{"id":1117,"date":"2009-04-17T18:40:43","date_gmt":"2009-04-17T18:40:43","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/04\/17\/economia-crisi-globale-loccupazione-femminile-la-pi-colpita\/"},"modified":"2009-04-17T18:40:43","modified_gmt":"2009-04-17T18:40:43","slug":"economia-crisi-globale-loccupazione-femminile-la-pi-colpita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/04\/17\/economia-crisi-globale-loccupazione-femminile-la-pi-colpita\/","title":{"rendered":"ECONOMIA: Crisi globale, l&#8217;occupazione femminile &egrave; la pi&ugrave; colpita"},"content":{"rendered":"<p>GINEVRA, 17 aprile 2009 (IPS) &#8211; Mentre la crisi continua a sconvolgere l&rsquo;economia, gli effetti sul commercio internazionale sono sempre pi&ugrave; gravi. L&rsquo;Unctad stima che le esportazioni di merci dai paesi in via di sviluppo potrebbero crollare del 15,5% quest&rsquo;anno. A livello regionale, si prevede un calo del 16,8% in Asia, del 12,5% in Africa, e del 10% in America Latina.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1426\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1426\" class=\"size-full wp-image-1426\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/Panitchpakdi.jpg\" alt=\"Supachai Panitchpakdi, segretario generale della Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (Unctad). IPS\/Unctad\" width=\"200\"\/><p id=\"caption-attachment-1426\" class=\"wp-caption-text\">Supachai Panitchpakdi, segretario generale della Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (Unctad).<br \/>IPS\/Unctad<\/p><\/div><\/div>\n<p>Anche l&rsquo;occupazione subir&agrave; un forte impatto. Su circa 51 milioni di persone che quest&rsquo;anno rischiano il posto di lavoro, secondo l&rsquo;Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), 22 milioni saranno donne. I settori inizialmente pi&ugrave; colpiti dalla crisi, come la finanza, le assicurazioni, il mercato immobiliare e il settore manifatturiero sono sempre stati dominati prevalentemente dagli uomini. Ma ora la crisi comincia a diffondersi nel settore dei servizi, dove in molti paesi c&rsquo;&egrave; una prevalenza di lavoratrici donne.<\/p>\n<p>La diffusa emarginazione delle donne nella sfera sociale, economica e politica significa che saranno loro a sostenere il peso maggiore delle difficolt&agrave;. Hanno ancora un minore accesso all&rsquo;educazione e ad altri servizi sociali, un lavoro meno assicurato, stipendi pi&ugrave; bassi e una insufficiente rappresentativit&agrave; politica. Questa situazione non solo &egrave; moralmente inaccettabile, ma &egrave; anche un ostacolo allo sviluppo economico. Le donne contribuiscono in modo significativo all&rsquo;economia, ad una migliore governance, oltre che alle loro comunit&agrave; e nuclei familiari. Discriminazione ed emarginazione ostacolano per&ograve; questo contributo, danneggiando la societ&agrave;. Come le disuguaglianze di reddito, la discriminazione di genere tende a fermare crescita e sviluppo paralizzando parte del nostro capitale umano. <\/p>\n<p>&Egrave; per&ograve; ampiamente dimostrato che dare maggiori opportunit&agrave; alle donne comporta dei miglioramenti nella riduzione della povert&agrave; e nella crescita economica. Alcuni studi hanno in effetti dimostrato che le donne tendono a spendere una parte maggiore del loro reddito nell&rsquo;educazione dei figli e in altri obiettivi dello sviluppo umano, rispetto agli uomini. &Egrave; quindi tempo che la parit&agrave; di genere venga ampiamente incorporata nelle politiche per lo sviluppo. <\/p>\n<p>La politica commerciale influisce sull&rsquo;uguaglianza di genere in due modi in particolare. Primo, il commercio tende ad avere forti effetti redistributivi, favorendo alcuni settori e gruppi sociali a discapito di altri. E visto che le attivit&agrave; economiche e sociali differiscono secondo il sesso, gli effetti redistributivi influiranno in modo diverso sul genere. Le usanze socio-culturali di un paese possono limitare la mobilit&agrave; delle donne, e anche determinare le tipologie di lavoro considerate pi&ugrave; appropriate per le donne. Prendiamo ad esempio l&rsquo;industria tessile in molti paesi in via di sviluppo, dove pi&ugrave; dell&rsquo;80% dei lavoratori &egrave; costituito da donne: le misure commerciali che determinano l&rsquo;espansione o la contrazione del settore avranno un forte impatto sulla loro occupazione. <\/p>\n<p>Alcune prove suggeriscono che, in sostanza, il commercio avrebbe favorito le donne. &Egrave; il caso soprattutto  di alcune economie in via di sviluppo a rapida crescita. Qui, le donne sono attive in alcuni dei principali settori dell&rsquo;esportazione, come il tessile e l&rsquo;elettronica, e la liberalizzazione degli scambi e l&rsquo;integrazione regionale hanno portato ad un aumento delle opportunit&agrave; di lavoro per le donne. Riuscire a guadagnare denaro &egrave; un enorme vantaggio, che conferisce empowerment alle donne sia dentro che fuori l&rsquo;ambito familiare.<\/p>\n<p>Ma ci sono anche altri casi documentati in cui le donne sono penalizzate dal commercio. La liberalizzazione agricola ha spesso comportato l&rsquo;impossibilit&agrave; di competere sui mercati internazionali per i piccoli agricoltori (di cui la maggior parte sono donne), che sono quindi costretti a svolgere attivit&agrave; di sussistenza. In altri casi, le donne impiegate nei settori che competono con le importazioni e nelle piccole imprese non riescono a fare concorrenza alle merci straniere, e perdono il lavoro. <\/p>\n<p>Le politiche commerciali possono recare svantaggio alle donne anche in un altro modo. La teoria che sta alla base della liberalizzazione degli scambi &egrave; che i lavoratori esclusi dai settori che competono con le importazioni possono essere reimpiegati nei settori dell&rsquo;esportazione in espansione o beneficiare di altre nuove opportunit&agrave;. In pratica, per&ograve;, chi non &egrave; in grado di adattarsi rischia di finire in una situazione peggiore. Purtroppo, l&rsquo;adattamento spesso rappresenta un problema soprattutto per le donne, a causa dei loro svantaggi relativi in termini di educazione, controllo delle risorse, accesso al credito, nuove tecnologie, formazione, e reti di marketing. Il problema &egrave; spesso pi&ugrave; evidente nei paesi in via di sviluppo, dove le differenze uomo-donna possono essere maggiori, e dove la scarsa efficienza delle istituzioni statali, delle reti di sicurezza e delle politiche di indennit&agrave; pu&ograve; rendere pi&ugrave; difficile un adeguamento. <\/p>\n<p>Data la complicata relazione tra politiche commerciali e parit&agrave; di genere, serve pi&ugrave; ricerca sul tema, e una maggiore sensibilit&agrave; tra i responsabili delle politiche. Questi potrebbero valutare elementi legati alla questione di genere nel delineare le politiche sul commercio, per comprendere meglio le implicazioni sulle donne e sulla parit&agrave; di genere. Valutazioni di questo tipo possono aiutare i governi a stabilire migliori politiche complementari per ridurre l&rsquo;impatto negativo delle politiche commerciali sulle donne, e ad identificare le misure necessarie perch&eacute; possano avvantaggiarsi dal commercio. Prendere in considerazione la questione femminile potrebbe essere necessario anche nel contesto dell&rsquo;attuale crisi finanziaria globale, e dei pacchetti di stimolo ideati per fronteggiarla. Il lavoro femminile ha alimentato in larga misura la crescita commerciale precedente alla crisi. Per questo, le donne saranno le prime a subire le conseguenze della crisi commerciale, dei licenziamenti, e del rimpatrio dei lavoratori migranti. <\/p>\n<p>Ma questo non significa che non esistano delle risposte. Possiamo prendere in considerazione la questione di genere nel formulare i pacchetti di stimolo e le misure di protezione sociale; estendere il microcredito, che di fatto influisce sul sistema delle piccole e medie imprese, gestite soprattutto dalle donne nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo. Dovremmo poi creare un ambiente pi&ugrave; favorevole agli scambi, anche attraverso migliori finanziamenti per il commercio. E considerare il possibile ricorso a misure statali per le priorit&agrave; strategiche di sviluppo nazionale, come il sostegno alle imprese gestite da donne.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GINEVRA, 17 aprile 2009 (IPS) &#8211; Mentre la crisi continua a sconvolgere l&rsquo;economia, gli effetti sul commercio internazionale sono sempre pi&ugrave; gravi. 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