{"id":1153,"date":"2009-10-07T18:20:26","date_gmt":"2009-10-07T18:20:26","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/10\/07\/ambiente-la-penuria-di-cibo-pu-causare-la-scomparsa-della-nostra-civilt\/"},"modified":"2009-10-07T18:20:26","modified_gmt":"2009-10-07T18:20:26","slug":"ambiente-la-penuria-di-cibo-pu-causare-la-scomparsa-della-nostra-civilt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/10\/07\/ambiente-la-penuria-di-cibo-pu-causare-la-scomparsa-della-nostra-civilt\/","title":{"rendered":"AMBIENTE: La penuria di cibo pu&ograve; causare la scomparsa della nostra civilt&agrave;?"},"content":{"rendered":"<p>WASHINGTON, 7 ottobre 2009 (IPS) &#8211; All&rsquo;inizio del 2008 l&rsquo;Arabia Saudita, dopo essere stata autosufficiente nella produzione di frumento per oltre 20 anni, ha annunciato che la falda acquifera non ricaricabile da cui si &egrave; approvvigionata per l&rsquo;irrigazione &egrave; quasi esaurita.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Per tutta risposta, i funzionari locali hanno detto che avrebbero ridotto il raccolto di frumento di un ottavo all&rsquo;anno, fino a cessare completamente la produzione entro il 2016. Dopo questa data, i sauditi dovranno sostanzialmente importare tutto il frumento consumato dalla loro popolazione, che conta circa 30 milioni di abitanti (quasi quanto il Canada). <\/p>\n<p>I sauditi sono i soli a dipendere completamente dall&rsquo;irrigazione, ma altri paesi produttori di frumento molto pi&ugrave; grandi dell&rsquo;Arabia Saudita, come India e Cina, stanno iniziando a soffrire del calo dell&rsquo;acqua per l&rsquo;irrigazione e potrebbero trovarsi a fronteggiare una brusca diminuzione della loro produzione cerealicola. <\/p>\n<p>Nuove tendenze minacciano la sicurezza alimentare <\/p>\n<p>Il 15 per cento del raccolto cerealicolo indiano &egrave; ottenuto grazie allo sfruttamento intensivo delle acque sotterranee; in rapporto ai consumi umani, ci&ograve; equivale a dire che 175 milioni di indiani si nutrono di frumento prodotto tramite pozzi che presto saranno prosciugati. In Cina il fenomeno riguarda 130 milioni di persone. Tra i numerosi paesi che devono gestire la riduzione dei raccolti a causa dell&rsquo;esaurimento delle falde acquifere ci sono il Pakistan, l&rsquo;Iran e lo Yemen. <\/p>\n<p>Il fatto che sul mercato mondiale il prezzo di grano, riso e mais sia triplicato tra la met&agrave; del 2006 e la met&agrave; del 2008 sta a indicare la nostra crescente vulnerabilit&agrave; di fronte alla scarsit&agrave; di risorse alimentari. C&rsquo;&egrave; voluta la peggiore crisi economica mondiale dopo la Grande Depressione per abbassare il prezzo dei cereali. <\/p>\n<p>Anche in passato si erano registrate impennate dei prezzi mondiali dei cereali, ma erano dovute a degli avvenimenti: la siccit&agrave; nell&rsquo;ex URSS, la mancanza o il ritardo di un monsone in India, o un&rsquo;ondata di caldo con conseguente essiccamento dei raccolti nella &ldquo;Cintura del granoturco&rdquo; americana. La rinnovata impennata dei prezzi, invece, &egrave; dovuta a una tendenza, &egrave; il risultato della nostra incapacit&agrave; di invertire l&rsquo;andamento di alcuni fenomeni ambientali che oggi minacciano la produzione alimentare mondiale. <\/p>\n<p>Oltre alla riduzione delle superfici freatiche, tra i fenomeni ci sono l&rsquo;erosione del suolo e l&rsquo;aumento delle temperature dovuto alle crescenti emissioni di gas serra. A sua volta, questo produce ondate di calore che provano l&rsquo;essiccamento dei raccolti, sciolgono le croste ghiacciate, fanno innalzare il livello dei mari e ridurre i ghiacciai. <\/p>\n<p>Considerato che sia le croste ghiacciate della Groenlandia che dell&rsquo;Antartide occidentale si stanno sciogliendo sempre pi&ugrave; rapidamente, il livello del mare potrebbe innalzarsi di quasi 200 centimetri durante questo secolo: un aumento che provocherebbe l&rsquo;inondazione di buona parte del delta del Mekong, zona produttrice di met&agrave; del riso del Vietnam, secondo esportatore mondiale di riso. Ma basterebbe un aumento del livello del mare di circa un metro per coprire met&agrave; delle risaie del Bangladesh, nazione di oltre 160 milioni di abitanti. E questi non sono che due dei tanti delta asiatici dove si coltiva il riso. <\/p>\n<p>Lo scioglimento dei ghiacciai continua incessante da 18 anni. Molti ghiacciai minori sono gi&agrave; scomparsi. La zona in cui la pericolosit&agrave; del fenomeno &egrave; maggiore &egrave; senz&rsquo;altro l&rsquo;Himalaya, e quella dell&rsquo;Altopiano del Tibet, dove il ghiaccio sciolto non solo mantiene il flusso dei fiumi Indu, Gange, Yangtze e del Fiume Giallo durante la stagione arida, ma anche i sistemi di irrigazione che ne dipendono. Senza questi ghiacciai molti fiumi asiatici cesserebbero di scorrere durante la stagione secca. <\/p>\n<p>Le conseguenze ricadrebbero direttamente sui raccolti di grano e riso della Cina e dell&rsquo;India. La Cina, infatti, &egrave; il maggior produttore mondiale di grano; l&rsquo;India &egrave; il secondo (seguita dagli USA). Con il riso, Cina e India dominano totalmente i raccolti del pianeta, dunque la proiezione sullo scioglimento di questi ghiacciai costituisce la minaccia pi&ugrave; allarmante per la sicurezza alimentare che il mondo abbai mai dovuto affrontare. <\/p>\n<p>Segnali di declino della nostra civilt&agrave;? <\/p>\n<p>Il numero di persone denutrite, che per alcuni decenni aveva fatto registrare un&rsquo;inflessione, raggiungendo il punto pi&ugrave; basso a met&agrave; degli anni &rsquo;90, con 825 milioni di persone, nel 2009 &egrave; balzato oltre il miliardo. Secondo le proiezioni attuali i prezzi del cibo continueranno ad aumentare, e cos&igrave; pure il numero di persone denutrite. <\/p>\n<p>Dallo studio dei Sumeri, dei Maya e di molte altri civilt&agrave; del passato emerge che una delle principali cause di estinzione dei popoli &egrave; stata proprio la scarsit&agrave; di cibo. E oggi ci troviamo di fronte alla possibilit&agrave; che il cibo sia l&rsquo;anello debole anche della civilt&agrave; del XXI secolo. <\/p>\n<p>Faremo la fine dei Sumeri e dei Maya, o saremo in grado di mutare il corso degli eventi prima che sia troppo tardi? Saremo in grado di scegliere un percorso economico sostenibile? Noi crediamo di s&igrave;. Di questo si occupa il Piano B 4.0. <\/p>\n<p>Mobilitiamoci per salvare una civilt&agrave; <\/p>\n<p>Il Piano B si prefigge di stabilizzare il clima e la popolazione, di sradicare la povert&agrave; e ristabilire i sistemi di supporto naturali dell&rsquo;economia. Esso prevede la riduzione mondiale delle emissioni nette di anidride carbonica dell&rsquo;80 per cento entro il 2020, permettendo cos&igrave; una concentrazione di CO2 nell&rsquo;atmosfera sotto la soglia di 400ppm. <\/p>\n<p>Per ridurre le emissioni di CO2 serve una rivoluzione planetaria nell&rsquo;efficienza energetica e il passaggio dall&rsquo;uso di petrolio e carbone all&rsquo;uso di energia eolica, solare e geotermica. <\/p>\n<p>Oggi il passaggio all&rsquo;impiego di fonti energetiche rinnovabili ha un ritmo e una scala inimmaginabili perfino due anni fa. <\/p>\n<p>Pensiamo al Texas: la quantit&agrave; enorme di centrali eoliche in fase di sviluppo, oltre ai 9mila megawatt di energia eolica producibile, tra quelle gi&agrave; operative e quelle in costruzione, permetter&agrave; a questo stato americano di produrre oltre 50mila megawatt di energia eolica (l&rsquo;equivalente di 50 centrali termiche a carbone per intenderci). Quando tutti questi parchi eolici saranno completati, ci&ograve; sar&agrave; pi&ugrave; che sufficiente a soddisfare le esigenze della popolazione del Texas, che conta 24 milioni di abitanti. <\/p>\n<p>A livello nazionale negli USA, la capacit&agrave; di produzione di energia eolica nel 2008 ammontava a 8.400 megawatt,  contro i 1.400 megawatt dei nuovi impianti a carbone. Presto anche l&rsquo;aumento annuale di produzione di energia solare sar&agrave; superiore: la &ldquo;transizione energetica&rdquo; &egrave; gi&agrave; in atto.<\/p>\n<p>Negli ultimi quattro anni gli Stati Uniti si sono piazzati al primo posto come potenziali produttori di energia eolica, rubando il record alla Germania nel 2005. Questo record positivo, per&ograve;, non durer&agrave; a lungo. La Cina &egrave; all&rsquo;opera su sei mega-centrali eoliche con capacit&agrave; produttiva compresa tra 10mila e 30mila megawatt, per un totale di 105mila megawatt, che si sommano a quella delle centinaia di parchi eolici minori gi&agrave; costruiti o in cantiere. <\/p>\n<p>L&rsquo;energia eolica, comunque, non &egrave; la sola possibilit&agrave;. Nel luglio 2009 alcuni enti pubblici europei si sono consorziati, sotto la guida di Munich Re; del consorzio fanno parte anche Deutsche Bank, Siemens, e ABB, oltre a una compagnia algerina. Il nuovo consorzio ha proposto di monitorare l&rsquo;enorme capacit&agrave; produttiva di energia solare del Nord Africa e del Mediterraneo orientale. <\/p>\n<p>Dotare il Nord Africa di impianti solari termici consentirebbe di coprire met&agrave; del fabbisogno energetico europeo a costi economici. L&rsquo;Algeria, poi, ha aggiunto che nel proprio deserto dispone di energia solare sufficiente a rifornire di energia l&rsquo;intera economia mondiale. (S&igrave;, avete letto bene.) <\/p>\n<p>L&rsquo;aumento vertiginoso degli investimenti nell&rsquo;energia eolica, solare e geotermica &egrave; sostenuto dall&rsquo;aver finalmente compreso che queste risorse energetiche rinnovabili possono durare quanto la terra stessa. Una differenza abissale rispetto agli investimenti in nuovi campi petroliferi, dove i pozzi iniziano a ridursi nel giro di pochi decenni, oppure nelle miniere di carbone, i cui filoni si esauriscono: queste nuove fonti energetiche possono durare per sempre. <\/p>\n<p>Soglie di tolleranza <\/p>\n<p>Ce la giochiamo, tra soglie di tolleranza politiche e naturali. Sapremo ridurre le emissioni di CO2 in tempo per salvare la crosta ghiacciata della Groenlandia ed evitare cos&igrave; l&rsquo;innalzamento dei mari? Possiamo chiudere in tempo gli impianti a carbone in modo da salvare almeno i maggiori ghiacciai dell&rsquo;Himalaya e dell&rsquo;Altopiano del Tibet? Riusciremo a stabilizzare la crescita della popolazione riducendo il tasso di fertilit&agrave; prima che la natura ci sopraffaccia e riduca la popolazione aumentandone la mortalit&agrave;? <\/p>\n<p>La risposta &egrave; s&igrave;. Ma ci vorr&agrave; qualcosa di simile a una mobilitazione da tempi di guerra, come quella del 1942 negli USA, capace di rinnovare la propria economia industriale in pochi mesi. Fino a poco tempo fa, parlavamo di salvare il pianeta. Adesso &egrave; ora di salvare la nostra civilt&agrave;. <\/p>\n<p>Una civilt&agrave; non si salva stando seduti sul divano: ognuno di noi deve collaborare a un cambiamento tempestivo. Armati di un piano che indichi i cambiamenti necessari. <\/p>\n<p>*Lester R. Brown &egrave; fondatore e presidente dell&rsquo;Earth Policy Institute. Il testo &#8220;Plan B 4.0: Mobilising to Save Civilisation&#8221; &egrave; scaricabile gratuitamente alla pagina  http:\/\/www.earth-policy.org\/.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>WASHINGTON, 7 ottobre 2009 (IPS) &#8211; All&rsquo;inizio del 2008 l&rsquo;Arabia Saudita, dopo essere stata autosufficiente nella produzione di frumento per oltre 20 anni, ha annunciato che la falda acquifera non ricaricabile da cui si &egrave; approvvigionata per l&rsquo;irrigazione &egrave; quasi&hellip; <a href=\"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/10\/07\/ambiente-la-penuria-di-cibo-pu-causare-la-scomparsa-della-nostra-civilt\/\" class=\"more-link\"> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":392,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"amp_status":"","footnotes":""},"categories":[2,4,5,8,22,1,26,28,30],"tags":[],"class_list":["post-1153","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-africa","category-ambiente","category-america-latina","category-asia-e-oceania","category-europa","category-headlines","category-iraq-e-asia-centrale","category-medioriente","category-nord-america"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1153","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/users\/392"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1153"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1153\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1153"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1153"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1153"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}