{"id":1155,"date":"2009-10-14T14:43:38","date_gmt":"2009-10-14T14:43:38","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/10\/14\/sviluppo-la-fame-colpisce-anche-chi-ha-la-pancia-piena\/"},"modified":"2009-10-14T14:43:38","modified_gmt":"2009-10-14T14:43:38","slug":"sviluppo-la-fame-colpisce-anche-chi-ha-la-pancia-piena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/10\/14\/sviluppo-la-fame-colpisce-anche-chi-ha-la-pancia-piena\/","title":{"rendered":"SVILUPPO: La fame colpisce anche chi ha la pancia piena"},"content":{"rendered":"<p>ROMA, 14 ottbre 2009 (IPS) &#8211; Chiedete agli esperti dell&rsquo;alimentazione se la lotta contro la fame &egrave; nell&#039;interesse di chi ha la pancia piena nei paesi ricchi, e vi risponderanno di s&igrave;. Ma chiedetegli se &egrave; il caso di informarli in merito, e probabilmente vi risponderanno &ldquo;forse no&rdquo;.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ci sono tanti motivi per cui anche chi non versa in situazioni di insicurezza alimentare la dovrebbe considerare  un problema, perfino al netto di considerazioni morali sulla giustizia sociale. <\/p>\n<p>Il motivo pi&ugrave; evidente &egrave; che, generando disperazione, la fame diviene fonte di conflitti e una minaccia per la sicurezza di ognuno. <\/p>\n<p>&#8220;Si fa leva sul terrorismo e sulla sicurezza nazionale: laddove si vive nella miseria e nella fame, il terreno &egrave; fertile per reclutare terroristi&#8221;, ha osservato David Dawe, economista senior alla sede romana dell&rsquo;agenzia ONU per  l&rsquo;alimentazione e l&rsquo;agricoltura (FAO). &#8220;Il tema &egrave; forte&#8221;. <\/p>\n<p>Anche Josette Sheeran, capo del Programma Alimentare Mondiale (PAM\/WFP), un&rsquo;altra agenzia ONU con sede a Roma, ritiene che lo stomaco vuoto sia foriero di guai. <\/p>\n<p>&#8220;Un mondo affamato &egrave; un mondo pericoloso&#8221; aveva dichiarato la Sheeran alcuni mesi fa alla stampa. &#8220;Senza cibo, rimangono solo tre possibilit&agrave;: rivolta, emigrazione o morte. Nessuna delle tre &egrave; accettabile&#8221;.  <\/p>\n<p>Anche se si tratta di &ldquo;argomentazioni forti&rdquo; che dovrebbero indurre le nazioni potenti a darsi da fare, le loro implicazioni innervosiscono alcune ONG che si occupano di lotta alla fame. Alcune arrivano addirittura a rifiutarle. <\/p>\n<p>&#8220;Non me la bevo questa storia, che se non facciamo ci&ograve; che &egrave; giusto quelli vengono qui da noi e ci rovinano la vita&#8221;, ci ha detto John Hilary, direttore esecutivo del gruppo londinese anti-povert&agrave; War on Want. &#8220;&Egrave; una posizione troppo vicina a quella dell&rsquo;estrema destra e del British National Party&#8221;. <\/p>\n<p>Per Oxfam International, la prospettiva autoreferenziale ha s&igrave; un fondamento, ma teme si presti alle manipolazioni di alcuni gruppi dei paesi industrializzati per frenare l&rsquo;immigrazione e le importazioni dai paesi in via di sviluppo. <\/p>\n<p>&#8220;&Egrave; pur vero che debellare la fame &egrave; negli interessi del mondo industrializzato, ma il messaggio mi sembra un po&rsquo; controverso&#8221;, ha dichiarato Teresa Cavero, capo dipartimento di ricerca della sede spagnola di Oxfam. <\/p>\n<p>&#8220;Alla luce della crisi economica e della tentazione di serrare le maglie del protezionismo, potrebbe risultare una lama a doppio taglio. Per esempio, si potrebbe dire che stimolando la crescita nei paesi in via di sviluppo la gente avr&agrave; pi&ugrave; opportunit&agrave; di lavoro nel proprio paese e quindi la migrazione sar&agrave; minore. In parte &egrave; vero, ma non significa che l&rsquo;immigrazione in s&eacute; sia negativa&#8221;. <\/p>\n<p>&Egrave; anche vero che nonostante decenni di tentativi di responsabilizzare il mondo industrializzato sulla necessit&agrave; di sradicare la fame in quanto obiettivo di giustizia sociale, i risultati non sono eclatanti. <\/p>\n<p>Potremmo addirittura affermare che il mondo industrializzato riterr&agrave; necessario impegnarsi nella lotta alla fame solo quando questo tema avr&agrave; scalato l&rsquo;agenda politica internazionale. Un&rsquo;impennata che potrebbe verificarsi solo se l&rsquo;insicurezza alimentare diventasse per gli elettori dei paesi pi&ugrave; ricchi un problema che &egrave; nel loro interesse risolvere. <\/p>\n<p>&#8220;Preferisco la parte del messaggio legata alla giustizia, ma &egrave; vero che il mondo industrializzato ha tutto l&rsquo;interesse a debellare la fame, pertanto qualsiasi motivazione riesca a smuovere i paesi industrializzati, va bene&#8221;, ha detto Cavero. <\/p>\n<p>&#8220;Per prima cosa, i governi e gli abitanti dei paesi industrializzati devono conoscere la portata del problema. Oggi sempre pi&ugrave; persone soffrono la fame; le stime diffuse dal WFP parlano di oltre un miliardo di persone che soffre la fame nel mondo. Sono cifre vergognose&#8221;. <\/p>\n<p>Se da un lato &egrave; la paura a far saltare sulla sedia i ben pasciuti, Dawe individua il secondo motivo nel denaro: &#8220;Da un punto di vista economico, se i paesi poveri superano la fame e la povert&agrave;, divengono un enorme bacino di potenziale domanda di prodotti del primo mondo&#8221;. <\/p>\n<p>Cavero &egrave; d&rsquo;accordo: &#8220;Alla Oxfam sappiamo bene che peso pu&ograve; avere il commercio sullo sviluppo economico, se condotto secondo regole eque &#8211; che al momento non ci sono &#8211; e con mercati forti e trasparenti. Una crescita sana comporterebbe un miglioramento generale del welfare, con benefici sia per il sud che per il nord del mondo. <\/p>\n<p>&#8220;Il nord ha tutto l&rsquo;interesse a eliminare la fame nel sud del mondo, poich&eacute; essa incide sull&rsquo;economia globale. Un sud non pi&ugrave; ridotto alla fame pu&ograve; attivarsi per il proprio sviluppo. Ma per superare la povert&agrave;, prima bisogna sconfiggere la fame; solo allora si pu&ograve; prendere parte all&rsquo;economia globale. La fame &egrave; un peso morto troppo oneroso per consentire il welfare&#8221;. <\/p>\n<p>Secondo Cavero, evidenziare la connessione tra la sicurezza alimentare e la minaccia del cambiamento climatico &egrave; un ulteriore incentivo per smuovere i paesi industrializzati. Infatti, se i paesi in via di sviluppo cercheranno di eliminare la povert&agrave; e la fame seguendo il modello di sfruttamento intensivo delle risorse diffuso nel nord, si avr&agrave; un ulteriore innalzamento delle temperature in tutto il pianeta. <\/p>\n<p>&#8220;Il modo per raggiungere un accordo e avviare l&rsquo;intervento sui cambiamenti climatici passa prima attraverso l&rsquo;accertamento che i paesi poveri, quelli dove povert&agrave; e fame si concentrano soprattutto tra comunit&agrave; agricole indigenti, gestiscono la sicurezza alimentare in maniera sostenibile. Cos&igrave; &#8211; ha continuato Cavero &#8211; potremo poi implementare politiche atte ad evitare una catastrofe planetaria&rdquo;. <\/p>\n<p>&#8220;Questo obiettivo &egrave; raggiungibile attraverso un modello di agricoltura sostenibile. Abbiamo ancora la possibilit&agrave; di ribilanciare il tutto globalmente e raggiungere una situazione tre volte vincente: una vittoria sul piano della sicurezza alimentare, una nei cambiamenti climatici e una nella sostenibilit&agrave; sociale, economica e ambientale&#8221;. <\/p>\n<p>Dawe ritiene che il mondo industrializzato trarrebbe beneficio dal contributo alla scienza e alla cultura dato dalle persone affrancate dall&rsquo;insicurezza alimentare. <\/p>\n<p>&#8220;Viviamo in un mondo interdipendente. La conoscenza oggi si crea grazie al contributo e alle visioni di tutti&rdquo;, dice. <\/p>\n<p>&#8220;Quante pi&ugrave; persone intelligenti si dedicano alla soluzione di un problema, che sia l&rsquo;AIDS piuttosto che il surriscaldamento del pianeta o altro, tanto pi&ugrave; &egrave; probabile farcela. Lo stesso vale per la cultura, l&rsquo;arte, la musica ed altri ambiti&rdquo;. <\/p>\n<p>&#8220;La fame e l&rsquo;insicurezza alimentare stanno impedendo alle persone di sviluppare le proprie potenzialit&agrave; e contribuire al potenziale dell&rsquo;umanit&agrave; tutta. Non siamo ricchi quanto potremmo esserlo. Non intendo in senso economico&#8221;. <\/p>\n<p>War on Want rimane del parere che la battaglia si dovrebbe giocare sul terreno della giustizia sociale, non dell&rsquo;interesse personale. <\/p>\n<p>&#8220;Lo scandalo sta nel fatto che molte persone che producono alimenti in zone rurali  non possono permettersi di comprare ci&ograve; che producono. Questo meccanismo basta a condannare il modello di cui abbiamo consentito la diffusione&#8221;, commenta Hilary. <\/p>\n<p>&#8220;Dobbiamo dotarci di un modello agricolo di sfruttamento meno intensivo: vaste zone dei paesi in via di sviluppo vengono usate per il pascolo o la coltivazione di soia per il bestiame o i biocombustibili, necessari al mondo ricco per mangiare pi&ugrave; carne e guidare auto ecologiche, mentre la priorit&agrave; dovrebbe essere garantire il cibo a tutti. <\/p>\n<p>&#8220;Sono convinto che la questione morale sia molto forte e che la fame ponga una immensa sfida al nostro concetto di progresso. Se fossimo consapevoli che le nostre vite privilegiate si reggono sullo sfruttamento, il grosso sarebbe fatto. La questione &egrave; sia morale che politica&#8221;.&copy; IPS<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA, 14 ottbre 2009 (IPS) &#8211; Chiedete agli esperti dell&rsquo;alimentazione se la lotta contro la fame &egrave; nell&#039;interesse di chi ha la pancia piena nei paesi ricchi, e vi risponderanno di s&igrave;. 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