattere della politica argentina &egrave; significativamente assente dai comizi uruguaiani di domenica prossima. Cos&igrave; come la migliore definizione che il Canada ha dato di s&eacute; &egrave; di non essere come gli Stati Uniti, all&rsquo;altro capo dell&rsquo;emisfero, l&rsquo;Uruguay si vanta di non essere l&rsquo;Argentina. Maradona e le sue oscenit&agrave; risulterebbero insolite a Montevideo.<\/p>\n<p>E cos&igrave;, anche i politici che si battono per conquistare uno scranno in uno dei palazzi legislativi pi&ugrave; belli del mondo, cos&igrave; come i candidati a presidente, sembrano piuttosto i sindaci di un municipio di provincia, soprattutto il leader del Frente Amplio, l&rsquo;ex tupamaro Jos&eacute; (Pepe) Mujica. Con baffi e capelli brizzolati da modesto possidente o bottegaio del negozio dietro l&rsquo;angolo, il candidato a successore di Tabar&eacute; V&aacute;zquez sembra sentirsi pi&ugrave; a suo agio quando riceve gli amici per un mate insieme alla moglie Luc&iacute;a Topolansky nel patio della sua casa semirurale. &Egrave; una tipica abitudine di tutti gli abitanti di Montevideo che si rifugiano verso l&rsquo;interno o sulle spiagge per sfuggire all&rsquo;inesistente stress della capitale. Ma le sue aspettative di voto non raggiungono il 45 per cento, ossia meno della maggioranza del 50 per cento pi&ugrave; uno necessaria per salire alla presidenza al primo turno. <\/p>\n<p>Lo sfida l&rsquo;ex presidente Luis Alberto Lacalle (1990-1995). Dirigente del Partido Nacional (o &ldquo;Blanco&rdquo;), chiacchierone veterano della politica uruguaiana con buoni legami internazionali con i suoi consimili conservatori nelle Americhe e in Europa. Nemico della istituzionalizzazione del Mercosur dal profilo sovranazionale, Lacalle preferirebbe un Uruguay avviato verso lo sviluppo liberale, sicuro e aperto. Ma con una previsione di voto del 30 per cento non pu&ograve; in alcun modo sperare nella presidenza al primo scrutinio. <\/p>\n<p>Moderatamente a sinistra dei &ldquo;bianchi&rdquo; si collocano i &ldquo;colorati&rdquo;, il partito riciclato, erede della tradizione &ldquo;mistica&rdquo; di Jos&eacute; Batlle y Ord&oacute;&ntilde;ez (artefice dello stato del benessere, &ldquo;dalla culla alla tomba&rdquo;). Oggi &egrave; guidato da Pedro Bordaberry, figlio del presidente Juan Mar&iacute;a Bordaberry, eletto nel 1971, che ha governato per decreto tra il 1973 e il 1976, defenestrato dai militari. Il rampollo sar&agrave; perdente (otterrebbe appena l&rsquo;11 per cento), ma paradossalmente pu&ograve; essere la chiave di volta delle presidenziali al secondo turno (al &ldquo;ballottage&rdquo;, secondo il delizioso gallicismo locale), previsto per il 29 novembre. Bianchi e colorati sono accusati dal Frente di essere ramificazioni dello stesso conservatorismo. Sommando i consensi, la matematica pu&ograve; dare un ottimo punteggio a Lacalle, se riesce a convincere gli indecisi e i colorati rassegnati, che non vorrebbero vedere ex guerriglieri al potere, che porterebbero avanti le politiche progressiste del governo di V&aacute;zquez.<\/p>\n<p>In ogni caso, la campagna &egrave; dominata da un certo miglioramento dell&rsquo;economia e da indicatori sociali che favorirebbero la permanenza della sinistra al potere. In cinque anni, l&rsquo;economia sarebbe cresciuta di un 30 per cento, fatto insolito per il subcontinente. Mentre all&rsquo;inizio del decennio la disoccupazione era al 20 per cento, oggi si attesta intorno al 7. L&rsquo;inflazione &egrave; al di sotto al 10 per cento e il salario reale &egrave; aumentato del 20 per cento, recuperando il terreno perduto nella precedente crisi. La povert&agrave;, flagello dell&rsquo;America Latina, registrava circa il 30 per cento cinque anni fa, mentre oggi &egrave; scesa al 20. L&rsquo;abisso dell&rsquo;indigenza totale &egrave; sceso dal 3,8 all&rsquo;1,3 per cento. Bench&eacute; la sensazione di insicurezza (impercettibile agli occhi del turista) sia stata sfruttata dall&rsquo;opposizione a V&aacute;zquez, non &egrave; diventata un tema centrale nella campagna. <\/p>\n<p>La prossima domenica 25 ottobre, o un mese dopo, potremo verificare quanto questi elementi abbiano influito. Si ignora invece l&rsquo;impatto di un altro &ldquo;ballottage&rdquo;, il ripescaggio nelle qualificazioni ai Mondiali di calcio, dopo la sconfitta con la dubbia Argentina. Ma se perdessero contro il Costa Rica, gli uruguayani non dovranno vergognarsi delle oscenit&agrave; di Maradona. Perfino in questo si distinguono dagli argentini. &copy; IPS<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONTEVIDEO, 22 ottobre 2009 (IPS) &#8211; Basta una breve passeggiata per Montevideo, per accorgersi che non si tratta di una tipica capitale latinoamericana. 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