{"id":1115,"date":"2009-04-15T13:47:10","date_gmt":"2009-04-15T13:47:10","guid":{"rendered":"http:\/\/ipsnews.net\/ipsnotizie\/2009\/04\/15\/media-la-metamorfosi\/"},"modified":"2009-04-15T13:47:10","modified_gmt":"2009-04-15T13:47:10","slug":"media-la-metamorfosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ipsnews.net\/italiano\/2009\/04\/15\/media-la-metamorfosi\/","title":{"rendered":"MEDIA: La metamorfosi"},"content":{"rendered":"<p>ROMA, 15 aprile 2009 (IPS) &#8211; Le grandi depressioni mondiali, come quella attuale, scatenano un effetto domino, e finiscono per colpire quasi tutte le attivit&agrave; economiche e sociali. Ma l&rsquo;attenzione dei mezzi di comunicazione si focalizza su alcune delle loro molteplici e continue manifestazioni, quelle che scuotono i grandi centri del potere, mentre si interessa poco o niente alla periferia, dove la povert&agrave; aggravata dalla crisi assesta le conseguenze pi&ugrave; drammatiche.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><div align='center'><div id=\"attachment_1424\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1424\" class=\"size-full wp-image-1424\" src=\"\/ipsnotizie\/\/imagenes\/images_site\/Lubetkin.jpg\" alt=\"Mario Lubetkin, Direttore generale dell'IPS IPS\" width=\"200\"\/><p id=\"caption-attachment-1424\" class=\"wp-caption-text\">Mario Lubetkin, Direttore generale dell&#8217;IPS<br \/>IPS<\/p><\/div><\/div>\n<p>Lo stiamo vedendo giorno dopo giorno da pi&ugrave; di un anno: le prime pagine parlano delle migliaia di milioni di dollari che i paesi sviluppati riversano sulle loro grandi banche per salvarle in extremis; degli incontri e i dibattiti nelle capitali del Nord per fronteggiare la crisi; dell&rsquo;aumento della disoccupazione e il calo della crescita nei paesi industrializzati. Le informazioni sul sistema finanziario e sulla recessione nei restanti due terzi del pianeta meritano solo qualche citazione scarsa e frammentaria. <\/p>\n<p>Il trattamento disuguale dell&rsquo;informazione che privilegia il Nord e lascia indietro il Sud non &egrave; una novit&agrave;, ma risalta nel mezzo della crisi economica, quando &egrave; maggiore la necessit&agrave; che l&rsquo;opinione pubblica conosca la situazione dei paesi in via di sviluppo e possa sostenere le politiche di cooperazione economica internazionale. <\/p>\n<p>Questo avviene mentre assistiamo ad una trasformazione dei mezzi di comunicazione, che colpisce in particolare la stampa quotidiana e riduce progressivamente lo spazio riservato dai media all&rsquo;informazione internazionale e ai temi globali &ldquo;che vendono poco&rdquo;, come la povert&agrave;, il cambiamento climatico, la crescita sostenibile, i diritti umani, la democratizzazione e la sicurezza intesa come soluzione pacifica dei conflitti, il disarmo e la non proliferazione nucleare. <\/p>\n<p>Mentre la depressione, bench&eacute; profonda, sia necessariamente passeggera, e presto o tardi lascer&agrave; il posto ad una fase di crescita economica, la trasformazione dei mezzi di comunicazione &egrave; strutturale, e perci&ograve; la tendenza a ridurre lo spazio delle notizie internazionali e degli avvenimenti globali sembra destinata a prolungarsi. <\/p>\n<p>Questo processo avverso alla stampa cartacea tradizionale &#8211; quotidiani, riviste e periodici &#8211; comincia con la concorrenza della televisione dopo la seconda Guerra mondiale, seguita pi&ugrave; recentemente dall&rsquo;accesso gratuito via Internet alle edizioni elettroniche dei giornali, a cui si aggiunge la comparsa dei media cartacei ed elettronici gratuiti, finanziati solo dalla pubblicit&agrave;. Tutto questo porta gran parte della pubblicit&agrave; ad emigrare verso i nuovi mezzi, e alla conseguente tendenza allo sbilancio finanziario dei media tradizionali. <\/p>\n<p>&Egrave; significativo il caso degli Stati Uniti: qui, negli ultimi due anni, i lettori di informazioni online sono aumentati del 19%, mentre solo nel 2008 i lettori dei principali 50 siti web sono il 27% in pi&ugrave;: &egrave; un chiaro esempio del passaggio dai media stampati a quelli elettronici. Contemporaneamente, la pubblicit&agrave; che ha abbandonato la stampa scritta &egrave; di molto superiore a quella che si &egrave; rivolta ai media gratuiti online, e a questo deficit si aggiunge la sensibile riduzione nella vendita di giornali. <\/p>\n<p>Anche oggi negli Stati Uniti la tiratura complessiva dei quotidiani cartacei raggiunge 48 milioni di persone, e molti di questi giornali continuano a produrre profitti. Ma negli ultimi due anni le entrate sono diminuite del 23%. <\/p>\n<p>Per sopravvivere &#8211; visto che alcuni sono falliti e altri barcollano &#8211; i media riducono il personale, chiudono le sedi dei corrispondenti esteri, ipotecano parte delle loro propriet&agrave;, si limitano alle versioni virtuali e\/o riducono il numero delle pagine. Si stima che il settore del giornalismo Usa si sia ridotto del 10% l&rsquo;anno scorso e che, tra il 2001 e la fine di quest&rsquo;anno, il calo dell&rsquo;occupazione in questo campo raggiunger&agrave; un 25%. <\/p>\n<p>Si spiega cos&igrave; la convinzione diffusa che in un futuro prossimo possa scomparire l&rsquo;edizione scritta di un giornale come il New York Times &#8211; che ha accumulato un debito di 400 milioni di dollari &#8211; e che sopravviva solo la sua versione elettronica. &Egrave; un&rsquo;incognita, visto che con le entrate della versione online, il Times potr&agrave; mantenere solo il 20% dell&rsquo;attuale team giornalistico. <\/p>\n<p>Siamo di fronte ad un processo complesso e contrastante, che solo in parte potr&agrave; attenuare un&rsquo;inversione del ciclo economico; per questo, preoccupano gli effetti negativi sull&rsquo;informazione legata ai temi dello sviluppo. I media che se ne occupano, che siano i nuovi o i tradizionali, sono caratterizzati da una dispersivit&agrave;. Hanno difficolt&agrave; a focalizzare il messaggio, al contrario delle multinazionali delle comunicazioni, che impongono i loro temi all&rsquo;agenda dell&rsquo;informazione internazionale. Uno dei passi che questi mezzi potrebbero intraprendere &egrave; organizzare un sistema di scambio (simile a quello di alcune reti di grandi giornali) sui temi dello sviluppo, condividendo un&rsquo;informazione specializzata e professionale. Ma serve molto di pi&ugrave; per contrastare queste tendenze. <\/p>\n<p>Fronteggiare questa situazione non &egrave; solo compito dei comunicatori. A questa battaglia devono partecipare la societ&agrave; civile, attore dinamico e al tempo stesso consumatore di questa informazione; i circoli accademici, nel formare i professionisti di fronte a questa fase difficile, e quindi migliorare la loro capacit&agrave; di ricerca per poter capire e riuscire a rispondere alle nuove sfide, e ovviamente i comunicatori del Nord e del Sud, che hanno ampi spazi per incentivare la cooperazione reciproca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA, 15 aprile 2009 (IPS) &#8211; Le grandi depressioni mondiali, come quella attuale, scatenano un effetto domino, e finiscono per colpire quasi tutte le attivit&agrave; economiche e sociali. 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