CITTÀ DEL CAPO, 4 giugno 2010 (IPS) – Quasi un anno dopo la dichiarazione di “grave inadempienza” dello Zimbabwe ai requisiti minimi previsti in tema di “diamanti insanguinati”, da parte di una Missione di riesame del Sistema di certificazione del processo di Kimberley (Kpcs), la militarizzazione dei giacimenti del paese non si è ancora fermata.
Miriam Mannak/IPS
Miriam Mannak/IPS
Il Kpcs è un accordo internazionale stipulato da governi, società civile e industrie per contrastare il commercio di diamanti della guerra o “insanguinati”, da parte di gruppi armati che con la vendita finanziano attività militari e guerre civili.
Nel luglio del 2009 una missione di riesame del Kpcs ha proposto che lo Zimbabwe fosse temporaneamente sospeso dal mercato internazionale dei diamanti per le violazioni dei diritti umani riscontrate nei giacimenti di Chiadzwa, nel distretto di Marange ad est del paese.
Il Sudafrica è stato tra i firmatari del Kpcs che si sono opposti alle raccomandazioni della missione. Poiché per questo tipo di procedimenti serve l’unanimità, lo Zimbabwe ha evitato la sospensione e ha ottenuto sei mesi di tempo per risistemare le cose.
Nel frattempo, l’African Consolidated Resurces, un’azienda che reclama la proprietà sulle miniere di diamanti dello Zimbawe, è tornata in tribunale all’inizio di maggio per mettere fine alla vendita di diamanti del Marange. L’impresa aveva già fatto un’offerta per vendere i diamanti nel rispetto della certificazione del Kpcs.
Richard Saunders, docente dell’Università di York, in Canada, e autore di “Never the Same Again: Zimbabwe’s Growth towards Democracy 1980-2000”, è recentemente intervenuto durante un dibattito presso l’Harold Wolpe Memorial Trust a Città del Capo, in Sud Africa, con un discorso sui diamanti insanguinati dello Zimbabwe. La fiducia incoraggia il pensiero critico sulle questioni sociali.
Segue un estratto dell’intervista.
D: Può raccontarci come comincia la storia?
R: I giacimenti di diamanti del Marange, un tempo di proprietà della De Beers, sono stati acquistati nel 2006 dalla African Consolidated Resources (Acr). Dopo i primi test di estrazione dell’Acr, il governo guidato dal partito Zanu-Pf, ha contestato il diritto di proprietà della Acr, invitando gli abitanti dello Zimbabwe a recarsi nel Maranga per raccogliere i diamanti.
Il governo ha stabilito che gli scavatori informali dovessero vendere le loro pietre alla compagnia statale per il commercio dei minerali. In poche settimane, nel Marange si sono riversate oltre 20mila persone provenienti da tutto lo Zimbawe. L’Acr è stata praticamente scalzata.
D: Quando sono cominciate le violazioni dei diritti umani nel Marange?
R: Gli abusi sono iniziati con il commercio illegale dei diamanti, ossia quando si è scoperto che lo stato non aveva le risorse sufficienti per acquistare i diamanti del Marange (dagli scavatori informali). Era a corto di valuta estera a causa del collasso dell’economia locale.
A quel punto, la regione è stata invasa da buyer illegali e reti commerciali ambigue. Dal momento che gli scavatori non potevano più vendere le pietre al governo, hanno cominciato a venderle illegalmente e oltreconfine.
Secondo le testimonianze, i diamanti venivano venduti lungo la strada. Sappiamo anche di pacchi di diamanti del Marange giunti negli Emirati Arabi.
Il governo dello Zanu-Pf ha quindi cominciato il contrattacco per combattere il commercio illegale dei diamanti e mantenere il controllo sui giacimenti. I posti di comando sono stati affidati all’esercito e alla polizia.
Sono così cominciate ondate di violenza tese a rivendicare l’autorità delle agenzie di sicurezza sul fiorente commercio legale e illegale. Le elezioni presidenziali del giugno 2008 hanno condotto a forme di violenza ancora più diffuse e a terribili violazioni dei diritti umani. Omicidi, torture, stupri di gruppo, aggressioni, violenze ed espropri di terre.
A seguito delle elezioni e dopo la firma di un accordo politico internazionale tra Zanu-Pf e Mds nel settembre 2008, l’area è stata sottoposta alle operazioni più violente.
Nei rapporti delle organizzazioni per i diritti umani si legge che dalla fine di ottobre alla metà di novembre 2008, gli elicotteri sparavano contro i minatori e venivano organizzate cacce all’uomo nella vegetazione, aggressioni con i cani e stupri contro le donne.
Non è chiaro quante persone siano state uccise, ma sono stati registrati 214 morti. Il bilancio finale potrebbe essere molto più tragico. Qualcuno potrebbe essere morto mentre si nascondeva nella boscaglia. Nessuno conosce ancora il numero di morti e feriti, ed è una zona di difficile accesso.
D: Adesso che l’Arc e gli scavatori sono andati via, chi si occupa delle operazioni di scavo?
R: L’anno scorso, il ministro delle miniere Obert Mpofu ha designato due compagnie private sudafricane, la New Reclamation Group e la Core Mining and Minerals, per formare due joint venture con la Zimbabwe Mining Development Corporation (Zmdc), di proprietà del governo, per le attività di scavo nel Marange.
Le joint venture sono la Canadile Mining e la Mbada Investment, e a capo di quest’ultima c’è Robert Mhlanga, ex funzionario dell’aeronautica dello Zimbabwe con forti legami con l’esercito.
La “regolarizzazione” delle operazioni minerarie attraverso la Mbada e la Canadile ha sviato alcune delle critiche sollevate dalla missione di riesame del Kpcs in merito alla “militarizzazione” diretta dei campi di diamanti.
Il rapporto incriminante redatto dal team della missione chiede la completa demilitarizzazione del Marange e piena trasparenza nelle operazioni estrattive.
Il dossier ha inoltre evidenziato che la gestione e l’esportazione dei diamanti grezzi debba rientrare nei criteri stabiliti dal Kpcs e che è necessario investigare sulle violazioni dei diritti umani nei giacimenti.
Ma i campi di diamanti non sono ancora stati demilitarizzati, anche se sembra sia scritto sugli atti. Permane un coinvolgimento irregolare delle forze di sicurezza statali.
D: Perché il Sudafrica e altri stati si sono opposti alla sospensione dello Zimbabwe?
R: Le ragioni sono complesse, ma è probabile che vi siano anche motivazioni finanziarie. Diversi membri dell’Anc, il partito di governo sudafricano, sono coinvolti con le compagnie minerarie in Zimbabwe. Ma ci tengo a sottolineare che non sto dicendo che abbiano a che fare con i diamanti insanguinati. © IPS